- Che cos’è il diabete di tipo 1?
- Differenza tra diabete di tipo 1 e tipo 2
- Le cause del diabete di tipo 1
- I sintomi del diabete di tipo 1
- Le complicanze
- Come si cura il diabete di tipo 1
- La terapia insulinica
- Sensori e microinfusori: la tecnologia che ha cambiato tutto
- Riconoscere e correggere l’ipoglicemia
- Alimentazione e attività fisica
- Quanto si vive con il diabete di tipo 1?
Il diabete di tipo 1 è una malattia cronica autoimmune in cui il sistema immunitario distrugge le cellule beta del pancreas, quelle che producono l’insulina; l’ormone che fa entrare il glucosio dal sangue alle cellule.
Senza insulina, lo zucchero si accumula nel sangue (iperglicemia).
Esordisce di solito nell’infanzia o nell’adolescenza, rappresenta circa il 10% di tutti i casi di diabete e richiede la terapia insulinica per tutta la vita: oggi però, tra sensori, microinfusori e nuove insuline, chi ne soffre può avere una vita piena e un’aspettativa sostanzialmente normale.
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Che cos’è il diabete di tipo 1?
↑ topÈ una condizione autoimmune: per un errore del sistema immunitario, l’organismo attacca e distrugge progressivamente le proprie cellule beta.
Quando la maggior parte è perduta, la produzione di insulina diventa insufficiente e i livelli di glucosio nel sangue salgono stabilmente.
Viene chiamato anche diabete insulino-dipendente o giovanile, perché esordisce tipicamente tra l’infanzia e la prima età adulta, ma può in realtà comparire a qualsiasi età.
Negli adulti esiste una forma a evoluzione lenta (LADA) che all’inizio può essere scambiata per diabete di tipo 2.
Poiché le cause che innescano l’autoimmunità non sono note, non esiste a oggi una prevenzione possibile: non dipende dallo stile di vita, non è causato dagli zuccheri e non è “colpa” di nessuno; un punto importante soprattutto per i genitori dei bambini alla diagnosi.
Differenza tra diabete di tipo 1 e tipo 2
↑ top| Diabete di tipo 1 | Diabete di tipo 2 | |
|---|---|---|
| Meccanismo | Il pancreas non produce insulina (distruzione autoimmune) | L’insulina c’è, ma le cellule non rispondono bene (insulino-resistenza) |
| Esordio | Rapido, in settimane; tipicamente in età giovane | Graduale, in anni; tipicamente in età adulta |
| Ruolo dello stile di vita | Nessuno nell’insorgenza | Centrale: sovrappeso e sedentarietà sono i principali fattori di rischio |
| Terapia | Insulina, sempre e da subito | Stile di vita e farmaci; insulina solo in alcuni casi |
Le cause del diabete di tipo 1
↑ topLa natura autoimmune è confermata dalla presenza nel sangue di autoanticorpi diretti contro le cellule beta, che il diabetologo ricerca per confermare la diagnosi.
Che cosa inneschi la reazione, però, non è ancora chiaro: si ritiene che su una predisposizione genetica agiscano fattori ambientali, come alcune infezioni virali.
Il risultato è una reazione a catena: il sistema immunitario attacca le cellule beta, la produzione di insulina crolla, la glicemia sale in modo permanente.
Esiste infine una forma rara, il diabete di tipo 1 idiopatico, che si presenta con la stessa carenza di insulina ma senza segni di autoimmunità.
I sintomi del diabete di tipo 1
↑ topA differenza del tipo 2, che può restare silente per anni, il tipo 1 esordisce rapidamente, nel giro di settimane, con sintomi netti:
- sete intensa e continua (polidipsia), con bocca secca
- bisogno di urinare molto e spesso (poliuria), anche di notte, nei bambini può ricomparire la pipì a letto
- perdita di peso rapida nonostante una fame aumentata
- stanchezza marcata e calo del tono muscolare
- vista offuscata
- infezioni ricorrenti, come le candidosi, e ferite che guariscono lentamente.
L’esordio può essere un’emergenza. Se la diagnosi tarda, la carenza di insulina può portare alla chetoacidosi diabetica: nausea e vomito, dolore addominale, respiro affannoso e profondo, alito dall’odore fruttato di acetone, sonnolenza fino alla confusione. In un bambino o ragazzo che da giorni beve e urina moltissimo e perde peso, questi segni richiedono il pronto soccorso immediato, non un appuntamento: la chetoacidosi è ancora oggi il modo più frequente – ed evitabile – in cui il diabete di tipo 1 viene scoperto nei bambini.
Le complicanze
↑ topL’iperglicemia protratta per anni danneggia i vasi sanguigni, piccoli e grandi.
Le complicanze croniche – comuni a tutte le forme di diabete – comprendono l’aumento del rischio cardiovascolare (ictus, aterosclerosi, ipertensione), la retinopatia diabetica, la neuropatia periferica, il danno renale fino all’insufficienza, le lesioni ai piedi e i disturbi della sfera sessuale, dalla disfunzione erettile al calo del desiderio.
La notizia in positivo è che queste complicanze non sono un destino: dipendono dal controllo glicemico nel tempo, e un buon compenso, oggi molto più raggiungibile grazie alla tecnologia, le previene o le ritarda.
Per le donne con diabete di tipo 1 anche la gravidanza è possibile e sicura: va però programmata con il diabetologo e il ginecologo, perché un controllo glicemico ottimale già dal concepimento riduce i rischi di aborto spontaneo e malformazioni.
Come si cura il diabete di tipo 1
↑ topLa terapia insulinica
↑ topIl diabete di tipo 1 non è a oggi guaribile, ma è pienamente gestibile.
La terapia sostituisce l’insulina che il pancreas non produce più, imitandone il ritmo naturale con lo schema basal-bolus: un’insulina lenta, una volta al giorno, copre il fabbisogno di base delle 24 ore, e un’insulina rapida a ogni pasto gestisce i picchi dovuti ai carboidrati.
La somministrazione avviene per iniezione sottocutanea con penne: per bocca non funzionerebbe, perché lo stomaco degraderebbe l’ormone prima che arrivi nel sangue.
Sensori e microinfusori: la tecnologia che ha cambiato tutto
↑ topLa gestione moderna si appoggia a due strumenti. I sensori per il monitoraggio continuo della glicemia (CGM), piccoli dispositivi applicati sulla pelle, misurano il glucosio giorno e notte e lo inviano allo smartphone, con allarmi quando sale o scende troppo: hanno in gran parte sostituito le punture sul dito.
Il microinfusore è invece una piccola pompa che rilascia insulina rapida in modo continuo attraverso una cannula sottocutanea, sostituendo le iniezioni multiple.
I sistemi più avanzati collegano i due dispositivi: nei sistemi ibridi ad ansa chiusa, il sensore “parla” con il microinfusore, che adatta da solo l’insulina basale ai valori in tempo reale, un pancreas artificiale parziale.
La scelta tra penne e microinfusore va costruita con il diabetologo: il microinfusore è particolarmente utile, ad esempio, per chi ha frequenti ipoglicemie o glicemie molto instabili, ma non è indicato per tutti.
Riconoscere e correggere l’ipoglicemia
↑ topIl rovescio della terapia insulinica è il rischio che la glicemia scenda troppo.
Tremore, sudorazione fredda, fame improvvisa, batticuore, confusione: davanti a questi segnali si misura la glicemia e, se bassa, si applica la regola del 15: assumere 15 grammi di zuccheri rapidi (tre bustine di zucchero, un succo di frutta), attendere 15 minuti e ricontrollare, ripetendo se necessario.
Chi vive accanto a una persona con diabete di tipo 1 dovrebbe conoscere questi segnali: nelle ipoglicemie gravi, con perdita di coscienza, serve il glucagone e la chiamata al 112.
Alimentazione e attività fisica
↑ topCon il tipo 1 non esistono cibi proibiti: frutta, pasta, pane, riso e patate restano nel piatto.
La chiave è il conteggio dei carboidrati: imparare a stimare quanti carboidrati contiene il pasto per dosare di conseguenza l’insulina rapida; un’abilità che si acquisisce con il team diabetologico e che dà grande libertà alimentare.
Una dieta equilibrata e ricca di fibre, che rallentano l’assorbimento degli zuccheri, aiuta a stabilizzare le glicemie.
Anche l’attività fisica è un pilastro della gestione: i muscoli consumano glucosio e migliorano il controllo glicemico.
Lo sport, anche agonistico, è pienamente compatibile con il tipo 1, richiede solo di imparare, con il diabetologo, ad aggiustare insulina e carboidrati prima e dopo l’allenamento per prevenire le ipoglicemie.
Quanto si vive con il diabete di tipo 1?
↑ topCon una diagnosi tempestiva e una buona gestione, l’aspettativa di vita è oggi sostanzialmente sovrapponibile a quella della popolazione generale, ed è un traguardo recente, costruito da insuline migliori, sensori e sistemi automatizzati.
La condizione richiede controlli periodici con il team diabetologico e screening regolari di occhi, reni e piedi per intercettare presto le eventuali complicanze.
La ricerca intanto avanza su più fronti, dalle terapie che ritardano l’esordio nelle persone a rischio ai trapianti di cellule produttrici di insulina: non sono ancora la cura definitiva, ma la direzione è quella.