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Influenza, sintomi, cause e cure

A cura di
Benedetto
Rho

L’influenza è una patologia infettiva determinata da un virus. Può interessare le vie aeree superiori e le inferiori. Con quali sintomi si manifesta? Come può essere curata?

Che cos’è l’influenza?

L’influenza è una infezione le cui cause sono da ricondurre ad un virus, e può interessare le vie respiratorie superiori e inferiori. È una patologia respiratoria estremamente contagiosa ed epidemica, si caratterizza per un andamento stagionale e si trasmette per via aerea. Il picco di frequenza si registra tra dicembre e marzo, i mesi invernali, considerati per antonomasia la stagione influenzale.

È doverosa una precisazione: spesso quando si parla di influenza, non si ha a che fare esattamente con un virus influenzale. Piuttosto, si tratta di altri tipi di virus respiratori quali:

Tutti virus che determinano una sindrome simil-influenzale.

Secondo gli ultimi dati disponibili dell’OMS e al netto dello stop influenzale del 2021, conseguenza delle misure restrittive a contrasto della pandemia dovuta al virus SARS-CoV-2, si stima che ogni anno sia interessato tra il 5% e il 15% della popolazione adulta su scala globale. La percentuale di bambini interessati dal virus influenza può arrivare al 30%.

Il virus dell’influenza non deve essere sottostimato. Con un picco di casi che può toccare i 5.000.000, nel 10% dei casi il soggetto infetto va incontro al decesso. Principalmente sono bambini al di sotto dei 5 anni, anziani e soggetti con malattie croniche.

Quali sono i sintomi dell’influenza?

I sintomi possono essere diversi, ed è importante da parte del medico inquadrarli anche in un’ottica di diagnosi differenziale, perché sono sintomi ravvisabili anche in altre patologie:

Ci sono poi altri segnali che possono complicare il quadro clinico. Segnali quali crampi addominali, nausea e vomito, sonnolenza e sudorazione notturna, placche alla gola.

Possibili complicazioni

Entro una settimana, quando il soggetto non presenta fragilità e ha una buona funzionalità immunitaria, l’episodio influenzale si risolve entro una settimana senza la necessità di ricorrere a terapie.

Le persone più a rischio, come bambini tra i 5 mesi e i 6 anni, le donne in gravidanza, gli anziani e i pazienti sotto terapie che indeboliscono il sistema immunitario, possono andare incontro ad aggravamenti o complicazioni. I soggetti con oltre 65 anni rappresentano oltre la metà dei casi di aggravamento.

Gli eventi complessi determinati dall’influenza possono essere:

Quali sono le cause?

I virus influenzali vanno ricondotti alle famiglie delle Ortomixoviridiae, che si caratterizzano per la frequente mutazione del capside, la struttura proteica a rivestimento dell’acido nucleico del virus. Questa mutazione frequente rischia di compromettere la risposta immunitaria dell’organismo, dal momento che il sistema immunitario calibra la propria risposta proprio in base alla struttura del capside. Se questa struttura muta, ecco che la risposta immunitaria risulta rallentata.

I virus che causano l’influenza isolati finora sono:

  • virus di tipo A che interessano anche altre specie. Il tipo A è suddiviso in ulteriori sottotipi, in base alle proteine di superficie: la emoagglutinina (HA) e la neurammidinasi (NA)
  • virus di tipo B, che riguardano esclusivamente l’uomo. Non prevedono sottotipi
  • virus di tipo C, la cui infezione è per lo più asintomatica, e in ogni caso estremamente simile al raffreddore
  • virus di tipo D, isolati in bovini e suini. Attualmente non si sa se il tipo D sia in grado di effettuare un salto di specie.

Come avviene la trasmissione?

L’influenza si diffonde attraverso specifiche vie di trasmissione, indipendentemente dai ceppi virali che annualmente si sviluppano per mezzo delle mutazioni, che interessano prevalentemente il virus di tipo A.

L’influenza si trasmette principalmente per via aerea. Con un colpo di tosse, uno starnuto o anche parlando, dalla bocca fuoriescono delle goccioline di saliva, o droplet, che arrivano al soggetto con il quale si è in contatto diretto. Nei luoghi chiusi e affollati si ha un tendenziale aumento della contagiosità anche se il virus influenza dimostra capacità di resistenza anche a temperature basse e umidità, in ambienti esterni.

Il periodo di incubazione tendenzialmente è di 2 giorni, in seguito al contatto con un soggetto infetto. È comunque possibile una incubazione di 3 - 4 giorni. La contagiosità si estende ad un massimo di 7 giorni, con un esordio che anticipa di poco il manifestarsi dei primi sintomi. Nei bambini la contagiosità è più prolungata rispetto agli adulti.

Perché la sera si alza la febbre?

La febbre, il principale sintomo influenzale, la sera tende ad aumentare. Questo ulteriore aumento della temperatura ha una ragione: in questo segmento della giornata l’organismo produce una quantità inferiore di cortisolo.

Il cortisolo è un ormone secreto dalle ghiandole surrenali, svolge una funzione antinfiammatoria, come accade con il cortisone. Il cortisolo interrompe la produzione delle prostaglandine da parte dell’ipotalamo. Come conseguenza, la temperatura subisce un aumento.

Come curare l’influenza?

Il primo passo da compiere, in caso del manifestarsi di sintomi influenzali, è rivolgersi al medico curante. La terapia più adatta è quella sintomatica. È possibile arrivare alla risoluzione dell’influenza attraverso:

  • antipiretici come paracetamolo, naproxene e acido acetilsalicinico, per abbassare lo stato febbrile
  • analgesici come ibuprofene, codeina e amitriptilina, con azione di riduzione di malessere, mal di testa, oltre che dei dolori muscolari e articolari
  • antinfiammatori quali cortisone, nimesulide e dimeticone, che riducono l’infiammazione e, quindi, l’infezione
  • antivirali come l’amantadina, per il virus influenzale A e lo zanamivir che, insieme all’oseltamivir, è adottato per i virus di tipo A e di tipo B.

Solitamente viene consigliato al soggetto un riposo per un tempo massimo di 2 giorni dopo la scomparsa della febbre. Nella eventualità di complicanze, lo specialista prescriverà la terapia del caso.

Influenza e vaccini

La migliore difesa dal virus influenzale è data dai vaccini antinfluenzali, specialmente per alcune categorie di persone che sono particolarmente a rischio: anziani, bambini, donne in gravidanza, operatori sanitari. E per evitare il rischio di complicazioni.

Quello antinfluenzale è un vaccino inattivato trivalente, con efficacia nei confronti del virus di tipo A e B. L’efficacia del vaccino ha uno spettro compreso tra il 70% e il 90%; la riduzione della mortalità è ricompresa tra il 70% e l’80%. Grazie al vaccino è possibile prevenire l’eventuale infezione o, in caso di infezione, il rischio di complicazioni risulta ridotto in modo drastico e significativo.

Il vaccino è consigliabile per tutti i soggetti a rischio cui si è fatto riferimento. Inclusi i pazienti che soffrono di patologie pregresse quali asma, ipertensione, diabete, AIDS.

Come si fa a capire se è Covid o è influenza?

Rispetto ai sintomi dovuti al Covid-19, l’influenza ha in comune:

  • tosse
  • febbre
  • affaticamento
  • dolori muscolari e articolari
  • mal di testa
  • gola infiammata
  • sudorazione notturna, soprattutto con la variante Omicron.

Ci sono poi sintomi specifici del Covid-19, quali la perdita di gusto e di olfatto, più infrequenti nelle ultime varianti. Va poi aggiunto che i sintomi da Covid-19 hanno una durata più importante, con una manifestazione compresa tra i 2 giorni e i 14 giorni rispetto all’esposizione con un soggetto contagiato.

La debolezza e la difficoltà nella respirazione risultano poi molto più persistenti quando determinati da infezione da Covid-19, originata da coronavirus SARS-CoV-2. Nel dubbio, è consigliabile fortemente di sottoporsi ad un tampone, così da accertare in modo inequivocabile la causa virale dei sintomi, e intraprendere quanto prima la terapia più adeguata.