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I disturbi della memoria e la depressione

I disturbi della memoria non hanno una diretta correlazione con problemi neurologici quali la demenza. Possono infatti dipendere anche da depressione, stress oppure ansia.

Disturbi della memoria, cosa sono?

Capita a ciascuno di noi di avere un’esperienza quotidiana di piccoli disturbi della memoria. Entriamo in una stanza e succede di non ricordarne la ragione, oppure dimentichiamo il codice di accesso per un servizio o di una delle nostre carte. Arriviamo anche a perdere il filo della conversazione proprio mentre stiamo parlando.

Si tratta di difficoltà a volte estremamente disturbanti da creare malessere, preoccupazione se non seccanti problemi pratici. Quando si verificano simili circostanze, possiamo decidere di andare dal medico di famiglia, o da uno specialista, per riferire quanto accaduto così da intercettare la causa, o le cause, di queste problematiche legate alla memoria e all’attenzione.

A cosa sono dovuti i vuoti della memoria?

Sembrerebbe, stando ad alcuni studi, che le cause dell’aumento delle difficoltà cognitive siano ricollegate, in termini soggettivi, all’aumento dell’età e al conseguente decadimento cognitivo. L’enfasi che è stata posta, in ambito sociale e sanitario, alla demenza può addirittura determinare una vera e propria fobia della demenza in soggetti che soffrono di ansia in modo particolarmente grave.

Eppure le difficoltà dovute alla perdita della memoria, una perdita spesso temporanea, non dipendono di necessità da problemi neurologici, come potrebbe accadere all’esordio di una demenza. Quali possono essere le cause dei disturbi della memoria? Di seguito, un campionario:

  • ansia e depressione, annoverate tra i fattori che possono intaccare il normale funzionamento della nostra memoria
  • normali défaillance di memoria che non sono determinate da alcuna ragione specifica e che, a volte, ricevono eccessiva attenzione da parte del soggetto interessato
  • disturbi funzionali della memoria non riconducibili a cause di tipo medico, ma che pure impattano concretamente sul piano sociale e lavorativo. Senza dimenticare la quota di ansia che queste disfunzionalità comportano.

Disturbi della memoria e depressione

Uno dei sintomi chiave per una diagnosi di depressione maggiore e ansia generalizzata è dato dal riscontro soggettivo da parte del paziente, che riferisce difficoltà di concentrazione e di memoria. Questo indica il DSM, uno tra i manuali statistici più largamente usati per scopi diagnostici.

Nel paziente che soffre di depressione, i problemi relativi all’attenzione e alla memoria si verificano infatti in due circostanze:

  • nei periodi di deflessione, ovvero quando il paziente riscontra un calo dell’umore
  • nella fase di remissione, quando si verifica la scomparsa dei sintomi.

I disturbi della memoria si presentano allora in due modi principali: in prima battuta come peggiori prestazioni a test standardizzati, conseguenza di cambiamenti chimici e neurocognitivi. In seconda battuta come distorsioni nei pensieri relativi a sé e agli altri. Queste distorsioni sono inoltre associate a umore deflesso, e si manifestano come aspettative negative o pensieri catastrofici, maggiormente rilevabili nell’ambito di conversazioni o colloqui clinici.

Difficoltà di memoria e altre patologie

Difficoltà di memoria e di concentrazione possono essere enfatizzate da problemi di ansia sulle proprie condizioni di salute. Una simile situazione può sfociare, in alcuni casi, in un disturbo vero e proprio, e a nulla valgono le rassicurazioni di medici o specialisti, dal momento che il paziente è gravato da un senso di impotenza dovuto alle difficoltà cognitive, percepite come patologiche e gravose.

Le difficoltà cognitive descritte finora possono appartenere ai cosiddetti quadri funzionali (che rappresentano la totalità delle funzioni energetiche, operative e psicomotorie) come nel caso della fibromialgia o della sindrome da fatica cronica, per fare due esempi. Questi quadri sono associati, nella loro manifestazione, a problemi di insonnia, di memoria e di attenzione.

In circostanze simili è compito dello specialista effettuare un’indagine in ambito neurologico, per operare una distinzione chiara rispetto a forme di depressione e ansia, o rispetto a quadri organici. Per esemplificare, un importante e persistente disturbo della memoria a 50 anni meriterebbe necessariamente un approfondimento specialistico, per scongiurare o affrontare una possibile diagnosi di Alzheimer.

Quali terapie contro la perdita della memoria?

Al fine di individuare degli interventi terapeutici più adatti, è fondamentale identificare le cause che determinano difficoltà di concentrazione e memoria o eventuali altri deficit cognitivi. Il proprio medico di riferimento può essere utile per effettuare un colloquio esaustivo, grazie al quale stabilire possibili fattori di stress quali l’assunzione di farmaci o sostanze, o per valutare l’evenienza di problematiche organiche.

In seguito a questo colloquio, il paziente può essere indirizzato da uno specialista quale uno psicologo o uno psichiatra per un necessario approfondimento diagnostico. Per poi intraprendere la giusta riabilitazione cognitiva.

Tra talking cure e terapia farmacologica

Intraprendere un percorso psicoterapico (definibile anche talking cure, cura parlata) è una scelta consigliabile nei casi di ansia, stress o depressione, dal momento che sono fattori rilevanti nell’ambito di difficoltà cognitive. Accanto alla psicoterapia può essere affiancata una terapia farmacologica, così da far regredire i problemi di memoria finora indicati.

Nella prescrizione della terapia farmacologica è importante tenere conto dell’impatto che alcuni farmaci psicotropi hanno nei confronti delle prestazioni cognitive. La scelta del farmaco più adatto varierà dunque di caso in caso.