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Diagnosi e cura per il mal di schiena: 7 cose da sapere


Il mal di schiena (lombalgia) non deve essere trascurato, perché le forme acute possono diventare croniche se non si interviene tempestivamente. I consigli del fisiatra.

Perché viene il mal di schiena?

Le cause del mal di schiena possono essere molteplici. Oltre al classico movimento brusco, che può rappresentare una causa straordinaria e circoscritta nel tempo, alcuni elementi possono ricondurre, spesso, anche a condizioni fisiologiche molto importanti, come patologie a carico dell’apparato neuro-muscolare, infiammazioni o cancro e metastasi. 

In particolare sono state individuate le seguenti possibili motivazioni:

  • Deformazioni congenite o acquisite della colonna (spondilolistesi);
  • processi degenerativi vertebrali come l'artrosi, o l'osteoporosi;
  • processi infiammatori come la spondilite e l'artrite reumatoide
  • contrattura di alcuni muscoli come l'ileopsoas;
  • processi infettivi come la tbc, l'herpes zoster, la meningite;
  • tumori primitivi o metastasi localizzate alla colonna;
  • malattie connettivali, fibromialgia;
  • alterazioni dei legamenti della colonna;
  • traumi o fratture vertebrali;
  • contratture muscolari di difesa, alterazioni della postura corretta;
  • gravidanza, a causa dell’aumento di peso e variazioni della curva lombare;
  • esiti di interventi chirurgici per ernia del disco;
  • problemi psichici o neurologici;
  • ernia del disco

Possono tuttavia verificarsi situazioni peculiari che dipendono dal vissuto della persona e che possono essere individuate solo con un consulto medico appropriato.  

Che cosa può predisporre al mal di schiena?

I fattori di rischio alla base della lombalgia possono essere molteplici e concorrere ad un’insorgenza anche in età non avanzata. Fra gli elementi di uno stile di vita errato, ad esempio, una forma fisica inadeguata, un esercizio fisico eccessivo o, in alcuni casi, la mancanza di attività fisica e allenamento muscolare, il sovrappeso, il lavoro sedentario, lo stress e la depressione, sono indicati come possibili elementi.

Tuttavia, anche la mancata conoscenza di regole ergonomiche, come flettersi in avanti anziché piegare le ginocchia o dormire sopra a un materasso troppo duro o troppo morbido, sono tutti fattori da evitare in quanto possono predisporre la lombalgia. Lavorare seduti per molte ore di seguito, ad esempio, può rappresentare una delle cause del dolore alla schiena; in questo caso è bene seguire indicazioni precise su come scegliere la giusta posizione dello schermo e della sedia ed eseguire esercizi adeguati per distendere colonna vertebrale e muscoli. 

Fra le cause legate alla postura è stato dimostrato che anche i problemi all'anca possono portare alla lombalgia.

Dolore acuto e cronico: quanto dura il mal di schiena?

A seconda della durata e delle caratteristiche, è possibile distinguere la lombalgia in acuta e cronica.

La lombalgia acuta tende generalmente a risolversi in un mese. Può comparire in seguito ad un evento ben identificabile come un trauma o uno sforzo fisico eccessivo e ogni elemento della colonna vertebrale ne può essere colpito, come un disco, un legamento o la cartilagine. Un esempio molto noto è il famoso “colpo della strega”, la cui causa è muscolare e si manifesta con una contrattura molto dolorosa e trafittiva dei muscoli che blocca il paziente non consentendogli movimenti.

La lombalgia cronica, invece, dura oltre i trenta giorni; anche in questo caso può conseguire ad alterazioni anatomiche della colonna o a una contrattura muscolare. In quest'ultimo caso, il dolore  perde la sua funzione di protezione, diviene senza scopo e invalidante. Purtroppo il 10-15% delle lombalgie acute si trasformano in croniche. 

Come fare una corretta diagnosi?

Nella maggior parte degli episodi di lombalgia, non viene identificata o nemmeno cercata una specifica causa scatenante, soprattutto se si ritiene che il dolore sia dovuto a problemi meccanici come affaticamento muscolare o articolare. Se il dolore non scompare con un trattamento conservativo o se è accompagnato da "segnali di allarme" come perdita di peso inspiegabile, febbre o problemi significativi con sensazioni o movimenti, potrebbero essere necessari ulteriori test e visite mediche per evidenziare un eventuale problema più grave.

Lo specialista chiederà al paziente da quanto tempo è insorto il dolore, se l'esordio è stato acuto o insidioso nel tempo, se è aggravato dal colpo di tosse o da uno starnuto, se è alleviato dal riposo e in quali momenti della giornata si presenta. È importante valutare, ad esempio, la professione del paziente (se fa l'autista, se rimane a lungo in piedi o seduto), l'eventuale sport che pratica e se il dolore è riconducibile a un particolare movimento. Utile valutare anche come il paziente cammina, si siede o si sveste. Infine, lo specialista cercherà la localizzazione del dolore e la sua eventuale irradiazione agli arti inferiori, tramite test specifici o prove sul piede per riscontrare un eventuale deficit neurologico. 

Tra gli esami strumentali più utilizzati, la radiografia, la risonanza magnetica nucleare (RMN) la tomografia assiale computerizzata (TAC), la densitometria ossea (nel sospetto di osteoporosi), la scintigrafia ossea nelle metastasi e l'elettromiografia (EMG), per valutare il grado di compromissione neurologica degli arti.

Come si cura il mal di schiena?

Durante la fase acuta, in attesa di accertamenti per cercare l'esatta natura del problema, la terapia sarà volta principalmente a limitare o eliminare i sintomi del dolore lombare. Opportuno il riposo a letto per uno o al massimo due giorni. Nei casi particolarmente dolenti potrà essere indossato un bustino lombare per un breve periodo, ma mai di notte. Utili anche i farmaci analgesici, gli antinfiammatori e i miorilassanti. Esclusivamente sotto controllo medico possono talvolta essere prescritti i cortisonici per via intramuscolare.

Sarà molto importante, inoltre, insegnare al paziente alcune posizioni antalgiche come, ad esempio, quella supina ad anche e ginocchia flesse, con  le gambe appoggiate su una pila di cuscini.

Superata la fase acuta e identificata la causa della lombalgia, si potranno continuare, o iniziare, le terapie fisiche. Tra queste ricordiamo le correnti antalgiche e la diatermia, che si è rivelata molto efficace. Un massaggio delicatissimo può infatti recare un certo sollievo in caso di dolore lombare.

Molto utile sarà l'apprendimento di esercizi e comportamenti da applicare nelle attività quotidiane per limitare lo stress meccanico sulle vertebre, riequilibrare le catene muscolari e acquisire una buona propriocezione. Tra gli innumerevoli metodi ricordiamo la Back School, il  Meziéres, il McKenzie, la Rieducazione Posturale Globale e il metodo Feldenkrais.

Trattamenti osteopatici e manipolativi sono indicati e possono risultare efficaci solo se eseguiti da mani esperte.

Quando è necessario l'intervento chirurgico?

In caso di lombosciatalgia, quando tutte le terapie farmacologiche, fisiche e posturali non hanno sortito effetti, o quando si è instaurato un importante deficit dei riflessi o dei movimenti, si rende necessario l'intervento chirurgico che non sempre è risolutivo, determinando talora dei problemi di instabilità vertebrale. 

In alcuni casi, prima di procedere con i classici interventi chirurgici, è possibile eseguire la coagulazione e successiva disidratazione del nucleo delle ernie “contenute”  tramite la “Coblazione o Nucleoplastica” a radiofrequenze, che si effettua tramite un ago infisso nella cute. Sempre per via percutanea è possibile iniettare nel disco una miscela di ossigeno e ozono con buoni risultati.

Recenti statistiche mostrano, invece, una scarsa efficacia dell'aspirazione del nucleo tramite sonda endoscopica e così pure dell'iniezione di enzimi, come la chimopapaina. 

La diagnosi del disturbo viene eseguita dal medico fisiatra, che provvede anche all'impostazione del piano terapeutico.

Il fisiatra collabora con il fisioterapista e l'osteopata, figure professionali formate per trattare il paziente manualmente e/o con strumenti specifici.