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Attacchi di panico

Gli attacchi di panico sono episodi di intensa paura. Tra le più comuni manifestazioni d’ansia, di solito sono transitori e di breve durata.
Vediamo di cosa si tratta.

Gli attacchi di panico, o crisi di panico, sono episodi di intensa paura o malessere spesso avvertiti come la sensazione allarmante di morire, di impazzire o perdere il controllo. Di solito insorgono all’improvviso, accompagnati da senso di pericolo o catastrofe imminente, o dall’urgenza di allontanarsi.

Attacchi di panico: cosa sono e come si manifestano

Seppure estremamente spiacevoli ed estenuanti per chi li subisce, gli attacchi di panico non sono di per sé pericolosi per la salute fisica. Colpiscono una persona su dieci, e nella maggior parte dei casi si risolvono senza il ricorso ad alcuna terapia.

Gli attacchi di panico possono essere episodi isolati, o ripetersi a distanza di tempo. In una minoranza di casi, quando diventano frequenti, danno esito a un vero e proprio disturbo. Vediamo cos’è nello specifico.

Disturbo da attacchi di panico

Il disturbo di panico è un disturbo d’ansia, caratterizzato dalla comparsa di ripetuti attacchi di panico in un periodo di tempo relativamente breve. Interessa circa il 3% della popolazione, esordendo nella tarda adolescenza o nella prima età adulta, e ha un’incidenza maggiore nelle donne.

Coloro che soffrono di disturbo di panico sperimentano, come condizione tipica, la cosiddetta ansia anticipatoria: la paura di subire un nuovo attacco. L’ansia anticipatoria, con il suo carico di sensazioni negative di mancanza di controllo su di sé e sugli eventi, aumenta le probabilità di avere altri attacchi di panico, innescando così un circolo vizioso. Tale condizione di “paura della paura” porta a comportamenti disadattivi, dettati dall’intenzione di evitare situazioni e luoghi che possano indurre nuovi episodi di panico (evitamento fobico). 

Il disturbo, nel suo decorso, può portare a sentimenti di forte demoralizzazione, ipocondria e all’abuso di sostanze. 

Non sono ancora chiari i meccanismi che si innescano nei soggetti con disturbo da attacchi di panico e che li rendono vulnerabili a questa patologia, sia in termini psicopatologici sia in termini di caratteristiche individuali.

Classificazione degli attacchi di panico

In base alle caratteristiche che presentano, e alla presenza o meno di situazioni scatenanti, gli attacchi di panico si distinguono in:

  • inattesi o inaspettati: quando si manifestano in modo imprevedibile e senza alcuna causa razionale
  • attesi o causati dalla situazione: si manifestano subito dopo l'esposizione o nell’attesa di una situazione scatenante
  • sensibili alla situazione: hanno maggiore possibilità di manifestarsi dopo l'esposizione a un fattore scatenante ma non sono invariabilmente associati a esso.

In genere, al suo esordio, il disturbo di panico presenta attacchi inaspettati. Nel corso del tempo le loro caratteristiche possono evolversi e le crisi possono gradualmente collegarsi a condizioni particolari.

Attacchi di panico notturni

Gli attacchi di panico notturni rientrano nella tipologia degli attacchi inaspettati e meritano un breve cenno per la loro alta incidenza: infatti una percentuale che va dal 50% al 70% della popolazione ha sperimentato almeno una volta una crisi notturna.

Si manifestano come bruschi risvegli segnati da uno stato di ansia, di forte paura, e disagio, e presentano gli stessi sintomi fisici e cognitivi degli attacchi diurni. Di solito, comportano difficoltà a riaddormentarsi ed evitamento del sonno stesso. 

Ma vediamo nel dettaglio cosa succede quando si ha un attacco di panico. 

Quali sono i sintomi degli attacchi di panico

Gli attacchi di panico di solito compaiono all’improvviso, raggiungendo l’apice nell’arco di 10 minuti. Durano in media mezz’ora, con variazioni che vanno da pochi secondi a qualche ora. Dal momento che non è possibile ricondurlo a cause plausibili, chi subisce un attacco di panico inaspettato teme solitamente di avere una patologia grave a carico del cuore o dei polmoni e si rivolge, come prima cosa, al proprio medico. 

Gli attacchi di panico si manifestano con la comparsa di alcuni sintomi fisici e cognitivi specifici. 

Tra i sintomi cognitivi, come già accennato, ci sono:

  • la paura di morire
  • la paura di perdere il controllo o impazzire
  • il senso di irrealtà (derealizzazione).

I sintomi fisici invece comprendono: 

  • dolore o fastidio al petto
  • vertigini, sensazione di instabilità o svenimento
  • brividi o vampate di calore
  • nausea o dolori addominali
  • intorpidimento o sensazione di formicolio
  • palpitazioni o tachicardia
  • dispnea o sensazione di soffocamento
  • sudorazione
  • tremore o scosse.

La sintomatologia può cambiare in relazione alla gravità dell’episodio e alla persona che ne è colpita. Si parla di attacco di panico in presenza di almeno 4 di questi sintomi, negli altri casi gli attacchi si definiscono paucisintomatici. 

Attacchi di panico: cause scatenanti

Le cause scatenanti alla base degli attacchi di panico non sono sempre identificabili. I fattori che entrano in gioco possono avere origine psicologica ma anche fisiologica. Tra le condizioni che possono favorirne l’insorgenza ci sono i disturbi d’ansia e la depressione, ma anche situazioni di forte stress come:

  • la diagnosi di una malattia grave
  • i traumi fisici o psicologici
  • il lutto
  • i cambiamenti importanti
  • i problemi lavorativi, economici, familiari etc.

In misura minore, gli attacchi di panico possono avere cause organiche, per esempio:

Quando gli attacchi compaiono nell’ambito dei disturbi d’ansia, spesso sono collegati al disturbo stesso e sono quindi attacchi di panico attesi: è il caso di un soggetto agorafobico che sviluppa una crisi di panico in presenza di spazi aperti e affollati.

Come si curano gli attacchi di panico

Il primo passo in caso di attacchi di panico è quello di escludere eventuali cause patologiche. Gli attacchi di panico isolati, come già accennato, tendono a risolversi senza il ricorso a una terapia. Diverso è il caso del disturbo di panico che, dopo essere stato attentamente diagnosticato, prevede spesso l'integrazione fra terapia psicofarmacologica, psicologica e di natura comportamentale.

I risultati terapeutici a breve e medio termine, derivati dai vari approcci, sono più che soddisfacenti ed evidenziano una remissione del disturbo in circa il 90% dei casi. A fronte di questi dati, negli studi di follow-up, i risultati indicano che il 45% dei pazienti ottiene non solo la remissione, ma anche un miglioramento clinico della sintomatologia a due anni dall'inizio del trattamento.

La scelta della cura deve dipendere da una valutazione dell'efficacia, dei benefici e dei rischi di ogni modalità e dalle preferenze personali del paziente.

Terapia farmacologica

La terapia farmacologica degli attacchi di panico si avvale prevalentemente di due classi di farmaci, spesso usati in associazione:

  • ansiolitici, soprattutto benzodiazepine
  • antidepressivi.

Le benzodiazepine più adoperate sono l’alprazolam, l’etizolam, il clonazepam, il lorazepam. Possono essere impiegate nelle forme lievi, ma preferibilmente per un breve periodo di tempo, a causa degli effetti collaterali associati, come sonnolenza, confusione, disturbi della coordinazione e della memoria, e della loro capacità di indurre dipendenza e assuefazione.

Tra gli antidepressivi, si sono dimostrati efficaci:

  • i triciclici (TCA): clomipramina, imipramina, desimipramina
  • gli inibitori delle monoamino ossidasi (IMAO)
  • gli inibitori selettivi del ricaptazione della serotonina (SSRI): citalopram, escitalopram, paroxetina, fluoxetina, fluvoxamina, sertralina.

Gli SSRI sono largamente impiegati, soprattutto perché hanno minori effetti collaterali, a differenza degli IMAO che, al contrario, presentandone di gravi, soprattutto in associazione ad alcune molecole, vengono raramente prescritti. È importante ricordare che la terapia farmacologica per avere successo deve essere affiancata dalla psicoterapia.

Psicoterapia cognitivo comportamentale

La terapia cognitivo comportamentale è uno dei modelli terapeutici più efficaci nella cura del disturbo di panico. Questo tipo di intervento mira, con la guida di uno psicologo psicoterapeuta, a modificare il comportamento del paziente, attraverso la conoscenza delle proprie sensazioni corporee e delle proprie emozioni. 

L’obiettivo della terapia è contrastare i comportamenti disadattivi, come l’evitamento fobico, e incoraggiare il paziente a esporsi alla sensazioni fisiche che lo spaventano (esposizione enterocettiva e in vivo), con esercizi mirati e la messa in pratica delle attività a cui ci si sottrae. La terapia aiuta inoltre a prevenire le ricadute, e mostra di ridurre significativamente gli attacchi di panico notturni. 

Attacchi di panico: cosa fare nell'immediato

In caso di attacchi di panico, è consigliabile rimanere dove si è e cercare di mantenere una respirazione lenta e profonda. È importante tranquillizzarsi ricordando che non ci si trova in reale pericolo di vita: l’attacco è solo una condizione temporanea che svanisce in breve tempo.

Per prevenire la comparsa degli attacchi di panico può essere utile:

  • fare attività fisica per ridurre lo stress
  • ricorrere a tecniche di respirazione
  • fare mindfulness (training di consapevolezza)
  • sperimentare terapie complementari che favoriscono il rilassamento: massaggi, yoga, pilates
  • non abusare di cibi e bevande ad alto contenuto di zuccheri
  • evitare alcool, fumo e caffeina.

Per saperne di più, è possibile leggere un approfondimento su come gestire gli attacchi di panico a questo link