Insonnia: la terapia cognitivo-comportamentale funziona anche nella vita reale

Uno studio del Santagostino in collaborazione con l’Università Milano Bicocca pubblicato su Journal of Sleep Research mostra che l’insonnia può essere trattata in modo efficace anche nella pratica clinica reale, attraverso percorsi psicologici strutturati

Insonnia: la terapia cognitivo-comportamentale funziona anche nella vita reale

L’insonnia è un disturbo molto diffuso, ma in Italia l’accesso alla terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia (CBT-I) resta ancora limitato.

Un recente studio condotto dal team di Santagostino Psiche, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, mostra però un dato chiaro: la CBT-I è efficace e praticabile anche nella realtà clinica quotidiana, non solo nei contesti sperimentali. La ricerca è stata realizzata all’interno di Santagostino Psiche e pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Journal of Sleep Research.

Perché questo studio sull’insonnia è importante

L’insonnia è un problema che colpisce molte persone, ma in Italia l’accesso alla terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia (CBT-I) è ancora limitato. La ricerca che è stata realizzata ha esaminato quanto sia efficace e praticabile questa terapia per i pazienti in trattamento ambulatoriale.

L’obiettivo era capire se la CBT-I mantenesse la sua efficacia anche in un contesto di “vita reale”, con pazienti seguiti ambulatorialmente e spesso con quadri clinici complessi.

Come è stato condotto lo studio sulla CBT-I

All’inizio dello studio, i pazienti hanno completato alcuni questionari per valutare la loro insonnia e le convinzioni che possono avere riguardo al sonno e il suo funzionamento biologico.

In particolare sono stati utilizzati strumenti standardizzati per misurare:

  • la gravità dell’insonnia;
  • le credenze disfunzionali e gli atteggiamenti errati sul sonno;
  • le caratteristiche del ritmo sonno-veglia;
  • i principali dati clinici e sociodemografici, raccolti durante il colloquio clinico.

Questo approccio ha permesso di osservare non solo i sintomi, ma anche i fattori cognitivi e psicologici che spesso mantengono l’insonnia nel tempo.

I risultati: l’insonnia migliora con la CBT-I

I risultati hanno mostrato che tutti i partecipanti hanno notato un significativo miglioramento nella gravità dell’insonnia e nelle credenze disfunzionali sul sonno, ad eccezione di un aspetto specifico che riguarda le cause dell’insonnia.

In sintesi, la CBT-I ha ridotto in modo significativo:

  • la severità dei sintomi dell’insonnia;
  • molte delle convinzioni errate legate al sonno e alle abitudini di igiene del sonno.

Alcune credenze più profonde sulle cause dell’insonnia risultano invece più resistenti al cambiamento, un dato coerente con la complessità del disturbo.

CBT-I in presenza e online: stessa efficacia

Il trattamento è stato efficace sia per chi ha partecipato di persona sia per chi ha seguito il trattamento online. Un risultato particolarmente rilevante, perché dimostra che la CBT-I può funzionare anche a distanza, ampliando concretamente le possibilità di accesso alla cura per chi soffre di insonnia.

Insonnia, ansia e umore: cosa succede quando coesistono

Per i pazienti con disturbi d’ansia o dell’umore, il miglioramento dei sintomi dell’insonnia è stato tuttavia meno marcato, anche se i risultati sono rimasti positivi. La presenza di comorbilità psichiatriche non annulla quindi l’efficacia della CBT-I, ma può influenzare l’intensità del miglioramento, rendendo ancora più importante una presa in carico personalizzata.

Il ruolo delle preoccupazioni cognitive sul sonno

È inoltre emerso che le persone con preoccupazioni maggiori riguardo al sonno tendevano a ottenere risultati migliori nel ridurre le loro credenze errate sul sonno.

In particolare, miglioravano di più le convinzioni legate:

  • alle conseguenze dell’insonnia;
  • al senso di controllo sul sonno;
  • alle false credenze sulle pratiche di igiene del sonno.

Un dato che conferma quanto i fattori cognitivi siano centrali nel trattamento dell’insonnia.

Cosa ci dice questo studio sull’insonnia oggi

In sintesi, questo studio conferma che la CBT-I è un’opzione valida e efficace per affrontare l’insonnia e sottolinea l’importanza di considerare eventuali disturbi psicologici e le preoccupazioni cognitive nel trattamento del singolo paziente. La ricerca dimostra che l’insonnia può essere trattata in modo efficace anche nella pratica clinica reale, attraverso percorsi psicologici strutturati, basati su evidenze scientifiche e adattati alla complessità di ogni persona.