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Sangue occulto nelle feci, quando fare l’esame

Il test del sangue occulto nelle feci è un esame che viene prescritto nell’ambito degli screening per la diagnosi precoce del tumore al colon-retto

Il test del sangue occulto nelle feci rientra nel gruppo di esami di screening finalizzati alla diagnosi precoce del tumore del colon retto nei soggetti di età superiore ai 50 anni. Per sangue occulto si intendono le tracce ematiche che non sono visibili a occhio nudo.

Vediamo allora quando può essere prescritto questo test, perché viene effettuato e come interpretare nella maniera corretta i risultati.

Quando fare esame delle feci sangue occulto

La ragione principale per cui viene prescritta la ricerca del sangue occulto nelle feci è lo screening per una diagnosi precoce del tumore al colon. I soggetti per i quali viene consigliata l’esecuzione di questo test, con cadenza biennale, appartengono alla fascia di età compresa tra i 50 e 70 anni.

Il clinico può richiedere questo esame anche per un soggetto anemico, la cui condizione potrebbe essere dovuta a un sanguinamento gastrointestinale identificabile proprio con il test del sangue occulto.

Qual è il campione richiesto?

Il campione necessario per l’esecuzione del test del sangue occulto prevede la raccolta di un piccolo quantitativo di feci da sottoporre ad analisi. La raccolta può essere effettuata anche nella propria abitazione.

Come ci si prepara all'esame?

In vista di questo esame è sconsigliata l’assunzione di:

  • alcolici
  • farmaci che possano provocare irritazione a livello gastrointestinale
  • aspirina 

Il campione di feci, inoltre, non va raccolto:

Come funziona l’esame?

I metodi per la ricerca di tracce ematiche nei campioni fecali sono molteplici. I più affidabili, raccomandati dalle autorità sanitarie, però, sono i test immunochimici, che sono in grado di riscontrare la presenza di emoglobina, ovvero la proteina presenta nei globuli rossi che serve a trasportare l’ossigeno dai polmoni ai tessuti.

I test immunochimici principali sono i cosiddetti  FIT, che ricercano la porzione proteica dell’emoglobina, ovvero la globina. Questa test, però, non rilevano l’emoglobina distrutta, rilasciata a seguito di emorragie nella parte superiore del canale digerente

I test che, invece, misurano la parte non proteica dell’emoglobina (ossia il gruppo eme) sono i gFOBT o FOBT. Questi tipi di esame possono dare risultati falsamente positivi in quanto rilevano anche l’emoglobina immagazzinata nell’organismo con l’alimentazione. 

Anche alcuni farmaci possono alterare gli esiti di questi test, per cui andrebbero sospesi in prossimità delle analisi. 

A differenza dei Fit, però, i FOBT rilevano il gruppo eme che resiste alla degradazione nell’intestino. Per questa ragione, tali test sono in grado di rilevare eventuali emorragie in aree diverse del canale digerente. La ragione per la quale non sono raccomandati rispetto ai Fit, quindi, è la loro aspecificità.

Quali possono essere le cause del sangue occulto nelle feci?

Un risultato positivo al test del sangue occulto nelle feci può essere quindi dovuto ad un sanguinamento dell'apparato gastrointestinale.

Tra le principali condizioni patologiche che possono provocare la presenza di tracce ematiche nelle feci ci sono:

Bisogna, però, sottolineare che sono più rari i casi in cui la presenza di sangue nelle feci sia dovuto a tumori o polipi, mentre maggiormente frequenti sono altre ragioni quali diverticoli, ragadi o emorroidi.

Cosa fare se sangue occulto positivo?

Il protocollo degli screening per la diagnosi precoce dei tumori colon-rettali prevede comunque che, in seguito a positività del test del sangue occulto, ci si debba sottoporre ad una colonscopia

Quest’ultimo viene effettuato inserendo un tubo sottile all’interno dell’intestino. Il tubo è dotato di una piccola telecamera grazie alla quale è possibile identificare o meno la presenza di eventuali polipi.

Come detto, l’esito positivo del test non deve necessariamente far pensare ad una patologia tumorale, che va comunque confermata con altri esami. Anche perché le condizioni cliniche che possono comportare la presenza di tracce ematiche nel sangue sono diverse e solo poche di esse sono riconducibili a neoplasie. 

Allo stesso tempo, anche un esito negativo non può escludere con certezza tumori o polipi, poiché queste condizioni patologiche, almeno nella fase iniziale della malattia, non necessariamente si manifestano con emorragie. I sanguinamenti, inoltre, possono presentarsi a intermittenza e, di conseguenza, rischiano di non essere rilevabili al momento dell’esame. In questi casi può, quindi, essere utile raccogliere più campioni, soprattutto nel caso dei test per la rilevazione del gruppo eme. I FIT, al contrario, essendo maggiormente sensibili, richiedono un solo campione.