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Il disturbo ossessivo compulsivo. Sintomi e terapie

A cura di
Daniele
Cavadini

Cos’è il disturbo ossessivo-compulsivo? E come curarlo? Si può avere una guarigione completa? Tutto quello che c'è da sapere

Che cos’è il disturbo ossessivo compulsivo?

Il disturbo ossessivo compulsivo (doc) appartiene alla sfera dei disturbi di personalità. Chi soffre di doc si ritrova in una condizione clinica invalidante. Il soggetto si trova come chiuso in una prigione costruita da pensieri intrusivi, immagini, impulsi e comportamenti che mette in atto come se non avesse altra possibilità di scelta. Tutte le aree della quotidianità del soggetto ne sono interessate, i suoi familiari possono esserne coinvolti, più direttamente o meno.

Ma gli ultimi avanzamenti delle scienze cognitive hanno sviluppato delle strategie innovative di intervento, rispetto alle terapie psicologiche tradizionali per questo disturbo.

Il disturbo ossessivo compulsivo è una patologia che, in Italia, interessa circa 800.000 persone. Secondo le stime, a livello mondiale il 2-3% della popolazione soffrirebbe di questo disturbo. In età adulta, il doc sembra interessare maggiormente la popolazione femminile.

Come capire se si ha un disturbo ossessivo compulsivo?

Classificato tra i disturbi psichiatrici, secondo il DSM V il disturbo ossessivo compulsivo si caratterizza per una serie di pensieri ossessivi, e di azioni, messi in atto dal soggetto. Esistono delle “ossessioni comuni”. Nello specifico, i soggetti possono avere:

  • ansia per elenchi, organizzazione, programmazione, dettagli e regole
  • perfezionismo che non permette il completamento di un compito assegnato
  • valori morali, ed etici, sono sottoposti a inflessibilità
  • incapacità di sbarazzarsi di oggetti che non hanno alcun valore pratico, oppure personale
  • rifiuto nell’approcciare il lavoro di gruppo, a meno che il gruppo non segua alla lettera il proprio modo di lavorare
  • una certa avarizia, anche senza alcun problema economico, per il pensiero intrusivo che i soldi serviranno per eventuali problemi futuri
  • rigidità e ostinazione eccessiva
  • troppo attaccamento al lavoro e alla produttività, a scapito delle relazioni affettive.

I pensieri intrusivi possono portare il soggetto a compiere più e più volte le stesse azioni; anche il lavarsi le mani diventa un’attività da svolgere in più occasioni e con irrimediabile scrupolosità.

Ci possono essere quindi altre sfumature rispetto alla sintomatologia appena indicata. Autocritica, indisposizione quando una persona vicina esprima le proprie emozioni in modo libero e sereno, organizzazione puntigliosa anche dei propri hobby e attività ricreative, incluso lo sport. La perfezione invade ogni aspetto del soggetto. Senza dimenticare che i sintomi del disturbo ossessivo compulsivo si manifestano già nella prima età adulta.

Come si tratta il doc: due approcci terapeutici 

Con la doverosa specifica che una diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo, spesso ottenuta anche attraverso dei test sottoposti al soggetto, spetta a un professionista specializzato, si può dire che il trattamento del disturbo ossessivo compulsivo deve necessariamente affrontare diversi aspetti.

I principali approcci a questo disturbo sono quattro:

  • la terapia psicodinamica
  • la terapia cognitivo comportamentale
  • la terapia farmacologica
  • la terapia metacognitiva.

La psicoterapia psicodinamica prende le mosse dalla teoria psicanalitica. Al centro della psicodinamica risiede la convinzione che i “luoghi psichici” di un individuo abbiano una interazione reciproca di tipo dinamico e mobile. Queste tre istanze sono ES, Io e Super-Io, che rappresentano rispettivamente le pulsioni più irrazionali, la parte emersa della psiche, e l’insieme dei doveri e dei valori dell’individuo.

Il paziente viene accompagnato dal terapeuta, con il quale sviluppa una relazione, a svolgere un percorso nei territori del rimosso. Si liberano in questo modo le energie la creatività, in un processo trasformativo che coinvolge il terapeuta, anche sul piano emotivo.

Nella terapia cognitivo comportamentale, usata anche per curare la depressione, viene invece posta al centro dell’intervento terapeutico la relazione tra comportamenti, pensieri ed emozioni. Si ritiene che i problemi di ordine emotivo dipendano da false credenze di tipo disfunzionale.

Grazie al terapeuta, il paziente viene aiutato a intercettare questi schemi di pensiero disfunzionale con i quali ha male interpretato la realtà, causandosi sofferenze e sintomi importanti quali ansia e attacchi di panico. Dopo averli intercettati, lavorerà di integrazione e sostituzione con delle convinzioni di tipo più funzionale.

Disturbo ossessivo compulsivo (doc) e terapia farmacologica

Il terzo approccio è dato dalla terapia farmacologica. Nello specifico, vengono utilizzati farmaci i cui princìpi attivi sono gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina. La serotonina è un neurotrasmettitore, sintetizzato dal cervello e in diversi tessuti. Viene definito ormone del buonumore e interviene su molte e importanti parti e funzioni del nostro organismo: l’appetito e il senso di sazietà, il sistema cardiovascolare, motilità e secrezioni intestinali.

Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina sono presenti negli psicofarmaci. Nello specifico, nei farmaci antidepressivi. Grazie alla loro azione, si produce un aumento della serotonina.

Un paziente che soffre di disturbo ossessivo compulsivo può beneficiare di questa terapia farmacologica. Terapia che va necessariamente affiancata a un supporto di tipo psicologico.

Sono sei le principali molecole riconducibili a questi farmaci. Tra queste si ricordano la fluoxetina, presente nel Prozac, e il citaprolam, presente nell’Elopram. L’assunzione e la posologia di queste molecole devono accadere sotto stretta osservanza dello specialista.

Meta-cognizione e disturbo ossessivo compulsivo

Tra gli approcci innovativi e di valida efficacia, si segnala la terapia metacognitiva. L’approccio della MTC (Metacognitive Therapy) nasce nel 1994 ad opera di Adrian Wells e Gerald Matthews. Questa terapia si basa sulla metacognizione. Le competenze emotive, le capacità metacognitive e, infine, la regolazione dei processi di attenzione sono centrali in questo tipo di terapia. Ne rappresentano l’elemento distintivo.

La terapia metacognitiva, da collocare tra le terapie ad approccio scientifico, non viene utilizzata solo per la cura del doc. Risulta infatti essere efficace nel trattamento dei disturbi d’ansia e per il trattamento della depressione.

Stando a questo approccio, le persone hanno delle cosiddette credenze metacognitive, ovvero teorie e idee rispetto ai contenuti dei propri pensieri, alla performance della propria memoria alla capacità di sapersi concentrare. Le credenze metacognitive sono due:

  • credenze metacognitive positive che attengono i vantaggi, o i benefici, dell’essere coinvolti nell’attività cognitiva. Il soggetto è convinto di fare bene se agisce seguendo lo stimolo della minaccia
  • credenze metacognitive negative, pertinenti il pericolo e l’incontrollabilità. Questo secondo tipo di credenze si traducono spesso in pensieri catastrofici.

Sulla base di queste credenze, il soggetto quindi tende a sviluppare delle strategie metacognitive, con l’obiettivo di ottenere una autoregolazione che riguardi il proprio vissuto emotivo e, allo stesso tempo, cognitivo.

Quando infine accade un evento esterno, il soggetto avrà quelle che possono essere definite esperienze metacognitive. In termini più diretti: esperienze vissute soggettivamente che influenzano il comportamento del soggetto stesso.

Come funziona la terapia metacognitiva

Il percorso del paziente verso uno stato di maggiore benessere e funzionalità parte dalla consapevolezza. Questo è infatti il livello su cui lavora la meta-cognizione, che può essere definita come consapevolezza del proprio funzionamento mentale.

Questa consapevolezza è il punto di partenza grazie al quale riuscire a regolare le emozioni fisiologiche, oltre a tutti gli stati emotivi e psichici interni, che contribuiscono ad attivare e mantenere i meccanismi del disturbo e del malessere. Grazie alla meta-cognizione, il paziente può monitorare:

  • i pensieri
  • gli stati d’animo
  • le sensazioni fisiche.

Il pensiero negativo ripetitivo, all’origine del rimuginio, viene staccato dal suo pilota automatico. Questo rimuginio è una delle basi da cui si sviluppano ansia e depressione, e si tratta di un funzionamento che viene definito Sindrome Cognitivo-Attentiva.

È proprio questo tipo di sindrome che porta il soggetto alla ruminazione e alla fissazione della propria attenzione solo su stimoli che vengono considerati minacciosi, facendo sì che il soggetto attui strategie disfunzionali di coping (ovvero di gestione di ciò che viene percepito come minaccia).

È qui che la terapia entra in gioco, allenando il paziente a riconoscere il rimuginio, a ridurre questo stile di pensiero, attuando un controllo finalmente cosciente e consapevole.

Benefici della terapia metacognitiva

Questo approccio terapeutico comporta una serie di benefici per il paziente. Al riguardo è importante sottolineare come non si guarisce dal disturbo ossessivo compulsivo. È più deontologico, e corretto, parlare di cura di questo disturbo, di capacità da parte del paziente di gestire stati d’animo invalidanti, pensieri intrusivi e comportamenti ossessivi.

Sotto questo aspetto, i benefici della terapia risultano essere:

  • una riduzione della sofferenza del soggetto
  • un miglioramento della vita sociale
  • un approccio più funzionale nel contesto lavorativo.

Come si guarisce da un disturbo ossessivo compulsivo? 

Circa il 50% dei pazienti ha un valido controllo dei sintomi doc, con una remissione di circa il 25%. Questi numeri si riferiscono ai pazienti che affrontano una terapia parlata. Tra i pazienti che adottano invece una terapia esclusivamente farmacologica può verificarsi una ricaduta che oscilla tra il 24% l’89%.

Domandarsi come si guarisce dal disturbo ossessivo compulsivo è una domanda legittima, da parte del soggetto, ma fuorviante. Più onesto e opportuno, in conclusione, è parlare di una cura e di una gestione cui si arriva per mezzo di un approccio integrato di tipo farmacologico e psicologico.