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Come assumere lo iodio

A cura di
Elisa
Verrua

Lo iodio è un elemento molto importante per la salute dell'organismo umano. La sua carenza e il suo eccesso possono essere nocivi, ma possono essere scongiurati grazie a un'assunzione corretta.

Dove si trova lo iodio?

Lo iodio è un elemento chimico del gruppo degli alogeni presente in natura, sebbene in quantità limitate. Si trova principalmente nell'acqua del mare, da cui evapora per ricadere sul suolo terrestre e ritornare al mare dopo essere stato utilizzato da vegetali, animali e dall'uomo. 

Tuttavia, la quantità presente nell'aria è scarsamente disponibile ed influisce solo minimamente sul nostro fabbisogno quotidiano. Per questa ragione la fonte principale di iodio è rappresentata dall'alimentazione (lo iodio non si respira, si mangia). 

A cosa serve prendere lo iodio?

Lo iodio è un elemento concentrato quasi esclusivamente nella tiroide, una ghiandola endocrina responsabile della produzione di due ormoni (tiroxina o T4 e triiodotironina o T3) che contengono iodio nella loro struttura chimica. Questi ormoni regolano numerosi processi metabolici nella maggior parte delle cellule, contribuiscono al controllo della temperatura corporea, e svolgono un ruolo importantissimo nelle prime fasi della crescita e nello sviluppo di diversi organi, in particolare del cervello e dello scheletro

Lo iodio, oltre a svolgere un’azione preventiva nei riguardi di diverse malattie, tra cui quelle della tiroide, è indicato anche come disinfettante nella tintura di iodio.

Qual è il fabbisogno giornaliero di iodio in una persona sana?

Il fabbisogno medio giornaliero di un adulto è pari a circa 150 mcg. Tale fabbisogno aumenta durante la gravidanza e l'allattamento, arrivando a 250 mcg/die. Nelle donne in gravidanza, infatti, la sintesi di ormone tiroideo aumenta per far fronte alle aumentate richieste da parte del feto e all'aumentato metabolismo materno; a questo si aggiunge anche una maggiore perdita urinaria di iodio. 

Anche durante l’allattamento è fondamentale un apporto nutrizionale di iodio, poiché la ghiandola mammaria in questa fase è capace di catturarlo e di trasferirlo tramite il latte materno al bambino.

Quali sono gli alimenti più ricchi di iodio? Come possono essere integrati?

Gli alimenti più naturalmente ricchi di iodio sono rappresentati da pesce (soprattutto i crostacei e molluschi di mare), alghe, latte e uova. La percentuale contenuta negli altri cibi è invece solo minima e il contenuto in essi è altamente variabile in funzione di molti fattori.

Lo iodio assunto con l'alimentazione, tuttavia, non sempre è in grado di garantire il fabbisogno quotidiano, visto che una dieta equilibrata – che preveda 2 porzioni di pesce alla settimana, latte tutti i giorni e 2-3 porzioni di formaggio alla settimana – assicura in media solo il 50-60% dell'apporto iodico raccomandato.

Per questo può essere integrato con il sale, alimento utilizzato da gran parte della popolazione in modo stabile e a costi piuttosto contenuti rispetto ad altri alimenti. La raccomandazione è di usare il sale iodato a crudo per non disperdere con il calore lo iodio. 

Quali sono i disturbi e le malattie provocate da una carenza di iodio? 

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la carenza nutrizionale di iodio rappresenta uno tra i più gravi problemi di salute pubblica. Le conseguenze di un insufficiente assorbimento possono riguardare tutti gli stadi della vita, ma possono essere particolarmente gravi durante la gravidanza e nella prima infanzia. In queste fasi, infatti, gli ormoni tiroidei svolgono un ruolo cruciale nello sviluppo del sistema nervoso centrale e la loro insufficiente produzione può essere causa di:

  • Aborti
  • Disabilità motorie
  • Ritardo mentale o riduzione del quoziente di intelligenza
  • Cretinismo
  • Sordità
  • Ritardi nello sviluppo fisico e sessuale
  • Aumento del rischio di iperattività

La conseguenza forse più conosciuta della carenza iodica durante l'accrescimento e l'età adulta è rappresentata invece dall’ipotiroidismo, spesso accompagnato dal gozzo, una condizione per cui la tiroide si ingrandisce, con o senza la formazione di noduli. Questo fenomeno rappresenta inizialmente un adattamento della ghiandola che diventa più attiva nel tentativo di soddisfare le necessità dell'organismo, ma quando la carenza persiste si traduce in una ridotta sintesi di ormone tiroideo. Una carenza cronica si associa inoltre a una maggiore probabilità di sviluppare il cancro follicolare alla tiroide.

Ad essere maggiormente colpite da patologie tiroidee sono le donne, che nel corso della vita hanno una probabilità del 20% di sviluppare problemi alla tiroide. La possibilità che un neonato nasca affetto da una malattia tiroidea è invece di 1:1200-1400.

Il sale iodato può essere utilizzato da tutti o ci sono controindicazioni?

A livello domestico, il sale iodato può essere usato da tutti in piccole quantità (corrispondenti a 3-5 g/die) per evitare effetti nocivi sul cuore, sui reni e sulla circolazione.

In tutti i soggetti normali, e quindi nella grande maggioranza degli individui, dosi di iodio anche largamente superiori a quelle assunte con l'uso di sale iodato sono tendenzialmente prive di rischi.

La tiroide possiede infatti un meccanismo naturale di adattamento, ma in ogni caso, particolare cautela si deve avere nell'utilizzo di alcuni integratori alimentari contenenti quantità elevate di iodio (solitamente a base di alghe), così come di creme per il corpo, perché l'esposizione cronica ad eccessive quantità di iodio potrebbe essere mal tollerata dall'organismo e avere effetti collaterali a lungo termine.

Un eccesso iodico può infatti provocare alcuni degli stessi disturbi indotti dalla sua scarsa concentrazione:

  • Ipotiroidismo
  • Ipertiroidismo
  • Gozzo
  • Tiroiditi
  • Cancro papillare alla tiroide
  • Intossicazioni (sebbene si tratti di casi molto rari)