Cerca nel sito
Chiudi

Epatite C, come funziona il test dell’Hcv

L’epatite C è una patologia infiammatoria a carico del fegato causata dal virus Hcv, che viene diagnosticata con una serie di test su anticorpi e materiale virale

L’epatite C è una malattia del fegato, causata dall’Hepatitis C virus (Hcv). Il virus dell’Hcv può essere identificato all’interno dell’organismo con una serie di test sul materiale genetico virale o sugli anticorpi che si sono sviluppati in risposta all’infezione.

Vediamo come funziona l’esame, quando viene richiesto e come capire se si è malati di epatite C.

Nome

Epatite C

Altri nomi

Hcv test, Ep.C, Hcv antic.anti

Codice Regionale

91195

Quando fare esame per epatite C?

Le ragioni principali per cui viene prescritto il test per l’epatite C sono screening, a partire dal compimento dei 18 anni o in caso di gravidanza; supporto diagnostico in presenza di sintomi associabili ad una malattia epatica; eventuale esposizione al virus o, ancora, monitoraggio dei piani terapeutici per il trattamento dell’infezione da Hcv.

Lo screening viene consigliato anche a soggetti che hanno contratto il virus dell’Hiv; pazienti che sono stati sottoposti a dialisi per lunghi periodi di tempo; neonati di madri che hanno contratto l’epatite C; categorie professionali a rischio perché esposte al virus o, ancora, a soggetti che fanno uso di droghe per via endovenosa.

Il medico potrebbe decidere di prescrivere un test per il virus dell’Hcv in presenza di sintomi legati a patologie epatiche o alterazione dei risultati relativi agli esami condotti nell’ambito del pannello epatico.

In un range che va dal 10 al 20% dei casi, le persone affette da epatite C manifestano sintomi in presenza dei quali può essere richiesto il test. Tra i principali ci possono essere:

  • Ittero
  • Perdita di appetito
  • Nausea e vomito
  • Urine scure e feci chiare
  • Dolore addominale
  • Affaticamento
  • Febbre

Qual è il campione necessario per il test?

Il campione di sangue necessario per effettuare il test del virus dell’epatite C può essere prelevato per via endovenosa.

Come ci si prepara all’esame?

L’esame per il virus Hcv non richiede una preparazione particolare. Per quanto riguarda la ricerca degli anticorpi anti Hcv, può essere richiesto di osservare il digiuno nelle tre ore che precedono il prelievo.

Le analisi per l’epatite C comprendono, quindi, sia la ricerca degli specifici anticorpi nel sangue, sia l’identificazione dell’Rna, ovvero del materiale genetico del virus, attraverso la misurazione della sua concentrazione a livello ematico.

I test per l’Hcv sono in grado di determinare anche il genotipo del virus, ossia la specifica sottospecie virale che ha intaccato l’organismo, in modo da poter adottare il trattamento terapeutico più idoneo alla specifica infezione.

Come ci si ammala di epatite?

Il virus dell’epatite C è solo uno dei cinque patogeni identificati che comportano una patologia infiammatoria a carico del fegato dovuta a epatiti virali. Gli altri sono il virus dell’epatite A, della B, della D e della E. 

L’infezione da Hcv può essere trasmessa attraverso il contatto con sangue infetto, ad esempio nei casi in cui si condividono aghi durante l’iniezione di droghe assunte per via endovenosa o nell’eventualità di punture accidentali con aghi infetti tra le categorie professionali a rischio (infermieri).

L’epatite C può essere contratta, anche se in percentuale minore, attraverso la condivisione di oggetti infetti portatori del virus, come ad esempio rasoi o anche spazzolini. Costituiscono un rischio anche tatuaggi e piercing che vengono realizzati con strumenti che non sono stati preventivamente sterilizzati. 

Rapporti sessuali non protetti con persone infette sono allo stesso modo un fattore di rischio, mentre seppur rara, anche la trasmissione da madre infetta a figlio nel corso della gravidanza o durante il parto può essere possibile.

Nel corso degli anni Novanta, prima che venissero sviluppati i test per la diagnosi dell’infezione da Hcv, tra le principali cause di trasmissione del virus c’erano le trasfusioni di sangue.

I test sulle sacche ematiche vengono condotti a partire dal 1992 e quelle che risultano positive al virus dell’epatite C vengono automaticamente scartate e, di conseguenza, non utilizzate per le trasfusioni. Ad oggi, il rischio di contrarre l’infezione tramite trasfusione di sangue contaminato è pari a circa un caso ogni due milioni di unità.

Come capire se si ha l’epatite?

I test sviluppati per identificare il virus dell’epatite C nell’organismo sono lo strumento diagnostico più affidabile per accertare il fatto di aver contratto effettivamente l’infezione. 

I principali esami riguardano la presenza di anticorpi anti Hcv e la conta del materiale genetico virale nel sangue. L’esito del primo test viene generalmente riportato con risultato positivo o negativo, a seconda che gli anticorpi siano presenti o meno nel sangue. Il secondo tipo di test, invece, misura la carica virale e risulta negativo o non rilevabile nei casi in cui il virus sia assente o presente in quantità che non sono sufficienti per la rilevazione.

L’esito negativo del test per gli anticorpi può voler dire che il soggetto non ha contratto l’infezione oppure non ha ancora sviluppato gli anticorpi. In presenza di un esito debolmente positivo, sarà necessario ricondurre il test perché potrebbe trattarsi di un falso positivo.

Un’infezione corrente è, invece, presente nei pazienti che risultano positivi al test dell’Rna del virus Hcv.