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Dislessia, che cos’è e come riconoscerla

A cura di
Michele
Marotta

La dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) che riguarda la capacità di lettura che risulta difficoltosa così come la comprensione dei testi

Che cos’è la dislessia e quali sono le cause?

La dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) che coinvolge, in particolare, le capacità di lettura. Le persone dislessiche, generalmente, hanno comunque buoni livelli di sviluppo cognitivo. 

Ad oggi, restano ancora praticamente sconosciute le cause di questo disturbo. Tuttavia, la ricerca scientifica sui disturbi dell’apprendimento tende a ipotizzare che la dislessia sia il risultato di una combinazione di fattori genetici, neurobiologici e di rischio ambientale.

Che cosa sono i DSA?

I Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) si manifestano in circa il 4% della popolazione scolastica (circa 1 ogni 30 bambini) e coinvolgono:

  • le abilità di lettura (dislessia)
  • scrittura (disortografia e disgrafia)
  • calcolo (discalculia)

I DSA non sono considerati malattie, ma disturbi di origine costituzionale o neurobiologica su base genetica che si presentano in soggetti con adeguate capacità cognitive globali.

Come si distingue un disturbo di apprendimento?

In base al tipo di disturbo dell’apprendimento, è possibile riconoscere dei segnali specifici. Per quanto riguarda la dislessia, le manifestazioni tipiche sono:

  • lettura ad alta voce lenta e scorretta
  • omissioni, sostituzioni e inversioni di lettere
  • comprensione del testo scritto difficoltosa

In caso di disortografia o disgrafia, abbiamo:

  • scrittura caratterizzata da numerosi errori ortografici (omissioni, sostituzioni di lettere, doppie e “h”)
  • lentezza esecutiva (soprattutto nel corsivo)
  • scrittura scarsamente leggibile

Infine, si parla di discalculia quando si manifestano le seguenti condizioni:

  • difficoltà a imparare a memoria le tabelline e le procedure del calcolo
  • strategie immature di calcolo a mente
  • scambio dei segni delle operazioni

Può accadere che lo stesso bambino sia affetto da più disturbi dell’apprendimento. Solitamente, i DSA sono associati anche ad un deficit dell’attenzione.

Come si diagnostica?

La valutazione e la diagnosi sono di stretta pertinenza specialistica e richiedono la somministrazione di test atti ad indagare non solo le abilità strumentali di lettura, scrittura e calcolo, ma anche la funzionalità dei processi cognitivi, ossia:

  • intelligenza generale
  • memoria
  • attenzione
  • linguaggio
  • percezione e abilità prassiche

L'équipe del Centro è autorizzata dalla ASL come soggetto che può effettuare attività di prima certificazione diagnostica valida ai fini scolastici, secondo quanto previsto dalla L.170/2010.

Le figure professionali coinvolte sono la Neuropsichiatra Infantile, il Neuropsicologo e la Logopedista.

Le competenze degli specialisti non si fermano alla formulazione della diagnosi, ma si estendono alla progettazione e alla programmazione degli interventi riabilitativi più indicati in relazione al singolo caso.

Generalmente, la diagnosi di un disturbo dell’apprendimento può essere effettuata solo dopo che il bambino ha completato la seconda elementare. Tuttavia, già prima di questa età, è possibile identificare alcuni segnali precoci dei DSA.

Quali sono i sintomi della dislessia?

A seconda dell’età del soggetto, è possibile distinguere specifici segnali precoci che indicano una probabile condizione di dislessia.

Nei bambini in età prescolare, ad esempio, questo disturbo dell’apprendimento si può manifestare con un ritardo nella comparsa del linguaggio. Inoltre, possono essere presenti difficoltà nel linguaggio parlato, con pronunce scorrette o inversioni nell’ordine delle lettere nelle parole. Il bambino potrebbe avere difficoltà nell’apprendere l’alfabeto o costruire frasi

La dislessia in un bambino in età scolare, invece, potrebbe manifestarsi con una lettura lenta e poco fluida, difficoltà visive, scarsa capacità di apprendere le sequenze (alfabeto, giorni della settimana), rotazione o capovolgimento di cifre e lettere o, ancora, confusione nell’ordine delle lettere all’interno delle parole.

La dislessia, inoltre, può manifestarsi nei bambini anche con disturbi associati quali:

  • difficoltà di scrittura e calcolo
  • scarsa capacità di concentrazione
  • problemi di memoria e organizzazione
  • difficoltà di coordinazione motoria

La mancanza di una diagnosi certa di questo disturbo può sfociare anche in problemi di autostima per il bambino dislessico che non comprende la natura delle sue difficoltà e rischia di sentirsi inadeguato.

Come si cura?

La cura della dislessia è affidata agli specialisti che prendono in cura il bambino il prima possibile. 

I trattamenti effettuati hanno diverse finalità quali:

  • miglioramento della correttezza e velocità di lettura
  • automatizzazione delle capacità di conversione tra scritto e parlato
  • aumento del grado di consapevolezza fonologica

Benché siano gli specialisti a ricoprire il ruolo principale nel trattamento della dislessia, anche i genitori devono essere coinvolti nello sviluppo dei bambini e nel loro percorso di cura. 

La lettura di un libro al proprio bambino, ad esempio, è un’abitudine fondamentale che può alimentare il suo interesse verso questa pratica, da una parte, migliorare e ampliare il suo vocabolario, dall’altra. Allo stesso tempo, anche leggere insieme può essere un ottimo stimolo per il bambino.

La comprensione dei testi può essere rafforzata rileggendo più volte un libro che piace al bambino, il quale sarà più stimolato all’apprendimento svolgendo un’attività a lui gradevole.

Anche il supporto della tecnologia (software di videoscrittura) può rivelarsi particolarmente utile. 

Oltre agli strumenti di supporto, esistono anche alcune strategie didattiche funzionali al trattamento della dislessia come:

  • approccio multisensoriale
  • elaborazione di mappe concettuali
  • rappresentazione visiva di un determinato argomento

Molte delle strategie adottate per i bambini dislessici possono essere utilizzate anche per gli adulti che soffrono di questo disturbo dell’apprendimento.