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Pubblicato inPatologie

Diabete: tipi, sintomi, valori e cure

Il diabete è una patologia di tipo cronico dovuta ad una disfunzione dell’insulina e caratterizzata da elevati di glucosio nel sangue

diabete

Il diabete è una malattia cronica caratterizzata da un eccesso di zucchero (glucosio) nel sangue, l’iperglicemia, causato da una produzione insufficiente o da un cattivo funzionamento dell’insulina, l’ormone del pancreas che fa entrare il glucosio nelle cellule per trasformarlo in energia.

In Italia interessa circa il 6% della popolazione, quasi 4 milioni di persone, più una quota rilevante di casi non ancora diagnosticati.

Esistono tre forme principali – tipo 1, tipo 2 e gestazionale – con cause, età di esordio e terapie diverse.

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sintomi diabete

Che cos’è il diabete

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In condizioni normali, dopo un pasto la glicemia sale e il pancreas rilascia insulina, che apre alle cellule le “porte” per il glucosio e riporta i valori nella norma.

Nel diabete questo meccanismo si inceppa: o l’insulina manca, o le cellule non le rispondono più come dovrebbero.

Il glucosio resta così nel sangue (glicemia alta) e, negli anni, danneggia vasi sanguigni, nervi e organi.

Perché si chiama “diabete mellito”

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Il nome completo della malattia è diabete mellito: “diabete” viene dal greco e significa “passare attraverso”, riferito all’abbondante produzione di urina, mentre “mellito” deriva dal latino mel, miele, perché l’eccesso di glucosio rende le urine dolciastre, come i medici dell’antichità avevano osservato.

La precisazione serve anche a distinguerlo dal diabete insipido, una malattia completamente diversa e molto più rara, che riguarda l’equilibrio dei liquidi e non ha nulla a che fare con la glicemia.

I tipi di diabete

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Chi colpisce Che cosa succede
Diabete di tipo 1 (~10% dei casi) Tipicamente bambini e giovani Il sistema immunitario distrugge le cellule che producono insulina
Diabete di tipo 2 (~90% dei casi) Tipicamente adulti dopo i 40 anni L’insulina c’è ma le cellule non rispondono bene (insulino-resistenza)
Diabete gestazionale Donne in gravidanza Gli ormoni della gravidanza riducono la sensibilità all’insulina

Diabete di tipo 1

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È una malattia autoimmune: per cause ancora ignote, il sistema immunitario produce anticorpi che attaccano le cellule beta del pancreas, azzerando la produzione di insulina.

Esordisce in modo rapido, di solito nell’infanzia o nell’adolescenza, anche se esiste una variante a evoluzione lenta dell’adulto, (il LADA) e richiede la terapia insulinica per tutta la vita. Non dipende dallo stile di vita e non è prevenibile.

Nell’approfondimento sul diabete di tipo 1: i sintomi d’esordio da riconoscere, la terapia insulinica e le nuove tecnologie, dai sensori ai microinfusori.

Diabete di tipo 2

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È la forma più comune: il pancreas produce insulina, ma l’organismo la usa male. S

Si sviluppa lentamente, in genere dopo i 40 anni, sull’incontro tra predisposizione familiare e stile di vita: i principali fattori di rischio sono sovrappeso e obesità, sedentarietà, età superiore ai 45 anni, ipertensione, colesterolo HDL basso e trigliceridi alti; il quadro della sindrome metabolica.

Complice l’aumento dell’obesità infantile, colpisce oggi anche età più giovani.

Una nota di precisione: il MODY, un tempo confuso con il tipo 2 giovanile, è in realtà un gruppo di rare forme genetiche a sé stanti.

Nell’approfondimento sul diabete di tipo 2: il prediabete, i farmaci più recenti e la possibilità di remissione.

Diabete gestazionale

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Compare durante la gravidanza – può interessare fino a circa una gestante su dieci – quando gli ormoni placentari riducono la sensibilità all’insulina.

In genere si risolve dopo il parto, ma va diagnosticato e trattato con attenzione: se trascurato aumenta il rischio di crescita eccessiva del feto, parto prematuro e complicanze, e per la madre resta un fattore di rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 negli anni successivi.

Tutti i dettagli su screening e gestione nell’approfondimento sul diabete in gravidanza.

Quali sono i sintomi del diabete

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I sintomi classici dell’iperglicemia sono comuni a tutte le forme:

Quello che cambia da forma a forma è l’intensità dell’esordio.

Nel tipo 1 i sintomi compaiono in poche settimane e sono evidenti; se la diagnosi tarda possono aggiungersi nausea, vomito e il caratteristico alito dall’odore di acetone, segni di scompenso acuto che richiedono il pronto soccorso.

Nel tipo 2, al contrario, la glicemia sale lentamente e possono passare anni senza alcun segnale: la scoperta avviene spesso per caso, con gli esami del sangue di routine.

Nel gestazionale i sintomi sono in genere assenti, ed è per questo che in gravidanza lo si cerca attivamente con lo screening.

I valori della glicemia: quando si parla di diabete

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È la domanda più frequente, e la risposta sta negli esami del sangue:

Esame Normale Prediabete Diabete
Glicemia a digiuno 70-99 mg/dl 100-125 mg/dl (alterata glicemia a digiuno) ≥ 126 mg/dl, confermata in due occasioni
Curva da carico (OGTT), a 2 ore < 140 mg/dl 140-199 mg/dl (ridotta tolleranza al glucosio) ≥ 200 mg/dl
Emoglobina glicata (HbA1c) < 5,7% 5,7-6,4% ≥ 6,5%

La curva da carico si esegue misurando la glicemia a digiuno e poi due ore dopo aver bevuto una soluzione con 75 grammi di glucosio; l’emoglobina glicata riflette invece la glicemia media degli ultimi 2-3 mesi.

Una glicemia molto elevata (≥ 200 mg/dl) in presenza dei sintomi classici è sufficiente da sola per la diagnosi.

Nel sospetto di diabete di tipo 1, la conferma arriva dalla ricerca degli autoanticorpi contro le cellule beta. I valori nella fascia intermedia definiscono il prediabete: non è ancora malattia, ma è il momento migliore per intervenire.

Poiché il tipo 2 resta a lungo silenzioso, un controllo della glicemia è raccomandato a tutti dopo i 45 anni, e prima in presenza di sovrappeso e altri fattori di rischio.

Le complicanze del diabete

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Un’iperglicemia protratta e mal controllata danneggia progressivamente i vasi sanguigni.

Sul lungo periodo il diabete aumenta il rischio cardiovascolare (infarto e ictus), può danneggiare la retina (retinopatia diabetica), i reni fino all’insufficienza renale, i nervi periferici (neuropatia) e i piedi.

Sono le complicanze, più che la glicemia in sé, il vero motivo per cui il diabete va preso sul serio e sono in larga parte prevenibili con un buon controllo glicemico e con gli screening periodici di occhi, reni e piedi.

Come si cura il diabete

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Dal diabete non si guarisce nel senso classico, ma ogni forma ha oggi una gestione efficace.

  • Nel tipo 1 la terapia è l’insulina, per tutta la vita, sempre più supportata da sensori e microinfusori.
  • Nel tipo 2 la base è lo stile di vita (alimentazione e movimento) a cui si affiancano quando serve i farmaci, dalla metformina alle classi più recenti che proteggono anche cuore e reni; nelle diagnosi recenti, una perdita di peso importante e guidata da professionisti può portare in alcuni casi alla remissione, cioè a glicemie normali senza farmaci.
  • Nel gestazionale si parte dalla dieta, riservando l’insulina ai casi che ne hanno bisogno. La terapia è sempre personalizzata: età, peso, rischio cardiovascolare e funzione renale contano quanto la glicemia, ed è il diabetologo a costruire il percorso.

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Cosa mangiare se si ha il diabete?

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La dieta è uno strumento di cura in tutte le forme di diabete: migliora il controllo glicemico, aiuta a mantenere un peso corretto e protegge il sistema cardiovascolare.

Lo schema di riferimento resta quello mediterraneo: circa 55% delle calorie dai carboidrati, preferibilmente complessi e integrali, 15% dalle proteine e 30% dai grassi, con i saturi sotto il 10%.

Schema alimentare diabete

In pratica: pane, pasta, riso, patate e polenta non sono vietati, contano le porzioni.

I cibi integrali e i legumi sono da privilegiare, perché le fibre smorzano i picchi glicemici e aumentano la sazietà (un piatto unico come pasta e fagioli è un ottimo esempio); tutta la frutta è consentita, con moderazione per quella più zuccherina come cachi, fichi, uva e banane; per i grassi, meglio pesce e olio extravergine d’oliva rispetto a formaggi e grassi animali.

Gli zuccheri semplici – zucchero bianco e di canna, miele, dolci e bevande zuccherate – vanno ridotti al minimo: i dolcificanti possono essere un aiuto occasionale, ma la strategia vincente è abituare il gusto a meno dolce, non spostare la dipendenza altrove.

Quanto all’alcol, non esiste una quantità “consigliata”: chi beve dovrebbe restare entro un’unità al giorno, durante il pasto, ma meno è meglio.

Il piano alimentare va costruito con un professionista, per evitare squilibri e cucirlo sulla terapia in corso.

Il diabete si può prevenire?

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Dipende dalla forma.

Il tipo 1 non è prevenibile: è una malattia autoimmune dalle cause ancora sconosciute, che non dipende dallo stile di vita.

Il tipo 2 sì, in larga misura: gli studi di prevenzione mostrano che nelle persone a rischio un’alimentazione corretta, il calo di peso e un’attività fisica regolare riducono di oltre la metà i nuovi casi.

La finestra più preziosa è il prediabete: una glicemia “un po’ alta” scoperta per caso non va archiviata, va usata come occasione per cambiare rotta, con un controllo periodico e, se serve, il supporto del diabetologo e del nutrizionista.