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La clamidia, che cos’è e come si cura


La clamidia è un’infezione che si trasmette principalmente attraverso rapporti sessuali non protetti ed è causata dal batterio clamydia trachomatis. Sintomi, diagnosi e possibiili cure: tutto quello che c'è da sapere

Che cos’è la clamidia?

La clamidia è un'infezione causata dal batterio clamydia trachomatis che può essere trasmesso per via sessuale. Si tratta di una delle più diffuse infezioni sessualmente trasmesse e ha un’incidenza maggiore tra la popolazione femminile. Tuttavia, colpisce in maniera indifferente entrambi i sessi. L’infezione è particolarmente frequente intorno ai vent’anni di età, in coincidenza con l’inizio della vita sessuale attiva di ciascun individuo.

Si diffonde principalmente con rapporti sessuali non protetti di qualsiasi tipo. L’infezione, inoltre, può essere trasmessa anche senza rapporti, nel caso in cui la trasmissione avvenga, ad esempio, dalla madre al feto nel corso della gravidanza.

Si può manifestare a livello sintomatologico con:

  • dolore durante la minzione
  • dolore durante i rapporti sessuali
  • arrossamento dei genitali
  • dolori al basso ventre, al retto o ai testicoli negli uomini
  • ingrossamento dei linfonodi situati nella zona inguinale 

Nella maggior parte dei casi, però, i sintomi sono transitori e di lieve entità. 

Come capire se si ha la clamidia?

La diagnosi dell’infezione da clamidia si effettua con un test molecolare di laboratorio. I campioni da analizzare vengono raccolti con tamponi:

  • orali
  • endocervicali/uretrali
  • vaginali
  • rettali 

Per confermare o escludere la presenza dell’infezione batterica possono essere analizzati anche campioni di urina. La sensibilità dei test molecolari, che si basano sull’amplificazione degli acidi nucleici, è superiore al 95% con una specificità del 98%.

Per confermare o escludere la presenza dell’infezione batterica possono essere analizzati anche campioni di urina. Sia all’uomo sia alla donna è consigliato, in caso di positività alla clamidia, effettuare anche un test per l’Hiv.

Come si può prendere la clamidia?

Il batterio che causa la clamidia può essere trasmesso durante un rapporto sessuale non protetto o dalla madre al feto durante la gravidanza. Qualsiasi tipo di rapporto senza protezione, non solo quello vaginale, ma anche quello orale e anale, comporta un rischio di trasmissione. 

Una donna positiva a questo patogeno può, quindi, contagiare anche il nascituro che, con una probabilità compresa tra il 30 e il 50%, può sviluppare congiuntivite o una polmonite nel 10-20% dei casi

Cosa comporta la clamidia?

La clamidia, solitamente, causa sintomi lievi e passeggeri, ma se non trattata correttamente e in maniera tempestiva può evolvere e comportare complicanze più severe.

Nella popolazione femminile, ad esempio, l’infezione da clamidia, se non curata, può arrivare a diffondersi fino all’utero, le tube di Falloppio e il peritoneo pelvico determinando una serie di condizioni cliniche quali:

  • endometrite
  • parametrite
  • salpingite
  • ooforite
  • ascesso pelvico 

Tali condizioni patologiche possono causare, a loro volta, dolore, occlusione delle tube, aumentare il rischio di sterilità o di gravidanza extrauterina.

Nella popolazione maschile, invece, l’infezione può coinvolgere i testicoli e comportare dolore, febbre e, solo in rari casi, sterilità.

In caso di infezione da clamidia, è consigliato anche un test dell’Hiv in quanto i pazienti che hanno contratto questo batterio hanno probabilità maggiori di acquisire o trasmettere l’Aids rispetto ad una persona non infetta.

Come si cura la clamidia?

Essendo un batterio, il trattamento per la clamidia si basa essenzialmente sulla terapia antibiotica che va seguita, mediamente, per circa due settimane. Se da una parte l’antibiotico è in grado di debellare il patogeno, dall’altra non può curare i danni già determinati dall’infezione. 

Per tale ragione, il trattamento della clamidia passa in primo luogo dalla prevenzione e, in particolare, da una corretta educazione al sesso sicuro. L’uso del preservativo è fondamentale in questo senso, così come un’accurata igiene prima e dopo i rapporti sessuali. Il sesso protetto non dà garanzia di protezione al 100%, ma riduce fortemente il rischio di contrarre infezioni a trasmissione sessuale.