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Pubblicato inPatologie

Pancreatite: cause, principali sintomi e cure

La pancreatite è un’infiammazione del pancreas, la ghiandola che ha la funzione principale di regolare i livelli di zuccheri nel sangue: sintomi e trattamento

La pancreatite è un’infiammazione del pancreas, la ghiandola che produce gli enzimi necessari a digerire il cibo e ormoni come l’insulina, che regola gli zuccheri nel sangue.

Esiste in due forme: la pancreatite acuta, che compare all’improvviso e nella maggior parte dei casi si risolve in una-due settimane, e la pancreatite cronica, in cui l’infiammazione danneggia l’organo in modo permanente e progressivo.

Le cause più frequenti sono due: i calcoli biliari e l’abuso di alcol.

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Che cos’è la pancreatite

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Il pancreas è una ghiandola allungata che si trova nella parte alta dell’addome, dietro lo stomaco, e svolge due funzioni.

La prima è digestiva: produce enzimi (proteasi, lipasi e amilasi) che raggiungono l’intestino e scompongono proteine, grassi e zuccheri. La seconda è ormonale: produce insulina e glucagone, gli ormoni che tengono in equilibrio la glicemia.

Le due funzioni del pancreas

Quando il pancreas si infiamma, gli enzimi digestivi possono attivarsi al suo interno invece che nell’intestino e iniziare a danneggiare la ghiandola stessa.

A seconda di come questo avviene, si distinguono due quadri molto diversi:

Pancreatite acuta Pancreatite cronica
Esordio Improvviso, in ore Graduale, in anni
Dolore Violento e continuo, nella parte alta dell’addome, spesso irradiato alla schiena Ricorrente, a episodi, spesso dopo i pasti
Cause principali Calcoli biliari, alcol Abuso cronico di alcol, fumo
Danno al pancreas Di solito reversibile Permanente e progressivo
Dove si cura In ospedale, con ricovero Ambulatorialmente, con controlli nel tempo

Pancreatite acuta

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La pancreatite acuta è una delle cause più frequenti di ricovero urgente tra le malattie dell’apparato digerente.

Nella grande maggioranza dei casi – circa l’80-90% – è una forma lieve, che si risolve in una-due settimane senza lasciare conseguenze.

Nel restante 10-20% dei casi è una forma severa, che può coinvolgere altri organi e mettere a rischio la vita: nelle forme più gravi la mortalità può arrivare al 10-20%.

Per questo la valutazione va fatta subito, in ospedale.

I sintomi della pancreatite acuta

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Il segnale caratteristico è un dolore improvviso e molto intenso nella parte alta dell’addome, descritto come una pugnalata o come una fascia che stringe (“a sbarra”), che spesso si irradia alla schiena (“a cintura”).

Il dolore è continuo, può durare ore o giorni, peggiora mangiando o bevendo – soprattutto cibi grassi – e spesso anche da sdraiati a pancia in su.

Al dolore si accompagnano di frequente nausea e vomito, febbre e gonfiore addominale.

Se un calcolo blocca la via biliare può comparire anche l’ittero, cioè il colorito giallo della pelle e della parte bianca degli occhi.

I tempi variano con la causa: il dolore da calcoli segue spesso un pasto abbondante, quello da alcol può comparire 6-12 ore dopo un consumo elevato.

Le cause

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Circa nove casi su dieci dipendono da due cause:

  • i calcoli biliari, più frequenti nelle donne: piccole formazioni solide che, uscendo dalla cistifellea, possono ostruire lo sbocco comune della via biliare e del dotto pancreatico, bloccando il deflusso degli enzimi
  • l’abuso di alcol, più frequente negli uomini: si ritiene che l’alcol favorisca l’attivazione degli enzimi all’interno del pancreas, innescando l’autodigestione della ghiandola.

Tra le cause meno comuni: trigliceridi molto alti nel sangue, alcuni farmaci, complicanze di procedure endoscopiche sulle vie biliari (ERCP), traumi addominali, anomalie anatomiche, mutazioni genetiche ereditarie, malattie autoimmuni, alcune infezioni virali come la parotite e, nei bambini, la fibrosi cistica.

Quando nessuna causa è identificabile si parla di pancreatite idiopatica.

Come si fa la diagnosi

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La diagnosi di pancreatite acuta richiede almeno due di questi tre elementi:

L’ecografia serve anche a cercare i calcoli biliari, mentre TAC e risonanza aiutano a distinguere le forme lievi da quelle severe.

Come si cura

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Non esiste un farmaco che spenga direttamente l’infiammazione del pancreas: la cura della pancreatite acuta è di supporto e avviene in ricovero ospedaliero. I cardini sono tre:

  • liquidi in vena, soprattutto nelle prime 12-24 ore, per prevenire la disidratazione e proteggere gli organi
  • controllo del dolore con antidolorifici, anche potenti se necessario
  • ripresa graduale dell’alimentazione: appena il dolore lo consente si torna a mangiare per bocca, con pasti leggeri; se non è possibile per più giorni, si ricorre alla nutrizione tramite sondino.

Nelle forme severe possono servire terapia intensiva, antibiotici in caso di infezione e procedure endoscopiche o radiologiche per drenare le raccolte di liquido; la chirurgia d’urgenza è oggi rara.

Fondamentale è poi rimuovere la causa per evitare recidive: se l’origine sono i calcoli, si programma l’asportazione della cistifellea, in genere per via laparoscopica.

Pancreatite cronica

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Nella pancreatite cronica l’infiammazione persiste per anni e sostituisce progressivamente il tessuto della ghiandola con tessuto cicatriziale: il danno è permanente e il pancreas perde a poco a poco le sue due funzioni, quella digestiva e quella ormonale.

Spesso alle spalle ci sono episodi ripetuti di pancreatite acuta.

I sintomi della pancreatite cronica

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Il quadro è più sfumato di quello acuto, e all’inizio può non dare alcun disturbo. I segnali più comuni sono:

  • dolore addominale ricorrente, a episodi che durano ore o giorni, spesso dopo i pasti, nella stessa sede della forma acuta
  • cattiva digestione: senza enzimi a sufficienza il cibo non viene assorbito bene, con feci untuose e maleodoranti, perdita di peso e carenze nutrizionali
  • diabete, quando il danno riduce la produzione di insulina: è il cosiddetto diabete di tipo 3c.

Le carenze nutrizionali vanno cercate attivamente: fino a un terzo dei pazienti con pancreatite cronica sviluppa osteoporosi, anche in età giovane.

Tra le possibili complicanze a lungo termine ci sono anche le pseudocisti (raccolte di liquido sulla superficie della ghiandola) e un aumento del rischio di tumore del pancreas: per questo servono controlli regolari.

Le cause

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La causa principale negli adulti è l’abuso cronico di alcol, a cui si somma il fumo di sigaretta, che aumenta il rischio di entrambe le forme e accelera la progressione della malattia.

Cause più rare: mutazioni genetiche, forme autoimmuni, ostruzioni del dotto pancreatico e, nei bambini, la fibrosi cistica.

Diagnosi e trattamento

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La diagnosi si basa sugli esami di immagine – ecografia, TAC, risonanza magnetica ed ecoendoscopia, che riconosce anche le forme più lievi – e su un esame delle feci che misura quanti enzimi il pancreas produce ancora.

Il danno non è reversibile, ma la malattia si può gestire bene. Il trattamento combina l’eliminazione completa di alcol e fumo – il singolo intervento più efficace – con gli enzimi pancreatici in capsule da assumere ai pasti per compensare la funzione digestiva, il controllo del dolore e la gestione dell’eventuale diabete.

Le complicanze si trattano oggi soprattutto per via endoscopica; la chirurgia è riservata ai casi selezionati. Chi smette di bere da solo fatica: un percorso strutturato per la dipendenza da alcol fa parte a pieno titolo della cura.

Cosa mangiare con la pancreatite

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Non esiste una “dieta della pancreatite” uguale per tutti, ma alcune regole generali sì.

Dopo un episodio acuto la ripresa alimentare è graduale: pasti piccoli, frequenti e poveri di grassi, finché la digestione non torna regolare.

Nella pancreatite cronica la priorità è doppia: eliminare del tutto l’alcol, che è insieme causa e acceleratore della malattia, e al tempo stesso non impoverire la dieta per paura del dolore.

Chi mangia sempre meno per evitare i sintomi rischia la malnutrizione, che è una delle complicanze più serie della malattia: con gli enzimi in capsule assunti correttamente ai pasti, la maggior parte dei pazienti può mantenere un’alimentazione varia.

Il piano alimentare va costruito con il gastroenterologo e con un nutrizionista, non per sottrazione fai-da-te.

Quando andare in pronto soccorso

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La pancreatite acuta non si gestisce a casa né in ambulatorio: è un’urgenza ospedaliera, e intervenire presto riduce il rischio che una forma lieve diventi severa.

Vai subito in pronto soccorso (o chiama il 112) se compare: un dolore improvviso e violento nella parte alta della pancia, che si irradia alla schiena e non passa, soprattutto se accompagnato da vomito ripetuto, febbre o colorito giallo della pelle e degli occhi.

La visita gastroenterologica è invece la strada giusta dopo la fase acuta – per identificare la causa, programmare i controlli e prevenire le ricadute – e per tutti i sintomi che fanno sospettare una pancreatite cronica: dolori addominali ricorrenti dopo i pasti, digestione difficile, feci untuose, perdita di peso senza spiegazione.