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L'ileite

L'ileite terminale è un'infiammazione dell'ultimo tratto di intestino causata, il più delle volte, dalla malattia di Crohn
A cura di
Andrea
Costantino

Cos'è l'ileite terminale?

Con ileite terminale ci si riferisce all’infiammazione (il suffisso -ite si usa per indicare in generale un processo infiammatorio o infettivo) dell’ultima parte (terminale) dell’ileo. L’ileo è l'ultimo tratto del piccolo intestino (quella più vicina al colon); l’ultima parte dell’ileo (appunto, ileo terminale è come lo chiameremo) svolge numerose funzioni importanti quali l’assorbimento di alcuni nutrienti importanti come la vitamina B12 e gli acidi biliari.

L’ileite terminale può essere acuta o cronica. La causa principale dell’ileite acuta è un’infezione intestinale, comune nei bambini, che può essere causata da alcuni microrganismi patogeni come batteri, virus o parassiti.

Qual è la principale causa di ileite terminale cronica?

La causa più comune di infiammazione cronica dell’ileo terminale è il morbo di Crohn, meglio detto malattia di Crohn (in passato conosciuta come ileite segmentaria); è una delle due Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali, note anche come MICI o IBD con il loro acronimo inglese (Inflammatory Bowel Disease). Queste malattie sono sempre più diffuse non solo tra gli adulti ma si possono manifestare anche a partire dai primi anni di età. Secondo alcuni esperti, l’incidenza di queste malattie che colpiscono l’intestino è passata negli ultimi cinque anni da 3 a 9-15 casi ogni 100.000 abitanti per anno.

La malattia può esordire in età giovanile, nella maggior parte dei casi tra i venti e i trent’anni, un secondo picco di incidenza, anche se minore può essere presente in età più adulte, anche nelle popolazioni anziane di pazienti con più di 65 anni. I casi nei bambini e negli adolescenti però non sono rari, anzi sono in continuo aumento. È altresì vero che, in parte, l’aumentata prevalenza possa essere dovuta a una maggiore accuratezza nel diagnosticare velocemente la malattia.

Cause della malattia di Crohn

Le cause della malattia non sono ancora note con certezza, si sa che in alcuni soggetti, predisposti geneticamente, uno stimolo iniziale stressante per l’organismo (quale un’infezione o anche un evento stressante dal punto di vista psicologico come un lutto) determina l’attivazione di una eccessiva e prolungata attività del sistema immunitario verso alcune molecole dell’intestino che vengono percepite come elementi estranei, e pertanto da aggredire.  

La malattia di Crohn è, pertanto, una malattia mediata dal sistema immunitario che genera delle reazioni dirette contro cellule del nostro stesso organismo (malattia autoimmune). L’infiammazione dell’ileo terminale è mediata da citochine, molecole infiammatorie che hanno un impatto anche sullo stato di salute generale e che possono dare sintomi sistemici, come la febbre e la stanchezza. I processi infiammatori sono cronici e possono avere dei momenti di maggiore e minore intensità.

Come si manifesta la malattia di Crohn?

Sintomo tipico della malattia di Crohn è la diarrea cronica e/o il dolore addominale, a volte associata a calo di peso, febbre. L’infiammazione dell’intestino tenue e/o del colon possono causare delle erosioni o delle ulcere (erosioni più profonde) della parete intestinale. Queste erosioni e ulcere sono visibili endoscopicamente; spesso sono associate ad un ispessimento della parete intestinale, che può essere visibile ecograficamente o radiologicamente.

In caso invece di restringimento dell’intestino (stenosi) si può avere stitichezza, dolore addominale fino ad episodi di occlusione intestinale. Nei casi di fistole o stenosi potrebbe essere necessario, accanto alla terapia medica, di ricorrere a un intervento chirurgico

La diagnosi di ileite terminale

La malattia di Crohn, o ileite, può essere diagnosticata con un ritardo di circa sei mesi dalla comparsa dei disturbi, questo poiché i primi sintomi possono essere in comune con delle malattie con una prevalenza più elevata come la sindrome dell’intestino irritabile e la diarrea funzionale. Riconoscere alcuni segnali tipici della malattia è quindi essenziale per intervenire su queste malattie, che possono avere ripercussioni pesanti sul benessere quotidiano.

Un ruolo essenziale nella migliore e più precoce diagnosi lo svolge la conoscenza di questa fra i pediatri e i medici di medicina generale, e nello sviluppo di test non invasivi per fare la diagnosi come l’ecografia ileale delle anse intestinali: un esame non doloroso, che non espone ad alcuna radiazione e che può permettere di vedere se sono presenti dei segni ecografici tipici di infiammazione, come l’ispessimento delle pareti intestinali. 

L’esame della calprotectina fecale permette di vedere se sono presenti dei granuli nelle feci, rilasciati dalle cellule infiammatorie intestinali, quando questa è totalmente negativa aiuta il medico ad escludere la diagnosi e ipotizzare altre possibili diagnosi (es. sindrome dell’intestino irritabile, diarrea funzionale). 

Sebbene la malattia di Crohn possa coinvolgere teoricamente diverse parti del tubo digerente, dalla bocca all’ano, in genere si localizza nell’ileo terminale e nella prima parte del colon destro (connessa all’ileo terminale). Tuttavia, può essere interessata dall’infiammazione solamente il colon in una sua qualsiasi parte (colite di Crohn). La malattia può anche colpire la regione perianale, con fistole e ascessi in corrispondenza di ano e dei genitali. Nei bambini in genere è più probabile anche un coinvolgimento delle parti alte dell’intestino (stomaco e duodeno), rispetto agli adulti. 

Inoltre, può esserci un rallentamento della crescita nei bambini e negli adolescenti. La carenza di sostanze nutritive può predisporre a disturbi ossei come l’osteoporosi. Anche il tessuto muscolare è più debole per la carenza di sostanze proteiche che non riescono a essere assorbite e per il catabolismo muscolare.

L’ileite terminale di Crohn può essere associata ad altre malattie autoimmunitarie?

Sì, spesso queste malattie possono essere associate a manifestazioni che definiamo extraintestinali: la cute può essere soggetta ad alterazioni infiammatorie come l’eritema nodoso, ossia, l’infiammazione dello strato lipidico sottocutaneo che provoca la comparsa di pomfi rossi o violacei (noduli) sottocutanei dolenti. Altre manifestazioni extraintestinali possono essere delle malattie infiammatorie osteo-articolari come l’artrite reumatoide o oculari come le uveiti.

Dal punto di vista psico-sociale la malattia di Crohn causa un forte disagio perché può costringere a frequenti assenze da scuola, senza contare la convivenza con i dolori addominali, la diarrea, l’incontinenza, le ripetute visite mediche e gli esami clinici (tra cui gli esami endoscopici). Tutto questo può avere una ripercussione notevole sulla capacità di socializzazione e sullo sviluppo armonioso della personalità, compromettendo in maniera rilevante la salute e la qualità stessa della vita. 

Per questo è importante fare prima possibile la diagnosi della malattia e trattare al meglio questa infiammazione cronica. 

Come si cura la malattia di Crohn? 

Per curare la malattia di Crohn è necessario rivolgersi ad un pediatra o un gastroenterologo esperto di queste malattie nei bambini. Nella malattia pediatrica svolge un ruolo essenziale nella terapia la nutrizione: alimentare i bambini affetti da malattia di Crohn con particolari tipi di latte a base di idrolisati (frammenti proteici composti da più aminoacidi) o da proteine intere (caseina, soia, sieroproteine del latte) può indurre la scomparsa dei sintomi quasi quanto la cura con i farmaci al cortisone, senza effetti collaterali e con un ottimo recupero. Tali sostanze devono essere prescritte esclusivamente dal pediatra gastroenterologo esperto di IBD, il fai da te può essere molto pericoloso.

Inoltre alcuni alimenti essenziali sono in grado di favorire la guarigione delle lesioni intestinali: di recente è stato introdotto un latte speciale a base di caseina ricca di una sostanza che si chiama TGF-Beta 2, una citochina con proprietà antinfiammatorie. Perché la “terapia nutrizionale” possa funzionare è essenziale che il latte speciale sia somministrato come fonte alimentare esclusiva almeno per 6-8 settimane in quantità progressivamente crescenti, fino al raggiungimento delle calorie raccomandate per l’età. Nel giro di due settimane si può già osservare un buon miglioramento.  

Quali possono essere altre cause di ileite terminale cronica?

Queste sono più rare e vanno discusse con il proprio medico. Fra queste vi sono le ileiti eosinofile e quelle da Giardia.