- Che cos’è l’acufene (tinnito)?
- Sintomi degli acufeni: come riconoscerli
- Cause dell’acufene: perché vengono gli acufeni
- Diagnosi dell’acufene: esami e valutazione
- Trattamenti e gestione dell’acufene
- Prevenzione dell’acufene: come proteggere l’udito
- Acufene: tabella riassuntiva
- Domande frequenti (FAQ) sull’acufene
Che cos’è l’acufene (tinnito)?
↑ topL’acufene è una problematica dell’orecchio che consiste nella percezione di un suono dalla tonalità acuta. Questa problematica, che viene chiamata anche tinnito e che il paziente solitamente descrive come fischio, sibilo, rombo o ronzio, si manifesta solitamente in assenza di rumori provenienti dall’esterno.
Possono presentarsi sin dall’età pediatrica, sebbene sia difficile che vengano riportati dal bambino, oppure insorgere in età adulta. Sono più frequenti nel sesso maschile che nel sesso femminile e compaiono con l’avanzare dell’età. E si ha maggiore incidenza tra i 45 anni e i 75 anni.
È possibile distinguere tra:
- acufeni soggettivi, che consistono nel percepire un suono senza che ci sia alcuno stimolo esterno, e solo il paziente li percepisce. È la forma più comune
- acufeni oggettivi, molto meno comuni e dovuti a suoni che provengono da strutture vicine all’orecchio medio, talvolta percepibili anche dal medico durante l’esame clinico.
In base alla durata, l’acufene può essere classificato anche come acuto (durata inferiore a 3 mesi) o cronico (persistente per oltre 3 mesi).
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Come funziona l’orecchio
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L’orecchio è formato da:
- orecchio esterno, rappresentato dal padiglione auricolare
- orecchio medio, dove si trova il timpano che è una membrana con la funzione di trasmettere il suono alla coclea (o chiocciola) dell’orecchio interno
- orecchio interno, contenente appunto la coclea che trasforma i suoni in impulsi nervosi, trasmessi infine al cervello
La coclea, che analizza le onde sonore, è uno strumento molto complesso ma anche molto sensibile alle variazioni ossidative, metaboliche e ormonali dell’organismo. Potremmo definire l’orecchio interno come un sensore dell’alterazione dell’equilibrio del nostro organismo e quindi proprio per questo motivo si presentano sintomatologie uditive in presenza di alcune patologie come ad esempio l’ipertensione, il diabete o le ipercolesterolemie.
Sintomi degli acufeni: come riconoscerli
↑ topI sintomi più comuni degli acufeni soggettivi sono suoni come ronzii, fischi, sibili, cigolii dalla durata di secondi o pochi minuti. In caso di acufeni oggettivi i suoni sono pulsanti oppure intermittenti. Il paziente può percepire questi suoni solo nell’orecchio destro o anche nell’orecchio sinistro, oppure in entrambi.
Alcuni pazienti descrivono gli acufeni come un suono lieve e appena percepibile, mentre altri ne sono gravemente colpiti, al punto che il fenomeno può influenzare significativamente la qualità della loro vita. La percezione degli acufeni può variare nel corso della giornata, a volte amplificandosi durante la notte o in momenti di quiete, quando il rumore di fondo diminuisce e il suono diventa quindi più evidente.
Tra i sintomi associati all’acufene si possono riscontrare anche:
- vertigini e capogiri, in particolare quando l’acufene è legato a disturbi dell’equilibrio
- mal di testa e cefalea tensiva
- ipoacusia (perdita parziale o totale dell’udito)
- sensazione di orecchio tappato o pressione auricolare
- iperacusia, una maggiore sensibilità ai rumori ambientali.
Questo disturbo, inoltre, può avere un impatto diretto su ascolto e concentrazione e può portare a stress, ansia, irritabilità o problemi di sonno.
Perché l’acufene aumenta la sera?
↑ topAlla sera, o durante la notte, si ha una importante riduzione dei suoni che provengono dall’ambiente. Come conseguenza, si ha la percezione che l’acufene sia più forte. Inoltre, l’assenza di stimoli visivi fa sì che l’attenzione sia focalizzata esclusivamente sull’udito, e anche in questo caso gli stimoli, interni, provenienti dall’orecchio sembreranno amplificati.
Quando l’acufene è pericoloso?
↑ topSe il ronzio, il sibilo o qualsiasi manifestazione tipica dell’acufene persiste per oltre 2-3 giorni, è allora il caso di rivolgersi al proprio medico o direttamente all’otorinolaringoiatra. L’acufene merita una valutazione medica urgente quando è accompagnato da sintomi neurologici (debolezza muscolare, difficoltà a parlare, alterazioni della vista), forti vertigini, perdita improvvisa dell’udito o quando è monolaterale con ipoacusia asimmetrica.
Cause dell’acufene: perché vengono gli acufeni
↑ topLe cause degli acufeni soggettivi possono essere diverse, e quasi sempre sono riconducibili a condizioni a carico delle vie acustiche. Per fare alcuni esempi:
- perdita dell’udito: spesso associata all’età (presbiacusia) o all’esposizione a rumori forti
- esposizione a rumori forti: lavoro o hobby in ambienti rumorosi possono danneggiare l’orecchio interno
- otosclerosi: una crescita anormale dell’osso intorno alla finestra ovale, la struttura attraverso cui le vibrazioni passano nell’orecchio interno
- malattia di Ménière: disturbo dell’orecchio interno che causa acufeni intermittenti, associato all’accumulo di liquidi
- farmaci ototossici: alcuni farmaci possono avere effetti negativi a carico dell’udito
- malattia di Lyme: infezione dovuta al morso di zecca
- tappo di cerume: l’ostruzione del condotto uditivo può generare o amplificare la percezione di acufeni
- stress e affaticamento: queste condizioni psicologiche possono inasprire o scatenare gli acufeni
- problemi alla mandibola e al collo: disordini dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM) e problemi cervicali possono influenzare l’udito e determinare acufeni.
Gli acufeni oggettivi, comunque meno comuni, possono avere come cause:
- problemi vascolari, come l’ipertensione
- patologie delle valvole cardiache
- spasmi dei muscoli dell’orecchio medio
- danni di tipo neurologico
- tumori dell’orecchio medio.
Gli acufeni possono comparire anche essere associati a depressione, ansia e insonnia oltre a patologie mediche.
Tra queste troviamo, ad esempio: malattia di Lyme, otiti medie, tumori dell’angolo ponto-cerebellare, malattia di Menière (specialmente acufeni di bassa frequenza sonora), ipoacusia da rumore, traumi cranici ed altre patologie cardiovascolari o neurologiche. Infine, possono essere dovute all’effetto collaterale di alcuni farmaci.
Come capire se è acufene da stress?
↑ topL’organismo risente di ansia e stress, e il sistema nervoso può essere negativamente influenzato, diventando più eccitabile e suscettibile di condizioni proprio come l’acufene.
C’è poi correlazione tra l’acufene da stress e una aumentata produzione di glutammato, proprio sotto stato di stress o di ansia. Il glutammato è infatti un neurotrasmettitore, il cui eccesso di produzione può determinare un altrettanto alto numero di segnali che eccitano i neuroni, che possono determinare conseguenze negative nelle aree cerebrali, inclusa l’area in cui è ricompreso il nervo acustico. Di qui, l’acufene.
Diagnosi dell’acufene: esami e valutazione
↑ topL’obiettivo delle indagini diagnostiche da eseguirsi sul paziente che lamenta acufeni è quello di individuare la causa determinante; tuttavia, lo scopo si raggiunge solo in una minoranza di casi. Va però detto che anche nel caso in cui la causa non dovesse essere scoperta, questo non comporta automaticamente un peggioramento della prognosi del paziente.
Fra gli esami prescritti, i più frequenti sono:
- acufenometria: misura la frequenza e l’intensità dell’acufene, individuando il cosiddetto “pitch” (la frequenza più simile al suono percepito) e l’intensità di mascheramento
- audiometria tonale: valuta la capacità uditiva del paziente, anche nelle alte frequenze
- timpanometria: analizza la funzionalità dell’orecchio medio
- studio del riflesso stapediale e otoemissioni acustiche
- Tinnitus Handicap Inventory (THI): un questionario standardizzato per valutare la severità dell’acufene e il suo impatto sulla qualità della vita
- risonanza magnetica (RM): può essere prescritta per escludere patologie sottostanti come il neurinoma acustico.
Trattamenti e gestione dell’acufene
↑ topLa terapia è mirata, quando essa viene riconosciuta, alla causa dei diversi tipi di acufene.
In ogni caso, ha come scopo quello di evitare un peggioramento della funzione uditiva. Data la frequenza della patologia uditiva da rumore e assodato che in fase iniziale essa possa manifestarsi con acufeni, è sempre consigliato mettersi al riparo dai danni che l’esposizione lavorativa o voluttuaria al rumore può arrecare.
Nel caso di acufeni secondari all’effetto di farmaci, la sospensione del farmaco incriminato rappresenta spesso la cura della patologia. I soggetti che hanno manifestato tali problemi dovrebbero sempre richiedere al medico curante che si occupa della modifica della loro abituale terapia, spiegazioni riguardo la possibile ototossicità dei nuovi farmaci da assumere.
Nel caso di acufeni idiopatici (di cui non si è individuata la causa sebbene siano state eseguite tutte le indagini necessarie), la gestione può essere estremamente complicata vista l’assenza di farmaci che si siano dimostrati realmente efficaci in trial clinici. E proprio in caso di acufene idiopatico, possono essere adottati strumenti che producono il cosiddetto rumore bianco, un tipo di frequenza grazie alla quale il cervello viene schermato dagli acufeni.
Tra le opzioni terapeutiche disponibili si annoverano anche:
- TRT (Tinnitus Retraining Therapy): una delle terapie più accreditate dalla comunità scientifica internazionale, basata sulla stimolazione sonora tramite apparecchi acustici che erogano un rumore di fondo, con l’obiettivo di abituare il cervello a ignorare l’acufene
- protesi acustiche: in caso di ipoacusia associata, l’amplificazione sonora può mascherare l’acufene e ridurne la percezione
- terapia cognitivo-comportamentale (CBT): aiuta il paziente a modificare la risposta emotiva all’acufene, riducendone l’impatto sulla qualità di vita.
Farmaci per l’acufene
↑ topI farmaci più frequentemente utilizzati in caso di acufene sono gli antiaritmici, come la lidocaina, mexiletina, flecainide e gli antidepressivi a basso dosaggio con lo scopo di aumentare la soglia di eccitabilità del sistema nervoso implicato nella conduzione e percezione dei suoni.
Ginkgo biloba e agopuntura hanno invece mostrato risultati discordanti, ma possono tuttavia impedire un deterioramento della funzione uditiva e pertanto non dovrebbero far perdere la fiducia che il paziente ripone nel medico.
Cosa non mangiare con gli acufeni?
↑ topNell’orecchio esistono anche delicati equilibri elettrolitici, cioè i liquidi che sono all’interno dell’orecchio devono mantenere una pressione costante e per questo è meglio evitare i cibi in grado di aumentare la pressione dei liquidi labirintici.
Chi soffre di acufene è meglio che eviti alimenti quali:
- cibi ricchi di sale come patatine, salatini, salse, il dado
- formaggi stagionati
- carni insaccate e lavorate
- caffè
- cioccolato
- alcune verdure come pomodori, zucchine, melanzane e peperoni
- gli alcolici.
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Prevenzione dell’acufene: come proteggere l’udito
↑ topSebbene non sia sempre possibile prevenire l’insorgenza dell’acufene, adottare alcune buone abitudini può ridurre significativamente il rischio o impedire un peggioramento del disturbo.
Protezione dall’esposizione al rumore
↑ topL’esposizione prolungata a rumori intensi è uno dei principali fattori di rischio per l’acufene. È fondamentale:
- utilizzare tappi auricolari o cuffie protettive in ambienti rumorosi, sia in ambito lavorativo (cantieri, fabbriche, concerti) sia durante attività ricreative
- limitare il volume di cuffie e auricolari: mantenere il volume al di sotto del 60% della capacità massima ed evitare un uso prolungato
- rispettare le pause: dopo l’esposizione a rumori intensi, concedere all’orecchio periodi di recupero in ambienti silenziosi.
Stile di vita e abitudini sane
↑ topUno stile di vita equilibrato contribuisce alla salute dell’udito:
- ridurre il consumo di caffeina e alcol: entrambe le sostanze possono influire sulla circolazione sanguigna dell’orecchio interno e peggiorare la percezione dell’acufene
- smettere di fumare: il fumo danneggia la microcircolazione, inclusa quella dell’orecchio interno
- gestire lo stress: tecniche di rilassamento, meditazione, yoga e attività fisica regolare possono ridurre l’impatto dello stress, che è un noto fattore aggravante dell’acufene
- mantenere un buon ritmo sonno-veglia: la privazione del sonno può peggiorare la percezione degli acufeni
- controllare le patologie croniche: ipertensione, diabete e ipercolesterolemia sono condizioni che possono favorire l’insorgenza degli acufeni; tenerle sotto controllo è una forma efficace di prevenzione
- effettuare controlli audiologici periodici, soprattutto per chi è esposto a fattori di rischio professionali o ha familiarità per problemi uditivi.
Acufene: tabella riassuntiva
↑ topDomande frequenti (FAQ) sull’acufene
↑ topL’acufene può passare da solo?
↑ topSì, in molti casi l’acufene si risolve spontaneamente nel giro di poche ore o pochi giorni, soprattutto quando è causato da un’esposizione temporanea a rumori intensi o da un’infezione in fase di guarigione. Tuttavia, se persiste oltre 2-3 giorni, è consigliato rivolgersi a un medico per una valutazione approfondita.
L’acufene è una malattia o un sintomo?
↑ topL’acufene è un sintomo e non una malattia in sé. Può essere l’espressione di svariate condizioni sottostanti, da quelle benigne (come un tappo di cerume) a quelle più serie (come un neurinoma acustico). Per questo è importante una diagnosi corretta.
Si può guarire dall’acufene?
↑ topQuando l’acufene ha una causa identificabile e trattabile (ad esempio un tappo di cerume, un’otite o l’uso di un farmaco ototossico), la rimozione della causa può portare alla risoluzione completa del disturbo. Nei casi idiopatici o cronici, non esiste attualmente una cura definitiva, ma esistono terapie efficaci per ridurne l’impatto e migliorare la qualità della vita, come la TRT, il rumore bianco e la terapia cognitivo-comportamentale.
L’acufene può causare perdita dell’udito?
↑ topL’acufene di per sé non causa perdita dell’udito. Tuttavia, le due condizioni sono spesso associate: molte delle cause che provocano l’acufene (esposizione a rumori forti, invecchiamento, otosclerosi) possono determinare anche una riduzione della capacità uditiva.
Cos’è l’acufene pulsante?
↑ topL’acufene pulsante è una forma particolare in cui il suono percepito è ritmico, sincronizzato con il battito cardiaco. È spesso classificato come acufene oggettivo e può essere legato a problemi vascolari come ipertensione, malformazioni artero-venose o anomalie dei vasi sanguigni vicini all’orecchio. Questa forma richiede una valutazione medica specifica.
Lo stress può causare l’acufene?
↑ topSì, lo stress è un fattore riconosciuto sia come causa scatenante sia come elemento aggravante dell’acufene. L’aumento della produzione di glutammato in condizioni di stress può iperattivare i neuroni delle vie acustiche, favorendo la comparsa o il peggioramento del sintomo. Gestire lo stress attraverso tecniche di rilassamento può contribuire a ridurre la percezione dell’acufene.
L’acufene è legato all’ansia o alla depressione?
↑ topEsiste una stretta correlazione bidirezionale tra acufene e disturbi psicologici. L’acufene può generare ansia, irritabilità e depressione; a loro volta, queste condizioni possono amplificare la percezione del suono, innescando un circolo vizioso. Un approccio multidisciplinare che includa il supporto psicologico può essere molto utile.
Quali specialisti devo consultare per l’acufene?
↑ topIl primo riferimento è l’otorinolaringoiatra o il medico audiologo. A seconda della causa individuata, possono essere coinvolti altri specialisti: neurologo, cardiologo, gnatologo (per problemi dell’ATM), psicologo o psicoterapeuta. L’ideale è rivolgersi a centri specializzati con uno staff multidisciplinare.