- Che cos’è l’ipertensione arteriosa
- I valori della pressione: quando si parla di ipertensione
- Quali sintomi dà l’ipertensione?
- Le cause e i fattori di rischio
- Come si fa la diagnosi
- Cosa succede se l’ipertensione non viene curata
- Come si cura l’ipertensione
L’ipertensione arteriosa (o pressione alta) è la condizione in cui la pressione del sangue nelle arterie, a riposo, resta stabilmente sopra i valori di riferimento: 140 mmHg per la massima (sistolica) e 90 mmHg per la minima (diastolica).
È molto diffusa, riguarda circa un adulto su tre in Italia, e in genere non dà sintomi per anni, mentre logora silenziosamente cuore, arterie, cervello, reni e occhi: per questo è tra i principali fattori di rischio di infarto e ictus, e per questo va cercata attivamente misurando la pressione, anche quando ci si sente bene.
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Che cos’è l’ipertensione arteriosa
↑ topLa pressione arteriosa è la forza con cui il sangue spinge sulle pareti delle arterie.
I due numeri della misurazione fotografano i due momenti del battito: la massima corrisponde alla contrazione del cuore, la minima al suo rilassamento.
Quando i valori restano alti nel tempo, il cuore lavora sotto sforzo e le arterie subiscono uno stress continuo che le irrigidisce e le danneggia.
Nella grande maggioranza dei casi (circa il 95%) si parla di ipertensione essenziale (o primaria): non c’è una singola causa, ma l’effetto combinato di predisposizione genetica, età e stile di vita.
Nel restante 5% l’ipertensione è secondaria, cioè provocata da un’altra malattia o da farmaci e sostanze.
Da non confondere, infine, l’ipertensione arteriosa con l’ipertensione polmonare, che riguarda la circolazione tra cuore e polmoni ed è tutta un’altra condizione.
I valori della pressione: quando si parla di ipertensione
↑ topLa classificazione europea distingue diversi livelli, misurati in ambulatorio:
| Categoria | Massima (mmHg) | Minima (mmHg) | |
|---|---|---|---|
| Ottimale | < 120 | e | < 80 |
| Normale | 120-129 | e/o | 80-84 |
| Normale-alta | 130-139 | e/o | 85-89 |
| Ipertensione di grado 1 | 140-159 | e/o | 90-99 |
| Ipertensione di grado 2 | 160-179 | e/o | 100-109 |
| Ipertensione di grado 3 | ≥ 180 | e/o | ≥ 110 |
| Ipertensione sistolica isolata | ≥ 140 | e | < 90 |
Due precisazioni utili.
Basta che uno solo dei due valori superi la soglia perché si parli di ipertensione.
E l’ipertensione sistolica isolata – massima alta con minima normale – non è affatto rara: è anzi la forma più frequente dopo i 65 anni, per la progressiva rigidità delle grandi arterie, e va trattata con la stessa attenzione.
Quali sintomi dà l’ipertensione?
↑ topNella maggior parte dei casi, nessuno: non a caso è chiamata “killer silenzioso”.
L’organismo si adatta gradualmente ai valori elevati, e molte persone scoprono di essere ipertese per caso, durante una visita per altri motivi; spesso dopo anni di pressione alta non riconosciuta.
Quando i valori sono molto elevati possono comparire segnali, comunque aspecifici: mal di testa, soprattutto al mattino, stordimento e vertigini, ronzii nelle orecchie, disturbi visivi come visione offuscata o lampi luminosi, fiato corto, perdite di sangue dal naso.
Proprio perché i sintomi non sono affidabili, l’unico modo per scoprire l’ipertensione è misurare la pressione periodicamente, almeno una volta l’anno dopo i 40 anni o prima in presenza di familiarità.
Crisi ipertensiva: quando serve il pronto soccorso. Valori uguali o superiori a 180/110 mmHg, confermati da una seconda misurazione dopo qualche minuto di riposo, accompagnati da sintomi come dolore al petto, difficoltà a respirare, forte mal di testa, disturbi visivi, confusione, debolezza a un lato del corpo o difficoltà a parlare, configurano un’emergenza: chiama il 112 o vai in pronto soccorso. Valori molto alti ma senza alcun sintomo vanno comunque segnalati al medico in giornata.
Le cause e i fattori di rischio
↑ topIpertensione essenziale
↑ topSulla predisposizione genetica e sulla familiarità non si può intervenire, ma gran parte dei fattori di rischio dipende dallo stile di vita:
- età: la pressione tende a salire con l’invecchiamento, per la crescente rigidità dei vasi
- eccesso di peso e obesità
- dieta ricca di sale e povera di potassio
- sedentarietà
- fumo di sigaretta, che alza la pressione a ogni sigaretta e danneggia cronicamente le arterie
- consumo eccessivo di alcol e grandi quantità di caffeina
- diabete, che moltiplica il rischio cardiovascolare complessivo
- stress fisico ed emotivo protratto.
Ipertensione secondaria
↑ topVa sospettata soprattutto quando la pressione alta compare in giovane età, all’improvviso o resiste ai farmaci. Tra le cause: le malattie renali croniche e la glomerulonefrite, la sindrome delle apnee notturne, malattie endocrine come la sindrome di Cushing, condizioni autoimmuni come il lupus e la sclerodermia, e difetti congeniti dei grossi vasi.
Possono alzare la pressione anche farmaci e sostanze: la pillola anticoncezionale, i decongestionanti nasali, gli antinfiammatori FANS, i corticosteroidi, alcuni antidepressivi, oltre a cocaina, anfetamine e abuso di alcol.
Un capitolo a parte è l’ipertensione in gravidanza: si definisce cronica se presente prima della ventesima settimana, gestazionale se compare dopo. Va sempre seguita con attenzione dal ginecologo, perché può evolvere verso la preeclampsia: una complicanza seria in cui alla pressione alta si aggiungono edemi e presenza di proteine nelle urine, con possibile sofferenza della placenta, l’organo che porta sangue e nutrimento al feto.
Come si fa la diagnosi
↑ topLa diagnosi non si fa mai su una singola misurazione: servono valori elevati confermati in almeno due o tre occasioni diverse, a distanza di giorni o settimane. Nei casi dubbi – o quando si sospetta l'”ipertensione da camice bianco”, l’innalzamento legato all’ansia della visita – il medico può prescrivere il monitoraggio pressorio delle 24 ore (holter pressorio) o l’automisurazione domiciliare secondo uno schema preciso.
Una volta confermata l’ipertensione, alcuni esami valutano lo stato degli organi e cercano eventuali cause secondarie: elettrocardiogramma, ecocardiogramma con Doppler, esame delle urine, esami del sangue e valutazione del fondo dell’occhio.
L’ansia può alzare la pressione?
↑ topSì, ma in modo transitorio: stress ed emozioni intense fanno salire la pressione per minuti od ore, e il caso più tipico è proprio l’ipertensione da camice bianco durante la visita.
Un picco isolato in un momento di agitazione non è ipertensione – per questo la diagnosi richiede più misurazioni a riposo, o il monitoraggio delle 24 ore.
Attenzione però a non usare l’ansia come spiegazione automatica: se i valori risultano alti anche nelle automisurazioni tranquille a casa, la pressione è alta davvero e va inquadrata dal medico.
Come misurare bene la pressione a casa
↑ topLe regole per una misurazione affidabile: usa un misuratore da braccio validato; misura al mattino prima di colazione e dei farmaci, e la sera; resta seduto e a riposo per 5 minuti prima, con schiena appoggiata, gambe non incrociate e braccio appoggiato all’altezza del cuore; niente caffè, fumo o sforzi nella mezz’ora precedente; esegui due misurazioni a un minuto di distanza e annota la media. La prima volta misura su entrambe le braccia: se i valori differiscono, usa sempre il braccio con i valori più alti.

Cosa succede se l’ipertensione non viene curata
↑ topAnni di pressione alta accelerano l’aterosclerosi: le arterie si irrigidiscono, si restringono e irrorano sempre peggio gli organi. Il cuore, costretto a pompare contro pressioni elevate, si ispessisce (ipertrofia ventricolare sinistra) e col tempo si affatica.
Le conseguenze più severe sono infarto, ictus, insufficienza cardiaca, aneurismi, danno renale fino all’insufficienza, e retinopatia ipertensiva con danni alla vista.
C’è poi una conseguenza meno nota: la ridotta ossigenazione cronica del cervello aumenta il rischio di declino cognitivo e demenza vascolare – l’ipertensione a mezza età è oggi considerata uno dei principali fattori di rischio modificabili di demenza.
La buona notizia è che il rischio si riduce in modo sostanziale riportando la pressione nei valori normali: ogni riduzione stabile di 10 mmHg della massima taglia sensibilmente la probabilità di eventi cardiovascolari.
Come si cura l’ipertensione
↑ topStile di vita e alimentazione
↑ topÈ la base della cura, in ogni grado di ipertensione, e nelle forme lievi può bastare da sola:
- ridurre il sale sotto i 5 grammi al giorno (un cucchiaino, tutto compreso): il grosso arriva da cibi confezionati, pane, salumi e formaggi, più che dalla saliera
- seguire una dieta di tipo mediterraneo: verdura e frutta ricche di potassio (che contrasta l’azione del sodio), legumi, cereali integrali, pesce, olio extravergine come condimento, poca carne rossa e pochi cibi processati
- perdere peso se in eccesso: anche pochi chili producono un calo misurabile della pressione
- muoversi almeno 30 minuti al giorno: una camminata veloce è già un’ottima terapia; chi ha già una malattia cardiovascolare concorda tipo e intensità di sport con il cardiologo
- smettere di fumare e limitare l’alcol.
Quanto rendono questi interventi? Le stime delle linee guida aiutano a capire dove concentrare gli sforzi:
| Intervento | Riduzione indicativa della massima |
|---|---|
| Dieta di tipo mediterraneo/DASH | Fino a 8-11 mmHg |
| Perdita di peso | Circa 1 mmHg per ogni kg perso |
| Attività fisica regolare | 5-8 mmHg |
| Riduzione del sale sotto i 5 g/die | 5-6 mmHg |
| Riduzione dell’alcol | Circa 4 mmHg |
Sommati e mantenuti nel tempo, questi interventi possono valere quanto un farmaco – e nei gradi lievi possono evitare di doverlo iniziare.
I farmaci
↑ topQuando lo stile di vita non basta, o quando il rischio cardiovascolare complessivo è alto, si aggiunge la terapia farmacologica, in genere cronica.
Le classi principali – ACE-inibitori, sartani, calcio-antagonisti, diuretici, beta-bloccanti – agiscono con meccanismi diversi, e spesso il controllo migliore si ottiene combinando due farmaci a basso dosaggio piuttosto che alzando un farmaco solo.
I primi effetti della terapia si vedono in genere entro due-sei settimane, il tempo che serve anche per valutare eventuali aggiustamenti.
La scelta è personalizzata sulla storia del paziente e può essere modificata negli anni: per questo la terapia non va mai sospesa o modificata di propria iniziativa, nemmeno quando la pressione torna normale – è normale perché si sta assumendo il farmaco. Per le rare forme resistenti a più farmaci esistono opzioni avanzate come la denervazione delle arterie renali, valutate nei centri specializzati.
Se non misuri la pressione da più di un anno, o se le automisurazioni superano stabilmente i 135/85 mmHg, una visita cardiologica è il passo giusto per inquadrare la situazione e impostare il percorso.