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Pubblicato inPatologie

Aritmia, sintomi, cause e trattamenti

Si parla di aritmia quando si verifica un’alterazione del battito cardiaco. Gli specialisti cardiologi del Santagostino ne illustrano i sintomi, le cause e indicano i trattamenti

Cos’è l’aritmia?

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L’aritmia cardiaca è un’alterazione del ritmo del cuore, caratterizzata da battiti troppo veloci (tachicardia, oltre 100 battiti al minuto), troppo lenti (bradicardia, meno di 60 battiti al minuto) oppure irregolari. In condizioni normali, il cuore batte con una frequenza compresa tra 60 e 100 bpm (battiti per minuto). Quando questo ritmo viene alterato, si parla di aritmia cardiaca.

L’aritmia è una condizione molto comune: si stima che la fibrillazione atriale, la forma più diffusa, colpisca circa il 2-3% della popolazione generale e oltre il 10% degli ultraottantenni.

Come funziona il ritmo cardiaco normale

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In un cuore sano, l’impulso elettrico che regola il battito ha origine dal nodo senoatriale (NSA), situato nell’atrio destro, nella parte alta del cuore. Questo impulso, che funge da “pacemaker naturale”, si propaga attraverso gli atri, raggiunge il nodo atrioventricolare (NAV) e successivamente i ventricoli, generando una contrazione coordinata ed efficace.

Cosa accade nelle aritmie

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<p”>Nelle aritmie cardiache, l’impulso elettrico può avere origini anomale o seguire percorsi irregolari. Possono svilupparsi focolai ectopici, ovvero punti in altre parti del cuore che generano impulsi autonomi. Inoltre, anomalie nella conduzione possono causare circuiti di rientro, nei quali l’impulso si ricircola in una specifica area, provocando contrazioni rapide o irregolari.

Quali sono i sintomi dell’aritmia cardiaca?

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I sintomi dell’aritmia cardiaca variano in base al tipo e alla gravità della condizione. È importante sapere che molte aritmie possono essere completamente asintomatiche e vengono scoperte solo durante controlli di routine, come un elettrocardiogramma.

Sintomi comuni (forme lievi)

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Quando presenti, i sintomi più frequenti includono:

  • palpitazioni: la percezione del proprio battito cardiaco, spesso descritta come “cuore che batte forte”
  • sensazione di “tuffo al cuore” o di battito mancante
  • sfarfallio o fremito nel petto
  • battito irregolare, accelerato o rallentato

Sintomi da non sottovalutare (forme più serie)

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Alcuni sintomi possono indicare un’aritmia più significativa e richiedono attenzione medica:

  • vertigini o capogiri persistenti
  • stordimento e confusione
  • debolezza e stanchezza inspiegata
  • affanno (dispnea) anche a riposo o per sforzi minimi
  • sudorazione fredda
  • ansia intensa senza causa apparente

Quando preoccuparsi: sintomi d’allarme

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Non tutte le aritmie sono pericolose: molte forme, come le extrasistoli occasionali, sono benigne e non richiedono trattamento. Tuttavia, alcuni segnali devono essere valutati tempestivamente da un medico.

Rivolgersi al medico se si manifestano:

  • palpitazioni frequenti, persistenti o che peggiorano nel tempo
  • episodi ricorrenti di battito irregolare
  • vertigini o capogiri che si ripetono
  • affanno durante attività quotidiane leggere
  • stanchezza cronica senza spiegazione
  • gonfiore alle caviglie o ai piedi (possibile segno di scompenso)

Chiamare il 112 o recarsi al Pronto Soccorso in caso di:

  • dolore toracico o sensazione di oppressione al petto
  • sincope (svenimento) improvvisa
  • grave difficoltà respiratoria
  • battito cardiaco estremamente rapido (>150 bpm) che non si normalizza
  • sensazione di morte imminente
  • colorito bluastro di labbra o unghie (cianosi)

Questi sintomi possono indicare aritmie gravi come la fibrillazione ventricolare o la tachicardia ventricolare sostenuta, che richiedono intervento immediato.

Nota importante: Se si ha una storia di cardiopatia, ipertensione o precedenti episodi aritmici, la soglia di attenzione deve essere più bassa. In caso di dubbio, è sempre preferibile consultare un medico.

Diagnosi dell’aritmia cardiaca

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La diagnosi delle aritmie si basa sulla raccolta della storia clinica del paziente (anamnesi), sull’esame obiettivo e su una serie di esami strumentali che permettono di registrare l’attività elettrica del cuore e identificare il tipo di aritmia.

Elettrocardiogramma (ECG)

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È l’esame di prima linea per la diagnosi delle aritmie. Registra l’attività elettrica del cuore attraverso elettrodi posizionati sul torace e sugli arti. L’ECG standard dura pochi secondi e può rilevare aritmie presenti al momento dell’esame, anomalie della conduzione e segni di sofferenza cardiaca.

Holter cardiaco (monitoraggio 24-48 ore)

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Quando l’aritmia è intermittente e non viene rilevata dall’ECG standard, si utilizza il monitoraggio Holter. Il paziente indossa un piccolo registratore portatile collegato a elettrodi per 24, 48 o 72 ore, durante le normali attività quotidiane. Questo permette di:

  • identificare aritmie che si manifestano sporadicamente
  • correlare i sintomi riferiti dal paziente con eventuali alterazioni del ritmo
  • valutare l’efficacia di una terapia antiaritmica

Event recorder e loop recorder

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Per aritmie molto rare, che non vengono catturate nemmeno dall’Holter, si utilizzano dispositivi a lungo termine:

  • event recorder: dispositivo portatile che il paziente attiva quando avverte i sintomi
  • loop recorder impiantabile: piccolo dispositivo inserito sottocute che monitora il ritmo cardiaco per mesi o anni, utile per aritmie molto sporadiche o per indagare sincopi di origine sconosciuta

Ecocardiogramma

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L’ecografia del cuore non rileva direttamente le aritmie, ma è fondamentale per valutare la struttura e la funzione cardiaca. Permette di identificare:

  • cardiopatie strutturali che possono causare aritmie
  • dimensioni delle camere cardiache (atri e ventricoli)
  • funzionalità delle valvole cardiache
  • frazione di eiezione (capacità di pompa del cuore)

Test da sforzo (ECG sotto sforzo)

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Eseguito su cyclette o tapis roulant, permette di valutare il comportamento del cuore durante l’attività fisica. È indicato quando:

  • l’aritmia si manifesta durante lo sforzo
  • si sospetta una cardiopatia ischemica sottostante
  • si vuole valutare la risposta della frequenza cardiaca all’esercizio

Studio elettrofisiologico (SEF)

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Nei casi complessi o quando si pianifica un intervento di ablazione, può essere eseguito uno studio elettrofisiologico. Si introducono cateteri attraverso le vene femorali fino al cuore per mappare con precisione l’origine dell’aritmia e i circuiti elettrici anomali.

Quanto dura un’aritmia?

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La durata di un’aritmia dipende dal tipo e dalla gravità della condizione. Alcune aritmie, come la fibrillazione atriale parossistica, possono risolversi spontaneamente entro 24-48 ore, mentre forme più persistenti possono durare oltre una settimana e richiedere un trattamento specifico.

Altre, come la tachicardia parossistica sopraventricolare, si manifestano con episodi improvvisi che possono durare da pochi secondi a diverse ore, spesso terminando spontaneamente.

Nei casi più gravi, come la fibrillazione ventricolare, l’aritmia è caotica e, senza un intervento immediato, può essere fatale in pochi minuti.

Quali sono le cause dell’aritmia?

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Le cause delle aritmie cardiache sono molteplici e si distinguono in cause cardiache (legate direttamente al cuore) e cause extracardiache (fattori esterni che influenzano il ritmo).

Cause cardiache

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Le patologie del cuore rappresentano le cause più frequenti di aritmie significative:

  • cardiopatie ischemiche: l’infarto miocardico e l’ischemia cronica danneggiano il tessuto cardiaco, alterando la conduzione elettrica. Rappresentano la causa principale di aritmie ventricolari gravi
  • valvulopatie: difetti delle valvole (stenosi, insufficienza) alterano il flusso sanguigno e aumentano lo stress sulle camere cardiache, favorendo in particolare la fibrillazione atriale
  • cardiomiopatie: patologie del muscolo cardiaco come la cardiomiopatia dilatativa, ipertrofica o aritmogena possono interferire con il normale ritmo
  • cardiopatie congenite: difetti cardiaci presenti dalla nascita possono predisporre ad aritmie anche in età adulta
  • miocarditi e pericarditi: infiammazioni del cuore, spesso di origine virale, possono scatenare aritmie temporanee o persistenti
  • scompenso cardiaco: il cuore indebolito è più suscettibile a sviluppare aritmie, che a loro volta peggiorano lo scompenso

Cause extracardiache

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Numerosi fattori esterni al cuore possono influenzare il ritmo cardiaco:

  • ipertensione arteriosa: la pressione alta prolungata causa ipertrofia del ventricolo sinistro e rimodellamento atriale, aumentando il rischio di fibrillazione atriale
  • disturbi della tiroide: l’ipertiroidismo accelera il metabolismo e può causare tachicardie e fibrillazione atriale; l’ipotiroidismo può causare bradicardia
  • squilibri elettrolitici: alterazioni di potassio, magnesio, calcio e sodio compromettono la conduzione elettrica del cuore. L’ipokaliemia (potassio basso) è particolarmente aritmogena
  • patologie polmonari: broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), embolia polmonare e apnee notturne sono associate a maggior rischio di aritmie
  • diabete mellito: il diabete mal controllato aumenta il rischio di fibrillazione atriale e aritmie ventricolari

Fattori di rischio e stile di vita

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Alcuni comportamenti e abitudini possono scatenare o peggiorare le aritmie:

  • fumo: la nicotina ha effetto stimolante sul cuore e favorisce l’aterosclerosi coronarica
  • caffeina in eccesso: può scatenare extrasistoli e tachicardie, soprattutto in soggetti predisposti
  • alcol: il consumo eccessivo, anche occasionale (binge drinking), può provocare fibrillazione atriale (“holiday heart syndrome”)
  • droghe e sostanze stupefacenti: cocaina, anfetamine e altre sostanze hanno effetti aritmogeni potenzialmente fatali
  • stress e ansia: attivano il sistema nervoso simpatico, aumentando frequenza cardiaca e predisposizione alle aritmie
  • privazione di sonno: altera il sistema nervoso autonomo e può favorire aritmie
  • sforzi fisici intensi: in soggetti non allenati o con cardiopatie sottostanti possono scatenare aritmie

Farmaci che possono causare aritmie

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Alcuni farmaci hanno un potenziale effetto proaritmico:

  • antiaritmici stessi (paradossalmente)
  • alcuni antibiotici (macrolidi, fluorochinoloni)
  • antidepressivi triciclici
  • antipsicotici
  • alcuni antistaminici
  • diuretici (per lo squilibrio elettrolitico che inducono)

È importante segnalare sempre al medico tutti i farmaci assunti, compresi quelli da banco e gli integratori.

Aritmie idiopatiche

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In alcuni casi, nonostante indagini approfondite, non si riesce a identificare una causa specifica. Si parla allora di aritmie idiopatiche. Queste forme sono spesso benigne, come molte extrasistoli, ma richiedono comunque un inquadramento cardiologico.

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Quali sono le aritmie pericolose? Tipi e prognosi

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Le aritmie cardiache si classificano in base a due criteri principali: la frequenza cardiaca e la sede di origine dell’impulso anomalo.

Classificazione per frequenza

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  • aritmie ipercinetiche (tachicardie): frequenza cardiaca superiore a 100 bpm. Il cuore batte troppo velocemente
  • aritmie ipocinetiche (bradicardie): frequenza cardiaca inferiore a 60 bpm. Il cuore batte troppo lentamente
  • aritmie a frequenza normale ma ritmo irregolare: come le extrasistoli o alcune forme di fibrillazione atriale

Classificazione per sede di origine:

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  • sopraventricolari: l’impulso anomalo origina negli atri o nel nodo atrioventricolare (sopra i ventricoli)
  • ventricolari: l’impulso anomalo origina nei ventricoli. Generalmente più pericolose delle forme sopraventricolari

Pericolosità: dalle forme benigne a quelle potenzialmente fatali

Livello di rischio Tipo di aritmia Note
Benigno Extrasistoli isolate Molto comuni, spesso asintomatiche
Basso-moderato Tachicardia sinusale, FA parossistica Richiedono monitoraggio
Moderato-alto FA persistente, flutter atriale, WPW Rischio complicanze (ictus), richiedono trattamento
Grave Tachicardia ventricolare sostenuta Può degenerare in fibrillazione ventricolare
Emergenza Fibrillazione ventricolare Potenzialmente fatale in pochi minuti senza defibrillazione

Aritmie sopraventricolari

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Le aritmie sopraventricolari sono forme di aritmie ipercinetiche. Si suddividono in:

  • extrasistoli: dovute a una contrazione anticipata e con sensazione di sfarfallio, di un battito mancante, o di brevi episodi di palpitazioni. Frequenti le forme sintomatiche, generalmente non pericolose
  • tachiaritmie
  • fibrillazione atriale (AF): è la più diffusa aritmia sopraventricolare, colpisce circa il 2-3% della popolazione generale e oltre il 10% degli ultraottantenni. Il segnale elettrico si genera in modo caotico da molteplici punti negli atri, causando contrazioni rapide e disorganizzate (fino a 300-600 impulsi al minuto) e un battito “irregolarmente irregolare”. La FA può essere parossistica (si risolve entro 7 giorni), persistente (richiede trattamento) o permanente (forma cronica accettata). Rischio ictus: la complicanza più temibile è l’ictus cerebrale, con rischio 5 volte superiore rispetto alla popolazione generale. Il sangue che ristagna negli atri può formare coaguli che, se raggiungono il cervello, causano ictus ischemico. Per questo molti pazienti con FA necessitano di terapia anticoagulante
  • flutter atriale: il segnale si distribuisce come onda circolare, in velocità e regolarità. È meno comune dell’AF, a volte la precede, ha identici sintomi e complicazioni
  • tachicardia reciprocante nodale (TRN): causata da una via lenta di conduzione all’altezza del nodo atrioventricolare, ha esordio e termine improvvisi e durata variabile. Non è un’aritmia pericolosa ed è specifica dell’età giovanile e del sesso femminile (7 a 1)
  • sindrome di Wolff-Parkinson-White: tra le tachicardie più pericolose, da rientro atrio-ventricolare (TRAV). Il segnale elettrico viaggia su un percorso alternativo rispetto a quello usuale, dagli atri ai ventricoli. Quando manifesta, determina l’onda delta di un elettrocardiogramma.

Aritmie ventricolari

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Le aritmie ventricolari sono la seconda categoria relativa alle aritmie ipercinetiche. Possono essere:

  • extrasistoli ventricolari: chiamate anche contrazioni ventricolari premature (PVCs). Hanno identica importanza delle extrasistoli sopraventricolari se accadono in coppia, singolarmente e se non risultano associate a cardiopatie
  • tachicardia ventricolare: battito regolare e veloce dei ventricoli. Dura da pochi secondi a un tempo più lungo. Ridotti battiti di tachicardia ventricolare non causano problemi. Episodi più prolungati possono, al contrario, risultare pericolosi, fino a sfociare in fibrillazioni ventricolari
  • fibrillazione ventricolare (v-flb): i ventricoli iniziano a tremare e fremere a causa di segnali elettrici. I ventricoli non sono più in grado di pompare sangue nell’organismo. Si perde conoscenza in pochi secondi e, senza interventi rapidi quali defibrillazione o shock elettrico al miocardio, in pochi minuti sopravviene la morte. La v-flb causa la maggior parte dei decessi cardiaci improvvisi.

Aritmie ipocinetiche

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Le aritmie ipocinetiche si dividono in:

  • malattia del nodo del seno (MNS), con frequenza del battito più lenta del normale. Con frequenza eccessivamente lenta, il cervello rischia di avere una quantità insufficiente di sangue. Anche minimi sforzi possono causare dispnea e astenia
  • blocchi atrioventricolari (BAV) di I, II e III grado in base a gravità e blocco che può ricevere l’impulso, quando attraversa il nodo atrioventricolare. Nei casi più severi possono causare sincope e arresto cardiaco.

Che differenza c’è tra tachicardia e aritmia?

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La tachicardia è una forma specifica di aritmia caratterizzata da un aumento della frequenza cardiaca oltre i 100 battiti al minuto. Può manifestarsi in situazioni fisiologiche, come durante l’esercizio fisico o in risposta a stress, ma anche in condizioni patologiche.

Le aritmie, come detto, rappresentano qualsiasi alterazione del ritmo cardiaco normale. Pertanto, mentre tutte le tachicardie sono aritmie, non tutte le aritmie sono tachicardie.

Come capire se è aritmia o ansia?

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L’ansia può causare sintomi simili a quelli delle aritmie, come palpitazioni, battito accelerato e sensazione di disagio al petto. Tuttavia, le palpitazioni dovute all’ansia tendono a presentarsi in situazioni di stress emotivo e spesso si accompagnano a sintomi come sudorazione, tremori e sensazione di paura.

Al contrario, le aritmie possono verificarsi indipendentemente dallo stato emotivo e possono manifestarsi con sintomi come vertigini, svenimenti o mancanza di respiro. Per distinguere tra le due condizioni, è consigliabile monitorare la frequenza e il contesto in cui si verificano i sintomi e consultare un medico per una valutazione approfondita.

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Cosa fare in caso di aritmie?

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L’aritmia ha bisogno di trattamenti quando presenta sintomi di una certa importanza quali dolore toracico, stordimento, svenimento.

È richiesto un trattamento anche con l’aumento del rischio di complicazioni. Le due principali forme di trattamento sono la terapia farmacologica e la chirurgia.

Trattamenti farmacologici dell’aritmia cardiaca

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La somministrazione dei farmaci ha come obiettivo rallentare o accelerare il battito cardiaco. Un altro obiettivo è rendere un ritmo cardiaco anomalo un ritmo stabile e normale, per il quale sono impiegati dei farmaci aritmici.

Tra i farmaci che rallentano la frequenza cardiaca ci sono:

  • beta-bloccanti: bisoprololo, metoprololo, sotalolo, carvedilolo, l’atenololo
  • calcio-antagonisti: diltiazem o verapamil. Farmaci impiegati a volte per il trattamento della fibrillazione atriale.

Tra i farmaci che per il controllo del ritmo cardiaco si possono indicare l’amiodarone, il sotalolo, il propafenone, la flecainide.

Questi farmaci hanno effetti collaterali, pertanto il loro dosaggio deve essere stabilito dallo specialista aritmologo. Nei casi di fibrillazione atriale sono adottati farmaci anticoagulanti, oppure fluidificanti del sangue, per la prevenzione di coaguli del sangue. Anticoagulanti quali: l’eparina, la warfarina, l’acenocumarolo.

Ragioni dei trattamenti cardiochirurgici nelle aritmie

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L’adozione della cardiochirurgia avviene quando è già stato svolto sul paziente un intervento chirurgico, come la riparazione di una valvola cardiaca. Nella fibrillazione atriale viene impiegata una particolare tecnica chirurgica chiamata del labirinto: il chirurgo opera dei piccoli tagli, o bruciature, agli atri e impedisce, per quanto possibile, la diffusione di segnali elettrici disorganizzati.

Se l’aritmia è causata da una patologia coronarica, può essere raccomandato l’innesto di un bypass aorto-coronarico (CABG), capace di migliorare l’afflusso di sangue al muscolo cardiaco.

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Procedure chirurgiche per l’aritmia

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Il pacemaker è il trattamento non farmacologico in caso di aritmie ipocinetiche. Si tratta di uno strumento, dalle dimensioni ridotte, posizionato nella zona toracica, sotto la cute, così da controllare con impulsi elettrici diretti al cuore, il ritmo cardiaco. Dopo l’impianto, ogni paziente può programmare lo stimolatore in base alle proprie esigenze.

Viene impiantato il defibrillatore (ICD) se il paziente presenta aritmie ventricolari da trattare non solo farmacologicamente. Questo apparecchio poco più grande di un pacemaker, oltre alle normali funzioni di uno stimolatore è in grado di riconoscere e trattare le aritmie pericolose con uno shock elettrico.

Altre forme di trattamento prevedono l’invio al cuore di una scarica elettrica: cardioversione elettrica, per la fibrillazione o il flutter atriale o defibrillazione, per le aritmie ventricolari.

In molti tipi di aritmia (TRN, WPW, flutter e fibrillazione atriale, tachicardie ventricolare) viene usata l’ablazione transcatetere mediante radiofrequenza: un catetere, sottile, lungo e flessibile, è introdotto nelle vene femorali ad altezza inguine per poi essere guidato fino al cuore. Sono quindi identificati i siti responsabili delle aritmie, e vengono distrutti con l’applicazione di radiofrequenza.