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La rosolia (infezione virale contagiosa)

Con il termine di rosolia si intende un’infezione virale contagiosa che di solito comporta sintomi lievi (eruzione cutanea e
dolore articolare), ma se contratta durante la gravidanza può essere la causa di gravi difetti congeniti

Che cos’è la rosolia

La rosolia è una malattia virale, moderatamente contagiosa, che abitualmente colpisce bambini e ragazzi tra i 5-15 anni di età. Nei bambini e negli adulti la malattia è di media gravità e generalmente è caratterizzata da linfoadenopatia ed eruzione maculopapulare della durata di 3-5 giorni.

L’infezione da rosolia, una volta avuta, conferisce un’immunità permanente.

Quali sono i sintomi della rosolia?

I sintomi della rosolia sono differenti a seconda dell’età in cui la si contrae e iniziano a manifestarsi da 14 a 21 giorni dopo il contagio.

Gli adulti e i bambini provano un leggero malessere per un paio di giorni, al quale si sommano occhi irritati e febbre bassa

Il primo segno identificativo è la caratteristica eruzione cutanea, che parte dal volto e dal collo per arrivare in maniera rapida al tronco, alle braccia e alla gambe. Si potrebbero presentare anche macchie nella parte superiore del palato.

Alcuni pazienti, specialmente gli adulti, potrebbero presentare:

  • dolori alle articolazioni (rigidità e gonfiore)
  • febbre
  • cefalea
  • linfonodi del collo e della nuca ingrossati

Alcuni sintomi rari potrebbero essere:

  • otite media
  • trombocitopenia
  • encefalite (che potrebbe portare anche a morte)

Quando è pericolosa la rosolia?

La rosolia contratta durante la gravidanza può causare al feto una grave patologia che si chiama sindrome da rosolia congenita (o CRS). Questa può avere esiti disastrosi, provocando la morte del feto, un parto prematuro e un’ampia gamma di difetti congeniti gravi, molti dei quali sono permanenti e compromettono il successivo sviluppo.

Questa patologia può provocare nel feto sia effetti immediati che tardivi, questi ultimi si presentano anche dai 2 ai 4 anni dopo la gravidanza. Tra gli effetti immediati sul feto possiamo riscontrare: sordità, disturbi cardiaci, danni epatici, danni al midollo osseo, scarso sviluppo cerebrale e danni polmonari, mentre tra gli effetti tardivi: diabete di tipo 1, edema cerebrale e problemi legati alla tiroide.

Differenti tipi di rosolia

  • Rosolia acquisita, forma caratterizzata da un periodo di incubazione di 16-18 giorni, da un esantema maculopapuloso morbilliforme, febbre, tumefazione dei linfonodi nucali, malessere, mialgie, artralgie, rinofaringo congiuntiviti, linfocitosi, monocitosi e leucopenia
  • Rosolia connatale, forma che segue all’infezione materna nei primi 4 mesi di gravidanza, caratterizzata da una sindrome malformativa (embriopatia rubeolica) o da una forma cronica evolutiva (fetopatia rubeolica) o dall’aborto
  • Rosolia in gravidanza, ha un influsso sfavorevole sul feto, specie se colpisce la madre nei primi 3 mesi, poichè causa abbastanza spesso delle malformazioni fetali (microcefalia, microftalmia, cataratta, malformazioni cardiache, ecc.), morte endouterina e aborto

Come si può contrarre la rosolia?

Ci si infetta da rosolia andando a respirare l’aria contaminata da goccioline che presentano il virus (espirate da una persona infetta). Anche il contatto ravvicinato può portare a contrarre tale infezione.

Il massimo della contagiosità la si ha durante l’infezione in atto, anche se si può essere contagiosi da qualche giorno prima fino a una settimana dopo l’avvenuta comparsa dell’eruzione cutanea.

Come avviene la diagnosi da rosolia?

La diagnosi da rosolia viene effettuata dal medico. Per soggetti a rischio e più vulnerabili come le donne in gravidanza, neonati e pazienti affetti da encefalite, la diagnosi necessita di essere più rapida e puntuale, per questo motivo si possono andare a misurare nel sangue i livelli anticorpali contro il virus della rosolia oppure prelevare campioni dal naso, dalla gola o dalle urine.

Cosa fare in caso di rosolia?

Non esiste un’indicazione specifica nel momento in cui si contrae questa infezione, solitamente chi ne è affetto guarisce senza alcun trattamento. La prognosi va dai 7 ai 14 giorni e solitamente impiegano più tempo a guarire gli adulti rispetto ai bambini.

Per alleviare i dolori articolari e la febbre, possono invece essere assunti alcuni farmaci (sotto consiglio medico), quali ad esempio:

  • Paracetamolo
  • Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS)

 

 

La scheda si basa sulle informazioni contenute nel "Dizionario Medico" di Antonio Cancellara (Verduci Editore)