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Cos’è la diatermocoagulazione?
La diatermocoagulazione, o elettrocoagulazione, è un procedimento medico che può essere adottato per l’asportazione di porzioni di tessuto che appartengono all’epidermide.
Obiettivo di questa procedura è il trattamento, risolutivo, di alcune condizioni della pelle. L’elettrocoagulazione viene utilizzata non solo in contesto dermatologico, ma anche ginecologico, per la gestione di diverse malattie sessualmente trasmissibili.
Gli ambiti di applicazione della diatermocoagulazione possono essere:
- dermatologia
- otorinolaringoiatria
- urologia.
A cosa serve la diatermocoagulazione?
La diatermocoagulazione viene eseguita in diversi ambiti specialistici, ciascuno con le proprie indicazioni specifiche. In ambito dermatologico possono essere trattate diverse condizioni, tra cui:
- verruche: formazioni causate da virus che possono variare in dimensione e forma
- condilomi acuminati: verruche genitali causate da alcuni tipi di HPV
- fibromi penduli: piccole escrescenze della pelle pendenti su un gambo sottile, chiamate anche acrochordon
- cheratosi seborroica: lesioni cutanee benigne che appaiono come macchie marroni scure o nere sulla pelle
- capillari rotti: piccoli vasi sanguigni che si possono rompere e sono visibili attraverso la pelle.
- angiomi: accumuli di vasi sanguigni che possono formare macchie rosse sulla pelle.
Sono molte altre che condizioni che possono essere gestite, come ad esempio i nei o la couperose.
In contesto otorinolaringoiatrico possono essere trattati:
- polipi nasali
- ipertrofia dei turbinati
- epistassi (sanguinamento nasale) ricorrente
- lesioni benigne delle corde vocali.
Per quanto riguardo l’urologia, le indicazioni riguardano:
- polipi della vescica
- stenosi uretrali
- lesioni benigne del tratto urinario.
Qual è la differenza tra diatermocoagulazione e laser?
Entrambe le tecniche servono a rimuovere piccole lesioni cutanee benigne, ma funzionano in modo diverso. La diatermocoagulazione usa una corrente elettrica ad alta frequenza che genera calore, distruggendo il tessuto in modo preciso. Il laser CO₂ lavora invece con un fascio di luce concentrata: è più selettivo e in genere il tessuto circostante non è coinvolto. La scelta tra le due dipende dal tipo di lesione, dalla sua profondità e dalla valutazione del dermatologo.
Come si svolge una seduta di diatermocoagulazione?
Per svolgere questo procedimento viene utilizzato un dermocoagulatore, in grado di generare una corrente elettrica ad alta frequenza. In questo modo sono possibili sia il taglio che la cicatrizzazione dei tessuti dell’epidermide. Si possono modificare sia la frequenza che l’intensità che la pulsazione. La scelta avviene in base all’obiettivo specifico da raggiungere, un vero e proprio taglio o in alternativa una cicatrizzazione.
Quando la corrente elettrica passa sulla porzione di epidermide da trattare, ecco che si sprigiona energia termica in grado sia di incidere che, come detto, di cicatrizzare. Viene solitamente impiegata dell’anestesia locale, dal momento che è possibile che il paziente durante il procedimento abbia dolore o bruciore.
Terminato il procedimento la zona trattata viene medicata, e nelle giornate successive verrà tolta la medicazione, una volta completato il processo di cicatrizzazione e in seguito alla caduta della crosta; è possibile che sia indicata l’applicazione di una crema antibiotica per evitare infezioni. È fondamentale evitare ogni forma di esposizione ai raggi del sole o UV.
Possibili effetti collaterali o complicazioni della diatermocoagulazione
La diatermocoagulazione è un procedimento sicuro, così come sono sicuri i risultati. Possono tuttavia presentarsi alcuni effetti collaterali o complicazioni, lievi nella loro entità e tendenti a risolversi in modo spontaneo:
- arrossamento e gonfiore, che si presentano dopo il trattamento per alcuni giorni
- croste, che potrebbero formarsi sulle aree trattate. Si risolvono da sole con il processo di guarigione
- cambiamenti della pigmentazione: alcuni pazienti possono osservare iperpigmentazione o ipopigmentazione nella zona trattata.
Altri due fenomeni, rari, che potrebbero presentarsi sono infezioni, se la cura post-trattamento non è stata svolta in modo opportuno, o cicatrici.
Quanto dura la diatermocoagulazione?
La seduta di diatermocoagulazione è rapida: di norma bastano pochi minuti per lesione. Il tempo complessivo varia in base al numero e alla complessità delle lesioni da trattare. Dopo il trattamento, la guarigione richiede invece qualche giorno in più: la crosta che si forma nella zona trattata cade da sola nel giro di una o due settimane.
Cosa fare dopo la diatermocoagulazione?
Nei giorni successivi è importante mantenere la zona trattata pulita e seguire le indicazioni del medico, che può consigliare una crema antibiotica per prevenire infezioni.
È importante non rimuovere la crosta manualmente: si stacca da sola con il processo di guarigione. Meglio anche evitare l'esposizione al sole sull'area trattata, per ridurre il rischio di alterazioni della pigmentazione.
Ci sono controindicazioni?
La diatermocoagulazione non è raccomandata per pazienti con impianti elettronici come pacemaker o defibrillatori. Anche chi soffre di disturbi della coagulazione o sta assumendo anticoagulanti oppure antiaggreganti piastrinici non deve essere trattato con elettrocoagulazione, così come le donne incinte e i pazienti con infezioni attive nella zona da trattare, o con diagnosi di tumore o di cirrosi epatica.
Ambiti di applicazione della diatermocoagulazione
Diatermocoagulazione Semplice (dermatologia): quanto costa?
La prestazione Diatermocoagulazione Semplice (dermatologia) al Santagostino costa da 68 euro . Attenzione: il prezzo minimo indicato può variare in alcune città.
Specialità
- Dermatologia