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​​La pertosse: quali sono i sintomi e come si cura


La pertosse è un’infezione batterica a carico delle vie respiratorie. Provoca tosse persistente che può causare vere e proprie crisi. Vediamo come riconoscerla.

Cos’è la pertosse?

La pertosse è una malattia infettiva di origine batterica che colpisce i polmoni e le vie respiratorie. Più precisamente, si tratta di una patologia estremamente contagiosa. provocata da un batterio Gram-negativo, il Bordetella Pertussi. 

È annoverata fra le malattie infantili, insieme a rosolia, morbillo e varicella, dal momento che colpisce prevalentemente i bambini al di sotto dei 5 anni. La patologia, come indica il termine stesso, ha come sintomo principale una tosse persistente che può provocare delle vere e proprie crisi tussive, nella fase acuta.

Quando colpisce neonati o bambini molto piccoli, la patologia può avere conseguenze gravi, fino a provocare il decesso. Negli adulti non provoca complicanze gravi. La vaccinazione, ormai obbligatoria da anni, è lo strumento più efficace per prevenirla.

Come si prende la pertosse?

La pertosse viene trasmessa esclusivamente da uomo a uomo, attraverso goccioline di saliva infetta diffuse nell’aria. Veicoli più frequenti del contagio sono dunque colpi di tosse, starnuti, o le semplici conversazioni. Il grado di infettività è molto elevato: la probabilità che si contragga l’infezione, una volta entrati in contatto con la saliva infetta, è superiore al 90%.

La pertosse è una malattia diffusa in tutto il mondo, ma è diventata molto rara soprattutto grazie all'introduzione del vaccino. Quasi la totalità dei casi di pertosse sono registrati lì dove non viene effettuata la vaccinazione, determinando una mortalità elevata nei bambini. 

Si è osservato, nelle popolazioni vaccinate, un ritorno della patologia dovuto alla progressiva perdita dell’immunità, dal momento che ai tempi dell'introduzione del vaccino (30 anni fa) non erano effettuate le dosi di richiamo. Il vaccino della pertosse è obbligatorio in Italia. 

Come si manifesta la patologia?

La pertosse esordisce, dopo un periodo di incubazione di circa 10 giorni, con la cosiddetta fase catarrale. In questo lasso di tempo, i sintomi sono comuni a quelli di una qualsiasi affezione alle vie respiratorie:

A questa fase segue, dopo 1-3 settimane, la fase parossistica, in cui si assiste a un aggravamento repentino della tosse. Questa fase può durare dalle 2 alle 6 settimane ed è contraddistinta da veri e propri accessi di tosse.

L’ultima fase, che può avere durata variabile, è quella della convalescenza in cui si assiste a una graduale cessazione della tosse severa. Ecco un breve prospetto delle fasi della pertosse e della loro durata media:

  • sase catarrale: 7-14 giorni
  • fase parossistica: 1-6 settimane
  • fase della convalescenza: 7-14 giorni.

Quali sono i sintomi della pertosse?

I sintomi della pertosse sono diversi a seconda della fase specifica che si sta attraversando.

La fase catarrale è caratterizzata da:

  • tosse catarrosa, resistente ai sedativi che con il passare del tempo diventa sempre più frequente e stizzosa
  • febbre
  • rinorrea (naso che cola)
  • mal di gola
  • naso chiuso
  • occhi arrossati e lacrimanti
  • malessere generale e debolezza.

La fase parossistica ha inizio quando la quantità di muco che si accumula nelle vie respiratorie è tale che l’organismo, per liberarsene, dà avvio a vere e proprie crisi tussive: la tosse infatti è un riflesso difensivo, messo in atto dal corpo per proteggere le vie aeree e renderle libere.

Le crisi di tosse, nella fase parossistica, sono più frequenti durante la notte, e sono caratterizzate da colpi di tosse brevi ed emessi a distanza ravvicinata. Possono verificarsi conati di vomito, dovuti alla tosse, o l’espettorazione di muco, apnea e cianosi.

Nella fase della convalescenza si verifica la scomparsa delle crisi e un miglioramento dello stato di salute del paziente.

Complicanze

La pertosse può dare esito a complicanze gravi e talvolta mortali nei neonati, soprattutto in quelli che hanno meno di 6 mesi di vita. Tra queste complicanze figurano:

In caso il neonato sviluppi queste complicanze, si rende necessario l’immediato ricovero ospedaliero. Negli adolescenti e negli adulti, la pertosse si risolve in genere senza particolari problemi.

In che settimana si fa il vaccino per la pertosse?

Il vaccino della pertosse viene effettuato durante la gravidanza, tra la 27ª e la 36ª settimana. Il momento ideale è la 28ª settimana, per consentire alla gestante di produrre sufficienti anticorpi e il conseguente passaggio transplacentare. 

In generale è possibile sottoporsi alla vaccinazione in qualsiasi momento della vita. È raccomandato:

  • nei lattanti dal 2º mese di vita
  • nei bambini 
  • negli adolescenti, tra gli 11 e 16 anni
  • negli adulti (soprattutto genitori) tra i 25 e i 29 anni.

Come si cura la pertosse?

Il trattamento della pertosse varia in base all’età del paziente, alla gravità dei sintomi e alla fase della patologia in cui avviene la diagnosi.

Generalmente, i neonati al di sotto dei 6 mesi di età e le persone con una sintomatologia molto grave hanno bisogno di cure aggressive, che vengono garantite col ricovero in ospedale. I bambini e gli adulti, con sintomi nella norma, possono ricevere le cure in casa.

Ai pazienti con pertosse da meno di 3 settimane (diagnosticata, quindi, prima della fase parossistica), vengono somministrati antibiotici, al fine di arrestare l’infezione e impedire la diffusione del contagio.

Quando l’infezione è presente da più di 3 settimane (diagnosi avvenuta dopo la fase parossistica), il trattamento antibiotico non è proficuo, dal momento che il batterio ha già agito, e il paziente non è più contagioso. 

In generale, il trattamento della pertosse si sostanzia in:

  • uso di antibiotici (secondo le modalità a cui si è fatto cenno): in particolare eritromicina, claritromicina, azitromicina.
  • riposo assoluto 
  • consumo di molta acqua per evitare la disidratazione
  • impiego di paracetamolo e ibuprofene per attenuare gli stati febbrili.