Il consumo di cannabis è tra i più diffusi tra i giovani tanto che gli stessi faticano a distinguere l’uso sociale dall’abuso alla dipendenza. Il confine tra l’uso per rilassarsi, tra chill e dipendenza può essere facilmente superato e confuso dai più giovani come gli adolescenti.
Ne parliamo con la dottoressa Alessia Bajoni, referente dell’Area specialistica per adolescenti e la dottoressa Michela Romano, referente del Servizio specialistico dipendenze di Santagostino Psiche.
Alcuni dati dell’uso e abuso di cannabis in adolescenza
I dati sul consumo di cannabis tra gli adolescenti sono chiari: si parla di oltre 580.000 studenti tra i 15 e i 19 anni che ne hanno fatto uso secondo l’ultimo ‘Rapporto al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia’(2023) e dell’ 8.6 % che ne fa un uso corrente secondo l’EUDA (European Union Drug Agency) tra i 15 e i 16 anni.
Nel 2017, secondo lo studio ESPAD Italia (European School Survey Project on Alcohol and other drugs) il 34,2% degli studenti ha riferito di aver utilizzato almeno una sostanza psicoattiva illegale nel corso della propria vita, mentre il 26% ha riferito di averlo fatto nel corso dell’ultimo anno (circa 670.000 ragazzi). Tra questi ultimi, l’89,5% ha assunto una sola sostanza illegale e il restante 10,5% e? definibile “poliutilizzatore”, avendo assunto due o più sostanze. Il 16,7% degli studenti ha utilizzato sostanze psicoattive illegali nel mese in cui è stato condotto lo studio e il 3,9% ne ha fatto un uso frequente, ha cioè utilizzato 20 o più volte cannabis e/o 10 o più volte le altre sostanze illegali (cocaina, stimolanti, allucinogeni, eroina) negli ultimi 30 giorni.
Il confronto con i risultati delle precedenti rilevazioni evidenzia come negli ultimi cinque anni il consumo di cannabis nel corso della vita sia leggermente aumentato, mentre per le altre forme di consumo si è assistito a una sostanziale stabilizzazione.
I dati rivelano che il 33,6% degli studenti (circa 870.000) ha utilizzato cannabis almeno una volta nella vita, il 25,8% (circa 670.000) ne ha fatto uso nel corso del 2017, il 16,4%, (circa 420.000) ha riferito di averla consumata nel corso del mese di svolgimento dello studio e il 3,4% ha dichiarato di averla consumata frequentemente (20 o più volte nell’ultimo mese).
Quale differenza tra uso, abuso e dipendenza da cannabis?
L’uso di cannabis si distingue tra un consumo occasionale, spesso legato a scopi ricreativi o terapeutici, e l’abuso, che può sfociare in una vera e propria dipendenza (Disturbo da Uso di Cannabis, DSM 5-TR, 2022). Gli effetti dell’uso immediato e a breve termine si presentano a livello fisico e psichico:
- Fisici: Arrossamento degli occhi (vasodilatazione), tachicardia, bocca secca e “fame chimica” (aumento improvviso dell’appetito).
- Psichici: Alterazione della percezione spazio-temporale, rallentamento dei riflessi, difficoltà di concentrazione e possibile ansia o paranoia in caso di dosi elevate.
L’uso di per sé non porta necessariamente a dipendenza, se avviene in modo sporadico, ed è limitato ad alcuni contesti come per esempio quelli ludico-sociali.
L’abuso, invece, si manifesta quando il consumo diventa compulsivo e interferisce con la vita quotidiana presentandosi con segnali comportamentali come il peggioramento del rendimento scolastico o lavorativo, la perdita di interesse per hobby e sport, l’isolamento sociale e cambiamenti nelle abitudini del sonno. L’uso cronico comporta rischi per la salute mentale, specialmente se iniziato in adolescenza (quando il cervello è ancora in fase di sviluppo), ed è associato a deficit di memoria a lungo termine, a “sindrome amotivazionale” e a un rischio maggiore di sviluppare psicosi o schizofrenia in soggetti predisposti.
Inoltre l’abuso associato a dipendenza porta ad astinenza fisica, considerata lieve rispetto ad altre sostanze, mentre quella psicologica risulta essere più significativa con la presenza di sintomi di ansia, irritabilità, disturbi del sonno e inappetenza.
Quali sono i criteri per diagnosticare un disturbo da uso di cannabis
Il DSM 5-TR (2022) non parla più di “dipendenza” o “abuso” le unifica nel disturbo da uso di cannabis. Il disturbo è definito come un modello problematico di uso di cannabis che porta a un disagio o compromissione clinicamente significativa. Per la diagnosi è necessaria la soddisfazione di almeno 2 dei seguenti criteri su 11 presenti negli ultimi 12 mesi:
- l’uso eccessivo che prevede il consumo in quantità maggiori o per periodi più lunghi di quanto previsto.
- il desiderio di smettere con tentativi infruttuosi di ridurre o controllare l’uso.
- il tempo impiegato, vi è una gran parte del tempo speso a procurarsi, usare o riprendersi dagli effetti della cannabis;
- il craving, il desiderio intenso o l’urgenza impellente di consumare la sostanza;
- l’inadempienza ai ruoli attraverso un uso ricorrente che causa il fallimento nell’adempiere ai principali obblighi (lavoro, scuola o casa);
- problemi sociali, si presenta con un uso continuativo nonostante persistenti problemi sociali o interpersonali causati dagli effetti della sostanza;
- l’abbandono di attività, riduzione o interruzione di importanti attività sociali, lavorative o ricreative;
- l’uso rischioso, si manifesta con un consumo in situazioni fisicamente pericolose (es. guida di veicoli);
- i problemi fisici/psicologici e l’uso continuato nonostante la consapevolezza di avere un problema probabilmente causato dalla cannabis.
- la tolleranza, il bisogno di dosi notevolmente più elevate per ottenere l’effetto desiderato o l’effetto nettamente diminuito con l’uso della stessa dose.
- l’astinenza, che si manifesta con un uso ricorrente della sostanza per attenuarne i sintomi e, si manifesta con irritabilità, rabbia o aggressività, nervosismo o ansia, difficoltà del sonno, diminuzione dell’appetito o perdita di peso, irrequietezza, umore depresso. Inoltre vi deve essere presente almeno un sintomo fisico tra dolore addominale, tremori, sudorazione, febbre, brividi o mal di testa.
Insieme ai criteri vi è un range di gravità dei sintomi da considerare:
- Lieve: 2-3 criteri.
- Moderato: 4-5 criteri.
- Grave: 6 o più criteri.
Gli effetti della cannabis sulla salute mentale degli adolescenti
La struttura interna della cannabis è composta da due componenti: il THC (delta-9-tetraidrocannabinolo), che è il composto psicoattivo responsabile della sensazione di ‘sballo’ associato all’uso e il CBD (cannabidiolo), che non ha conseguenze sulle funzioni psichiche, i cui effetti sono ansiolitici e antidolorifici.
Negli adolescenti, una delle principali preoccupazioni è la capacità del THC di legarsi facilmente a un recettore, chiamato CB1, e manifestare i suoi effetti psicotropi agendo su funzioni psichiche come ad esempio emozioni, attenzione, ricordi, umore, comportamento, abilità intellettive. Questo recettore, presente in misura maggiore nel cervello degli adolescenti rispetto a quello degli adulti, si trova in tutto il corpo, in particolar modo nelle aree del cervello associate alla memoria e ai processi decisionali. Legandosi al recettore CB1, il THC può modificare il rilascio dei neurotrasmettitori, le molecole dei pensieri, e, se si lega ai recettori presenti nell’ippocampo, può avere effetti sull’apprendimento e sulla memoria, mentre, quando arriva nel cervelletto, può interferire con la coordinazione motoria e l’equilibrio.
I principali effetti dell’abuso e dipendenza da cannabis
Tra i principali effetti evidenziati dell’abuso e dipendenza da cannabis sulla salute mentale degli adolescenti vengono evidenziati nelle ricerche:
- depressione e disturbi dell’umore: In uno studio (R. Sultan et al., 2023) condotto su 70.000 adolescenti negli Stati Uniti è emerso che uno su 40 era dipendente da cannabis e uno su 10 ne faceva uso senza esserne dipendenze. I risultati hanno mostrato che, in entrambi i gruppi, i giovani avevano il doppio delle probabilità di soffrire di depressione, oltre ad altri effetti negativi come voti mediamente più bassi, assenze ingiustificate e problemi legali. Altri studi evidenziano la correlazione tra uso di cannabis in adolescenza e ideazioni suicidarie e altri sintomi del quadro depressivo come apatia e anedonia.
- disturbi psicotici: tra gli effetti frequenti indotti dall’uso frequente di cannabis vi sono i ‘disturbi psicotici indotti da sostanze’, ovvero deliri, allucinazioni che si possono presentare con contenuti diversi dopo l’uso prolungato in giovane età. Uno studio pubblicato su Jama Health Forum (2026) condotto su 463.396 adolescenti tra i 13 e i 17 anni evidenzia un’incidenza raddoppiata rispetto alla media di sviluppare disturbi psicotici o bipolari. La psicosi tossica acuta causata da cannabis può presentarsi con deliri di persecuzione, di influenzamento e di grandezza, inserzione del pensiero, allucinazioni uditive, alterazioni percettive e appiattimento affettivo
- disturbi bipolari: una revisione di letteratura (Gibbs M. et al., 2015) ha esaminato l’impatto del consumo di cannabis sull’incidenza dei sintomi maniacali e sulla loro insorgenza in soggetti con disturbo bipolare preesistente. I risultati supportano un’associazione tra l’uso di cannabis e l’esacerbazione dei sintomi maniacali in questi pazienti che hanno già ricevuto diagnosi di disturbo bipolare.
- sindrome amotivazionale: una condizione emotiva e psicologica caratterizzata da apatia, anedonia, perdita della motivazione per molte e tutte le attività in cui il giovane è impegnato, associato spesso a difficoltà cognitive nell’attenzione e nella memoria, difficoltà di concentrazione. Secondo alcuni studi (Bloomfield et al., 2014), fumare hashish o marijuana in adolescenza potrebbe alterare la struttura di piacere e ricompensa del cervello, ovvero i sistemi cerebrali mediati dalla dopamina. Il THC innalza inizialmente il livello di dopamina percepito, ma il suo uso prolungato può alterare il funzionamento interno dei sistemi cerebrali, associati alla percezione del piacere e della gratificazione, abbassando il livello di dopamina prodotta nei circuiti cerebrali.
- deficit nelle capacità di espressione e riconoscimento delle emozioni: diversi studi sperimentali suggeriscono che l’uso di cannabis è associato a una anormale elaborazione delle espressioni facciali delle emozioni. I consumatori di cannabis sembrano meno precisi nel riconoscere e discriminare le emozioni.
La correlazione tra uso di cannabis e anomalie cerebrali nei centri emotivi
Uno studio pubblicato nel 2019 (Maple Ke et al.) ha provato a osservare le correlazioni tra uso di cannabis, eventuali anomalie cerebrali nei centri emotivi e deficit di riconoscimento ed elaborazione delle espressioni facciali delle emozioni. Lo studio è stato condotto con risonanza magnetica su 55 persone tra i 16 e i 26 anni: 20 consumatori di cannabis e 35 non consumatori come controllo. L’indagine ha trovato un’associazione tra l’uso di cannabis nell’ultimo anno e volume ridotto della corteccia anteriore cingolata (ACC). La riduzione del volume di questa struttura coinvolta nell’elaborazione dei processi emotivi si osserva anche nei soggetti che non consumano da tre o più settimane, vale a dire è un’alterazione persistente. Inoltre, anche all’interno di consumatori di cannabis astinenti, i volumi di ACC più piccoli sono associati ad una minore accuratezza in un compito di discriminazione emotiva.
L’uso cronico di cannabis durante l’adolescenza e la giovane età adulta può avere un impatto negativo e duraturo sui circuiti cerebrali da cui dipendono le emozioni, causando difficoltà nel discriminare le sottili differenze nelle emozioni, che possono influire negativamente sull’umore e sul benessere emotivo.
Cannabis legale e cannabis terapeutica: che differenza c’è
Spesso gli adolescenti portano nelle nostre stanze di terapie alcune domande sulla differenza tra ‘cannabis legale, terapeutica, illegale’. Facciamo un pochino di chiarezza…
La cannabis terapeutica (legale) è considerata a tutti gli effetti un farmaco. Contiene vari rapporti di THC (il principio psicoattivo) e CBD, viene prodotta in laboratori autorizzati sotto rigidi standard farmaceutici e può essere acquistata solo in farmacia con ricetta medica bianca. Viene prescritta principalmente per il dolore cronico o per patologie autoimmuni come la sclerosi multipla. Può essere somministrata dietro ricetta medica per l’insonnia allo scopo di ridurre i tempi di addormentamento e migliorare la qualità del sonno; inoltre viene somministrata per ansia e depressione per le sue proprietà ansiolitiche, ma va monitorata con cautela poiché in alcuni soggetti può esacerbare l’ansia.
La cannabis “light” tradizionalmente derivata dalla canapa industriale con THC inferiore allo 0,2%-0,6%, al momento non è commercializzabile, e ne è vietata la produzione e il trasporto, a seguito del Decreto Sicurezza del 2025/2026, dove il governo ha spinto per includere le infiorescenze di canapa industriale a basso contenuto di THC (<0,2%) nella tabella delle sostanze stupefacenti.
Invece la cannabis illegale è qualsiasi prodotto acquistato fuori dal circuito farmaceutico o senza prescrizione che superi le soglie legali di THC o che non provenga da coltivazioni autorizzate a fini industriali o medici.
I significati emotivi e psicologici dell’uso della cannabis in adolescenza
Durante l’adolescenza il bisogno di conferma e appartenenza da parte dei pari e coetanei può essere ‘giocata’ dall’adolescente nelle relazioni anche con l’uso, sicuramente disfunzionale, della cannabis. Spesso infatti ‘il fumare la canna’ ha una funzione di avvicinamento all’altro, di riconoscimento di appartenenza al gruppo (‘il gruppo che fuma, che si incontra alla panchina…’), può mediare la comunicazione con l’altro, che se diretta può spaventare e bloccare. Molti ragazzi raccontano che spesso si incontrano per fumare insieme ad amici, senza raccontarsi o aggiungere ‘molti discorsi’ , ma semplicemente uniti dal rituale della ‘canna’.
La cannabis, anche alla luce di un suo effetto ‘ansiolitico‘, può essere proprio cercata dai giovanissimi come uno strumento autogestito per contenere dei vissuti di agitazione che vengono provati nel contatto con l’altro (‘non so cosa dire…non so come avvicinarmi all’altro’) o dei vissuti depressivi di vuoto e tristezza, che spesso i giovani provano nel sentirsi ‘non abbastanza’ belli, adeguati, cercati, apprezzati nel momento in cui entrano in contatto con i coetanei.
La cannabis viene dunque usata con la funzione ‘di regolare gli stati emotivi’, per abbassare il livello di sensibilità emotiva personale: di fatto viene usato come una sorta di ‘antidoto’ rispetto a stati dolorosi o emozioni negative, che in altro modo sarebbero vissuti come intollerabili sia a livello fisico che mentale.
La sostanza stupefacente funge da una sorta di risposta, su cui il giovane mantiene illusoriamente il controllo, a dei bisogni di gratificazione primari, di conferma di sè, di presenza di un ‘oggetto’ calmante in un momento in cui vi è un desiderio di vicinanza con l’altro, ma anche la paura della vicinanza con l’altro.
Spesso sono adolescenti che riferiscono esperienze precoci nell’infanzia di perdita e distacco per cui l’abuso della sostanza appare, in maniera distorta , una sorta di ‘dipendenza tollerabile’ rispetto a una dipendenza dall’altro in cui distacchi e abbandoni fantasticati come possibili sono vissuti come un dolore ‘che non può essere provato e sostenuto’.
Quali sintomi segnalano i genitori
La richiesta di aiuto in caso di abuso o dipendenza da cannabis in un adolescente (sia minorenne che maggiorenne) proviene spesso dai genitori e/o dai familiari, che sono preoccupati per le condizioni psico-fisiche del figlio/a. Spesso raccontano che il figlio/a ha iniziato a ridurre il coinvolgimento nelle proprie attività quotidiane (scuola, lavoro…), ha ridotto le uscite e i contatti sociali, è apatico, anedonico.
Sono anche frequenti tra le richieste di auto anche situazioni di discontrollo sulla rabbia, reazioni aggressive verso gli altri o contro di sè, sospetto di comportamenti di spaccio illegale. Spesso si incontrano genitori che oscillano tra una comportamento rassegnato e impotente a uno controllante, che cerca indizi, prove dell’abuso nel proprio figlio anche andando oltre il limite degli spazi e oggetti personali (la cameretta, lo zaino).
Come aiutare gli adolescenti che abusano o sono dipendenti da cannabis
Aiutare un adolescente che abusa o è dipendente da cannabis vuole dire in molti casi lavorare in terapia su un ‘doppio binario’: quello con l’adolescente, con l’obiettivo di raggiungere una ‘consapevolezza critica’ degli effetti negativi che la sostanza ha su di sè, e quello con i genitori in cui il supporto emotivo si possa associare al porre dei limiti protettivi al figlio e al comportamento dipendente.
Nel primo binario, quello terapeutico con il ragazzo adolescente dipendente da cannabis, la riduzione graduale dell’uso della sostanza consente di riappropriarsi di emozioni e vissuti, prima assopiti o attutiti dalla cannabis, facendo l’esperienza, guidata e condivisa con il terapeuta, di stati anche dolorosi, prima insopportabili. Tale esperienza cambia in maniera significativa il vissuto di Sè, prima in balia della sostanza come unico ‘strumento di protezione’, a un Sè più sicuro, autoefficace e in grado di iniziare a ‘fidarsi’ del proprio pensiero come strumento di guida e di regolazione emotiva interna.
In molti casi la riduzione graduale della sostanza apre alla possibilità di sperimentarsi anche ‘senza’ , a patto di aver percepito la possibilità di un benessere emotivo e fisico, una migliore qualità della propria vita, di obiettivi raggiungibili e relazioni sostenibili, anche senza cannabis, di una maggiore capacità personale di ‘so-stenere le emozioni’.
Il binario del supporto alla genitorialità corre in maniera coordinata e parallela, all’interno dell’èquipe specialistica per Adolescenti (https://www.santagostino.it/it/ambulatori/psicologia-e-neuropsicologia-area-adolescenti), passando da un iniziale recupero di ‘limiti protettivi’, ma non controllanti che possano essere significativi con il figlio come ‘dei no che lo aiutino a stare meglio’, per poi recuperare una maggiore fiducia nelle proprie capacità autonome di autoregolarsi e autoregolare l’uso e abuso.
In maniera speculare al lavoro terapeutico svolto con il ragazzo, i genitori devono recuperare ‘la capacità di stare nella fatica, nell’incertezza, nella delusione di ripensare il proprio figlio e la sua vita, forse diversamente da quello che avevano immaginato’. Spesso infatti questi ragazzi si trovano nell’uscire dalla dipendenza dalla sostanza a reinventare la propria vita e a pensare nuovi obiettivi e nuovi progetti, più legati alla propria individualità e a un senso più autonomo di responsabilità. In alcuni casi, quando la riduzione dell’uso di cannabis risulta più difficile, può essere anche utile un supporto farmacologico al fine di ridurre l’ansia o gli sbalzi di umore, che spesso l’uso prolungato di cannabis porta con sè.
È fondamentale dunque il coordinamento dei vari interventi in equipe specialistiche che possa prendersi in carico il ragazzo, i genitori e il contesto in cui vive (attraverso per esempio con raccordi con gli insegnanti e la scuola nel caso ci sia difficoltà nella frequenza…) al fine di sostenere in tutti i contesti il ragazzo e consentire una rete di supporto che possa aiutarlo ad uscire dall’abuso/dalla dipendenza dalla cannabis.
(7 Maggio 2026)