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Intolleranze alimentari. Sintomi, diagnosi e terapie


Cosa sono esattamente le intolleranze alimentari e quali test ci aiutano a capirne l'insorgenza? E quale diagnosi, quindi, comportano? Le risposte dello specialista.

Cosa sono le intolleranze alimentari

Le intolleranze alimentari sono delle reazioni avverse al cibo. Nel dettaglio, si parla di intolleranza quando l’organismo non è in grado di metabolizzare alcune delle sostanze contenute in uno specifico alimento o un componente specifico del dato cibo.

L’intolleranza alimentare, in altri termini, è un difetto metabolico, dal momento che è causata dalla mancanza di enzimi digestivi. È stato stimato, su scala europea, che le intolleranze alimentari interessino il 2% della popolazione adulta e il 7,5% dei bambini.

Quali sono i sintomi di un’intolleranza alimentare?

I sintomi di una intolleranza alimentare possono manifestarsi a diversi livelli. Si distinguono sul piano gastrointestinale, a livello dermatologico e respiratorio:

Non sono da escludere mal di testa, ansia oppure insonnia, oltre a possibili lievi forme di depressione. Fondamentale, poi, distinguere le intolleranze dalle allergie, poiché queste ultime sono solite manifestarsi in forme più immediate e violente e, soprattutto, coinvolgono il sistema immunitario. Cosa che in una intolleranza non accade. Con la sola eccezione, come si vedrà, della celiachia.

Quali sono le intolleranze alimentari più comuni?

La più diffusa è l’intolleranza al lattosio, sostanza contenuta nel latte e formata da glucosio e galattosio, due zuccheri. Si verifica in assenza dell’enzima lattasi. In caso di intolleranza al grano, si parla di celiachia, o intolleranza al glutine. Si tratta di una forma di patologia autoimmune: il sistema immunitario reagisce in modo anomalo alle proteine del glutine, sostanza presente nella pasta, nel pane, nei biscotti e nei cereali.

L’intolleranza al nichel non permette al soggetto di nutrirsi di alimenti che contengono questo metallo: pesci (tonno, salmone, aringa, aragosta), verdure (lattuga, cavoli, cipolle e funghi), cereali (mais, grano, segale, grano saraceno) oltre a cacao, cioccolato e anacardi. Nel caso di cibi industriali, è opportuno leggere sempre le informazioni contenute sulle confezioni.

Si segnalano anche le intolleranze al saccarosio e al fruttosio, che presentano come sintomi più comuni flatulenza, dolori addominali e diarrea.

Come si effettua la diagnosi di intolleranza?

Le intolleranze alimentari possono essere diagnosticate. Importante, però, è comprendere come in questo caso sia più opportuno parlare di diagnosi per esclusione. Una diagnosi “empirica”, che consiste nell’eliminare per 2 o 3 settimane l’alimento sospetto dalla dieta del soggetto, salvo poi reintrodurlo nello stesso arco temporale.

Qualora i sintomi dovessero sparire nelle prime 3 settimane, per poi ripresentarsi nelle altre 3, ecco intercettata la reazione avversa allo specifico alimento. Il tutto viene annotato in un diario alimentare dedicato, che risulta essere lo strumento di gran lunga più valido.

In un secondo momento, il soggetto è sottoposto a test diagnostici, come quello dei 108 alimenti. Il loro scopo è capire se il sistema immunitario sia interessato o meno. In caso d’interessamento del sistema immunitario, si tratta di allergia.

Ci sono poi esami specifici, quali il test al lattosio. Questo viene definito breath test. Ha una durata di circa 3, massimo 4 ore, e consiste nel raccogliere dei campioni di aria espirata prima di avere ingerito e dopo aver ingerito, da parte del soggetto, del lattosio sciolto in acqua.

Si tratta di un test che richiede una adeguata preparazione. Tra le diverse indicazioni da seguire, è obbligatorio che il soggetto non abbia assunto latte e suoi derivati, e farinacei, nelle 24 ore prima del test, e abbia ingerito solo acqua naturale. Entro le 8 ore precedenti al test, inoltre, il soggetto deve essere completamente digiuno.

Quale terapia seguire in caso d’intolleranza?

In ottica strettamente terapeutica, tuttora il solo strumento valido, per eliminare un’intolleranza alimentare, può essere considerato l’evitamento di tutti gli alimenti che causano l’intolleranza stessa. Il ricorso al diario alimentare, ancora una volta, si rivela una scelta utile. Al netto della cautela necessaria in questi casi.

Come indicazioni di buone pratiche, che comunque sostengono il benessere del corpo, si ricordano l’evitare situazioni di stress e il combattere la sedentarietà fin da bambini. In conclusione, sembra che un neonato allattato esclusivamente al seno materno abbia una prima forma di protezione da eventuali allergie o intolleranze.