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Pubblicato inPatologie

Morbo di Crohn: sintomi, cause e trattamenti

Il morbo di Crohn è una patologia infiammatoria del tratto gastrointestinale. È una condizione cronica, le cui cause non sono ancora del tutto conosciute. Vediamo come si cura.

morbo di crohn

Il morbo di Crohn (o malattia di Crohn) è una malattia infiammatoria cronica dell’intestino (MICI) che può colpire qualsiasi tratto del tubo digerente, dalla bocca all’ano.

Nella grande maggioranza dei casi interessa l’ultimo tratto dell’intestino tenue e il colon.

Esordisce tipicamente tra i 15 e i 35 anni, con diarrea cronica, dolori addominali e calo di peso.

Non esiste una cura definitiva, ma le terapie di oggi permettono alla maggior parte dei pazienti di tenere la malattia in remissione e condurre una vita regolare.

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Che cos’è il morbo di Crohn?

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È un’infiammazione cronica della parete intestinale con due caratteristiche distintive.

La prima: procede “a salti”, i tratti malati si alternano ad aree perfettamente sane, dette aree di risparmio.

La seconda: l’infiammazione attraversa la parete intestinale in tutto il suo spessore, e con gli anni le ulcere possono approfondirsi fino a creare restringimenti (stenosi) o veri e propri tragitti verso gli organi vicini o la cute (fistole), soprattutto nella regione perianale.

Quanto alla localizzazione: nel 35% dei casi è coinvolto solo l’ileo terminale, nel 45% ileo e colon insieme, nel 20% solo il colon.

L’esordio è tipico dei giovani tra i 15 e i 35 anni, con un secondo picco più piccolo dopo i 65; può comparire anche nei bambini.

Morbo di Crohn e colite ulcerosa: che differenza c’è?

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Sono le due grandi malattie infiammatorie croniche intestinali, e si confondono spesso. Le differenze principali:

Morbo di Crohn Colite ulcerosa
Dove colpisce Qualsiasi tratto, dalla bocca all’ano; predilige ileo terminale e colon Solo il colon e il retto
Come si distribuisce “A salti”, con tratti sani tra le lesioni In modo continuo, dal retto verso l’alto
Profondità Tutto lo spessore della parete Solo lo strato più superficiale (mucosa)
Sangue nelle feci Possibile, ma non costante Molto frequente
Fistole e stenosi Tipiche Rare
Fumo Peggiora la malattia Non ha lo stesso effetto

I sintomi del morbo di Crohn

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I sintomi variano in base ai tratti colpiti. I più comuni:

  • diarrea cronica, che persiste oltre 4 settimane, talvolta anche notturna, un dettaglio che la distingue dai disturbi funzionali come il colon irritabile
  • dolore addominale crampiforme, spesso nella parte inferiore destra dell’addome, dove si trova l’ileo terminale, tanto che un esordio acuto può simulare un’appendicite
  • sangue nelle feci, possibile ma non costante
  • febbricola persistente e stanchezza
  • calo di peso e dell’appetito, per il malassorbimento dei nutrienti nei tratti infiammati
  • fistole e ascessi perianali, che in alcuni pazienti sono la prima manifestazione.

Il Crohn può inoltre dare manifestazioni fuori dall’intestino: dolori e infiammazioni articolari, lesioni della pelle, infiammazioni oculari, afte ricorrenti in bocca.

E in una parte dei casi resta a lungo silenzioso: la scoperta avviene per caso, durante accertamenti eseguiti per altri motivi.

Quando preoccuparsi?

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Una diarrea con dolori addominali che dura da più di 4 settimane, specie se accompagnata da calo di peso, sintomi notturni o familiarità per malattie autoimmuni, merita di per sé una valutazione gastroenterologica: la diagnosi precoce è il primo fattore che cambia la storia della malattia.

Serve una valutazione urgente se compaiono: dolore addominale intenso con vomito e blocco di feci e gas (possibile occlusione intestinale da stenosi); febbre alta con dolore e gonfiore in sede perianale (possibile ascesso); sanguinamento abbondante con le feci; calo di peso rapido con impossibilità ad alimentarsi. Sono le complicanze acute del Crohn, e non aspettano la prossima visita di controllo.

Quali sono le cause?

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Una causa unica non esiste.

La malattia nasce da una risposta anomala e continua del sistema immunitario contro la parete intestinale, innescata dall’incontro tra predisposizione genetica, alterazioni del microbiota intestinale e fattori ambientali.

Una precisazione importante per chi ha figli o fratelli: la familiarità aumenta il rischio, ma il Crohn non è una malattia ereditaria in senso stretto; la maggior parte dei figli di pazienti non la svilupperà mai.

Tra i fattori ambientali, uno merita un discorso a parte: il fumo di sigaretta.

È l’unico fattore di rischio davvero modificabile: chi fuma ha più probabilità di ammalarsi, e nei pazienti già malati il fumo rende la malattia più aggressiva, con più ricadute, più complicanze e più interventi chirurgici, un effetto che non si osserva nella colite ulcerosa.

Per un paziente con Crohn, smettere di fumare è a tutti gli effetti parte della terapia.

Possono contribuire alle riacutizzazioni anche i farmaci antinfiammatori FANS, da usare però con cautela.

Come si diagnostica il morbo di Crohn

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Il percorso parte da anamnesi ed esame obiettivo, e prosegue con:

  • esami del sangue, che cercano infiammazione (PCR), anemia e carenze nutrizionali
  • la calprotectina fecale: una proteina rilasciata nelle feci dai globuli bianchi quando l’intestino è infiammato. È il “termometro” non invasivo dell’infiammazione intestinale: aiuta a distinguere una MICI da un colon irritabile — che non la alza — e serve poi per monitorare la malattia nel tempo, riducendo il numero di colonscopie necessarie
  • la colonscopia con esplorazione dell’ileo e biopsie multiple: è l’esame che conferma la diagnosi e la base del monitoraggio periodico
  • l’ecografia delle anse intestinali, che valuta la parete intestinale in modo non invasivo, e l’entero-risonanza magnetica con mezzo di contrasto, che localizza l’infiammazione, ne misura l’estensione e cerca stenosi e fistole senza radiazioni
  • in casi selezionati, gastroscopia (per le rare localizzazioni alte) e videocapsula endoscopica per i tratti di intestino tenue non raggiungibili con la colonscopia.

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Come si cura il morbo di Crohn?

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L’obiettivo della terapia non è solo far sparire i sintomi, ma spegnere l’infiammazione e mantenerla spenta (remissione), prevenendo il danno intestinale. Le armi disponibili, per gradi:

  • cortisonici (sistemici o a bassa biodisponibilità): efficaci nello spegnere le riacutizzazioni, ma solo per cicli brevi, non servono e non vanno usati come terapia di mantenimento
  • immunosoppressori (azatioprina, metotrexate), che riducono l’attività dei globuli bianchi responsabili dell’infiammazione
  • farmaci biologici: anticorpi monoclonali che bloccano in modo selettivo le molecole dell’infiammazione, gli anti-TNF come infliximab e adalimumab, gli anti-integrine come vedolizumab, gli anti-interleuchine 12/23 come ustekinumab e i più recenti anti-IL-23 selettivi. Accanto a loro, le “piccole molecole” di nuova generazione in compressa, come gli inibitori delle JAK: insieme hanno trasformato la prognosi della malattia negli ultimi vent’anni
  • cellule staminali mesenchimali, per le fistole perianali complesse che non rispondono alle altre terapie
  • antibiotici intestinali, riservati alle complicanze infettive
  • la chirurgia, vi si ricorre quando i farmaci non bastano o le complicanze (stenosi serrate, fistole, ascessi) sono irreversibili: risolve il problema locale, ma non guarisce la malattia, che può ripresentarsi; per questo la terapia medica prosegue anche dopo l’intervento.

La scelta e la combinazione dei farmaci è sempre personalizzata e va gestita in un centro esperto, con controlli regolari.

Per chi assume immunosoppressori e biologici è raccomandato anche un piano vaccinale dedicato (antinfluenzale, pneumococco, epatite B), che protegge dalle infezioni opportunistiche.

Cosa mangiare con il morbo di Crohn?

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Non esiste una “dieta del Crohn” valida per tutti, e soprattutto non esistono divieti permanenti: l’alimentazione va modulata sulle fasi della malattia.

  • Nelle fasi acute, quando l’intestino è infiammato, aiuta una dieta leggera e a ridotto contenuto di fibre: temporaneamente meno frutta e verdura cruda, legumi e cereali integrali, meno latticini se accentuano i sintomi, cotture semplici, evitando fritti, alcol, cibi molto grassi o piccanti e bevande gassate.
  • In remissione, la dieta torna il più possibile libera e varia, di stampo mediterraneo: restrizioni prolungate senza motivo peggiorano solo lo stato nutrizionale, in una malattia che già espone a carenze; tipicamente di vitamina D, vitamina B12 e ferro, da controllare e integrare quando serve. Il percorso alimentare va costruito con il gastroenterologo e un nutrizionista esperto di MICI.

Vivere con il morbo di Crohn

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Con una terapia ben impostata e i controlli regolari, la maggior parte dei pazienti studia, lavora e conduce una vita regolare.

Due accortezze fanno parte del percorso a lungo termine:

  • la sorveglianza del colon nei pazienti con malattia estesa al colon da molti anni, il rischio di tumore del colon-retto aumenta, e le linee guida prevedono colonscopie di controllo periodiche a partire da 8-10 anni dalla diagnosi
  • e il supporto: confrontarsi con chi vive la stessa malattia aiuta, e in Italia esiste un’associazione nazionale di pazienti dedicata alle MICI, AMICI Italia, che offre informazione e orientamento.