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La vergogna, cos'è e di cosa si tratta esattamente?

A cura di
Davide
Cavagna

La vergogna è uno stato d’animo complesso, più della timidezza o del senso di colpa, che prevede una componente morale e una componente psicofisiologica.

Come definire la vergogna?

A differenza del senso di colpa, su cui è stata scritta un'abbondante letteratura, la vergogna sembra essere meno conosciuta. Parafrasando la definizione presente sul dizionario Treccani, la vergogna è un sentimento di profondo turbamento, e di profondo disagio, che deriva dalla coscienza e dal timore di essere giudicati negativamente in contesti sociali.

Si tratta del timore di una condanna, di tipo sociale o morale, determinata da una azione, un comportamento oppure una situazione. Il giudizio che ne consegue è un giudizio sfavorevole, di discredito o di disprezzo.

Questo sentimento è composto da un aspetto oggettivo ed un aspetto soggettivo. In un’ottica oggettiva si hanno forme distinte, come la vergogna sociale, morale, sessuale. Da un punto di vista invece oggettivo, questo sentimento può essere percepito secondo una gamma ampia di sfumature:

  • la timidezza e il riserbo, di per sé tollerabili e lievi
  • imbarazzo e umiliazione, forme considerabili intermedie
  • mortificazione e annullamento di sé. Manifestazioni, queste, decisamente più angosciose e gravi.

Si può considerare la vergogna un sentimento necessario, dal momento che può favorire lo sviluppo della moralità. Ma è comunque uno stato d’animo più complesso della colpa.

Perché si prova vergogna?

Questo sentimento ha una componente psicofisiologica, definibile come imbarazzo o vergogna primaria che, secondo quando dimostrato dalla neurobiologia evolutiva, emergono già a partire dai primissimi giorni di vita attraverso il rapporto tra mamma e neonato. La seconda componente è di tipo morale: pudore o vergogna secondaria.

Si tratta quindi di un sentimento squisitamente intersoggettivo, in piena connessione con la rappresentazione di sé in relazioni agli altri. Non a caso, nel provare vergogna, l’individuo tende a nascondersi dagli altri e, a differenza di quanto accade con la colpa, emerge con prepotenza solo nel momento l’individuo è smascherato.

Possono risuonare con la vergogna anche sentimenti quali la viltà oppure il tradimento. Sentimenti definibili come indegnità morale, difficili poi da gestire sul piano emotivo, perché innescano un conflitto narcisistico tra l’amore per sé stessi e la valutazione che si ha.

Cosa si nasconde dietro la vergogna?

A differenza della colpa, con un ruolo nella psicogenesi delle patologie mentali ben compreso in sede psicanalitica, la vergogna ha avuto una comprensione meno convincente e completa. E il suo trattamento terapeutico è risultato difficile per via delle diverse sfumature di questo stato d’animo.

I sogni di esposizione al pubblico, o quelli angosciosi di nudità, sono relativi ad avvenimenti infantili nei quali il bambino ha vissuto una penosa esperienza di umiliazione e inferiorità davanti agli adulti. Soprattutto per l’inadeguatezza derivante dalle prestazioni o dal proprio corpo. La vergogna poi, secondo la psicologia dinamica e la psichiatria, rimanda al cosiddetto Sé ideale, un fattore strutturale affinché la persona abbia o sviluppi autostima.

Come si manifesta la vergogna?

La vergogna può determinare una forte sofferenza psichica, perché è strettamente collegata all’immagine di sé. Tra le sue modalità di manifestazione ci sono:

  • uno stato di prostrazione e ripiego interiore. In questo stato sono evitate le situazioni e le persone che possono indurre vergogna
  • la rabbia rivolta verso l’esterno, così da allontanare le persone e le situazioni che sono percepite come fonte del proprio disagio.

Nelle forme lievi, si può provare un senso di vergogna per sentimenti di tenerezza e affetto, o quella che può essere definita una controvergogna, un atteggiamento di negazione rispetto ai propri sentimenti autentici.

Cosa fare quando si prova vergogna?

In ognuna di queste circostanze si può intervenire attraverso la psicoterapia e attraverso l’ausilio dell’ascolto empatico. In questo modo la persona può elaborare e trasformare le emozioni negative correlate alla vergogna.

Il soggetto imparerà a riconoscere le proprie difese, che sono inadatte alla gestione di simili stati d’animo, e in un secondo momento potrà esplorare con maggiore profondità e forza d’animo le cause della vergogna. Per attuare, infine, i cambiamenti utili alla risoluzione della propria sofferenza interiore.