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Epatite B, perché e quando fare questo test

Con il termine epatite B si intende una malattia epatica infettiva provocata dal virus dell’epatite B (HBV)
che è uno dei virus più infettivi con cui si possa venire a contatto.

Perché fare il test dell’epatite B?

Il virus dell’epatite B, dopo l’epatite A, è la seconda causa di epatite virale acuta. Si fa il test dell’epatite B sia come screening sia per diagnosticare un’epatite B cronica o acuta. Inoltre serve per monitorare la patologia ed eventualmente la terapia in uso, inoltre si può rilevare l’esposizione precedente al virus o a epatiti pregresse.

Quando fare il test dell’epatite B?

Questo test è necessario per:

  • quelle persone che presentano segni o sintomi dell’infezione da HBV, come ad esempio itterizia o aumento dell’enzima epatico ALT (anche se è possibile che chi ne è affetto non presenti sintomi o sia portatore sano cioè presenti l’HBsAg positivo ma nessun altro valore che attesti l’attività della malattia)
  • chi è stato esposto al virus HBV
  • quelle persone che devono sottoporsi a trattamenti farmacologici con immunosoppressori o a chemioterapia
  • chi ha già avuto la diagnosi di epatite C o B ed è sotto trattamento farmacologico
  • chi deve valutare il proprio stato immunitario e la possibilità di sottoporsi a vaccinazione
  • quei pazienti che presentano sintomi correlati a un’epatite acuta in modo tale da capirne l’origine 

Campione richiesto per l’epatite B?

Viene prelevato un campione di sangue venoso.

Preparazione

L’esame non richiede alcuna preparazione.

Serve il digiuno?

Sì, è consigliabile che il paziente si presenti a digiuno per effettuare l’esame.

È opportuno fare l’esame dell’epatite B di prima mattina?

Sì, è opportuno fare questo esame di prima mattina.

In cosa consiste l’esame dell’epatite B?

Con un semplice prelievo di sangue è possibile ricercare il marcatore dell’infezione, HBsAG o antigene Australia, che è un antigene di superficie e costituisce il marcatore di infezione del virus dell’epatite B.

È possibile fare questo esame e determinare l’infezione da una a dieci settimane dall’inizio dei sintomi. In caso di guarigione dal virus dell’epatite B il paziente si negativizza dopo circa quattro o sei mesi.

Cosa sappiamo con questo esame?

Grazie al test per l’epatite B possiamo:

  • Sapere se i sintomi e i segni che il paziente presenta siano o meno legati all’infezione da HBV
  • Monitorare l’infezione cronica da HBV e decidere eventualmente un trattamento farmacologico

Quando viene prescritto l’esame dell’epatite B?

Il test per l’epatite B viene prescritto in presenza di sintomi e segni associabili a epatite acuta, quali:

  • Febbre
  • Perdita di appetito
  • Vomito e nausea
  • Ittero
  • Dolore addominale
  • Urine scure
  • Dolore alle articolazioni 
  • Affaticamento

Questi sintomi possono persistere da un paio di settimane fino a circa sei mesi, una durata maggiore ne indica la cronicizzazione. L’esame dell’epatite B può inoltre essere richiesto nel momento in cui risultino alterati i valori delle transaminasi (ALT e AST).

Le epatiti croniche infatti sono molto spesso asintomatiche e si riescono a diagnosticare solo nel momento in cui risultino alterati valori di esami effettuati di routine.

In quelle persone che facilmente potrebbero contrarre il virus dell’epatite B potrebbero utilizzare come esame diagnostico il test per l’antigene di superficie dell’epatite B (HBsAg).

Utile da sapere

Al test dell’epatite B, il medico unisce anche altri esami di routine come ALT (alanina aminotransferasi) e AST (aspartato aminotransferasi), grazie ai quali molto spesso è possibile fare la diagnosi in mancanza di sintomi chiari visto che tendenzialmente quelli che si presentano vengono scambiati per sintomi influenzali.

Per effettuare il test dell’epatite B è consigliabile aspettare almeno un mese dopo la vaccinazione da HBV. Questo perché si potrebbero avere dei falsi positivi immediatamente dopo il vaccino per l’epatite B.

Questo virus può essere trasmesso per via parenterale, attraverso il sangue, derivati e liquidi biologici, ma non si diffonde per mezzo di contatti superficiali come strette di mano, starnuti o colpi di tosse. 

Il rischio di contagio è superiore nei soggetti fragili sottoposti a dialisi o a terapia chemioterapica, ma anche il personale ospedaliero è particolarmente a rischio nel contrarre questa infezione.