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Aids e malattie sessualmente trasmesse

A cura di
Letizia
Parolari

L’Aids (sindrome da immunodeficienza acquisita) è una malattia infettiva sessualmente trasmissibile provocata dal virus dell’Hiv. Come si trasmette, quando fare il test e quali sono le cure: tutto quello che c'è da sapere

Che cosa sono le malattie sessualmente trasmissibili?

Le malattie sessualmente trasmissibili (MST) costituiscono uno dei più seri problemi di salute pubblica in tutto il mondo, sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo, e interessano soprattutto gli adolescenti. In particolare, la fascia della popolazione più esposta sarebbe quella di età compresa tra i 15 e i 24 anni

Le malattie sessualmente trasmissibili, come dice il nome, vengono trasmesse durante l'atto e il contatto sessuale

Tra le principali ci sono:

  • AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita)
  • sifilide
  • clamidia
  • gonorrea

Secondo gli ultimi dati diffuso dal ministero della Salute ogni giorno a livello globale verrebbe contratto un milione di infezioni trasmesse sessualmente. Circa il 25% dei 376 milioni di infezioni diagnosticate annualmente in tutto il mondo sarebbero infezioni a trasmissione sessuale.

Che cos’è l’Aids?

L'AIDS è una malattia provocata dal virus HIV. Questo agente patogeno appartiene alla famiglia dei retrovirus, caratterizzata da una capacità di replicarsi unica nel suo genere. Grazie alla trascrittasi inversa, un particolare tipo di enzima, sono infatti in grado di tramutare il materiale genetico a Rna in Dna, inserendosi nel Dna della cellula ospite dalla quale dirigono la riproduzione virale.
Chi è entrato in contatto con questo virus può diventare sieropositivo; chi è sieropositivo può trasmettere il virus ad altre persone e se non si sottopone alle terapie sviluppa lo stato conclamato di AIDS e va incontro a morte a causa di infezioni opportunistiche o di tumori.

Il virus dell’Hiv, infatti, ha come cellule bersaglio i linfociti T CD4, cellule del sistema immunitario che hanno un ruolo fondamentale nella risposta dell’organismo a molteplici agenti patogeni e cancerogeni.

Come si trasmette il virus?

L'Hiv si trasmette con tutti i tipi di rapporti sessuali non protetti (orale, anale, vaginale: un solo contatto sessuale può provocare il contagio) e con utilizzo di giocattoli sessuali contaminati.

L’uso del preservativo durante i rapporti sessuali riduce sensibilmente il rischio di contrarre l’infezione. Inoltre, è bene sottolineare che, oltre alla possibilità di entrare in contatto con il virus dell’Hiv, i rapporti non protetti possono essere la causa della trasmissione di oltre 30 tipi di patologie infettive sessualmente trasmissibili.

Non proteggono dall’Hiv altri metodi anticoncezionali quali pillola anticoncezionale, spirale, diaframma o coito interrotto.

Oltre a queste situazioni, risultano a rischio anche scambio di siringhe, rasoi, spazzolini o altri oggetti che possano venire a contatto con il sangue.

Esiste anche un altro tipo di trasmissione, detta verticale, che può avvenire dalla madre al figlio durante il periodo della gravidanza, nel momento del parto o nel corso dell’allattamento.

In una donna sieropositiva, il rischio di contagiare il feto è di circa il 20%, margine che può essere ridotto al 2% attraverso la somministrazione di zidovudina, un farmaco antivirale, sia alla madre durante la gravidanza sia al neonato nell’arco delle sue prime sei settimane di vita.

Quali sono i sintomi e come si capisce di essere diventati sieropositivi?      

Non sempre si manifestano sintomi in seguito all'infezione da HIV. Il paziente, infatti, può anche risultare asintomatico nella fase iniziale della malattia o, addirittura, non presentare alcune manifestazioni per anni.

Ci si può accorgere dell’infezione solo all’insorgere di una malattia. Si tratta delle cosiddette patologie “indicative di Aids”, tra le quali ci sono anche le “infezioni opportunistiche”. Sono malattie innescate da agenti patogeni che solitamente non intaccano le persone sane, ma possono infettare soggetti che non sono in grado di difendersi a causa di un sistema immunitario fortemente compromesso.

Tra i principali agenti patogeni che possono infettare un paziente con sindrome da immunodeficienza acquisita ci sono virus, batteri, funghi e protozoi quali ad esempio:

  • citomegalovirus
  • herpes simplex
  • protozoi responsabili della pneumocistosi, una particolare forma di polmonite
  • batteri responsabili della tubercolosi
  • funghi responsabili della candida albicans

Tra le altre patologie indicative di Aids ci sono soprattutto tumori come:

  • linfomi
  • sarcoma di Kaposi
  • carcinoma del collo dell’utero
A volte si possono manifestare  sintomi molto generici come:

Per identificare la sieropositività bisogna quindi fare un prelievo di sangue per identificare gli anticorpi specifici.

Quando bisogna fare il test per l’Hiv?

Se hai avuto un rapporto sessuale non protetto o se hai il dubbio di aver contratto il virus HIV, rivolgiti al tuo medico o recati presso l'Unità Operativa Malattie Sessualmente Trasmesse (UOMST) a te più vicina per effettuare il Test. Se risulti positivo, avvisa tutte le persone con cui hai avuto rapporti sessuali nell'ultimo anno e consiglia loro di fare il test.

Tra il momento in cui viene contratto il virus dell’Hiv e la positivizzazione del test specifico può intercorrere un lasso di tempo di alcune settimane detto “periodo finestra”. In questa fase, anche se la persona risulta ancora negativa, è comunque già in grado di trasmettere l’infezione.

Quali sono le principali cure?

La terapia antiretrovirale è quella che, nei Paesi occidentali, ha ottenuto buoni risultati nel ridurre la diffusione del virus dell’Hiv.

Ad oggi, non è ancora stato sviluppato un vaccino specifico contro questo agente patogeno, caratterizzato da una notevole capacità di mutazione. A causa di questa sua peculiarità, in molto casi si ricorre ad una terapia combinata, ossia la somministrazione contemporanea di più farmaci antiretrovirali.

Al momento, la guarigione dalle infezioni da Hiv non è ancora possibile. Le terapie attualmente disponibili consentono, però, di tenere sotto controlla la patologia e garantire al paziente sieropositivo un’aspettativa di vita paragonabile ad un soggetto sano.