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L’influenza: cause, sintomi e terapie

A cura di
Benedetto
Rho

L’influenza è una malattia infettiva e la sua causa è da ricercarsi in un virus. Quali sintomi determina? Come curarla? E quando serve il vaccino?

Influenza, cos’è?

L’influenza è una infezione virale, una malattia respiratoria, e colpisce principalmente proprio le vie respiratorie, sia superiori che inferiori. Si tratta di una infezione fortemente contagiosa oltre che epidemica, ha un andamento di tipo prevalentemente stagionale, si trasmette per via aerea e vede un picco di frequenza durante i mesi invernali, tra dicembre e marzo.

Secondo il rapporto InfluNet, il Sistema di Sorveglianza Integrata dell’Influenza (che fa riferimento all’ISS) ad avvio marzo 2022 la curva della epidemia si è assestata sulla soglia di 2,79 casi ogni 1000 persone assistite. Ma come spesso accade quando si parla di influenza, va specificato come in molte occasioni non si ha a che vedere propriamente con un virus influenzale. Si dovrebbe infatti parlare di altri virus respiratori (Adenovirus, Rhinovirus, virus sinciziale respiratorio) che determinano una sindrome simil-influenzale.

Su un piano mondiale, e facendo riferimento ai dati raccolti ed elaborati dall’OMS, su base annua il virus influenzale interessa il 5% - 15% della popolazione globale adulta. I numeri indicano una soglia massima di 1 miliardo di persone interessate. Per quanto riguarda i bambini, la percentuale d’infezione oscilla tra il 20% e il 30%.

Con un tetto di casi compreso tra i 3 e i 5 milioni, si stima che le complicanze determinate dall’influenza arrivino a causare il decesso nel 10% dei casi, ovvero fino a 500.000 tra anziani, bambini sotto i 5 anni e persone colpite da patologie croniche.

Cause e origine dell’influenza

I virus che causano l’influenza appartengono alla famiglia delle Ortomixoviridiae. Sono virus molto diffusi, che si caratterizzano per molecole di RNA con singolo filamento a carica negativa. Tratto specifico di questi virus è nella frequenza con cui il capside muta struttura. Il capside è la struttura proteica che riveste l’acido nucleico del virus.

Questa specifica è piuttosto importante, dal momento che la risposta immunitaria dell’organismo si calibra proprio sulla antigenicità del virus. In altri termini: quando il capside muta struttura il virus stesso non viene riconosciuto dal sistema immunitario, determinando un rallentamento nella risposta immunitaria e una variazione delle proprietà infettive.

A partire dal 1933, in Inghilterra, fino a tempi molto recenti, sono stati isolati quattro tipi di virus:

  • i virus di tipo A la cui azione interessa sia gli esseri umani che altre specie. Questo tipo è ulteriormente suddiviso in altri sottotipi, a seconda delle proteine di superficie. La emoagglutinina (HA) e la neurammidinasi (NA). Le persone vaccinate, oppure infettate, vedono il proprio sistema immunitario contrastare proprio queste due proteine
  • i virus di tipo B, relativi esclusivamente all’uomo. Non prevedono sottotipi per quanto riguarda le proteine di superficie
  • i virus di tipo C, la cui infezione è prevalentemente asintomatica, e comunque molto simile al comune raffreddore
  • i virus di tipo D, isolati nei bovini e nei suini. Attualmente non è possibile sapere se quest’ultimo tipo sia capace di un salto di specie.

Sintomi dell’influenza. Quali sono?

La sintomatologia dell’influenza è ampiamente variegata, e spesso molti dei sintomi che caratterizzano questa patologia sono riscontrabili in altre malattie. Chi è affetto dal virus influenzale può soffrire di:

Questi sono sintomi più ricorrenti, ai quali si affiancano altri segnali a complicare il quadro clinico e a rallentare la risoluzione della malattia:

  • crampi addominali
  • nausea e vomito
  • placche alla gola
  • sonnolenza
  • sudorazione notturna.

In che modo si trasmette?

Indipendentemente dai nuovi ceppi virali che, su base annua, si sviluppano dalle mutazioni costanti (soprattutto nel caso del virus di tipo A), l’influenza ha specifiche vie di trasmissione.

Il principale canale di trasmissione dell’influenza è per via aerea. Nel tossire, nello starnutire e nel parlare, dalla bocca escono goccioline di saliva, che raggiungono il soggetto con cui si è in contatto diretto. La contagiosità tende ad aumentare qualora si è in un luogo chiuso e affollato.

Il periodo d’incubazione dell’influenza è piuttosto breve: si tratta di una media di 2 giorni dopo il contatto con una persona infetta, ma con variazioni che vanno da 1 fino a un massimo di 4 giorni. Si aggiunge che il virus dell'influenza ha una buona capacità di resistenza anche in ambienti esterni, con temperature basse e umidità.

Il periodo di contagiosità invece ha esordio poco prima del manifestarsi dei primi sintomi. La sua durata si estende dai 5 ai 7 giorni. Nei bambini, a differenze degli adulti, la contagiosità è un po’ più lunga.

Eventuali complicazioni influenzali

In una condizione di normalità e funzionalità immunitarie, il soggetto risolve l’episodio influenzale nel giro di una settimana senza ricorrere ad alcuna terapia. In alcuni casi, al contrario, si registrano complicazioni e, in particolari situazioni, anche decessi.

Le persone più a rischio sono le donne in gravidanza, bambini la cui età è compresa tra i 5 mesi e i 6 anni, gli anziani e i pazienti che stanno sostenendo terapie che indeboliscono il sistema immunitario, com’è il caso della chemioterapia.

Oltre la metà dei casi di aggravamento o complicazione si registra in soggetti che hanno oltre 65 anni. L’influenza può quindi determinare eventi più complessi come, per fare un esempio, un versamento pericardico, una bronchite o polmoniti batteriche, fino all’otite e alla sinusite (specie nei bambini).

Come curare l’influenza?

Al manifestarsi dei primi sintomi influenzali è consigliato di rivolgersi al proprio medico curante. Quanto all’approccio terapeutico, si indica come la terapia più adatta risulta essere quella sintomatica.

Esistono diverse classi di farmaci che contribuiscono alla risoluzione dell’influenza:

  • i farmaci antipiretici come paracetamolo, naproxene e acido acetilsalicinico il cui obiettivo è abbassare lo stato febbrile che accompagna una condizione influenzale
  • gli analgesici quali ibuprofene, codeina e amitriptilina, che agiscono per ridurre il senso di malessere, il mal di testa, oltre che i dolori muscolari e articolari
  • i farmaci antinfiammatori, quali cortisone, nimesulide e dimeticone, che grazie alla riduzione dell’infiammazione operano per la riduzione dell’infezione.

Accanto al trattamento dei sintomi, al soggetto viene consigliato riposo, per 1 massimo 2 giorni successivi alla scomparsa della febbre. Qualora dovessero emergere complicanze (di tipo polmonare ma non solo) lo specialista si occuperà di prescrivere la cura specifica relativa al caso.

Esiste poi una quarta categoria di farmaci, i farmaci antivirali: l’amantadina, con la quale si interviene per il virus influenzale A e lo zanamivir che, insieme all’oseltamivir, viene adottato per i virus di tipo a e di tipo b.

Antibiotici e influenza

Gli antibiotici non hanno alcun effetto sull’influenza, e la ragione risiede nel fatto che l’influenza è una patologia di origine virale, laddove gli antibiotici agiscono contro le infezioni di origine batterica.

Si aggiunge come gli antibiotici in ogni caso non hanno alcuna utilità, in caso di stato influenzale, perché non agiscono come antinfiammatori, non riducono la febbre né abbassano il dolore.

Altro discorso è l’adozione di antibiotici nel caso di complicanze batteriche, le quali possono manifestarsi nei soggetti fragili o predisposti, per via di fattori di rischio o di malattie in concomitanza.

Il vaccino

Lo strumento più efficace, e sicuro, per la prevenzione dell’influenza, e per scongiurarne eventuali complicanze, è la vaccinazione antinfluenzale.

Il vaccino antinfluenzale è un vaccino inattivato trivalente, e la sua efficacia si estende al virus di tipo A e il virus di tipo B. La composizione specifica del vaccino antinfluenzale varia di anno in anno, a seconda delle specifiche dei ceppi di virus dell’influenza che sono in circolazione. 

L’efficacia varia tra il 70% e il 90%, mentre la riduzione della mortalità e compresa tra il 70% e l’80%. Il vaccino agisce non solo per prevenire l’infezione di per sé, ma se il soggetto dovesse comunque infettarsi, grazie al vaccino il rischio di complicazioni sarebbe ridotto in modo sostanziale e incisivo.

Il vaccino antinfluenzale è consigliato per chiunque vuole non contrarre la malattia influenzale; chiunque non abbia, inoltre, controindicazioni specifiche. Il vaccino è raccomandato nello specifico, oltre che ai bambini, agli operatori sanitari, agli adulti anziani, e per categorie a rischio quali donne in gravidanza e persone che hanno patologie pregresse quali diabete, ipertensione, HIV/AIDS, asma.

Influenza e Covid-19

I sintomi dell’influenza hanno analogie, e differenze, rispetto alla sintomatologia da Covid-19. Le analogie riguardano:

  • tosse
  • febbre
  • affaticamento
  • dolori muscolari e articolari
  • mal di testa
  • gola infiammata
  • sudorazione notturna (presente soprattutto con la variante Omicron)

Ci sono in ogni caso delle differenze rispetto al Covid-19. I sintomi più specifici del Covid-19 riguardano la perdita di gusto e olfatto e, più in generale, i sintomi del Covid-19 tendono ad avere una durata più importante e si manifestano tra i 2 e i 14 giorni dall’esposizione con un contagiato.

Sintomi quali debolezza, difficoltà nella respirazione e nella concentrazione risultano poi molto più persistenti quando sono determinati da infezione da Covid-19 (originata da coronavirus SARS-CoV-2, e non da virus influenzale di tipo A o B).

In caso di dubbio, si consiglia fortemente di fare un tampone per accertare in modo indubitabile la specifica causa virale dei sintomi, e iniziare nel minor tempo possibile la terapia più adeguata.