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Pubblicato inPatologie

Appendicite: sintomi, cause e come si cura

L’appendicite è un’infiammazione dell’appendice, protuberanza dell’intestino crasso che si trova nella parte destra del basso addome.

L’appendicite è l’infiammazione dell’appendice, un piccolo organo attaccato all’intestino. Provoca un dolore addominale caratteristico ed è una delle urgenze chirurgiche più comuni: riconoscerla in fretta fa la differenza.

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Che cos’è l’appendicite?

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L’appendicite è l’infiammazione dell’appendice, in genere a insorgenza acuta.

È una delle urgenze chirurgiche più frequenti in assoluto: può comparire a qualsiasi età, ma colpisce soprattutto tra i 10 e i 30 anni.

L’appendice è un piccolo organo a forma di tubo chiuso, lungo in media 5-10 centimetri, attaccato al cieco (il primo tratto dell’intestino crasso), nella parte bassa e destra dell’addome.

La sua funzione non è del tutto chiarita: l’ipotesi più accreditata è che agisca da riserva di batteri utili per l’intestino, soprattutto nei primi anni di vita.

Quando l’appendice si infiamma, il quadro tende a peggiorare nel giro di ore o pochi giorni: per questo l’appendicite non è un disturbo da gestire a casa, ma una condizione da riconoscere presto e da portare rapidamente all’attenzione di un medico. Vedremo tra poco quali sintomi devono far scattare l’allarme.

Quali sono i sintomi dell’appendicite?

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Il sintomo principale dell’appendicite è un dolore addominale con una caratteristica precisa: si sposta. Riconoscere questo movimento è il modo migliore per distinguerlo da un comune mal di pancia.

La progressione tipica del dolore

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  1. All’inizio il dolore è sordo e difficile da localizzare, intorno all’ombelico o nella parte alta dell’addome ed è per questo che spesso viene scambiato per un’indigestione
  2. Nel giro di alcune ore (in genere 4-6), il dolore migra verso il basso a destra e diventa più acuto, continuo e ben localizzato
  3. da quel momento peggiora con ogni sollecitazione: camminare, tossire, starnutire, respirare a fondo o premere sulla zona.

Gli altri sintomi

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Al dolore si accompagnano quasi sempre altri segnali:

  • perdita di appetito: è uno dei sintomi più costanti, presente nella grande maggioranza dei casi
  • nausea e vomito, che tipicamente compaiono dopo l’inizio del dolore, non prima
  • febbre lieve (37,5-38,5 °C): una temperatura più alta può indicare una complicanza
  • alterazioni intestinali: stipsi o, meno spesso, diarrea.

Le forme atipiche

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Non tutte le appendiciti seguono il copione.

Se l’appendice si trova dietro al cieco (posizione retrocecale), il dolore può presentarsi alla schiena o al fianco destro, e talvolta irradiarsi lungo la gamba destra, accentuandosi con il movimento: succede quando l’infiammazione irrita il muscolo psoas, che passa lì vicino.

Nei bambini piccoli, negli anziani e in gravidanza i sintomi possono essere sfumati o in sedi insolite: meno dolore, poca o nessuna febbre, quadri facili da confondere. In queste persone serve una soglia di attenzione più alta, non più bassa.

Quando andare al pronto soccorso

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Con un sospetto di appendicite non si prenota una visita: si va al pronto soccorso.

Questi i segnali che devono farti muovere senza aspettare:

  • dolore addominale intenso che dura da più di 6-8 ore, o che peggiora invece di migliorare
  • dolore che si è spostato o concentrato in basso a destra
  • dolore accompagnato da febbre, nausea persistente o vomito
  • addome teso e rigido, difficoltà a camminare o a muoversi per il dolore.

Un’avvertenza importante: se il dolore, dopo ore di intensità, improvvisamente si attenua, non è sempre una buona notizia.

Può essere una “calma apparente” che precede la perforazione dell’appendice. Un dolore forte che c’era e “sparisce” va comunque valutato da un medico.

In attesa di andare al pronto soccorso

  • Non mangiare e non bere nulla: lo stomaco deve restare vuoto per l’eventuale intervento in anestesia, e mangiare può complicare la diagnosi.
  • Niente borsa dell’acqua calda sull’addome: il calore è controindicato quando si sospetta un’appendicite.
  • Non assumere lassativi, anche se pensi si tratti di stitichezza: possono peggiorare la situazione.
  • Non aspettare “per vedere come va”: nell’appendicite il tempo conta, e arrivare presto rende tutto più semplice — anche l’intervento.

Per i dolori addominali ricorrenti o di lunga data, senza i caratteri d’urgenza appena descritti, il percorso è diverso: una visita gastroenterologica permette di indagarne le cause con calma.

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Quali sono le cause dell’appendicite?

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La causa dell’appendicite è quasi sempre la stessa: l’ostruzione dell’appendice.

L’appendice è un tubo chiuso a fondo cieco, con un canale interno di pochi millimetri: basta poco perché qualcosa lo blocchi. I “tappi” più comuni sono:

  • i coproliti: piccole masse di materiale fecale indurito
  • l’ingrossamento del tessuto linfatico presente nella parete dell’appendice, tipicamente in risposta a infezioni virali o intestinali; è il meccanismo più frequente nei bambini e nei ragazzi
  • più raramente, corpi estranei, parassiti intestinali o, in casi eccezionali, piccoli tumori.

Una volta ostruita, l’appendice non riesce più a svuotarsi: i batteri normalmente presenti al suo interno si moltiplicano, la parete si infiamma e si gonfia, e la pressione comprime i vasi sanguigni che la nutrono.

Se il processo va avanti, la parete si indebolisce fino al rischio di perforazione: il contenuto infetto si riversa nell’addome e può causare la peritonite, l’infiammazione della membrana che riveste la cavità addominale.

Si tratta di una complicanza grave, che richiede un intervento immediato. È la ragione per cui l’appendicite non va mai “aspettata”.

Come si diagnostica l’appendicite?

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La diagnosi parte dalla visita: il medico valuta la storia dei sintomi e palpa l’addome con alcune manovre specifiche per verificare i segni dell’infiammazione; il punto dolente tipico è il punto di McBurney, tra l’ombelico e la sporgenza dell’osso del bacino, in basso a destra.

La visita viene integrata da:

Nessun esame da solo basta a confermare o escludere l’appendicite: conta l’insieme.

E poiché i sintomi possono somigliare a quelli di altre condizioni come una colica, una gastroenterite, nelle donne un problema ginecologico come una cisti ovarica, è il medico a fare la diagnosi differenziale, spesso proprio con l’aiuto dell’ecografia.

Come si cura l’appendicite?

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Il trattamento di riferimento dell’appendicite acuta è l’intervento chirurgico di rimozione dell’appendice: l’appendicectomia.

Viene eseguito in tempi rapidi dalla diagnosi, per evitare la perforazione.

L’intervento: l’appendicectomia laparoscopica

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Oggi l’intervento si esegue quasi sempre in laparoscopia: attraverso tre piccole incisioni sull’addome vengono introdotti una microtelecamera e gli strumenti con cui l’appendice viene rimossa, in anestesia generale.

Rispetto alla chirurgia tradizionale “a cielo aperto”, oggi riservata ai casi complicati, come la peritonite, la laparoscopia comporta meno dolore, meno infezioni della ferita, cicatrici minime e un recupero più rapido.

La terapia antibiotica: quando è possibile

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In casi selezionati di appendicite non complicata (senza perforazione, ascessi o coproliti), lo specialista può proporre in alternativa una terapia antibiotica, iniziata in ospedale.

È una strada percorribile, ma con un limite documentato: circa un paziente su tre ha una ricaduta negli anni successivi e finisce comunque per essere operato.

La scelta spetta al chirurgo insieme al paziente, caso per caso, non è mai una decisione da prendere da soli per evitare l’intervento.

Dopo l’intervento: recupero e alimentazione

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Per un’appendicectomia in laparoscopia senza complicanze, il ricovero dura in genere 1-3 giorni, con ripresa dei movimenti già dal giorno dopo.

Le attività leggere si riprendono in 1-2 settimane; sport e sforzi fisici dopo 4-6 settimane, secondo le indicazioni del chirurgo.

Anche l’alimentazione riparte per gradi: prima liquidi chiari (brodo, tè, succhi senza polpa), poi cibi leggeri e facili da digerire come cracker, riso e yogurt. Nelle prime settimane meglio evitare fritti, piatti molto conditi, alcol e pasti abbondanti, che affaticano la digestione. Il ritmo giusto lo detta il medico — e il proprio intestino.

L’appendicite può passare da sola?
In alcuni casi lievi l’infiammazione può regredire spontaneamente, ma non è mai una buona strategia aspettarlo: il rischio di perforazione non è prevedibile, e un dolore che si attenua può essere una calma apparente. Il sospetto va sempre valutato da un medico.

Da che lato fa male l’appendicite?

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A destra, in basso, ma solo dopo le prime ore: all’inizio il dolore parte al centro dell’addome, vicino all’ombelico, ed è questo a trarre in inganno.

Si può prevenire l’appendicite?

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No, non esiste una prevenzione certa. Una dieta ricca di fibre (frutta, verdura) è associata a una minore frequenza del disturbo, ma non lo elimina.

L’appendice serve a qualcosa? Vivere senza dà problemi?

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L’appendice sembra funzionare da riserva di batteri utili all’intestino, ma non è un organo indispensabile: chi la rimuove vive senza alcuna conseguenza documentata.