Attraverso le metafore del film d’animazione “Coraline e la Porta magica” del 2009 di Henry Selick, basato sull’omonimo romanzo di Neil Gaiman, discuteremo con Arianna Lonati (studentessa tirocinante del percorso di Psicologia del Benessere dell’Università Cattolica del Sacro Cuore) questi aspetti che caratterizzano l’attualità.
Il film in breve
La protagonista, Coraline Jones, si trasferisce in una nuova abitazione con i genitori, il Pink Palace.
Bambina curiosa, intraprendente, viene poco presa in considerazione a causa dei vari impegni
lavorativi e dovuti al trasloco. Un giorno scopre questa piccola porticina murata dietro la carta da
parati e insiste per poterla aprire: è vuota, o almeno così appare. Giunta la notte succede qualcosa di
inatteso: la porta è aperta e Coraline si ritrova all’interno di un tunnel colorato che la conduce in una versione parallela della sua casa. Tutto è identico o quasi. In quel luogo trova due altri genitori, accoglienti, calorosi, attenti, ma con due bottoni cuciti al posto degli occhi. Lì tutto è migliore, il cibo, i genitori, gli amici e i vicini di casa, Coraline è al centro dell’attenzione ma questo ha un prezzo. Per restare deve accettare uno scambio: bottoni al posto degli occhi.
Due facce della stessa medaglia
Questo film d’animazione mette in scena le due facce di una stessa medaglia: un mondo
apparentemente perfetto, in cui tutto è più colorato, più buono, migliore che però richiede qualcosa
in cambio, un baratto forse un po’ troppo importante.
All’interno della nostra società dilaga l’ineliminabile senso di insoddisfazione che spinge alla ricerca di qualcosa di sempre migliore rispetto a ciò che si possiede. “Coraline e la Porta magica” ci pone
davanti alla realtà: quanto può essere pericolosa un’illusione che promette tutto? Quanto siamo
disposti a sacrificare per sentirci visti?
Il baratto degli occhi rappresenta la perdita di qualcosa di fondamentale, di una parte del proprio sé.
Donald Winnicott ha parlato di rifugio nell’illusione: quando la realtà non risponde ai bisogni emotivi del bambino, può emergere la tentazione di rifugiarsi in un mondo costruito su misura, perfetto ma fittizio. L’Altro Mondo incarna questo rifugio, un luogo costruito per Coraline, che si rivela essere solo un contenitore, una maschera che nasconde la realtà.
Il rifugio nell’illusione
Il rifugio nell’illusione rappresentato dall’Altro Mondo simboleggia la fuga da tutti quegli aspetti
imperfetti che fanno parte della realtà, la rinuncia alla crescita e allo sviluppo. L’illusione è invitante,
ma irrealistica, priva di ostacoli e difficoltà e richiede in cambio una parte del proprio sé. Si tratta di
una regressione seducente, un ritorno ad uno spazio dove non esistono limiti, frustrazioni o conflitti.
Quanto siamo disposti a rifugiarci in un’illusione per scappare dalla realtà? In un mondo in cui si va
alla ricerca della soddisfazione immediata con il minimo sforzo, l’Altra Madre incarna proprio questo
per Coraline. L’Altro mondo è una creazione su misura, una confezione di elementi che hanno
l’obiettivo di imprigionare la protagonista.
L’illusione è una realtà migliorata, confortevole in cui ogni bisogno e desiderio viene assecondato.
Dietro la superficie però si nasconde la verità di questa creazione: un mondo inesistente, fittizio,
manipolato per ottenere qualcosa in cambio. La vulnerabilità di Coraline a questa seduzione può
essere compresa attraverso la prospettiva della teoria dell’attaccamento di Bowlby, la mancanza di
responsività da parte dei genitori reali crea un terreno fertile per la ricerca di figure alternative che
offrono attenzione immediata. Bowlby descrive come i bambini sviluppino modelli operativi interni basati sulla disponibilità o indisponibilità delle figure di riferimento, quando queste risultano poco accessibili il bambino può orientarsi verso qualsiasi fonte che prometta vicinanza e protezione.
L’Altra Madre si configura come una figura di attaccamento iper-disponibile, in grado di rispondere
ad ogni bisogno della protagonista.
Il baratto del vero sè
Il vero sé viene messo in discussione, ma quanto siamo disposti a rinunciare a parti del nostro essere
per ottenere qualcosa in più? Nella vita di tutti i giorni siamo portati a decidere cosa mostrare di noi,
come comportarci, cosa indossare, cosa dire. Winnicott ha proposto una distinzione tra vero sé e falso
sè:
• il vero sé e autenticità, spontaneità
• il falso sè è invece una costruzione adattiva modellata dall’ambiente
La richiesta dell’Altro Mondo è proprio quella di rinunciare al vero sè e creare una visione artificiale
dell’identità di Coraline, costruita per aderire alle aspettative dell’Altra Madre.
In un mondo dominato dai social in cui il mostrarsi è diventato paradossalmente nascondere selezioniamo frammenti di noi e decidiamo al dettaglio cosa poter fare osservare ad altri.
Coraline rappresenta la metafora perfetta per capire che la verità di ciò che siamo non può essere
scambiata per qualcosa che sembra migliore. La soddisfazione dei propri desideri può essere barattata
per qualcosa che ci rappresenta nella nostra unicità? Gli occhi costituiscono la visione, la prospettiva
unica di ognuno di noi. Platone li definiva lo specchio dell’anima e rappresentano il legame più intimo
e sincero con l’interiorità. Privare la protagonista degli occhi equivale alla perdita dell’identità.
L’Altro Mondo dei social media
I social media si configurano come una trasposizione moderna dell’altro mondo: uno spazio costruito
per attrarre e trattenere utenti così come la protagonista del film, dove i contenuti mostrati vengono
selezionati chirurgicamente per creare un contesto in cui sentirsi compresi e ascoltati e in cui viene
chiesto di mostrare la parte migliore del proprio sé, di nascondere ciò che non ottiene approvazione
sociale, di conformarsi a ciò che viene rappresentato.
La metafora del baratto degli occhi con i bottoni sottolinea a pieno questa dinamica: il prezzo da
pagare per una vita perfetta superficialmente è la rinuncia alla propria identità, essenza. I bottoni, infatti, impediscono di vedere realmente e intrappolano in una visione preconfezionata. All’ interno dei social-media si è guidati nella presentazione di determinati aspetti del proprio sé per ottenere
feedback positivi, like e opportunità attraverso la visione dei contenuti propositi e dei trend. Elementi
di unicità ed originalità che ci caratterizzano vengono barattati con ciò che può ottenere maggiore
interesse portando ad eliminare modi di essere e di pensare non conformi a quelli riportati dalla
maggioranza. In questa prospettiva si inserisce il pensiero di Goffman secondo cui la vita sociale è
definita come una scena teatrale in cui gli individui mettono in atto una presentazione del proprio sé scegliendo cosa nascondere e cosa mostrare per ottenere approvazione.
In questo senso il mondo social rappresenta una realtà creata appositamente per guidare gli utenti
verso una direzione specifica: l’omologazione.
La presenza di imprevedibilità non può essere controllata e prevista, tutto ciò che è conforme ad una
rappresentazione principale può invece essere guidato e manipolato. Il film d’animazione “Coraline
e la Porta magica” illustra profondamente una dinamica centrale nella società contemporanea: il
baratto della propria essenza in cambio di soddisfazioni che si rivelano effimere e superficiali. Questo film spinge a riflettere sul valore intrinseco dell’individualità, mettendo in luce come la spinta al conformismo e all’omologazione finiscano spesso per prevalere sulla salvaguardia della propria unicità.