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La malaria, quello che c’è da sapere

La malaria è una malattia infettiva causata da protozoi parassiti che appartengono alla specie dei plasmodi e che vengono trasmessi con la puntura delle zanzare

Che cos’è la malaria?

La malaria è una patologia trasmessa attraverso la puntura delle zanzare e provocata da protozoi parassiti che appartengono alla specie dei plasmodi.

Il ciclo biologico di questi parassiti si sviluppa in due organismi: un ospite intermedio rappresentato da un vertebrato e un esemplare femmina di zanzara, che funge da ospite definitivo.

L’insetto in grado di trasmettere questa malattia infettiva è la zanzara anopheles. La malaria non è contagiosa, ma la trasmissione può avvenire, in casi più rari, anche attraverso il contatto ematico diretto in seguito a eventi accidentali.

Nei Paesi in cui è endemica, la malaria rappresenta la patologia trasmessa da vettore più diffusa del pianeta. Nei Paesi in cui, invece, non lo è, rappresenta comunque la patologia di importazione più significativa, a causa dei viaggi in Paesi tropicali e all’incremento dei flussi di migrazione.

Esiste ancora la malaria?

La malaria nel mondo è stata debellata da gran parte dei Paesi con clima temperato durante la prima metà del ventesimo secolo. In Italia è scomparsa negli anni 50 del Novecento. Oggi è ancora diffusa nelle aree tropicali e sub tropicali

La malaria è una patologia endemica nel continente africano, dove l’incidenza in termini di casi e decessi è la più alta al mondo. Anche nei Paesi del Medio Oriente, dell’Asia Centrale, del Sud est asiatico, dell’America meridionale e centrale è ancora presente, anche se con diversi gradi di endemia. In generale, sono i Paesi in via di sviluppo quelli a più alto rischio di malaria.

I programmi di prevenzione e controllo promosso dall’Organizzazione mondiale della sanità, nel corso degli ultimi anni, hanno comportato una significativa riduzione della diffusione di questa malattia.

Il rischio malaria può essere considerato, invece, estremamente basso nelle aree non endemiche, ovvero quelle a clima temperato, nonostante l’alto numero di casi di malaria di importazione e la presenza sul territorio di fattori che potrebbero provocarne una ricomparsa.

Qual è la causa della malaria?

La malaria è una patologia infettiva causata da un parassita del genere Plasmodium. Questo microrganismo può essere trasmesso all’uomo attraverso la puntura delle zanzare del genere anopheles. Per tale ragione, questi insetti vengono definiti “vettori della malaria”. Le zanzare anopheles tendono a pungere con più frequenza nell’arco di tempo che va dal tramonto all’alba.

Tra le principali specie di parassiti che provocano la malaria negli esseri umani ci sono:

  • Plasmodium falciparum
  • Plasmodium malariae
  • Plasmodium vivax
  • Plasmodium ovale
  • Plasmodium knowlesi

Di queste quattro specie, le più comuni sono la falciparum e la vivax.

Quali sono i sintomi della malaria?

Lo sviluppo e la gravità della patologia dipendono dalla specie di parassita che l’ha provocata. I sintomi della malaria, invece, compaiono solitamente a distanza di una o due settimane dalla puntura della zanzara. Tra i più comuni possiamo citare:

Nella fase iniziale della malattia si tratta di sintomi paragonabili a quelli di una qualsiasi forma influenzale.

La patogenicità, invece, dipende dalla capacità del parassita di distruggere i globuli rossi. Di qui i segnali principali della malaria, che si manifesta con febbre molto alta frequente e anemia.

Quali sono le principali forme di malaria?

La forma più grave di malaria, sia in termini di mortalità sia di morbosità, è quella causata dal falciparum. Oltre a provocare una grave anemia, può infatti ostruire i capillari del cervello. Si parla in questo caso di malaria cerebrale. Anche altri organi vitali quali reni, fegato e milza possono subire gravi danni a causa delle ostruzioni. 

La malaria da Plasmodium falciparum può portare anche alla morte o evolvere in una forma invalidante se non si interviene tempestivamente

Sono meno gravi, invece, le forme della malattia provocate dagli altri parassiti.

Sia la Plasmodium ovale sia la vivax, però, possono causare delle recidive. Queste forme, infatti, possono rimanere silenti all’interno del fegato per poi riattivarsi anche mesi dopo il primo attacco. 

Possono causare recidive anche a distanza di molti anni i parassiti della specie Plasmodium malariae. I microrganismi, infatti, riescono a rimanere nel flusso sanguigno senza che il sistema immunitario sia in grado di intercettarli. Dopodiché, sono in grado di riattivarsi provocando un nuovo attacco della malattia nel momento in cui, per varie ragioni, le difese dell’organismo dovessero abbassarsi.

Il Plasmodium knowlesi, infine, non provoca in genere forme particolarmente gravi di malaria.

Come non prendere la malaria?

Per le persone che hanno intenzione di recarsi in aree a rischio per quanto riguarda l’incidenza della malaria, è assolutamente indicata una chemioprofilassi, ovvero un trattamento specifico per evitare che agenti patogeni si sviluppino in individui sani.

Non esiste uno standard uguale per tutti, per cui ogni profilassi va studiata caso per caso e dipende da diversi fattori quali:

  • Paese di destinazione
  • Tipo di viaggio
  • Tempo di permanenza 

Per le categorie a rischio come i bambini di età inferiore ai 5 anni e le donne in gravidanza che si recano in un’area dove la malaria è endemica, si raccomanda la terapia preventiva intermittente (IPT), un trattamento mirato alla prevenzione e cura di questa malattia infettiva.

Le strategie di prevenzione passano senza dubbio anche dal controllo del vettore, finalizzato a ridurre la diffusione e trasmissione della malattia. Si tratta sostanzialmente di misure volte a ridurre le occasioni di contatto tra uomo e zanzare o misure specifiche contro le punture (zanzariere o insetticidi). 

Altri interventi riguardano:

  • Bonifica ambientale che si traduce nella riduzione dei focolai larvali
  • Utilizzo di larvicidi
  • Ricorso a predatori naturali di zanzare e larve

Come si può curare la malaria?

Il primo vaccino contro la malaria (RTS,S/AS01), frutto di un lavoro di ricerca lungo 30 anni, ha mostrato una parziale efficacia in termini di protezione contro il Plasmodium falciparum nei bambini.

La parziale efficacia di questo vaccino, però, fa sì che questa sia un trattamento complementare e non sostitutivo rispetto ad altri tipi di intervento.  

L’Organizzazione mondiale della sanità, a partire dall’aprile del 2019, ha avviato uno studio pilota con l’introduzione di questo vaccino in Kenya, Ghana e Malawi. L’obiettivo principale è quello di ridurre la mortalità, soprattutto infantile, dovuta alla malaria. 

La chiave per affrontare al meglio questa malattia infettiva, tuttavia, resta una diagnosi che sia il più possibile tempestiva e precisa

La diagnosi della malaria avviene inizialmente con un approccio clinico che valuta la sintomatologia e, in base a essa, porta a indirizzare verso una forma di malaria piuttosto che un’altra. 

In un secondo momento, è necessario quindi identificare la specie di plasmodio che ha intaccato l’organismo. Questa fase diagnostica avviene tramite il supporto di test rapidi o molecolari. 

La miglior cura a disposizione, soprattutto per il trattamento della malaria da Plasmodium falciparum, resta la terapia basata sulla combinazione di derivati dell’artemisinina, un antimalarico che può essere assunto per via orale, anale o attraverso un’iniezione intramuscolo. 

La raccomandazione è quella di somministrare questo trattamento solo dopo la conferma diagnostica da laboratorio nell’evenienza di casi di sospetta malaria.