L’alcolismo – nel linguaggio clinico attuale, disturbo da uso di alcol – è una malattia cronica e recidivante caratterizzata dal consumo compulsivo di alcol e dalla perdita di controllo sulla quantità bevuta, che prosegue nonostante i danni alla salute, al lavoro e alle relazioni.
Si riconosce da segnali precisi: il bisogno irrefrenabile di bere, la tolleranza crescente, i sintomi di astinenza quando si smette. E si cura: con un percorso che unisce supporto medico, psicoterapia e, quando serve, farmaci specifici. In Italia il primo accesso può essere gratuito e diretto, attraverso i SERD della propria ASL.
L’alcolismo è un consumo problematico dell’alcol, che può evolvere in patologia cronica.
Un prolungato abuso di alcol può portare infatti a sviluppare una dipendenza, con tutti i rischi che ne derivano.
In questo articolo cerchiamo di fare chiarezza sulle cause e le conseguenze dell’abuso di alcol, sulle implicazioni della dipendenza e sulle possibili terapie per affrontarla.
Che cos’è l’alcolismo?
Secondo il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), l’alcolismo è l’uso problematico di alcol. Uso che si può tradurre in dipendenza e che nel lungo periodo può avere esito fatale.
Il manuale non distingue più tra “abuso” e “dipendenza” come categorie separate: parla di un unico disturbo da uso di alcol, che può essere lieve, moderato o grave a seconda del numero di sintomi presenti. È un cambiamento importante anche per chi legge: l’alcolismo non è un interruttore che scatta a un certo punto, ma un continuum — e si può intervenire molto prima dello stadio grave.
Quando si considera alcolismo?
Esistono due tipologie di abuso alcolico:
- l’abuso acuto, che consiste nell’ingerire una grande quantità di alcol in una singola occasione
- l’abuso cronico, ovvero l’abitudine di consumare eccessive dosi di alcol in modo costante nel tempo.
Si tratta di due approcci distinti, ma che comportano entrambi pesanti implicazioni sulla salute.
La quantità di alcol consumata giornalmente definisce diverse categorie di bevitori. Quando si iniziano a superare i limiti raccomandati si parla di consumo a rischio; l’alcolismo è la fase più avanzata e insidiosa dell’abuso di alcol, quella in cui al bere si aggiunge la perdita di controllo.
Chi soffre di alcolismo affronta una dipendenza incontrollabile che va oltre l’ubriachezza occasionale. Tale dipendenza causa l’incapacità in chi ne soffre di gestire il rapporto con l’alcol in modo sano e di astenersi dal consumarlo.
Quanto si può bere? I limiti del consumo a basso rischio
Per orientarsi serve un’unità di misura: l’unità alcolica, che corrisponde a 12 grammi di alcol puro — più o meno quello che si trova in un bicchiere di vino (125 ml), in una lattina di birra (330 ml) o in un bicchierino di superalcolico (40 ml). Le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità per un consumo a basso rischio sono:
| Chi | Limite giornaliero |
|---|---|
| Uomini adulti | Non più di 2 unità alcoliche |
| Donne adulte | Non più di 1 unità alcolica |
| Over 65 | Non più di 1 unità alcolica |
| Under 18, gravidanza e allattamento | Zero: nessuna quantità è considerata sicura |
Due precisazioni che valgono più dei numeri. La prima: “basso rischio” non significa “nessun rischio” — l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha chiarito che non esiste una quantità di alcol priva di rischi per la salute. La seconda: i limiti sono giornalieri, non cumulabili. Concentrare in una sera le unità “risparmiate” durante la settimana è esattamente il binge drinking di cui parleremo più avanti, con i suoi rischi specifici.
Alcolismo: quali sono i sintomi
Una persona ha una dipendenza da alcol quando presenta almeno due degli undici sintomi indicati dal DSM-5, che si protraggono per un periodo di tempo di almeno un anno.
La lista dei sintomi associabili alla dipendenza da alcol comprende:
- un consumo di alcol che supera in tempo e in quantità quelle che sono le intenzioni del soggetto
- ripetuti tentativi non andati a buon fine di smettere di bere o ridurre le quantità, a fronte di un desiderio costante di consumare alcol
- incapacità di pensare ad altro che non sia il bere
- craving, ossia un impellente e incontrollabile bisogno di assumere alcol
- problemi a gestire i rapporti sociali, il lavoro o la scuola a causa dell’abuso di alcol e delle conseguenze che comporta (hangover ad esempio)
- incapacità di smettere di bere nonostante questo comporti continui problemi sociali
- rinuncia ad attività anche importanti per potersi dedicare esclusivamente al consumo di alcol
- consumo di alcol anche in situazioni in cui si può mettere a rischio la propria incolumità o quella degli altri
- abuso di alcol anche dopo che sono comparsi disturbi di tipo sociale o psicologici associabili proprio al consumo di alcolici
- aumento delle quantità consumate per raggiungere l’effetto desiderato, a fronte di un aumento della tolleranza alcolica
- tipici sintomi dell’astinenza e comportamenti finalizzati a combatterli.
Il numero di sintomi definisce la gravità: 2-3 sintomi indicano un disturbo lieve, 4-5 moderato, 6 o più grave. Quattro di questi segnali, in particolare, sono quelli da cui chi sta intorno si accorge per primo: il bisogno irrefrenabile di bere, la tolleranza che cresce (“regge” sempre di più), i sintomi fisici quando non beve — tremori, sudorazione, ansia — e il continuare a bere nonostante conseguenze evidenti.
Dipendenza da alcol: il test
Per sapere in autonomia, e in tempi rapidi, se si è dipendenti da alcol è possibile avvalersi del test Alcohol Use Disorders Identification Test (AUDIT) sviluppato dall’Organizzazione mondiale della sanità OMS. Il questionario aiuta a capire se:
- il consumo di alcol è associabile a un fattore di rischio per la salute
- è eccessivo
- corrisponde a una dipendenza da alcol.
Per farlo, prende in considerazione due parametri:
- quantità del consumo
- frequenza del consumo.
Il test si compone di dieci domande: le prime tre (quantità, frequenza e occasioni in cui viene consumato) costituiscono da sole una versione breve, l’AUDIT-C, sufficiente a individuare un consumo a rischio. Ogni domanda assegna un determinato punteggio. Ad esempio, alla prima domanda sulla frequenza del consumo di bevande alcoliche si va da un minimo di zero punti (nessun consumo) a un massimo di quattro per un consumo pari o superiore a quattro volte la settimana.
Una volta compilato il test, analizzando il punteggio ottenuto, si potrà avere un quadro abbastanza chiaro sulla propria dipendenza:
- con un punteggio compreso tra 0 e 7, il consumo è a basso rischio
- un punteggio tra 8 e 15 identifica un consumo a rischio, che consiglierebbe di rivolgersi al proprio medico
- un punteggio tra 16 e 19 indica un consumo dannoso, già associato a conseguenze per la salute
- un punteggio di 20 o superiore corrisponde a una probabile dipendenza che impone il consulto tempestivo di uno specialista.
Il test è uno strumento di orientamento, non una diagnosi: un punteggio alto è il motivo per parlarne con un professionista, non una sentenza.
Alcolismo: cause
Tra le cause all’origine di questo disturbo esistono fattori di rischio di tipo genetico, psicologico e sociale che possono aumentare le probabilità di sviluppare una condizione di dipendenza.
Familiarità
Uno dei fattori possibili è la familiarità, ossia la predisposizione genetica a sviluppare dipendenza. Soggetti con genitori che hanno una dipendenza dall’alcol avrebbero il 30% di probabilità in più rispetto alla popolazione generale di “ereditare” e sviluppare una forma di alcolismo. Bere eccessivamente fin dall’adolescenza faciliterebbe l’espressione dei geni associati al rischio di sviluppare una dipendenza.
Cause psicologiche
Tra i fattori di rischio ci sono anche ragioni di tipo psicologico, dal momento che l’alcol, in virtù delle sue proprietà psicoattive, può essere utilizzato impropriamente come rimedio per disturbi dell’umore come l’ansia, forme di depressione e stati di stress elevati.
Non vanno poi tralasciate esperienze traumatiche che possono portare a sviluppare forme di dipendenza, compresa la dipendenza da alcol. I comportamenti di abuso, in questi casi, possono essere scongiurati seguendo opportune terapie farmacologiche sotto la supervisione di uno specialista e/o avviando un percorso psicoterapeutico per cercare di identificare e trattare la causa della dipendenza.
Contesto sociale
Sviluppare i sintomi della dipendenza da alcol nel tempo può essere dovuto infine al contesto sociale in cui si vive, caratterizzato da determinate pressioni che possono spingere a consumare alcol. Esempi di contesti sociali a rischio sono gruppi di pari o famiglie problematici.
Una dinamica simile può instaurarsi durante l’adolescenza, un periodo cruciale per lo sviluppo della propria identità e del senso di appartenenza sociale. In questo contesto l’alcol viene spesso visto dai giovani, vulnerabili per natura, come uno strumento per alleviare l’ansia, avere maggiore sicurezza ed essere più disinibiti.
Gli adolescenti, frequentemente influenzati dai modelli sociali, non riescono a valutare pienamente le conseguenze del consumo e ciò che inizialmente può risultare gratificante nell’alcol potrebbe, nel corso del tempo, trasformarsi in una condizione di alcolismo.
Una modalità di consumo alcolico che sta destando sempre più preoccupazione è il cosiddetto binge drinking, ovvero un’abbuffata alcolica in cui si consumano cinque o più bevande alcoliche in poco tempo. Questo fenomeno coinvolge un significativo numero di ragazzi e ragazze, in fasce d’età sempre più precoci.
Quali sono gli effetti dell’alcol?
Gli effetti dell’alcol impattano sulla persona in modo grave e a diversi livelli, da quello fisico fino a quello mentale e psicologico.
Conseguenze sulla salute fisica
I danni fisici riguardano principalmente il sistema nervoso e il fegato, che aumentano la predisposizione a sviluppare disturbi.
Da un punto di vista cerebrale, possono manifestarsi:
- deficit di attenzione e concentrazione
- disturbi della memoria. Tra questi merita una menzione la sindrome di Korsakov, oggi conosciuta come “disturbo amnestico da alcol”. Si tratta di uno dei danni più gravi, che comporta severi deficit della memoria e, in particolare per quel che riguarda i ricordi recenti: il soggetto dimentica contesti, situazioni e persone anche conosciute da pochissimi minuti. Può inoltre costruirsi ricordi inesistenti per sopperire ai vuoti di memoria causati dalla sindrome. La tempestività della diagnosi è fondamentale per evitare che i danni cerebrali diventino irreversibili
- difficoltà nelle capacità di problem solving
- danni organici, anche irreversibili, visibili con strumenti di neuroimaging.
Il cervello però non è l’unico bersaglio: l’alcol viene metabolizzato quasi interamente dal fegato e raggiunge, attraverso il sangue, ogni organo. I danni dell’abuso cronico:
| Organo o apparato | Cosa può provocare l’abuso cronico di alcol |
|---|---|
| Fegato | Steatosi (fegato grasso), poi epatite alcolica, fino alla cirrosi: la prima causa di morte alcol-correlata |
| Pancreas | Pancreatite acuta e cronica |
| Cuore e vasi | Pressione alta, aritmie, cardiomiopatia, aumento del rischio di ictus |
| Stomaco ed esofago | Gastrite, esofagite, reflusso, ulcere e sanguinamenti |
| Tumori | L’alcol è un cancerogeno certo: aumenta il rischio di tumori di bocca, gola, laringe, esofago, fegato, colon-retto e seno, già a consumi moderati |
| Nervi periferici | Neuropatia, con formicolii, perdita di sensibilità e debolezza a mani e piedi |
| Stato nutrizionale | Malnutrizione e carenze vitaminiche (in particolare di vitamina B1), alla base della sindrome di Korsakov |
| Gravidanza | Danni permanenti allo sviluppo del feto (disturbi dello spettro feto-alcolico): in gravidanza non esiste una dose sicura |
Effetti psicologici, comportamentali e relazionali
Le conseguenze mentali e psicologiche possono abbracciare tutta la sfera individuale e relazionale del soggetto. L’abuso di alcol può ledere il benessere psicologico e alterare progressivamente la personalità dell’individuo compromettendo la stabilità della sfera comportamentale. Può causare per esempio:
- propensione all’aggressività e violenza
- tendenza ad allontanarsi dalle proprie responsabilità
- atteggiamento autodistruttivo
- negligenza verso la cura della propria persona.
Anche per queste ragioni, mina le relazioni con le persone, parenti e amici.
Sul lungo termine la salute mentale della persona può sfociare in:
- psicosi
- deliri
- allucinazioni
- peggioramento di patologie già presenti o latenti come depressione, schizofrenia o sindrome bipolare.
Astinenza da alcol
Tra gli effetti della dipendenza alcolica rientra l’astinenza, che nasce nel momento in cui si interrompe bruscamente il consumo.
I sintomi da astinenza si presentano nell’arco di 5-7 giorni successivi all’interruzione dell’assunzione, con la massima intensità che si raggiunge tra il secondo e il terzo giorno di astinenza. A partire dal quinto giorno, si osserva un significativo miglioramento generale della situazione: i sintomi più gravi tendono a diminuire e l’individuo recupera chiarezza mentale e una percezione accurata dell’ambiente circostante. Con il passare del tempo, i sintomi si attenuano progressivamente, ma ciò non implica che scompaiano del tutto. Per una completa guarigione potrebbero essere necessari mesi, e alcuni danni fisici potrebbero persistere per tutta la vita del paziente.
| Tempo dall’ultimo bicchiere | Cosa può comparire |
|---|---|
| 6-24 ore | Tremori, sudorazione, ansia, nausea, insonnia, battito accelerato |
| 24-72 ore | Picco dei sintomi; possibili allucinazioni e, nei casi gravi, convulsioni |
| 48-96 ore | Finestra del delirium tremens, la complicanza più pericolosa |
| Dal 5° giorno | Miglioramento progressivo; ansia, insonnia e craving possono durare settimane |
Una manifestazione di astinenza da alcol è il delirium tremens, un sintomo da non sottovalutare e che va trattato in ambito ospedaliero. La sintomatologia di questa condizione comprende microzoopsie, ossia fenomeni allucinatori di tipo visivo che hanno in piccoli animali i protagonisti delle allucinazioni. Queste ultime possono generare un sentimento di paura intensa.
Il soggetto con delirium tremens può soffrire di disorientamento spazio-temporale, risultare estremamente suggestionabile e manifestare sintomi fisici quali tremori, alterazione del battito cardiaco, sudorazione e febbre.
Chi beve molto e da molto tempo non dovrebbe mai smettere di colpo da solo. A differenza di quanto si crede, l’astinenza da alcol è tra le più pericolose in assoluto: può provocare convulsioni e delirium tremens, che senza cure può essere letale. La disintossicazione va impostata con un medico, che può renderla sicura con i farmaci giusti — a domicilio nei casi lievi, in ospedale in quelli gravi. Confusione, allucinazioni, febbre alta o convulsioni in una persona che ha smesso di bere da uno o più giorni sono un’emergenza: chiamare il 112.
Come affrontare l’alcolismo
L’alcolismo può essere affrontato con una terapia farmacologica prescritta da uno specialista.
In egual misura la psicoterapia è importante affinché il paziente che soffre di dipendenza da alcol riesca a individuare quelle che sono le cause che lo hanno portato a sviluppare questa condizione.
Il primo passo, quindi, è rendersi conto di avere un problema e, di conseguenza, di aver bisogno di un aiuto e supporto. La maggior parte dei pazienti, infatti, non riconosce i sintomi dell’alcolismo e non avvia un opportuno percorso di riabilitazione (mediamente succede a due alcolisti su tre).
L’approccio deve essere multidisciplinare. Inoltre, è molto importante attuare diverse misure di prevenzione per evitare possibili ricadute, affrontando i problemi psicologici alla base della dipendenza. In caso contrario, infatti, terapia farmacologica e la psicoterapia risulterebbero vane.
Quali farmaci si usano per l’alcolismo
I farmaci, sempre su prescrizione e sotto controllo medico, lavorano su tre fronti diversi:
- gestire l’astinenza: nella fase di disintossicazione si usano benzodiazepine a lunga durata d’azione, che prevengono convulsioni e delirium tremens, e in Italia anche il sodio oxibato; a tutti i pazienti viene somministrata la vitamina B1 (tiamina), che protegge il cervello dalla sindrome di Korsakov
- ridurre il desiderio di bere: naltrexone e nalmefene bloccano l’effetto gratificante dell’alcol, l’acamprosato riduce il craving in chi ha già smesso; sono i farmaci di mantenimento più usati
- scoraggiare il consumo: il disulfiram provoca una reazione molto sgradevole (nausea, rossore, palpitazioni) se si beve, e funziona come deterrente in pazienti motivati e ben seguiti.
Nessuno di questi farmaci “guarisce” da solo: sono strumenti che rendono possibile il lavoro psicologico, non lo sostituiscono.
Il percorso psicologico e le terapie
L’opportuno percorso riabilitativo a livello psicologico può iniziare una volta risolta la fase acuta della dipendenza. Si può lavorare a questo punto sulle sfere emotive, affettive e cognitive che alimentano la condizione patologica, anche avvalendosi di forme di terapie di gruppo. Quest’ultima si è dimostrata particolarmente efficace nel trattamento della dipendenza.
Tra le terapie più utilizzate si possono citare:
- l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT), letteralmente terapia di accettazione e impegno, di tipo cognitivo-comportamentale, che sfrutta tecniche di mindfulness e fa parte del gruppo delle cosiddette psicoterapie di terza generazione
- terapia cognitivo-comportamentale adattate alle dipendenze dal dottor Gordon Alan Marlatt, psicologo clinico americano
- colloquio motivazionale di Miller e Rollnick
- “i 12 passi” degli Alcolisti Anonimi.
Dove chiedere aiuto
Il percorso di cura non richiede necessariamente un ricovero, e non richiede nemmeno di aver già “toccato il fondo”: si può chiedere aiuto a qualunque punto del continuum, e prima si fa, più semplice è.
A chi rivolgersi. Il medico di famiglia, per una prima valutazione e l’eventuale invio. I SERD (Servizi per le Dipendenze) della propria ASL: pubblici, gratuiti, ad accesso diretto senza impegnativa, con équipe di medici, psicologi e assistenti sociali e garanzia di riservatezza. Il Telefono Verde Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità, 800 632 000, gratuito e anonimo, per informazioni e orientamento ai servizi della propria zona. I gruppi di auto-aiuto: gli Alcolisti Anonimi per chi beve, e Al-Anon per i familiari e gli amici. E naturalmente uno psicoterapeuta o uno psichiatra esperto di dipendenze, in privato.
Come aiutare una persona che beve troppo
Chi vive accanto a una persona con un problema di alcol — un partner, un genitore, un figlio — oscilla spesso tra due estremi altrettanto inefficaci: lo scontro e la copertura. Alcune indicazioni.
Cosa fare:
- parlarne da sobri, in un momento tranquillo, mai durante o subito dopo una bevuta: la conversazione va fatta quando la persona può ascoltare
- descrivere fatti concreti e la propria preoccupazione (“ieri sera non ti ricordavi di aver chiamato, e io ho avuto paura”) invece di giudizi (“sei un alcolizzato”)
- proporre un passo piccolo e concreto: una visita dal medico, una telefonata al numero verde, un colloquio al SERD — offrendosi di accompagnare
- chiedere aiuto per sé: i gruppi Al-Anon e il supporto psicologico per i familiari esistono proprio perché vivere con una dipendenza logora, e perché un familiare che sta meglio aiuta meglio.
Cosa evitare:
- coprire le conseguenze: giustificare le assenze al lavoro, pagare i debiti, pulire dopo la bevuta. Proteggere la persona dalle conseguenze del bere la protegge anche dal motivo per smettere
- controllare, nascondere o buttare le bottiglie: sposta il problema sul conflitto e sul controllo, non sulla dipendenza
- minacce e ultimatum che non si intende mantenere: ogni ultimatum non applicato insegna che si può continuare
- aspettare che la persona “tocchi il fondo”: è un mito pericoloso — il fondo può essere un incidente, un ricovero o peggio. Si può e si deve intervenire prima.
Domande frequenti sull’alcolismo
Bere ogni giorno è alcolismo?
Non necessariamente, ma è un segnale da prendere sul serio. Un bicchiere di vino al giorno entro i limiti indicati non configura una dipendenza; lo diventa quando compaiono la perdita di controllo, il bisogno di aumentare le dosi, i sintomi quando non si beve o la difficoltà a fermarsi nonostante i problemi. La domanda utile non è “quanto bevo” ma “riesco a non bere, se decido di non farlo?”.
Si guarisce dall’alcolismo?
Sì: l’alcolismo è una malattia cronica, e come tale può avere ricadute, ma con un trattamento adeguato molte persone raggiungono e mantengono l’astinenza per anni, recuperando salute, lavoro e relazioni. La ricaduta, quando avviene, non annulla il percorso: è una fase prevista, da gestire con il terapeuta, non un fallimento definitivo.
Quanto dura la disintossicazione dall’alcol?
La fase acuta di astinenza dura in genere da alcuni giorni a una settimana, con il picco tra il secondo e il terzo giorno. Il percorso di cura vero e proprio, psicoterapia, prevenzione delle ricadute, eventuali farmaci, dura invece mesi, spesso anni, e il sostegno a lungo termine è ciò che rende stabile il risultato.
Che differenza c’è tra abuso di alcol e alcolismo?
L’abuso è un consumo eccessivo – in una singola occasione o nel tempo – che può avvenire anche senza dipendenza. L’alcolismo è la condizione in cui al consumo eccessivo si aggiungono la perdita di controllo, la tolleranza e l’astinenza: un bisogno che la persona non riesce più a governare. Il DSM-5 oggi li considera gradi diversi dello stesso disturbo.
(7 Ottobre 2026)