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Pubblicato inSintomi

L’intossicazione alimentare: quali i sintomi e i rimedi

L’intossicazione alimentare è una condizione causata dalla ingestione di tossine di diverse origini, cui seguono disturbi gastrointestinali. Quali sono i rimedi?

intossicazione alimentare

L’intossicazione alimentare è una condizione causata dall’ingestione di cibi o bevande contaminati da tossine, batteri, virus o parassiti. I sintomi più comuni sono nausea, vomito, diarrea e dolori addominali, che compaiono in genere da poche ore a qualche giorno dopo il pasto “incriminato” e si risolvono spontaneamente nella maggior parte dei casi.

Come si definisce una intossicazione alimentare?

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Si ha una intossicazione alimentare in seguito all’ingestione di tossine di microrganismi presenti in alimenti contaminati. Solitamente il soggetto sviluppa disturbi gastrointestinali. Le intossicazioni alimentari possono essere di tipo:

  • vegetale
  • animale
  • chimico.

Questa condizione clinica può essere anche conseguenza dell’ingestione involontaria di muffe, parassiti o virus, di cibi in decomposizione. Il non rispetto delle norme igieniche per la conservazione del cibo e per la preparazione degli alimenti possono, inoltre, rendere gli alimenti contaminati.

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Intossicazione alimentare o gastroenterite: qual è la differenza?

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Intossicazione alimentare e gastroenterite vengono spesso confuse perché causano sintomi molto simili, ma l’origine è diversa:

  • nell’intossicazione alimentare il disturbo è provocato da tossine già presenti nel cibo (prodotte, ad esempio, da stafilococco o bacillo cereo) o rilasciate rapidamente da batteri ingeriti: i sintomi compaiono in genere in tempi brevi, da 30 minuti a poche ore dal pasto
  • nella gastroenterite, spesso di origine virale (norovirus, rotavirus), il patogeno si moltiplica nell’intestino prima di provocare i sintomi: il tempo di comparsa è più lungo, da 12 ore a qualche giorno, e la forma virale è contagiosa da persona a persona.

Nella pratica la distinzione non cambia molto la gestione iniziale — reidratazione e riposo restano la base in entrambi i casi — ma può aiutare a capire se altre persone che hanno condiviso lo stesso pasto rischiano di stare male, oppure se il rischio riguarda chi vive con te.

Come si capisce se si ha una intossicazione alimentare?

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In caso di intossicazione, il quadro clinico si specifica principalmente in disturbi gastrointestinali quali:

Possono tuttavia presentarsi anche altri sintomi, tra i quali:

I disturbi legati ad una intossicazione alimentare sono acuti, e intensi, ma di breve durata. La possibilità che si verifichino delle complicazioni è piuttosto rara. È possibile che si abbiano sintomi più severi come convulsioni e, in certi casi, paralisi, come nel botulismo, o in caso di intossicazione da agenti chimici che intervengono sul sistema nervoso.

Quanto tempo impiegano a comparire i sintomi?

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Il tempo di comparsa dei sintomi dipende dalla causa dell’intossicazione:

  • se l’intossicazione è dovuta a tossine già presenti nel cibo (come nel caso dello stafilococco o del bacillo cereo), i sintomi possono comparire già dopo 30 minuti – 6 ore
  • se è dovuta a batteri che si moltiplicano nell’intestino dopo l’ingestione (come Salmonella o Campylobacter), possono servire da 12 ore fino a 3 giorni
  • nel caso del botulismo, i sintomi possono comparire anche 24-72 ore dopo il consumo dell’alimento contaminato.

Quali cibi possono causare una intossicazione alimentare?

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Le tossine di microorganismi o, più in generale agenti patogeni quali batteri e virus, che nella maggior parte dei casi determinano una intossicazione o rendono il cibo contaminato, possono essere presenti in cibi quali:

  • frutta e verdura non lavata, funghi
  • salse preparate in casa, come accade ad esempio con la maionese
  • pesce crudo
  • carne cruda.
  • additivi, agenti chimici.

Principali agenti patogeni di una intossicazione alimentare

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Tra gli agenti patogeni più comuni si possono indicare:

  • ciclosporiasi, un’infezione dell’intestino tenue causata dal parassita monocellulare Cyclospora cayetanensis
  • criptosporidiosi, infezione dell’intestino causata da parassiti del genere Cryptosporidium
  • perfrigens, un batterio appartenente al genere Clostridium
  • bacillo cereo, un batterio che provoca intossicazioni simile a quelle da stafilococco
  • stafilococco
  • botulismo, una patologia neuroparalitica dovuta alle tossine dei clostridi, batteri che producono tossine botuliniche
  • epatite A, patologia infettiva ai danni del fegato, dovuta all’HAV, un virus a RNA
  • salmonellosi, causata dalla salmonella, il batterio più comunemente identificato nei casi di infezioni da alimenti
  • listeriosi, prende il nome dal Listeria monocytogenes, ossia l’agente batterico che ne rappresenta la causa
  • gastroenterite virale causata dal Norovirus
  • shigella o shigellosi, che determinano dissenteria bacillare.

Ulteriori cause esterne

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Le tossine esterne causa di una intossicazione alimentare possono essere insetticidi, piombo oppure arsenico, presenti su frutta e verdura che non sono state lavate in modo adeguato.

Il piombo e il cadmio, ad esempio, sono presenti poi in contenitori usati per la conservazione di cibi.

Quanto tempo dura una intossicazione alimentare?

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Le intossicazioni alimentari possono avere una durata di poche ore fino a durare, nei casi più severi, diverse settimane. Inoltre, possono presentare un quadro clinico di lieve entità o, al contrario, richiedere la somministrazione di farmaci.

Intossicazioni in gravidanza

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Una donna in gravidanza può andare incontro a intossicazioni. Tra le più pericolose vanno indicate:

  • listeriosi. Statisticamente, le donne incinte hanno possibilità di entrare in contatto con il batterio listeria 13 volte di più rispetto alla media
  • toxoplasmosi, che può essere contratta attraverso l’ingestione di carni crude frutta e verdura lavate in modo non accurato
  • salmonella, batterio responsabile della salmonellosi, che può essere presente ad esempio nelle uova crude o nei cibi non pastorizzati
  • Escherichia coli, batterio presente in frutta e verdura contaminate.

Come si ha una diagnosi?

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In caso di intossicazione alimentare, la diagnosi viene svolta sia attraverso l’esame obiettivo del paziente e dei suoi sintomi, sia grazie all’esame delle sostanze che sono state ingerite.

Al fine di perfezionare la diagnosi, possono essere richiesti l’esame del vomito e delle feci.

Come guarire da un’intossicazione alimentare?

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La maggior parte delle intossicazioni alimentari viene trattata con reintegrazione idroelettrolitica. Non deve infatti essere mai trascurata l’idratazione alla comparsa dei primi sintomi.

La somministrazione può avvenire anche per via endovenosa, nel caso in cui il paziente non riesce ad assumere i liquidi per via orale, in un contesto di ospedalizzazione. Liberare lo stomaco delle tossine ingerite, attraverso il vomito principalmente, è una buona soluzione.

Quali farmaci prendere per un’intossicazione alimentare?

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I farmaci somministrati in caso di intossicazione alimentare possono essere gli antibiotici, ma solo nel caso in cui la tossina responsabile dell’intossicazione sia stata identificata.

È anche possibile il ricovero ospedaliero in presenza di un quadro sintomatologico severo, come nel caso di paralisi dovuta a botulismo.

Cosa bere e mangiare dopo avere vomitato

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In caso di intossicazione alimentare risolta attraverso il vomito, rimane sempre valido il consiglio di reidratarsi, con acqua naturale preferibilmente a temperatura ambiente. Anche la camomilla può essere assunta.

Per quanto riguarda i cibi solidi, si consigliano il riso bollito, banana o mela, del pane tostato.

Quando andare al Pronto Soccorso

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Nella maggior parte dei casi l’intossicazione alimentare si risolve da sola con riposo e reidratazione. È però necessario rivolgersi al Pronto Soccorso se compare uno di questi segnali:

  • febbre superiore a 38,5°C
  • vomito così frequente da non riuscire a trattenere i liquidi
  • diarrea o vomito che non migliorano dopo 24-48 ore
  • presenza di sangue nel vomito o nelle feci
  • segni di disidratazione severa: bocca molto secca, assenza di urina per diverse ore, vertigini quando ci si alza in piedi
  • sintomi neurologici come visione doppia, difficoltà a parlare o deglutire, debolezza muscolare — possibili segnali di botulismo, da considerare un’emergenza
  • sospetta intossicazione dopo aver mangiato funghi non acquistati da fonti controllate.

Nei bambini piccoli, nelle donne in gravidanza, negli anziani e nelle persone immunodepresse è bene contattare il medico anche per sintomi meno marcati, perché il rischio di complicazioni è più alto.

Come prevenire l’intossicazione alimentare

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Buona parte delle intossicazioni alimentari si può prevenire seguendo alcune regole di igiene in cucina:

  • lavarsi sempre le mani con acqua e sapone prima e dopo aver maneggiato il cibo
  • lavare accuratamente frutta e verdura, anche quella da sbucciare
  • tenere separati gli alimenti crudi (carne, pesce, uova) da quelli già cotti o pronti al consumo, per evitare la contaminazione crociata
  • cuocere bene carne, pesce e uova, evitando il consumo di prodotti crudi o poco cotti soprattutto per le categorie più a rischio
  • rispettare la catena del freddo: non lasciare a lungo il cibo a temperatura ambiente e conservarlo in frigorifero appena possibile
  • evitare cibi con confezioni danneggiate, gonfie o scadute.

Domande frequenti sull’intossicazione alimentare

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Quanto dura un’intossicazione alimentare?

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Nella maggior parte dei casi i sintomi durano da poche ore a 2-3 giorni. Nei casi più severi, legati a specifici agenti patogeni, la durata può arrivare a qualche settimana.

L’intossicazione alimentare è contagiosa?

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L’intossicazione alimentare in senso stretto, causata da tossine già presenti nel cibo, generalmente non si trasmette da persona a persona. Diverso il discorso per la gastroenterite virale (es. da norovirus), che può essere contagiosa.

Cosa mangiare durante un’intossicazione alimentare?

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Nella fase acuta è preferibile un’alimentazione leggera: riso bollito, banana, mela, pane tostato, evitando cibi grassi, piccanti o difficili da digerire finché i sintomi non migliorano.

Quando è necessario andare in ospedale?

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Se compaiono febbre alta, sangue nel vomito o nelle feci, segni di disidratazione severa, sintomi neurologici o se il quadro non migliora dopo 24-48 ore. Nei bambini piccoli, anziani, donne in gravidanza e persone immunodepresse è bene consultare il medico anche prima.