La depressione: sintomi, cause e terapie

Questo disturbo, che compromette la qualità della vita di chi ne è affetto, necessita di un'attenta identificazione dei sintomi e una valutazione precisa delle possibili terapie.

La depressione: sintomi, cause e terapie

La depressione è una condizione clinica seria che richiede l’intervento di un professionista.

Ma come riconoscerla? Quali sono i sintomi, le cause e le cure più efficaci? E quando è il momento di chiedere aiuto?

In questa guida rispondiamo a tutte le domande sulla depressione, con il supporto degli specialisti Santagostino.

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Cos’è la depressione?

La depressione è un disturbo dell’umore caratterizzato da tristezza persistente, perdita di interesse (anedonia), stanchezza e pensieri negativi che durano da almeno due settimane. Non si tratta di una normale tristezza passeggera, ma di una condizione clinica che influisce profondamente su emozioni, comportamenti e funzioni fisiche.

I sintomi principali includono umore depresso continuo, perdita di spinta vitale, sentimenti di vuoto e di colpa. A questi si accompagnano spesso difficoltà di attenzione e concentrazione, calo dell’energia psico-fisica e alterazioni del sonno, condizionando negativamente la qualità della vita.

Secondo i dati OMS 2025, circa il 5,7% degli adulti nel mondo soffre di depressione, con una prevalenza maggiore nelle donne (6,9%) rispetto agli uomini (4,6%). La depressione è una malattia curabile: le cure più efficaci combinano psicoterapia, farmaci antidepressivi e cambiamenti nello stile di vita.

La depressione può essere un disturbo a sé stante (episodio depressivo maggiore), ma può fare parte di un disturbo più ampio, come nel caso della depressione maggiore ricorrente (dove singoli episodi depressivi si ripetono nel corso della vita del soggetto, diventando appunto “ricorrenti”) o del disturbo bipolare (dove gli episodi depressivi e episodi maniacali/misti si presentano in modo ricorrente nel corso della vita).

La gravità della depressione maggiore risulta ancora più evidente se consideriamo la mortalità elevata ad essa associata: circa il 15% delle persone con depressione grave termina la propria vita con il suicidio.

Purtroppo in una percentuale significativa di casi, la depressione si presenta in modo subdolo, con sintomi che non sono immediatamente identificabili né dal soggetto affetto né dalle persone accanto ad esso. Ad esempio, può manifestarsi con insonnia, apatia, calo del desiderio e delle energie psicofisiche, stanchezza cronica, sintomi fisici aspecifici.

I sintomi principali della depressione

I sintomi della depressione coinvolgono principalmente la sfera emotiva e cognitiva, alterando il modo in cui la persona percepisce sé stessa, il proprio passato e il futuro.

Sintomi emotivi

  • Umore depresso persistente: tristezza profonda presente per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni
  • Anedonia: incapacità di provare piacere o interesse per attività prima considerate piacevoli
  • Senso di vuoto: sensazione di apatia, distacco emotivo dalla realtà e dalle relazioni
  • Senso di colpa e autosvalutazione: il soggetto rivive gli eventi del passato, ricordando maggiormente gli eventi negativi e le occasioni mancate, colpevolizzandosi per i propri fallimenti
  • Disperazione e pessimismo: convinzione che la propria condizione non migliorerà mai, che le soluzioni non esistano o siano inefficaci, che il futuro riserverà solo delusioni

Sintomi cognitivi

  • Ridotta capacità di pensare e concentrarsi: difficoltà a mantenere l’attenzione su compiti anche semplici
  • Problemi di memoria: impatto sulle capacità di apprendimento di nuove competenze
  • Difficoltà nel prendere decisioni: anche per scelte banali, spesso per timore di sbagliare
  • Pensieri negativi ricorrenti: visione pessimistica che mina progressivamente autostima e fiducia nelle proprie capacità

Tutto ciò alimenta una visione negativa e pessimistica, portando il soggetto a sviluppare un forte senso di insicurezza e a minare progressivamente la propria autostima e la fiducia nelle proprie capacità.

Segnali fisici e comportamentali

La depressione non colpisce solo la mente: impatta anche la salute fisica e i comportamenti quotidiani. Riconoscere questi segnali è fondamentale per una diagnosi precoce.

Alterazioni del sonno e dell’appetito

  • Disturbi del sonno: possono manifestarsi come insonnia (difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni o precoci) oppure come ipersonnia (dormire eccessivamente)
  • Cambiamenti nell’appetito: può risultare diminuito o aumentato, con conseguenti alterazioni del peso nel medio termine. Frequente il desiderio di carboidrati e dolci, alla ricerca di una gratificazione immediata

Alterazioni psicomotorie

  • Rallentamento psicomotorio: la persona depressa può sentirsi “al rallentatore”, con nebbia cognitiva, lentezza nei movimenti, mimica ridotta e atteggiamento laconico
  • Oppure agitazione: in altri casi prevalgono irrequietezza e difficoltà a rilassarsi, con tendenza a non volersi fermare per evitare il contatto con i propri pensieri ed emozioni negative

Stanchezza cronica

  • Astenia: mancanza di energia persistente, anche per attività minime, non giustificata da sforzi fisici

Sfera sessuale

Il soggetto depresso sperimenta spesso:

Comportamenti tipici

La depressione compromette diversi aspetti della vita quotidiana:

  • Isolamento sociale: evitamento graduale delle situazioni sociali, riduzione delle relazioni, abbandono delle attività, atteggiamento sempre più passivo
  • Trascuratezza nella cura di sé: ridotta attenzione all’igiene personale, all’alimentazione, al vestirsi
  • Passività e procrastinazione: ogni tentativo di intraprendere un’attività risulta sempre più difficile. Il soggetto svolge sempre meno azioni, rafforzando l’idea di essere incapace
  • Ruminazione: tendenza a rimuginare continuamente sui propri problemi. La possibilità di svolgere qualsiasi attività piacevole viene evitata o sabotata da pensieri pessimistici e catastrofici

La depressione maggiore può poi arrivare ad impattare la salute fisica del soggetto, portando allo sviluppo di sintomi della sfera neurovegetativa.

Pensieri suicidari

Le persone depresse possono avere pensieri ricorrenti sulla mancanza di senso della vita, fino a desideri di non svegliarsi più o intenzioni suicidarie. Questi pensieri possono spaventare, ma possono essere visti come una via di fuga dalla condizione di estremo malessere e sofferenza provata. A volte nascono dalla convinzione che la propria assenza allevierebbe il peso per i cari, mentre in altri casi, legami significativi possono aiutare a tollerare questi pensieri e a chiedere aiuto.

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), l’episodio depressivo può essere diagnosticato se sono presenti vari sintomi tra quelli descritti in precedenza, per un periodo di tempo significativo (solitamente due settimane, per la maggior parte del tempo, quasi tutti i giorni), rappresentando un cambiamento significativo  rispetto al normale stato del soggetto e impattando sul funzionamento quotidiano e/o sulla qualità della vita dello stesso. Almeno uno dei sintomi dev’essere costituito da umore depresso (o deflesso) o perdita di interesse o piacere.

Quando la depressione è grave?

La depressione viene considerata grave quando la sintomatologia comincia ad impattare significativamente sul funzionamento del soggetto, ovvero quando compromette la sua capacità lavorativa o scolastica,  riduce in modo significativo le proprie attività sociale o ludiche, e impedisce di avere una vita sessuale attiva e appagante. È altrettanto grave quando determina una sofferenza soggettiva elevata e costante, a maggior ragione se porta il soggetto ad avere pensieri di morte. 

Nei casi più gravi, è possibile che la persona inizi a manifestare sintomi psicotici, cioè che perda la capacità di essere connessa alla realtà oggettiva in alcuni ambiti, sviluppando ideazioni deliranti (tipicamente di rovina e catastrofiche) e allucinazioni (tipicamente uditive). Quando sono presenti questi tipi di sintomi, si parla di depressione psicotica, una condizione molto grave che richiede un intervento urgente.

Perché il soggetto depresso può allontanare chi ama?

Il soggetto depresso può ritrovarsi ad allontanare le persone che ama per molte ragioni. Innanzitutto, i sintomi della depressione lo portano a chiudersi nella propria sofferenza, con difficoltà ad aprirsi e a richiedere aiuto.

All’inizio può sembrare lamentoso e bisognoso di attenzioni, ma spesso interpreta le risposte ricevute come giudizi o segni di incomprensione, sentendosi ancora più in colpa per il proprio stato. Frasi come “Non ti manca niente”, “Basta darsi una mossa”, o “Con un po’ di volontà ne uscirai”, seppur dette con buone intenzioni, possono accentuare il disagio anziché alleviarlo.

Inoltre il soggetto può pensare di essere la causa della sofferenza delle persona che ama e a volte le allontana per “risparmiarle” queste sofferenze. Tipici pensieri sono “Starà meglio senza di me”, “Può trovare molto di meglio”, “Io le rovinerò la vita”, “Sono solo un peso per gli altri”).

Altri soggetti possono avere difficoltà ad aprirsi e a mostrarsi fragili, perché temono che l’altro lo possa abbandonare o perché non vogliono apparire bisognosi nei confronti di chi hanno accanto (“Sono sempre stato un riferimento per lui, non posso farmi vedere così”, “In ufficio tutti mi cercano per risolvere i problemi e per essere supportati, come posso mostrarmi bisognoso io?”).

Esporre il proprio malessere a un’altra persona implica inoltre scoprirsi, dunque dare accesso alla propria parte intima e più vulnerabile. È un rischio che può determinare, comprensibilmente, paura e timori, sia con le persone care sia, a maggior ragione con conoscenti e colleghi di lavoro. Evitare l’esposizione può sembrare una strategia difensiva, ma risulta disfunzionale e impedisce di ottenere il supporto necessario. Anche in questi casi, rivolgersi a un professionista consente di ricevere aiuto, rispettando inizialmente il bisogno di protezione

Quali sono le cause della depressione?

È possibile definire tre ordini di cause, o fattori, che concorrono nella manifestazione di sintomi depressivi:

  • cause biologiche: includono alterazioni nei sistemi neurotrasmettitoriali del cervello, in particolare serotonina, noradrenalina, dopamina e glutammato. Questi cambiamenti possono influire sul tono dell’umore, causare emozioni intense come ansia e paura, e alterare i ritmi circadiani, il sonno, l’appetito, la concentrazione e le energie psicofisiche. Possono anche compromettere il pensiero, con rimuginio e difficoltà nel risolvere i problemi. La genetica gioca un ruolo importante nella sensibilità ai fattori che portano alla depressione, come evidenziato dalla famigliarità nei disturbi dell’umore.
  • cause psicologiche e sociali determinate da eventi stressanti quali lutto, nascite (si pensi alla depressione post partum, in cui è coinvolto anche lo squilibrio ormonale conseguente il parto), conflitti familiari o interpersonali, cambiamenti di amicizie o di città. Da tenere presente che lo stress che viviamo non dipende solo dall’evento esterno che subiamo, ma da come noi, con le nostre caratteristiche personologiche e le nostre esperienze pregresse, reagiamo allo stesso.

Quanti tipi di depressione ci sono?

Clinicamente, la depressione si manifesta come un episodio depressivo, un periodo di almeno due settimane con umore deflesso o appiattito (anedonico) e sintomi associati, causando un’alterazione del funzionamento o una sofferenza significativa. Può comparire in vari disturbi psichiatrici o come condizione autonoma.

In particolare, la depressione può essere:

  • Episodio depressivo singolo (primo episodio): Quando la depressione si manifesta per la prima volta, dura almeno due settimane e compromette il benessere o il funzionamento, si parla di episodio depressivo singolo. Può presentare sintomi tipici o atipici, come ipersonnia anziché insonnia, iperfagia invece di iporessia, o agitazione anziché rallentamento psicomotorio (depressione atipica). Nei casi più gravi, possono comparire sintomi psicotici, come deliri di colpa, rovina o allucinazioni uditive, configurando una depressione psicotica o episodio depressivo con sintomi psicotici.
  • Depressione maggiore ricorrente: In questo caso il soggetto ha già avuto nella vita almeno un altro episodio depressivo precedente, che si è risolto (sia spontaneamente, sia dopo trattamento specifico) e dopo un periodo di benessere sta vivendo una nuova fase depressiva. La ricorrenza degli episodi depressivi può variare molto tra i vari soggetti, sia in termini di frequenza che di intensità, e dipende da molteplici fattori biologici, psicologici e sociali.
  • Depressione nel disturbo bipolare: In questo caso il soggetto ha presentato in precedenza altri episodi dell’umore, in particolare episodi maniacali (caratterizzati da sintomi come euforia, iper-energia, logorrea, accelerazione del pensiero, riduzione del bisogno di sonno) o misti (caratterizzati da sintomi come irritabilità marcata, oscillazioni dell’umore rapide tra euforia, depressione e irritabilità, accelerazione psicomotoria, ansia, agitazione). Il disturbo bipolare è caratterizzato, infatti, da episodi di umore opposto alternati a fasi di remissione. Frequenza e intensità dipendono da fattori biologici, psicologici e sociali, ma possono ridursi con un trattamento adeguato.
  • Distimia. Con tale termine si descrive una condizione simile all’episodio depressivo, ma di intensità minore, che però tende a perdurare nel tempo, cronicizzandosi. Solitamente esordisce nella prima età adulta e prosegue invariato per diversi anni, anche decenni, condizionando nel tempo la personalità del soggetto affetto. In questi casi, diventa più difficile identificare un “cambio” da una condizione precedente di benessere in quanto spesso arriva all’attenzione clinica dopo molto tempo e il soggetto stesso ha difficoltà ad identificare un periodo precedente in cui “stava bene”.  Anche l’episodio depressivo singolo, se non trattato, può cronicizzarsi per anni, influenzando la personalità e compromettendo progressivamente la vita del soggetto.
  • Depressione reattiva o “Disturbo dell’adattamento con umore deflesso”. Tale condizione si differenzia dall’episodio depressivo in quanto è solitamente evidente, sia al soggetto che alle persone e ai professionisti che lo incontrano, un rapporto di causa ed effetto tra un evento esterno e lo sviluppo delle sintomatologia depressiva. Ad esempio, un cambio lavorativo o di vita importanti, l’allontanamento da relazioni affettive o amicali significative, l’insorgenza di una disabilità, possono essere tutte cause di sviluppo di uno stato depressivo. In questi casi, se la causa esterna scompare (quando possibile), il soggetto torna al benessere precedente 
  • Disturbo affettivo stagionale o depressione stagionale. Questa condizione indica i soggetti che quasi tutti gli autunni/inverni sviluppano una sintomatologia depressiva significativa, che tende a regredire spontaneamente con l’arrivo della primavera/estate, in un circolo che si ripete quasi ogni anno. Probabilmente, alla base di tale disturbo c’è una sensibilità biologica spiccata ai cambiamenti di luce che avvengono nel passaggio da una stagione all’altra. Seppure in Italia tale condizione sia presente, epidemiologicamente è molto più frequente nel nord Europa e in generale nelle latitudini in cui la luce solare tende a ridursi in modo più spiccato e per tempi più lunghi. 
  • Depressione post-partum: Forma di depressione che può colpire le madri (e talvolta i padri) nelle settimane o nei mesi successivi alla nascita di un bambino. Si distingue dal “baby blues” (lieve tristezza transitoria nei primi giorni dopo il parto) per l’intensità e la durata dei sintomi: umore depresso persistente, ansia intensa, difficoltà a prendersi cura del neonato, pensieri negativi ricorrenti. È una condizione seria che richiede supporto specialistico. La causa è multifattoriale: squilibri ormonali post-parto, stress, privazione del sonno, fattori psicologici e sociali.

Come riconoscere se si soffre di depressione?

Come si fa a capire se si è davvero affetti da depressione? Bisogna premettere che per il soggetto stesso può non essere facile, soprattutto finché la condizione non raggiunge una gravità significativa. Questo perché spesso si entra in tale condizione  progressivamente, con cambi minimi che vengono attribuiti a stanchezza passeggera, cambio di abitudini, svogliatezza, etc. Solitamente, solo quando compaiono sintomi più evidenti, come insonnia, pianto frequente, calo dell’appetito, la condizione diventa evidente sia al soggetto sia alle persone che lo circondano. 

Si può però prestare attenzione e imparare a riconoscere anche le fasi iniziali di tale condizione, in modo da poter intervenire più precocemente ed evitare che la depressione diventi più grave e dolorosa. In particolare è importante considerare che l’umore ha delle normali oscillazioni, quindi momenti di tristezza rientrano nella normalità, soprattutto se riusciamo facilmente ad individuare delle cause alla base degli stessi (come eventi, ma anche pensieri, fasi di vita).

Può essere, invece, un segnale di allarme rendersi conto che da tempo l’umore è sempre o quasi sempre tendenzialmente basso, che reagiamo con minore felicità e serenità a notizie ed eventi che prima ci gratificavano maggiormente, come una chiamata/uscita con amici cari, dedicarci alle nostre passioni, raggiungere un traguardo significativo (es superare un esame all’università con buoni risultati, avere elogi e riconoscimenti in ambiti lavorativi, etc.).

Un campanello d’allarme può essere la perdita di interesse per attività che prima ci piacevano, come hobby o sport, o l’evitare incontri sociali e attività che una volta ci appassionavano. La stanchezza costante, la difficoltà di concentrazione e l’ansia in situazioni che prima affrontavamo senza problemi sono segnali da non sottovalutare. Anche un’emotività più labile può indicare un inizio di depressione.

Come accennato, questi segnali vanno contestualizzati nel periodo che stiamo vivendo e diventano preoccupanti solo se persistono per un periodo significativo, generalmente oltre due-tre settimane. A volte, può essere utile confrontare il periodo attuale con i mesi precedenti o con lo stesso periodo dell’anno passato, per individuare eventuali differenze significative.

Se questo periodo sembra essere diverso dai precedenti e se soprattutto si prolunga per settimane o mesi, può essere opportuno rivolgersi a uno specialista per escludere o confermare la presenza di una depressione vera e propria e intraprendere i trattamenti adeguati per affrontarla. 

Come avviene la diagnosi

La diagnosi vera e propria di depressione può essere fatta solo da un clinico: il medico curante, uno psicologo psicoterapeuta (mentre uno psicologo non psicoterapeuta può solo porre il sospetto della diagnosi), un medico neurologo o un medico psichiatra, che è lo specialista di riferimento per la cura della depressione clinica, in particolare per le condizioni moderate – severe.

La diagnosi di depressione si basa sulla sintomatologia riferita dal paziente e verificata in visita, dai dati anamnestici raccolti e dall’esame di stato mentale effettuato durante la visita stessa dallo specialista. Quando durante questa valutazione viene riscontrata la presenza dei criteri diagnostici riconosciuti dalle principali linee guida internazionali, viene posta diagnosi di episodio depressivo (ed eventualmente inquadrato nei disturbi sopra menzionati).  

In alcuni casi, quando la depressione non è evidente, potrebbe essere necessario valutare il soggetto in più visite o somministrare test specifici per confermare o escludere la diagnosi. Lo specialista potrebbe anche raccomandare esami ematochimici per escludere condizioni mediche sottostanti, come l’ipotiroidismo, che possono causare sintomi simili e scomparire una volta trattata la causa.

Quando chiedere aiuto

Riconoscere di avere bisogno di aiuto è già un passo importante. Molte persone rimandano il momento di rivolgersi a un professionista per vergogna, paura del giudizio o convinzione di poter “farcela da soli”. Ma la depressione non è un segno di debolezza: è una malattia curabile, e chiedere aiuto è il primo passo verso la guarigione.

Segnali che indicano la necessità di supporto professionale

È consigliabile rivolgersi a uno specialista quando:

  • i sintomi depressivi (tristezza, apatia, stanchezza) persistono per più di due settimane
  • si nota un peggioramento progressivo del proprio stato emotivo
  • le attività quotidiane (lavoro, studio, relazioni) risultano compromesse
  • si fa fatica a prendersi cura di sé stessi (igiene, alimentazione, sonno)
  • si tende a isolarsi sempre di più
  • si ricorre ad alcol, farmaci o altre sostanze per sentirsi meglio
  • compaiono pensieri di morte o autolesionismo

A chi rivolgersi

Diversi professionisti possono aiutare chi soffre di depressione:

  • Medico di base: è spesso il primo punto di contatto. Può valutare i sintomi, escludere cause organiche e indirizzare verso lo specialista più adatto
  • Psicologo psicoterapeuta: offre un percorso di psicoterapia per affrontare le cause profonde della depressione e sviluppare strategie per gestirla. Particolarmente efficace la terapia cognitivo-comportamentale. Al Santagostino abbiamo diversi specialisti che possono aiutarsi ad affrontare questo problema.
  • Psichiatra: è il medico specialista nella diagnosi e cura dei disturbi mentali. Può prescrivere farmaci antidepressivi quando necessario e monitorarne l’efficacia. È il riferimento principale per le forme moderate-severe
  • Servizi di salute mentale territoriali: i Centri di Salute Mentale (CSM) offrono assistenza gratuita sul territorio

Non aspettare che “passi da sola”

La depressione tende a peggiorare se non trattata. Più si aspetta, più il disturbo può radicarsi, compromettendo la qualità della vita e rendendo il percorso di guarigione più lungo. Intervenire precocemente aumenta significativamente le probabilità di una remissione completa.

Se riconosci in te stesso o in una persona cara i segnali descritti in questa guida, il consiglio è di non aspettare: parlane con un professionista.

Chi è più soggetto alla depressione?

La depressione tende a colpire maggiormente il genere femminile, da quanto dimostrato dall’epidemiologia. In particolare sembra che le donne abbiano un rischio del 30% superiore rispetto agli uomini. Anche i soggetti con difficoltà nell’identificazione  di genere sembrano avere un rischio maggiore di sviluppare disturbi depressivi. 

Le differenze epidemiologiche negli episodi depressivi possono dipendere da fattori genetici, ormonali, psicologici e sociali, ancora da chiarire. Ad esempio, gli uomini potrebbero avere difficoltà a chiedere aiuto per problemi psicologici, mentre le donne potrebbero affrontare sfide sociali legate all’equilibrio tra carriera e famiglia. Queste sono solo ipotesi plausibili, ma mancano prove scientifiche definitive.

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Come uscire dalla depressione, e come si cura?

La depressione è una condizione clinica seria, ma curabile. I dati scientifici dimostrano che il trattamento più efficace combina psicoterapia e farmaci antidepressivi, con risultati migliori rispetto a ciascun approccio utilizzato singolarmente.

Questa condizione determina un malessere significativo, con ripercussioni negative sulla qualità di vita e nei principali ambiti (difficoltà lavorative, perdita di reti sociali, peggioramento delle relazioni affettive), che rischiano di innescare circoli viziosi di peggioramento.

Inoltre, il perdurare di uno stato depressivo può portare a modificazioni del proprio modo di pensare e di agire, con cambiamenti della personalità e del carattere nel lungo tempo. Per questo è importante intervenire il prima possibile, al fine di favorire un ritorno al completo benessere.

Approccio in base alla gravità

  • Depressione lieve: possono essere sufficienti cambiamenti nello stile di vita (attività fisica, alimentazione, socialità) e un percorso di psicoterapia.
  • Depressione moderata-severa: è consigliato un trattamento farmacologico, preferibilmente prescritto e monitorato da uno psichiatra, associato alla psicoterapia.

Trattamento farmacologico

I farmaci antidepressivi agiscono sui neurotrasmettitori cerebrali (serotonina, noradrenalina, dopamina) per riequilibrare il tono dell’umore. Si introducono gradualmente e devono essere assunti con continuità. L’efficacia si riscontra solitamente dopo 4-6 settimane e raggiunge l’effetto pieno dopo 8 settimane di trattamento alla dose terapeutica.

Principali classi di antidepressivi

  • SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina): farmaci di prima linea, ben tollerati. Includono sertralina, paroxetina, fluoxetina, citalopram, escitalopram
  • SNRI (inibitori della ricaptazione di serotonina e noradrenalina): agiscono su due neurotrasmettitori. Includono venlafaxina e duloxetina
  • Antidepressivi multimodali: farmaci più recenti con meccanismo d’azione su più fronti, come vortioxetina
  • Triciclici: efficaci ma con più effetti collaterali, oggi usati meno frequentemente

La principale differenza tra questi farmaci riguarda il profilo di tollerabilità (effetti collaterali), mentre l’efficacia è sostanzialmente simile. La scelta del farmaco dipende dalle caratteristiche cliniche del paziente e viene fatta dallo specialista.

Durata del trattamento

Una volta raggiunta la remissione dei sintomi, il trattamento deve proseguire per almeno un anno, con monitoraggio continuo dallo specialista, per consolidare il miglioramento e ridurre il rischio di ricadute.

Psicoterapia

La psicoterapia è un trattamento fondamentale per la depressione, sia come approccio singolo (nelle forme lievi) sia in combinazione con i farmaci (nelle forme moderate-severe).

Terapia cognitivo-comportamentale (TCC)

La terapia cognitivo-comportamentale è l’approccio psicoterapeutico con maggiori evidenze di efficacia per la depressione. Si concentra su:

  • identificare e modificare i pensieri negativi automatici
  • interrompere i circoli viziosi tra pensieri, emozioni e comportamenti
  • sviluppare strategie concrete per affrontare le situazioni difficili
  • riprendere gradualmente le attività abbandonate

Un ciclo di TCC dura generalmente 12-20 sedute.

Altri approcci efficaci

  • Psicoterapia interpersonale: focalizzata sulle relazioni e i cambiamenti di vita
  • Psicoterapia psicodinamica: esplora le cause profonde del disagio
  • Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT): utile nella prevenzione delle ricadute

Trattamento integrato: la scelta più efficace

I dati di letteratura scientifica dimostrano che un trattamento integrato (psicoterapia + farmaci) porta a remissioni sintomatologiche più veloci e più stabili nel tempo, riducendo significativamente il rischio di ricaduta futura.

È fondamentale che lo specialista discuta con il paziente le opzioni terapeutiche, illustrandone scopi, vantaggi e svantaggi, per permettere una scelta condivisa del trattamento.

Cambiamenti nello stile di vita

Accanto ai trattamenti specifici, alcuni cambiamenti nello stile di vita possono contribuire significativamente al miglioramento dei sintomi depressivi, soprattutto nelle forme lievi.

Attività fisica

L’esercizio fisico regolare ha dimostrato effetti antidepressivi paragonabili ai farmaci nelle forme lievi-moderate. L’attività fisica stimola il rilascio di endorfine e favorisce la neuroplasticità. Sono sufficienti 30 minuti di attività moderata (camminata veloce, nuoto, bicicletta) per 3-5 volte a settimana.

Alimentazione

Una dieta equilibrata, ricca di frutta, verdura, cereali integrali e omega-3 (pesce, frutta secca), può supportare il benessere mentale. Limitare alcol, caffeina in eccesso e zuccheri raffinati.

Sonno

Mantenere una routine del sonno regolare: andare a letto e svegliarsi alla stessa ora, evitare schermi prima di dormire, creare un ambiente favorevole al riposo.

Socialità

Mantenere i contatti sociali, anche quando si preferirebbe isolarsi. Le relazioni positive sono un fattore protettivo importante contro la depressione.

Evitare sostanze dannose

Eliminare o ridurre significativamente alcol, fumo e altre sostanze che possono peggiorare i sintomi depressivi o interferire con i farmaci.

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