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Pubblicato inPatologie

Malattia mani piedi bocca: sintomi, contagio e cura

La mani piedi bocca è una malattia tipica dei bambini piccoli. Estremamente contagiosa ma innocua, si caratterizza per la presenza di esantema sulle mani, sui piedi e sulla bocca.

La malattia mani piedi bocca è un’infezione virale molto comune e benigna che colpisce soprattutto i bambini sotto i 10 anni, con un picco nei primi 5 anni di vita.

Si riconosce dalle piccole vescicole che compaiono in bocca, sui palmi delle mani e sulle piante dei piedi, spesso precedute da qualche linea di febbre.

È molto contagiosa ma guarisce da sola in 7-10 giorni: non esiste né serve una cura specifica, e il compito principale dei genitori è gestire il fastidio e mantenere il bambino ben idratato.

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Che cos’è la mani piedi bocca?

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È una delle malattie esantematiche dell’infanzia, causata da virus della famiglia degli enterovirus: il responsabile più frequente è il Coxsackievirus A16, seguito da altri coxsackievirus e dall’Enterovirus 71, meno comune ma associato alle forme più impegnative.

Poiché i virus in grado di causarla sono diversi, averla avuta una volta non rende immuni per sempre: l’immunità vale per il singolo virus, e nell’arco dell’infanzia è possibile ammalarsi più di una volta.

Circola tutto l’anno con picchi tra estate e inizio autunno, e si diffonde con grande facilità nelle comunità infantili, come nidi e scuole dell’infanzia sono l’ambiente tipico dei focolai. L’incubazione è di 3-6 giorni dal contagio.

Come inizia e come si riconosce?

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La malattia segue in genere tre tappe:

  • i prodromi: 1-2 giorni di malessere generale, qualche linea di febbre (che può anche mancare, o toccare i 38-39°C per 24-48 ore), mal di gola, inappetenza, irritabilità nei più piccoli
  • le lesioni in bocca: piccole vescicole su lingua, gengive e interno delle guance, che si rompono lasciando ulcerette dolorose, sono loro la causa principale del rifiuto di mangiare e bere
  • l’esantema: macchioline rosse e vescicole allungate, a chicco di riso, su palmi delle mani e piante dei piedi, tipicamente non pruriginose nel bambino; nei più piccoli possono estendersi a gambe, glutei e area genitale.

Una particolarità poco nota che può allarmare i genitori a distanza di settimane: il virus può bloccare temporaneamente la crescita delle unghie, che si segnano con solchi trasversali o, in alcuni casi, si staccano (onicomadesi).

È un fenomeno innocuo: l’unghia nuova ricresce normalmente in qualche mese.

La mani piedi bocca negli adulti

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Anche gli adulti possono contrarla, se non hanno anticorpi verso il virus in circolazione; il caso tipico è il genitore contagiato dal figlio.

Spesso l’infezione è asintomatica o lieve, ma quando i sintomi compaiono possono essere più intensi e duraturi che nel bambino: febbre e mal di gola per circa una settimana, esantema anche per due, e un prurito fastidioso che in età pediatrica è in genere assente.

Mani piedi bocca in gravidanza

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Contrarre la mani piedi bocca in gravidanza è un evento da segnalare al ginecologo, ma nella grande maggioranza dei casi non comporta rischi per il feto: complicazioni fetali sono state descritte, ma sono molto rare.

Il momento che richiede più attenzione è il periodo a ridosso del parto: se la mamma si infetta in quei giorni può trasmettere il virus al neonato, che nelle prime settimane di vita merita un monitoraggio più attento.

In caso di contatto con un bambino malato o di sintomi sospetti, il consiglio è di avvisare il ginecologo, che valuterà eventuali controlli.

Come si trasmette e quanto dura il contagio?

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Il virus si trasmette con grande facilità attraverso saliva e secrezioni respiratorie (starnuti, colpi di tosse, posate e bicchieri condivisi), il liquido delle vescicole, le superfici e i giochi contaminati e per via oro-fecale; il cambio del pannolino è un momento critico.

La trasmissione è possibile anche da parte di persone asintomatiche.

La contagiosità è massima nella prima settimana di malattia, ma non finisce con la guarigione: il virus resta nelle secrezioni di naso e gola per un paio di settimane e nelle feci fino a un mese e oltre.

È il motivo per cui l’igiene delle mani (dopo il bagno, dopo ogni cambio pannolino, prima dei pasti) va mantenuta rigorosa a lungo, anche quando il bambino sta già bene.

Quando può tornare all’asilo o a scuola?

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Quando il bambino è senza febbre, sta bene ed è in grado di seguire le normali attività, indicativamente con le vescicole in via di asciugatura, può tornare all’asilo.

Non ha senso aspettare la scomparsa completa dell’esantema né la fine dell’eliminazione del virus, che con le feci prosegue per settimane: tenerlo a casa fino ad allora non è realistico né richiesto.

Il riferimento finale restano però le indicazioni del pediatra e le regole della propria scuola o ASL, che possono variare.

Per i fratelli e compagni, nel frattempo, la miglior protezione è il lavaggio frequente delle mani.

Come si fa la diagnosi?

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Al pediatra basta quasi sempre l’esame obiettivo: la combinazione di ulcerette in bocca e vescicole su mani e piedi è molto caratteristica.

Solo nei casi dubbi si ricorre a tampone faringeo o esame delle feci per identificare il virus.

Come si cura la mani piedi bocca?

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Non esiste una terapia specifica, e non serve: la malattia guarisce spontaneamente in 7-10 giorni, con le vescicole che si riassorbono senza lasciare segni.

Gli antibiotici non hanno alcun ruolo,  trattandosi di un virus, la cura consiste nel controllare i sintomi:

  • paracetamolo o ibuprofene per febbre e dolore, ai dosaggi per età e peso indicati dal pediatra; mai l’aspirina sotto i 18 anni, per il rischio di sindrome di Reye
  • per il dolore delle ulcere in bocca, il pediatra può indicare collutori, spray o gel ad azione anestetica (come benzidamina o lidocaina) scelti in base all’età: nei bambini piccoli vanno usati solo su sua indicazione
  • detergenti delicati per la pelle, senza rompere le vescicole.

Cosa far mangiare al bambino?

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Quando le ulcere in bocca fanno male, molti bambini rifiutano il cibo: non bisogna insistere.

La priorità assoluta è l’idratazione: acqua a piccoli sorsi e spesso, e alimenti freschi, morbidi e facili da deglutire, come frullati, yogurt, budini, zuppe fredde, latte, gelato. D

a evitare cibi e bevande acidi (spremute di agrumi, pomodoro), salati o piccanti e ruvidi, che riaccendono il bruciore.

Il freddo, al contrario, dà sollievo.

Quando chiamare il pediatra: se il bambino beve poco e mostra segni di disidratazione: pannolino asciutto o niente pipì per più di 6-8 ore, pianto senza lacrime, bocca asciutta, sonnolenza insolita; se la febbre supera i 3 giorni o è molto alta e non risponde; se ha meno di 6 mesi; o se compaiono segnali insoliti come rigidità del collo, fastidio marcato alla luce, sonnolenza profonda o difficoltà a svegliarlo: sono le rare situazioni in cui l’infezione va valutata subito, anche in pronto soccorso.

Le possibili complicazioni

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Sono rare, e vale la pena conoscerle proprio perché il box qui sopra permette di intercettarle: la disidratazione è di gran lunga la più frequente, legata al rifiuto di bere; eccezionali, e associate soprattutto all’Enterovirus 71, la meningite virale e l’encefalite.

Come si previene?

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Non esiste un vaccino: la prevenzione è tutta nell’igiene.

Lavarsi spesso le mani (e lavarle al bambino) soprattutto dopo il cambio del pannolino e prima dei pasti; disinfettare giochi e superfici condivise; non condividere posate, bicchieri e asciugamani con il bambino malato; insegnare a coprirsi naso e bocca quando si starnutisce. In casa con un bambino malato, queste regole proteggono anche i genitori.

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