- Che cosa si intende per flogosi?
- Quali sono i 5 segni dell’infiammazione?
- Infiammazione acuta e cronica: le differenze
- L’infiammazione cronica silente
- Quali sono le possibili cause dell’infiammazione?
- Gli esami per diagnosticare uno stato infiammatorio
- Come si toglie l’infiammazione?
L’infiammazione (o flogosi) è una risposta di difesa del sistema immunitario contro agenti dannosi come batteri e virus, traumi, ustioni, sostanze chimiche. Serve a neutralizzare la causa del danno, riparare i tessuti e ripristinarne la funzione.
Di per sé è quindi un meccanismo protettivo e prezioso: diventa un problema quando è eccessiva, quando si dirige contro l’organismo stesso o quando si cronicizza, covando silenziosamente per mesi o anni.
Che cosa si intende per flogosi?
↑ topFlogosi, infiammazione e risposta infiammatoria sono sinonimi: indicano la reazione con cui l’organismo risponde a un danno tissutale di qualsiasi origine: infettiva (virale, batterica, fungina o parassitaria), fisica o chimica.
Il meccanismo di base è sempre lo stesso: i vasi sanguigni della zona colpita si dilatano (vasodilatazione) e diventano più permeabili, permettendo a globuli bianchi, liquidi e proteine – l’essudato – di raggiungere i tessuti danneggiati. Le cellule immunitarie così accumulate eliminano la causa del danno, ripuliscono l’area e avviano la riparazione.
Una curiosità utile per orientarsi nel linguaggio medico: il suffisso “-ite” indica proprio l’infiammazione di un organo. Laringite, gastrite, otite, tendinite, appendicite: ogni volta che una parola medica finisce in -ite, sta descrivendo la flogosi della struttura che la precede.
Quali sono i 5 segni dell’infiammazione?
↑ topI cinque segni cardinali dell’infiammazione sono noti fin dall’antichità: i primi quattro furono descritti dal medico romano Celso quasi duemila anni fa, e si citano ancora oggi con i loro nomi latini:
| Segno | Nome latino | Perché si verifica |
|---|---|---|
| Arrossamento | Rubor | La vasodilatazione aumenta il flusso di sangue nella zona colpita |
| Calore | Calor | Il maggior afflusso di sangue caldo alza la temperatura locale |
| Gonfiore | Tumor | L’essudato (liquidi, proteine e globuli bianchi) si accumula nei tessuti |
| Dolore | Dolor | Il gonfiore e i mediatori chimici dell’infiammazione stimolano le terminazioni nervose |
| Perdita di funzione | Functio laesa | Dolore e gonfiore limitano l’uso dell’area coinvolta |
Non sempre i cinque segni compaiono tutti insieme: la loro intensità dipende dalla gravità del danno che ha innescato la risposta.
Quando l’infiammazione è particolarmente intensa o estesa può diventare sistemica, cioè coinvolgere tutto l’organismo: compaiono allora febbre, aumento delle proteine infiammatorie prodotte dal fegato (come la PCR) e leucocitosi, l’aumento dei globuli bianchi nel sangue.
Infiammazione acuta e cronica: le differenze
↑ top| Infiammazione acuta | Infiammazione cronica | |
|---|---|---|
| Esordio | Improvviso, in minuti/ore | Graduale, spesso subdolo |
| Durata | Giorni | Mesi o anni |
| Funzione | Eliminare il danno e avviare la guarigione | Persistenza della risposta, che diventa essa stessa dannosa |
| Come finisce | Risoluzione completa, nella maggior parte dei casi | Danno progressivo dei tessuti, con cicatrici e fibrosi |
| Esempi | Faringite, distorsione, puntura d’insetto | Artrite reumatoide, malattie infiammatorie intestinali, infiammazione “silente” da stile di vita |
L’infiammazione cronica può nascere da un’acuta che non si risolve completamente, ma non solo: può essere cronica fin dall’inizio, come accade nelle malattie autoimmuni, in cui il sistema immunitario attacca per errore i tessuti dell’organismo.
L’infiammazione cronica silente
↑ topC’è poi una forma di cui si parla sempre di più: l’infiammazione cronica di basso grado, o “silente”. Non dà i cinque segni classici (niente rossore né gonfiore visibile) ma è uno stato di attivazione infiammatoria lieve e continua, misurabile solo con gli esami, che logora lentamente l’organismo.
La ricerca la associa all’invecchiamento precoce e a un rischio aumentato di malattie cardiovascolari e metaboliche.
I suoi motori sono in gran parte legati allo stile di vita: eccesso di grasso addominale (il tessuto adiposo viscerale produce esso stesso molecole infiammatorie), sedentarietà, fumo, alimentazione ricca di zuccheri e cibi ultra-processati, stress cronico e sonno insufficiente.
La buona notizia è che le stesse leve funzionano al contrario: una dieta di stampo mediterraneo, l’attività fisica regolare, il controllo del peso, smettere di fumare e dormire a sufficienza sono, nei fatti, la più efficace “terapia antinfiammatoria” a lungo termine che esista, più efficace di qualunque integratore “anti-infiammatorio” da banco.
Quali sono le possibili cause dell’infiammazione?
↑ topLe cause si dividono in tre grandi famiglie:
- infettive: virus, batteri, funghi e parassiti. Ne sono esempio le infiammazioni delle vie respiratorie. Laringiti, faringiti, bronchiti, polmoniti; e di altri organi, come otiti, congiuntiviti, infezioni urinarie e gastroenteriti
- fisiche e chimiche: traumi, ustioni e congelamenti, corpi estranei, sostanze irritanti, punture di insetto
- immunitarie: quando i meccanismi di regolazione si inceppano, la risposta infiammatoria diventa essa stessa la malattia. È il caso delle patologie autoimmuni e delle reazioni allergiche, in cui il bersaglio è innocuo (i propri tessuti nel primo caso, una sostanza esterna inoffensiva nel secondo).
Gli esami per diagnosticare uno stato infiammatorio
↑ topPer le infiammazioni lievi e acute non servono accertamenti. Quando invece si sospetta uno stato infiammatorio cronico o una malattia autoimmune, gli esami del sangue misurano i cosiddetti indici di flogosi:
- PCR (proteina C reattiva): l’indice più usato; prodotta dal fegato, sale rapidamente – nel giro di ore – quando c’è un’infiammazione attiva, e scende altrettanto in fretta quando si risolve
- VES (velocità di eritrosedimentazione): più lenta a salire e a scendere, fotografa l’infiammazione “sul lungo periodo”
- emocromo: rivela la leucocitosi, cioè l’aumento dei globuli bianchi
- fibrinogeno: un’altra proteina che aumenta negli stati infiammatori.
Un’avvertenza importante per chi legge il referto: gli indici di flogosi sono aspecifici, dicono che c’è un’infiammazione, non dove né perché. Un valore alto non è una diagnosi: è il punto di partenza per cercarne la causa con il medico, insieme ai sintomi e agli altri esami.
Come si toglie l’infiammazione?
↑ topIl trattamento dipende dalla causa, dalla sede e dalla severità. Per le forme lievi e localizzate, causate da un trauma, una contusione, o una tendinite spesso bastano il riposo e la terapia del freddo: impacchi di ghiaccio (avvolto in un panno, per 15-20 minuti alla volta) nelle prime 24-48 ore.
Quando serve un aiuto farmacologico, le due famiglie principali sono:
- i FANS (antinfiammatori non steroidei, come ibuprofene): riducono la produzione delle molecole che alimentano infiammazione, dolore e febbre. Vanno usati per il minor tempo possibile, ai dosaggi corretti, con cautela in chi ha problemi di stomaco, reni o cuore: il fai-da-te prolungato è una delle cause più comuni di effetti indesiderati da farmaci
- i cortisonici (antinfiammatori steroidei): più potenti, spengono la risposta immunitaria in modo più profondo; si usano su prescrizione, per le forme più importanti e per le malattie infiammatorie croniche, con schemi decisi dal medico.
Due aspetti di cui tenere conto. Gli antibiotici non sono antinfiammatori servono solo quando la causa è un’infezione batterica, e li decide il medico. Secondo: nell’infiammazione cronica la vera terapia è trattare la causa: la malattia autoimmune con i farmaci specifici, quella “silente” con lo stile di vita; non assumere antinfiammatori a oltranza per silenziare il sintomo. Se un’infiammazione si ripresenta sempre uguale, dura oltre una-due settimane o si accompagna a febbre persistente e stanchezza inspiegata, il passo giusto è la valutazione medica.