Quali sfide e bisogni affrontano gli adolescenti oggi? E come poterli aiutare ad affrontare le difficoltà dell’età? La dottoressa Alessia Bajoni e la dottoressa Rossella Bencivenga, psicoterapeute dell’area adolescenti di Santagostino Psiche, ci parlano del Progetto Primo Tempo in collaborazione con Laureus, Fondazione EOS e Manga Climbing.
Di cosa hanno bisogno gli adolescenti oggi?
Gli adolescenti oggi esprimono sempre di più la loro fragilità emotiva e la loro difficoltà a gestire la complessità del mondo attuale attraverso sintomi e comportamenti anche ‘estremi’ come il ritiro sociale, le nuove dipendenze, l’autolesionismo, la fobia scolastica.
La prevenzione e la cura della sofferenza psichica dell’adolescenza, in un periodo storico culturale molto complesso come quello attuale, sono affidate alla psichiatria, alla psicologia clinica e alla psicoterapia, a chi come noi quotidianamente accoglie la domanda di aiuto di adolescenti, giovani adulti e dei loro familiari nelle stanze dei nostri ambulatori.
Le difficoltà che gli adolescenti oggi esprimono in terapia, però, necessitano di una molteplicità di interventi che ampliano lo spettro d’azione degli operatori sanitari a campi ancora scarsamente esplorati e valorizzati.
Gli adolescenti di oggi chiedono fiducia, chiedono di poter mettersi in gioco, di essere “visti” e compresi tenendo conto delle loro fragilità emotiva e psichica, senza negarla o annullarla e questo processo richiede al giovane di cambiare punto di vista su di sé, individuando nuovi luoghi in cui ri-conoscersi, esprimersi e in cui svelarsi.
Come possono mettersi in gioco gli adolescenti?
Oggi sembra essere lo sport il migliore alleato per il benessere personale, relazionale e sociale in adolescenza. Lo sport intercetta molti bisogni primari degli adolescenti, favorisce il potenziamento degli strumenti emotivi, cognitivi e relazionali, consentendo ai ragazzi di modificare la propria percezione di sé e dell’ambiente esterno attraverso gratificazioni corporee ed emotive.
Tuttavia, l’attività sportiva per sostenere un processo così virtuoso necessita di una scelta orientata e supportata dai professionisti clinici rispetto alle caratteristiche e agli obiettivi dell’esperienza ma anche gestita e monitorata da personale sportivo qualificato, formato e supervisionato ad una presa in carico complessa ed integrata del “mondo” adolescenziale.
Il climbing: quali effetti ha?
Il climbing sembra particolarmente indicato per lavorare su alcune delle principali condizioni di difficoltà che gli adolescenti con diverse tipologia di fragilità psicologica riscontrano in diversi contesti di vita.
Il progetto Primo Tempo, che si è realizzato nei primi 6 mesi del 2025 con pazienti adolescenti dell’Area specialistica per adolescenti di Santagostino Psiche, ha teso ad integrare i processi psicoterapici in corso e l’attività psico-motoria per alfabetizzare e/o rafforzare: la capacità di autoregolazione emotiva, il senso di autoefficacia percepita, la tolleranza alla frustrazione al fine di diminuire il drop-out relazionale e sociale ed aumentare l’autostima.
Arrampicare permette di esperire, in pochi metri di scalata, la sintesi del lungo processo psicoterapeutico. Procedere sperimentando “le proprie forze”, contattando la paura, il vuoto, i propri limiti e il fallimento rappresenta un’esperienza di relazione con l’altro da cui non si dipende, ma che sostiene nella salita e che fa sì che l’eventuale caduta non sia “assoluta” ma si possa ripartire.
Nell’arrampicata sportiva, ai fini del raggiungimento di obiettivi a breve e lungo termine, è fondamentale anticipare la sequenza dei movimenti necessari e successivamente verificarne l’efficacia e quindi di fatto “l’adolescente/atleta” per eseguire la sequenza richiesta dall’attività deve gradualmente attingere alla proprie funzioni esecutive: mantenendo un sufficiente livello di attenzione, memorizzando i passaggi e gestendo il proprio sforzo.
Inoltre questo tipo di attività psicomotoria integrata stimola indirettamente l’apprendimento di processi di “route-finding” che permettono di anticipare la sequenza dei movimenti necessari e di tollerare la frustrazione nel tempo e, come evidenziato da diversi contributi scientifici di settore, l’arrampicata è una disciplina “closed-skills”: ovvero le variabili implicate sono limitate (e quindi maggiormente controllabili) rispetto ad altri sport e tale condizione permette di sperimentare un senso di attribuzione valoriale interno maggiormente percepibile.
Il climbing sembra sollecitare fortemente quindi il livello emotivo e la gestione delle sensazioni corporee unitamente alla percezione emotiva complessa ed integrata, che stimola l’acquisizione di competenze emotive autoregolative come ad esempio la gestione del vuoto o della paura dell’altezza e al contempo la sensazione di eccitazione e desiderio di raggiungere la cima, ma anche la percezione della fatica motoria integrata alla gestione dell’aspetto cognitivo di gestione della roccia.
Il Progetto Primo Tempo
L’idea progettuale nasce dall’incontro di diverse realtà appartenenti ad ambiti diversi: quello sanitario privato come il Santagostino, la realtà delle Fondazioni Laureus ed Eos che hanno l’obiettivo di sostenere progetti a favore delle nuove generazioni che ‘mettano al centro’ la loro crescita, il loro benessere personale, fisico e mentale e la loro inclusione sociale, la realtà associativa sportiva di Manga Climbing di Milano.
Primo Tempo è la metafora del tempo sportivo e terapeutico, quel tempo in cui è possibile progettare, esplorare e sperimentare strategie “vincenti” per valorizzare il tema della salute in senso più integrato e complesso.
Qual è l’obiettivo del progetto Primo Tempo?
L’obiettivo del Progetto è stato dunque di co-costruire un modello di presa in carico basata sull’integrazione dello sport con la psicoterapia degli adolescenti con fragilità emotive e psichiche, attraverso il coinvolgimento di un piccolo gruppo di giovani pazienti, seguiti in percorsi di psicoterapia dall’Equipe adolescenti del Servizio Specialistico per l’ adolescenza del Santagostino Psiche.
Nel periodo da Gennaio 2025 a Giugno 2025 i percorsi di cura sono stati affiancati da lezioni gratuite per i ragazzi in piccolo gruppo di arrampicata presso la palestra Manga Climbing e il lavoro di integrazione dei due linguaggi diversi, quello clinico e quello sportivo, è avvenuto attraverso dispositivi di gruppo di osservazione e confronto tra Psicoterapeuti invianti, allenatore dell’attività sportiva, Psicoterapeuti con ruolo di supervisione del Progetto, Psicoterapeuti coordinatori.
I terapeuti dell’Equipe Adolescenti del Santagostino sono usciti anche dalle stanze di psicoterapia per compiere osservazione diretta dei pazienti durante l’attività sportiva ed essere così presenti nell’ esperienza dei pazienti esperendo un setting clinico davvero inedito.
Il progetto pilota è stato poi supportato da valutazione testali per monitorare l’efficacia in termini soggettivi e personali della proposta sportiva integrata con la psicoterapia.
Quali sono stati gli effetti positivi del Progetto Primo Tempo?
A chiusura del Progetto Primo Tempo sono stati evidenziati in maniera trasversale i seguenti effetti positivi dell’integrazione sul percorso terapeutico come la spinta maggiore all’individuazione e alla consapevolezza di sé, la mentalizzazione di emozioni e pensieri inespressi prima nelle sedute, migliorata capacità di tolleranza della frustrazione, miglioramento dell’autostima, miglioramento dell’autoefficacia, sviluppo delle capacità di stare in gruppo:
- accelerazione del processo terapeutico: l’attività di arrampicata con la richiesta implicita di superamento di un passo e ostacolo alla volta riattiva dei processi che spesso risultano bloccati come comportamenti volti al raggiungimento dell’obiettivo e al superamento delle frustrazioni e dei fallimenti.
- miglior controllo del proprio corpo e miglioramento del contatto con sensazioni corporee: si è osservato un conseguente migliorato rapporto con il proprio corpo, in una fase come quella dell’adolescenza in cui il rapporto con la propria immagine può essere risultare critica o fonte di disagio o conflittualità. I ragazzi che hanno partecipato all’attività sportiva hanno preso contatto e mentalizzato meglio le emozioni sviluppando una maggiore capacità di padronanza e controllo del proprio corpo, ascolto di sè e della capacità di poter identificare pensieri ed emozioni.
- autoefficacia percepita maggiore: legata al percepire l’effetto reale, concreto e visibile dei propri sforzi legati ai processi di coping delle difficoltà che l’attività mette in campo.
- capacità di tolleranza della frustrazione: risulta amplificata dal bisogno di ridimensionare processi cognitivi associati al sentirsi ‘inadeguato’ e dunque bloccato di fronte ai fallimenti.
- miglioramento dell’autostima: tutti i partecipanti hanno mostrato nei percorsi personali una maggiore sicurezza in sé connessa al sentire un maggiore autocontrollo, una maggiore fiducia nelle proprie capacità di raggiungere un obiettivo e superare le difficoltà connesse, una conseguente maggiore fiducia nei propri processi mentali e nelle proprie capacità fisiche.
- spinta all’individuazione: aspetto fondamentale in adolescenza è il poter sviluppare una consapevolezze di chi si è, delle proprie capacità e dei propri limiti al fine di poter effettuare delle scelte nella propria vita che possano essere connesse e coerenti con la propria identità e il proprio benessere personale. L’attività di arrampicata ha stimolato un accesso più semplice e diretto ad aspetti del Sé nascosti, fondanti la costruzione di un’identità differenziata e autentica impensata.
- capacità di stare in gruppo: legata all’esperienza dell’attività sportiva di stare in gruppo svolgendo delle piccole azioni di supporto reciproco all’attività. Da evidenziare come l’attività sportiva diventi luogo di incontro e ‘mezzo di comunicazione’ fondamentale nel recuperare la vicinanza con l’altro.
Conclusioni
Il progetto incarna l’incontro di “mondi” che condividono l’intenzione di generare reti complesse sempre più ampie, in cui la cura e la cultura della salute sfidano i confini e le rigidità delle specifiche competenze per incontrare gli adolescenti. L’obiettivo è co-costruire un modello virtuoso di integrazione per affrontare la sofferenza psichica, che dia spazio e diritto al bisogno e desiderio dei ragazzi di trovare contesti protetti in cui ri-mettersi in gioco e ripensarsi.
Il Progetto Primo Tempo ha messo di fronte gli Psicoterapeuti dell’èquipe adolescenti del Santagostino e l’allenatore del Manga Climbing non solo alla sfida dell’integrazione di due pratiche e linguaggi diversi, ma anche al lavoro di squadra tra tre Istituzioni diverse (Santagostino Psiche, Fondazione Laureus Sport For Good Italia, Fondazione Eos) che hanno dato vita al Progetto.
Sosteniamo come Psicoterapeuti dell’èquipe adolescenti la centralità della cura della rete e della collaborazione Istituzionale come ‘ingrediente centrale e fondamentale’ per la realizzazione di Progetti di integrazione come questo.
Non si può arrampicare senza una corda e qualcuno che tenga!
(12 Novembre 2025)