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Pubblicato inPatologie

Scompenso cardiaco: sintomi, cause e trattamento

Lo scompenso cardiaco è una patologia severa a carico del cuore e consiste in una riduzione della sua funzionalità. Vediamo come riconoscerlo e curarlo.

Lo scompenso cardiaco (o insufficienza cardiaca) è la condizione in cui il cuore non riesce più a pompare sangue a sufficienza per le richieste dell’organismo, per un problema di contrazione, di riempimento o di entrambi.

Si manifesta soprattutto con affanno, stanchezza e gonfiore a gambe e caviglie, e colpisce in particolare dopo i 65 anni: in questa fascia d’età è la prima causa di ricovero ospedaliero in Italia, secondo l’Istituto Superiore di Sanità.

È una malattia cronica, ma con le terapie attuali si può rallentare, controllare e conviverci a lungo con una buona qualità di vita.

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Che cos’è lo scompenso cardiaco

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Il cuore è una pompa a due stadi: il ventricolo sinistro spinge il sangue ossigenato in tutto il corpo, il destro lo invia ai polmoni per ricaricarsi di ossigeno.

Nello scompenso questa pompa perde efficienza, e il sangue che non viene spinto avanti ristagna a monte: dove ristagna determina i sintomi.

Scompenso sinistro e destro

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Nello scompenso sinistro, il più comune, il ventricolo sinistro non spinge efficacemente il sangue nell’aorta e il sangue ristagna a monte, nei polmoni: le conseguenze tipiche sono la dispnea, prima da sforzo e poi anche a riposo, fino all’edema polmonare nelle fasi acute.

Nello scompenso destro è il ventricolo destro a non riuscire a spingere il sangue verso i polmoni: il ristagno avviene allora nelle vene del corpo, con gonfiore a gambe, caviglie e addome, fegato congesto e vene del collo dilatate.

Spesso è la conseguenza di uno scompenso sinistro di lunga data, oppure di malattie polmonari e dell’ipertensione polmonare. Nelle forme avanzate le due metà si scompensano insieme (scompenso globale).

Frazione di eiezione: ridotta o preservata

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La classificazione oggi più usata si basa sulla frazione di eiezione, cioè la percentuale di sangue che il ventricolo sinistro espelle a ogni battito (normalmente oltre il 50%), misurata con l’ecocardiogramma.

Nello scompenso a frazione di eiezione ridotta il cuore si contrae male, perché indebolito o dilatato: è la forma un tempo detta “sistolica”, più frequente negli uomini.

Nello scompenso a frazione di eiezione preservata il cuore si contrae bene ma è rigido e si riempie male: è la vecchia forma “diastolica”, più frequente nelle donne e negli anziani.

La distinzione non è accademica: orienta la scelta dei farmaci.

Quali sono i sintomi dello scompenso cardiaco

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I sintomi si sviluppano in genere gradualmente, e all’inizio vengono spesso attribuiti all’età o alla sedentarietà:

  • affanno, prima sotto sforzo – le scale, una camminata veloce – poi per sforzi sempre più lievi, fino al riposo
  • ortopnea: difficoltà a respirare da sdraiati, con il bisogno caratteristico di dormire con più cuscini o, nei casi marcati, seduti; talvolta risvegli notturni con fame d’aria
  • stanchezza e debolezza sproporzionate rispetto allo sforzo
  • gonfiore a piedi, caviglie, gambe e addome, per l’accumulo di liquidi
  • tosse persistente o respiro sibilante, a volte con espettorato chiaro o rosato
  • battito accelerato o irregolare (tachicardia, palpitazioni)
  • bisogno di urinare di notte più volte (nicturia)
  • nelle fasi avanzate, inappetenza, nausea e perdita di peso e massa muscolare.

La bilancia è uno strumento di cura. Chi ha una diagnosi di scompenso dovrebbe pesarsi ogni mattina, dopo aver urinato e prima di colazione: un aumento di 1,5-2 kg in due o tre giorni non è grasso, è acqua che si sta accumulando, e va segnalato subito al medico — spesso basta un aggiustamento della terapia per evitare il ricovero.

Chiama il 112 o vai in pronto soccorso se compaiono fame d’aria improvvisa e intensa a riposo, respiro rumoroso con impossibilità di stare sdraiati, dolore al petto, svenimento o confusione: possono essere i segni di uno scompenso acuto o di un edema polmonare, che richiedono trattamento immediato.

Le cause e i fattori di rischio

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Lo scompenso è quasi sempre il punto di arrivo di altre malattie che, negli anni, danneggiano o affaticano il cuore. Le principali:

  • cardiopatia ischemica e infarti precedenti: il tessuto cicatriziale non si contrae, e il resto del cuore lavora per due
  • ipertensione arteriosa non controllata: anni di lavoro contro pressioni elevate ispessiscono e irrigidiscono il ventricolo
  • malattie delle valvole cardiache, danneggiate dall’invecchiamento o da pregresse infezioni: quando una valvola non si apre o non chiude bene, il cuore fatica a pompare, e può essere necessario ripararla o sostituirla
  • cardiomiopatie: malattie del muscolo cardiaco, genetiche, infettive (miocarditi) o tossiche, ad esempio da abuso di alcol o da alcune chemioterapie
  • aritmie, in particolare la fibrillazione atriale: un battito troppo rapido o caotico impedisce al cuore di riempirsi e svuotarsi correttamente, e aumenta il rischio di coaguli e ictus
  • cardiopatie congenite, i difetti strutturali presenti dalla nascita, che possono sovraccaricare il cuore anche a distanza di decenni.

Aumentano il rischio, o aggravano uno scompenso esistente, il fumo, il diabete, l’obesità, l’abuso di alcol, e condizioni che costringono il cuore a un superlavoro come l’anemia e l’ipertiroidismo.

Quanto è grave: le classi NYHA

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Per descrivere la severità dello scompenso, i cardiologi usano la classificazione della New York Heart Association, basata su quanto i sintomi limitano la vita quotidiana:

Classe Che cosa significa
NYHA I Nessuna limitazione: l’attività fisica ordinaria non causa sintomi
NYHA II Limitazione lieve: bene a riposo, ma l’attività ordinaria (scale, camminata veloce) causa affanno o stanchezza
NYHA III Limitazione marcata: sintomi anche per sforzi minimi, come vestirsi o camminare in casa
NYHA IV Sintomi presenti anche a riposo: ogni attività li peggiora

La classe non è una condanna definitiva: con la terapia giusta molti pazienti migliorano e “scendono” di classe.

Come si diagnostica lo scompenso cardiaco

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Il percorso parte dalla visita cardiologica, con l’ascolto di cuore e polmoni e la ricerca dei segni di ritenzione.

Un esame del sangue è oggi centrale: il dosaggio dei peptidi natriuretici (BNP o NT-proBNP), ormoni che il cuore rilascia quando è sotto sforzo; valori normali rendono improbabile lo scompenso, valori alti indirizzano agli approfondimenti. Gli esami strumentali principali sono:

Gli esami del sangue completano il quadro cercando condizioni che causano o aggravano lo scompenso: anemia, funzionalità renale, tiroide, diabete, assetto lipidico.

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Come si cura lo scompenso cardiaco

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I farmaci: i quattro pilastri

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La terapia dello scompenso a frazione di eiezione ridotta si è trasformata negli ultimi anni, e oggi si fonda su quattro classi di farmaci da combinare, ciascuna delle quali riduce ricoveri e mortalità:

  • ACE-inibitori, sartani o sacubitril/valsartan, che alleggeriscono il lavoro del cuore e ne contrastano il rimodellamento
  • beta-bloccanti, che rallentano e proteggono il cuore
  • antagonisti dei mineralcorticoidi, che contrastano la ritenzione di liquidi e la fibrosi
  • SGLT2-inibitori (gliflozine), nati come antidiabetici e rivelatisi efficaci nello scompenso anche in chi non ha il diabete; oggi indicati anche nelle forme a frazione di eiezione preservata.

A questi si aggiungono i diuretici, che eliminano i liquidi in eccesso e danno rapido sollievo ai sintomi, con dosi da modulare nel tempo.

La terapia è cronica e va costruita gradualmente: sospenderla o ridurla di propria iniziativa quando ci si sente meglio è una delle cause più frequenti di ricovero.

Dispositivi e interventi

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Quando indicato, alla terapia si affiancano dispositivi impiantabili: il pacemaker e la terapia di resincronizzazione per coordinare la contrazione dei ventricoli, il defibrillatore impiantabile per prevenire le aritmie pericolose.

Sul fronte chirurgico e interventistico: angioplastica o bypass quando la causa è coronarica, riparazione o sostituzione delle valvole malate, fino – nei casi più avanzati e selezionati – ai dispositivi di assistenza ventricolare e al trapianto di cuore.

Stile di vita e autocontrollo

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La gestione quotidiana è parte integrante della cura: limitare il sale (e, su indicazione medica, i liquidi), pesarsi ogni giorno, non fumare, limitare o eliminare l’alcol, mantenere il peso sotto controllo e fare attività fisica regolare e leggera concordata con il cardiologo: il movimento, nello scompenso stabile, è una terapia, non un rischio.

Sono raccomandate anche le vaccinazioni contro influenza e pneumococco: nelle persone con scompenso le infezioni respiratorie sono una causa frequente di aggravamento.

Quanto si può vivere con lo scompenso cardiaco?

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Non esiste una risposta unica: la prognosi dipende dall’età, dalla gravità, dalla frazione di eiezione e dalle altre malattie presenti.

Quello che si può dire con certezza è che le prospettive sono molto migliorate: le terapie attuali, iniziate presto e assunte con costanza, rallentano la progressione, riducono i ricoveri e allungano la vita, e molte persone convivono per anni con la malattia mantenendo una buona autonomia.

I due fattori che fanno più differenza sono nelle mani del paziente: l’aderenza alla terapia e i controlli periodici, che permettono di aggiustare le cure prima che un peggioramento diventi un ricovero.

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