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Pubblicato inPatologie

Influenza 2026-2027: sintomi, quanto dura e vaccino

L’influenza è una patologia infettiva determinata da un virus. Può interessare le vie aeree superiori e le inferiori. Tende a risolversi spontaneamente, ma per soggetti fragili è consigliata la vaccinazione.

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L’influenza è una malattia respiratoria acuta causata dai virus influenzali, che in Italia circolano soprattutto tra dicembre e febbraio. Si manifesta con febbre a esordio improvviso, dolori muscolari, mal di testa, mal di gola e tosse, e nella maggior parte dei casi si risolve da sola in circa una settimana.

Per la stagione 2026-2027 la campagna vaccinale parte come sempre a inizio ottobre, con una novità importante: i vaccini potenziati sono ora raccomandati già a partire dai 60 anni.

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Che cos’è l’influenza?

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L’influenza è causata da virus a RNA della famiglia degli Orthomyxoviridae, classificati in tre tipi: A e B, responsabili delle epidemie stagionali, e C, che dà in genere forme molto lievi.

I virus influenzali mutano continuamente, è il motivo per cui l’influenza si ripresenta ogni anno in versione leggermente diversa, e per cui il vaccino va aggiornato e ripetuto a ogni stagione.

Non tutto ciò che chiamiamo “influenza” lo è davvero: raffreddori, virus parainfluenzali e altre infezioni respiratorie causano sintomi simili ma più sfumati. L’influenza vera si riconosce dalla combinazione di esordio brusco, febbre e sintomi generali (dolori muscolari e articolari, spossatezza) accanto a quelli respiratori.

Influenza 2026-2027: cosa aspettarsi quest’anno

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Per la stagione 2026-2027 la sorveglianza internazionale segnala la diffusione di una nuova variante del virus A(H3N2), il cosiddetto sottoclade K, che si è propagata rapidamente a livello globale ed è stata al centro dell’aggiornamento dei vaccini deciso dall’OMS a febbraio 2026.

Accanto ad essa circolano il virus A(H1N1)pdm09 e, in misura minore, il B/Victoria. I virus di tipo A, storicamente associati alle stagioni più intense, restano quindi i protagonisti attesi.

Come ogni anno, in Italia i primi casi sporadici compaiono in autunno, la curva sale tra dicembre e gennaio e il picco si registra in genere tra fine dicembre e febbraio: il momento migliore per vaccinarsi è ottobre-novembre, prima che la circolazione diventi intensa.

I sintomi attesi non cambiano rispetto alle forme stagionali classiche: febbre improvvisa, brividi, tosse, mal di gola, dolori muscolari e stanchezza intensa; nei bambini sono più frequenti anche nausea, vomito e diarrea.

Come si trasmette e quanto dura l’incubazione?

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Il virus si diffonde attraverso le goccioline respiratorie emesse parlando, tossendo o starnutendo, e toccando superfici contaminate per poi portare le mani a naso, bocca e occhi. Gli ambienti chiusi e affollati dei mesi freddi ne facilitano la circolazione.

Il periodo di incubazione è breve: in genere 2 giorni, con un intervallo che va da 1 a 4. Una persona è contagiosa da 1 giorno prima della comparsa dei sintomi fino a circa 3-4 giorni dopo il loro esordio (nei bambini più a lungo): è il motivo per cui l’influenza corre veloce e si trasmette anche prima di sapere di averla.

Quali sono i sintomi dell’influenza?

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Il quadro tipico esordisce bruscamente con:

Come distinguerla dalle altre infezioni respiratorie che circolano negli stessi mesi:

Influenza Raffreddore COVID-19
Esordio Brusco, in poche ore Graduale Variabile
Febbre Alta, quasi costante Rara o lieve Frequente, variabile
Dolori muscolari Intensi Lievi o assenti Frequenti
Naso chiuso e starnuti Possibili Dominanti Possibili
Perdita di gusto/olfatto Rara Possibile (naso chiuso) Possibile, più caratteristica
Durata tipica 5-7 giorni Pochi giorni Variabile

La sovrapposizione è comunque ampia: è importante sapere con certezza se si tratti di influenza quando si parla di pazienti fragili, o in caso di sintomi severi. In questi casi, la distinzione e diagnosi si fa con il tampone, non a occhio e basandosi semplicemente sui sintomi.

Quanto dura l’influenza?

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Nella persona sana l’influenza si risolve da sola: la febbre dura in genere 3-4 giorni, i sintomi generali migliorano entro una settimana, mentre tosse e stanchezza possono trascinarsi per 1-2 settimane dopo la guarigione; un residuo normale, che da solo non deve preoccupare.

Il campanello d’allarme è semmai l’andamento opposto: una febbre che sembrava passata e risale dopo qualche giorno può indicare una complicanza batterica ed è da segnalare al medico.

Le possibili complicazioni

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Nei soggetti sani le complicazioni sono rare. Le persone più a rischio sono i bambini piccoli (soprattutto sotto i 5 anni), le donne in gravidanza, gli over 65 (che concentrano la grande maggioranza dei casi gravi) e chi ha malattie croniche o difese immunitarie indebolite.

Le complicanze principali sono le polmoniti, virali o batteriche, la bronchite, otiti e sinusiti (specie nei bambini), la disidratazione e il peggioramento delle malattie croniche preesistenti, cardiache e respiratorie in testa.

Quando serve il medico subito: difficoltà a respirare o respiro affannoso, dolore o oppressione al petto, febbre oltre i 3-4 giorni o che risale dopo essere scesa, confusione o sonnolenza insolita, disidratazione (si urina molto poco), e nei bambini: respiro rapido o rientramenti al torace, colorito bluastro, difficoltà a svegliarsi, rifiuto dei liquidi. Nei soggetti fragili è buona regola sentire il medico già all’esordio dei sintomi, senza aspettare.

Cosa fare e cosa prendere per l’influenza?

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Non esiste una cura che “spenga” l’influenza: la terapia è sintomatica, e le basi sono riposo, molti liquidi e pazienza. I farmaci utili:

Cosa Indicazioni
Riposo e liquidi La base di tutto: restare a casa (anche per non contagiare), bere spesso, riprendere gradualmente dopo lo sfebbramento
Paracetamolo Prima scelta per abbassare la febbre e alleviare i dolori, per adulti e bambini nei dosaggi corretti
Ibuprofene e altri FANS Alternativa per febbre e dolori muscolari, salvo controindicazioni individuali
Attenzione all’aspirina L’acido acetilsalicilico non va mai usato sotto i 18 anni per il rischio di sindrome di Reye
Antivirali (su prescrizione) Farmaci come oseltamivir e zanamivir sono riservati dal medico ai pazienti fragili o ai quadri severi, e funzionano se iniziati entro 48 ore dall’esordio
Antibiotici: no L’influenza è virale: gli antibiotici non servono e non vanno assunti di propria iniziativa; li prescrive il medico solo in caso di complicanza batterica

Il vaccino antinfluenzale 2026-2027

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La vaccinazione è la forma più efficace di prevenzione dell’influenza e delle sue complicanze. Per la stagione 2026-2027 i vaccini sono trivalenti: contengono i due ceppi di tipo A – incluso il nuovo A(H3N2) aggiornato alla variante emergente – e il ceppo B/Victoria.

La componente B/Yamagata, che rendeva i vaccini “quadrivalenti”, è stata eliminata per un motivo curioso e positivo: quel lignaggio non viene più rilevato nel mondo dal 2020, probabilmente scomparso grazie alle misure anti-COVID.

Secondo la circolare del Ministero della Salute per la stagione 2026-2027, il vaccino è indicato per tutti a partire dai 6 mesi di vita e raccomandato (con offerta gratuita) in particolare a:

  • bambini dai 6 mesi ai 6 anni, per i quali è disponibile anche il vaccino spray nasale
  • persone dai 60 anni in su
  • donne in gravidanza e nel post-partum
  • persone di ogni età con patologie croniche che aumentano il rischio di complicanze: asma e malattie respiratorie, cardiovascolari, diabete, immunodepressione
  • operatori sanitari e caregiver di persone fragili.

La novità di quest’anno: l’età raccomandata per i vaccini potenziati – formulazioni ad alto dosaggio o adiuvate, più efficaci contro le forme severe – è stata abbassata da 65 a 60 anni.

La campagna vaccinale parte a inizio ottobre e la vaccinazione resta utile per tutta la stagione; la protezione si sviluppa in circa due settimane e vaccinarsi conviene tra ottobre e novembre, prima del picco. Il vaccino riduce sensibilmente il rischio di ammalarsi e, soprattutto, di sviluppare forme gravi e va ripetuto ogni anno, perché i virus cambiano e la protezione si riduce nel tempo.

Come prevenire l’influenza, oltre al vaccino

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Le misure di igiene riducono il rischio di contagio per sé e per gli altri: lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o gel alcolico, coprire naso e bocca con un fazzoletto o l’incavo del gomito quando si starnutisce o tossisce, evitare di toccarsi occhi, naso e bocca, arieggiare gli ambienti chiusi e restare a casa quando si è malati, limitando i contatti con le persone fragili.

La circolare ministeriale ricorda anche il ruolo dello stile di vita: sonno adeguato, attività fisica regolare, alimentazione equilibrata, niente fumo, aiutano a sostenere le difese immunitarie. Non sostituiscono il vaccino, ma completano la prevenzione.