Si chiamano “target“, vengono classificate con un numero da uno a dieci e catalogate come “HB8” o “HB9”. Non sono personaggi di un videogioco: sono donne reali, viste attraverso la lente dei pick up artist, una comunità che da oltre vent’anni promette agli uomini di trasformare la seduzione in una scienza esatta.
Il termine “pick up artist” (PUA), letteralmente “artista del rimorchio“, indica persone che praticano e insegnano tecniche di seduzione basate su strategie psicologiche preconfezionate. Si tratta prevalentemente di uomini eterosessuali che si rivolgono ad altri uomini, promettendo di trasformarli in seduttori infallibili attraverso l’applicazione sistematica di quello che chiamano “game” o “gioco“.
La filosofia alla base del movimento sostiene che la seduzione sia un’abilità tecnica migliorabile attraverso lo studio e la pratica, al pari di qualsiasi altra competenza. I pick up artist si presentano come esperti capaci di decodificare i meccanismi della attrazione femminile, riducendoli a formule replicabili. Questa comunità si è sviluppata principalmente online attraverso forum, newsletter, blog e canali social, ma organizza anche seminari dal vivo, corsi di coaching individuale e incontri di gruppo chiamati “lairs” (tane).
Il fenomeno è emerso negli anni Sessanta e Settanta con pubblicazioni come “The Art of Erotic Seduction” e “How to Pick Up Girls!“, ma ha raggiunto la massima visibilità all’inizio degli anni Duemila grazie al libro “The Game” di Neil Strauss, diventato un bestseller internazionale e considerato la “bibbia” del settore.

Le tecniche e i metodi principali
Le tecniche dei pick up artist si basano su diversi approcci teorici, la maggior parte dei quali (se non la totalità) privi di validità scientifica. Il metodo più diffuso storicamente è la “speed seduction” sviluppata da Ross Jeffries, che incorpora elementi di programmazione neurolinguistica (PNL). Secondo questa teoria, attraverso specifici pattern linguistici e tecniche comunicative sarebbe possibile influenzare i processi neurologici e comportamentali dell’interlocutore.
I metodi tipicamente insegnati includono:
La comunità e il linguaggio specifico
La comunità dei pick up artist ha sviluppato un vero e proprio gergo tecnico ricco di acronimi ed espressioni specifiche. Termini come AFC (“Average Frustrated Chump“, l’uomo medio frustrato nelle relazioni), HB (“Hot Babe“, classificazione numerica dell’attrattiva femminile), IOI (“Indicator of Interest”, segnali di interesse) e molti altri servono a descrivere dinamiche relazionali secondo la visione della comunità.
Questo linguaggio codificato assolve diverse funzioni:
- crea un senso di appartenenza tra i membri
- semplifica la discussione di strategie nei forum e nei gruppi
- oggettifica le donne riducendole a categorie, punteggi e obiettivi da conquistare.
Il lessico utilizzato richiama spesso metafore militari e sportive: le donne sono “target” (bersagli), la seduzione è una “battaglia” o una “competizione“, l’obiettivo è “vincere” piuttosto che costruire una relazione autentica.
La comunità si organizza attraverso piattaforme digitali dove vengono condivisi “field reports” (resoconti dettagliati di interazioni con donne), analizzati successi e fallimenti, e perfezionate le tecniche. Esistono gerarchie interne che vedono al vertice i “guru della seduzione”, figure che monetizzano la propria presunta expertise attraverso corsi, libri, coaching e contenuti a pagamento.
Le controversie e le critiche
Il movimento dei pick up artist è oggetto di forti critiche da parte di psicologi, esperti di relazioni, attivisti e commentatori sociali. Le principali controversie riguardano:
- Oggettificazione e sessismo: le tecniche PUA trattano le donne come obiettivi da conquistare piuttosto che persone con cui stabilire relazioni paritarie. La riduzione dell’interazione umana a formule strategiche nega dignità e soggettività all’altra persona.
- Manipolazione psicologica: molte tecniche insegnate si configurano come forme di manipolazione emotiva, volte a creare insicurezza, confusione o dipendenza. Il “negging”, ad esempio, è considerato da molti esperti una forma di abuso emotivo.
- Pseudoscienza: teorie come la programmazione neurolinguistica, alla base di molti metodi PUA, sono unanimemente considerate pseudoscienza dalla comunità scientifica. Non esistono evidenze che le tecniche promosse abbiano reale efficacia oltre all’effetto placebo derivante dall’aumento di sicurezza.
- Connessioni con movimenti misogini: diversi esponenti del mondo pick up artist hanno mostrato legami o hanno evoluto le proprie posizioni verso ideologie apertamente misogine, come quelle della “manosphere” o dei movimenti incel. Alcuni guru hanno promosso visioni che riducono le dinamiche di genere a stereotipi biologici superati.
- Impatto sui giovani: la diffusione di questi contenuti attraverso piattaforme come TikTok e YouTube raggiunge adolescenti in fase di formazione dell’identità, veicolando modelli relazionali problematici basati sulla conquista, sul dominio e sulla competizione piuttosto che sul rispetto reciproco.
Le autorità e gli esperti sottolineano come l’approccio promosso dai pick up artist ostacoli lo sviluppo di competenze relazionali autentiche, alimentando aspettative irrealistiche e comportamenti potenzialmente dannosi sia per chi li pratica sia per chi li subisce.
(24 Aprile 2026)