Allergologo, chi è?
L’allergologo è un medico specialista in allergologia e immunologia clinica, formato per riconoscere, diagnosticare e trattare le malattie allergiche e le disfunzioni del sistema immunitario. Il percorso formativo prevede la laurea in Medicina e Chirurgia e una specializzazione in Allergologia e Immunologia Clinica.
La competenza di questo specialista abbraccia un ampio spettro di condizioni: dalle allergie respiratorie a quelle alimentari, dalle reazioni cutanee alle risposte gravi come lo shock anafilattico. L’allergologo può collaborare con dermatologi, pneumologi, otorinolaringoiatri e pediatri per garantire un approccio diagnostico e terapeutico completo.
Cosa fa e di cosa si occupa l’allergologo?
L’allergologo valuta i sintomi del paziente, ne ricostruisce la storia clinica e utilizza test specifici per identificare gli allergeni responsabili, per poi definire un piano di trattamento su misura.
Le attività che svolge sono:
- diagnosi: raccoglie l’anamnesi del paziente, analizza i sintomi e prescrive o esegue test diagnostici per individuare l’allergene scatenante
- trattamento: prescrive terapie farmacologiche come antistaminici e corticosteroidi, e gestisce l’immunoterapia allergenica (i cosiddetti vaccini antiallergici)
- prevenzione: fornisce indicazioni su come ridurre l’esposizione agli allergeni e come gestire le reazioni in caso di contatto non voluto
- monitoraggio: segue nel tempo i pazienti con allergie croniche, asma bronchiale o a rischio di anafilassi, adattando la terapia all’evoluzione del quadro clinico.
Quando andare dall’allergologo?
Ci si rivolge all’allergologo quando si sospetta una reazione allergica ricorrente o quando sintomi come naso chiuso, prurito, difficoltà respiratorie o reazioni cutanee non trovano una spiegazione in altre patologie.
Altre indicazioni che richiedono una visita dall’allergologo sono:
- rinite che tende a non passare
- lacrimazione degli occhi
- respiro di tipo sibilante
- disturbi a carico dell’apparato digestivo che si manifestano dopo avere mangiato specifici alimenti.
Cosa cura l’allergologo?
L’allergologo si occupa di tutte le patologie in cui il sistema immunitario risponde in modo eccessivo o anomalo a sostanze normalmente innocue per la maggior parte delle persone.
Le principali condizioni trattate includono:
- rinite allergica, che può dipendere da pollini, acari, muffe, peli di animali
- asma allergica e broncocostrizione da allergeni inalatori
- congiuntivite allergica
- orticaria e angioedema
- dermatite atopica e dermatite da contatto
- allergie alimentari, a latte, uova, frutta secca, glutine e altri alimenti
- allergie a farmaci, in particolare antibiotici come le penicilline e i FANS
- allergie ad api o vespe
- shock anafilattico e reazioni sistemiche gravi.
Se uno o più di questi disturbi si ripresentano con regolarità, prenotare una visita allergologica è il primo passo per ottenere una diagnosi precisa e un piano di trattamento efficace.
Visita allergologica, come funziona?
Il medico inizia con un’anamnesi approfondita: chiede quando compaiono i sintomi, in quali contesti, da quanto tempo, se ci sono familiari con allergie documentate. Viene poi svolto l’esame obiettivo, durante il quale si valuta la cute, le mucose nasali, la funzione respiratoria e gli occhi.
In base al quadro clinico, l’allergologo può già eseguire durante la visita test cutanei come il prick test, oppure prescrivere esami ematici specifici da svolgere successivamente. Al termine, illustra i risultati, comunica la diagnosi e definisce il piano terapeutico, che può includere farmaci, misure di evitamento e, nei casi indicati, l’avvio dell’immunoterapia.
Esami e test di allergologia
I principali strumenti diagnostici dell’allergologo sono test cutanei ed esami ematici, scelti in base alla tipologia di allergia sospettata.
I test più utilizzati in ambito allergologico sono:
- prick test: si applicano sulla cute dell’avambraccio piccole gocce di estratti allergenici standardizzati (pollini, acari, muffe, alimenti.). Dopo 15-20 minuti si legge la reazione cutanea. È il test di primo livello per le allergie respiratorie e alimentari
- patch test: cerotti contenenti sostanze chimiche vengono applicati sulla schiena e lasciati in sede per 48 ore. È il test di riferimento per la diagnosi di dermatite da contatto
- IgE specifiche: esame del sangue che misura la presenza di anticorpi IgE diretti contro allergeni specifici. Utile quando il prick test non è eseguibile o i risultati cutanei sono dubbi
- test di provocazione: in casi selezionati e in ambiente protetto, si somministra in dosi progressive l’allergene sospetto (alimento, farmaco) per confermare o escludere una sensibilizzazione clinicamente rilevante
- spirometria: valuta la funzionalità respiratoria nei pazienti con sospetta asma allergica.