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Pubblicato inPatologie, Sintomi

Le placche in gola: perché si formano e come trattarle

Le placche in gola sono di base conseguenza di processi infettivi. Determinare la natura dell’infezione che le ha causate è fondamentale per impostare una corretta terapia, senza dimenticare le pratiche di prevenzione.

placche in gola. cause e rimedi

Le placche in gola sono chiazze biancastre o giallastre che compaiono sulle tonsille e sulla parete posteriore della gola, e nella grande maggioranza dei casi segnalano una faringotonsillite, cioè un’infezione virale o batterica. Si accompagnano quasi sempre a mal di gola intenso, difficoltà a deglutire e febbre, e si risolvono in sette-quattordici giorni. Non vanno rimosse: spariscono quando si cura la causa. Va invece riferita al medico ogni placca che persista oltre due settimane, soprattutto se è su un lato solo e senza febbre.

Le placche in gola sono un disturbo con cui spesso capita di fare i conti, e indicano il più delle volte dei processi infettivi in corso a danno della mucosa del tratto terminale della bocca.

A soffrire maggiormente della formazione di placche sono i bambini e giovanissimi. Anche gli adulti possono esserne colpiti, in particolare coloro che hanno un sistema immunitario debilitato.

Come si riconoscono? Quali sono le cause e cosa prendere per gestirle al meglio? Facciamo chiarezza con il dottor Francesco Capuano, otorinolaringoiatra del Santagostino.

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Cosa sono le placche alla gola?

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Le placche alla gola sono formazioni di colore bianco-grigio o giallastro sulla mucosa che riveste le tonsille, il palato molle, l’ugola e la porzione posteriore del cavo orale. La comparsa di placche è quasi sempre da correlare a una faringotonsillite, vale a dire un’infezione della faringe e delle tonsille, che può avere origine virale, batterica o fungina.

Alti livelli di stress riducono le difese immunitarie dell’organismo. Pertanto una faringotonsillite con placche può presentarsi più frequentemente durante un periodo di forte stress. Raramente e solo se presenti in soltanto una delle sottosedi del cavo orale, le placche in gola possono nascondere una patologia neoplastica maligna.

Non tutte le macchie bianche in gola sono placche

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Capita spesso di guardarsi la gola allo specchio, vedere qualcosa di bianco e concludere di avere le placche. In diversi casi si tratta di altro, e la distinzione cambia completamente il da farsi.

Che cosa si vede Di che cosa si tratta Segni che aiutano a distinguere
Chiazze estese, biancastre o giallastre, su entrambe le tonsille Placche da faringotonsillite Mal di gola intenso, febbre, difficoltà a deglutire, esordio in pochi giorni
Piccoli granuli duri, bianco-giallastri, incastrati nelle cripte tonsillari Tonsilloliti, o calcoli tonsillari: accumuli di detriti e batteri Nessuna febbre, nessun dolore o quasi, alito cattivo persistente, si formano e si staccano da soli nel tempo
Patina bianca cremosa, che si stacca lasciando la mucosa arrossata, anche su lingua e guance Mughetto, cioè candida del cavo orale Bruciore più che dolore, spesso assenza di febbre, frequente dopo antibiotici o cortisone inalatorio
Chiazza unica, bianca o irregolare, che non passa Da far valutare sempre Un solo lato, nessuna febbre, persiste per settimane

I tonsilloliti in particolare sono molto comuni e del tutto benigni: non sono un’infezione e non richiedono antibiotici. Si formano nelle persone che hanno tonsille con cripte profonde e il loro segno più fastidioso è l’alitosi.

Come mai vengono le placche alla gola?

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Come accennato, le placche alla gola possono derivare da diverse cause, principalmente infezioni batteriche, virali o fungine. Le infezioni batteriche più comuni includono:

  • streptococco beta emolitico del gruppo A
  • staphylococcus aureus.

Tra i batteri che meno comunemente sono causa delle placche si possono indicare:

  • Corynebacterium diphtheriae, batterio responsabile della difterite
  • Treponema pallidum, all’origine della sifilide
  • Chlamydia trachomatis, causa della clamidia
  • Neisseria gonorrhoeae, cui si deve la gonorrea.

Le cause virali comprendono invece:

  • rhinovirus
  • adenovirus
  • coronavirus
  • virus respiratorio sinciziale
  • virus influenzali e parainfluenzali, virus di Epstein-Barr e HIV.

La candida albicans è il fungo più noto, responsabile dell’infezione da candida e del mughetto orale.

Con quali sintomi si manifestano le placche alla gola?

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Le placche alla gola si associano a sintomi come:

Questi segni spesso accompagnano l’infiammazione delle tonsille palatine, più comunemente conosciuta come tonsillite.

Possono comparire anche senza febbre?

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Le placche alla gola compaiono quasi sempre con febbre, sia che siano dovute a una infezione batterica sia che le provochi una infezione virale. Nel caso delle infezioni fungine la febbre può non essere presente, ma queste infezioni da funghi diffuse al cavo orale si manifestano più frequentemente nei soggetti immunodepressi. Anche i tonsilloliti, che placche non sono, si presentano senza febbre.

Nel caso di una placca singola, magari situata solo su una tonsilla, che non si accompagna a febbre e persiste per lungo tempo, deve nascere il dubbio di una neoplasia maligna.

Placche e mononucleosi

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Un quadro che merita una menzione a parte è quello della mononucleosi, causata dal virus di Epstein-Barr e frequente in adolescenti e giovani adulti. Le placche sono in genere estese e spesse, i linfonodi del collo molto ingrossati, la stanchezza marcata e prolungata, e spesso si associa un ingrossamento della milza.

Il motivo per cui è importante riconoscerla è pratico: nella mononucleosi la somministrazione di alcuni antibiotici della famiglia delle penicilline provoca frequentemente un’eruzione cutanea diffusa. È una delle ragioni per cui l’antibiotico non andrebbe mai iniziato per conto proprio davanti a delle placche, ma solo dopo che il medico ha inquadrato la situazione.

Quanto tempo durano le placche alla gola?

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I tempi di remissione delle placche alla gola, quando sono trattate con terapia medica, oscillano tra i 7 e i 14 giorni. Quando la causa è di tipo virale, i tempi sono compresi tra i 7 giorni e i 10 giorni.

In presenza di un’infezione fungina, il tempo di guarigione può estendersi ad alcune settimane, sempre a seguito di una terapia adeguata. Se la causa del disturbo è invece un tumore maligno, le placche non scompaiono dopo la terapia e, anzi, con il tempo possono anche peggiorare. Occorrerà intervenire in questo caso con un piano terapeutico specifico.

Quando la terapia antibiotica è indicata e appropriata, il miglioramento di febbre e dolore si osserva di norma entro 48-72 ore: se dopo tre giorni non c’è alcun cambiamento, conviene risentire il medico.

Quando preoccuparsi per le placche in gola?

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In rari casi, come accennato, le placche possono essere indicative di condizioni neoplastiche come il tumore alla gola, che può colpire diverse aree come nasofaringe, orofaringe, ipofaringe, glottide, sopraglottide, sottoglottide e tonsille.

Occorre consultare un medico se le placche persistono per più di due settimane nonostante il trattamento e si presentano altri sintomi quali:

  • dolore persistente che non migliora
  • sangue nella saliva o espettorato
  • placche dall’aspetto particolarmente irregolare o ulcerato
  • perdita di peso inspiegabile o stanchezza cronica
  • cambio di voce persistente.

Poiché alcuni di questi sintomi possono presentarsi anche in assenza di neoplasie, non bisogna allarmarsi, ma rivolgersi a uno specialista per effettuare gli adeguati controlli e risolvere il problema.

Quando serve una valutazione immediata. Difficoltà a respirare, impossibilità a deglutire anche la propria saliva, difficoltà ad aprire la bocca, voce ovattata come se si avesse qualcosa in bocca, gonfiore marcato di un solo lato della gola con spostamento dell’ugola, gonfiore del collo, dolore fortissimo che impedisce di bere. Questi segni possono indicare un ascesso peritonsillare o un’infiammazione delle vie aeree superiori e richiedono il pronto soccorso, non l’attesa di una visita programmata.

Come capire se le placche sono batteriche o virali?

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Il percorso diagnostico, anche di tipo differenziale, per individuare l’origine dell’infezione può prevedere:

  • tampone faringeo: un campione prelevato dal retro della gola, per mezzo di un tampone, può essere sottoposto a un esame colturale per identificare la presenza e il tipo di batteri presenti. Se il test ha riscontro positivo, l’origine delle placche è di tipo batterico. In caso contrario si potrebbe considerare l’ipotesi di origine virale
  • antibiogramma: se il tampone faringeo rivela la presenza di batteri, può essere prescritto un antibiogramma per determinare la sensibilità dell’agente patogeno agli antibiotici specifici. In questo modo è possibile scegliere il trattamento antibiotico più efficace
  • test virali: alcuni test specifici possono identificare virus comuni associati alle infezioni delle vie respiratorie superiori, come il test per il virus dell’influenza o il test per il virus di Epstein-Barr.
  • esami del sangue: la VES e l’emocromo completo possono offrire indicazioni sull’infiammazione, mentre alcuni marcatori specifici, come la conta dei globuli bianchi, possono suggerire un’origine batterica o virale.

I quattro segni che orientano il medico

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Prima ancora degli esami, il medico si basa su alcuni elementi clinici che, presi insieme, rendono più o meno probabile l’origine batterica da streptococco:

  • febbre superiore a 38°C
  • assenza di tosse e raffreddore: quando ci sono, l’origine è quasi sempre virale
  • linfonodi del collo ingrossati e dolenti alla palpazione
  • essudato sulle tonsille, cioè le placche vere e proprie.

Più criteri sono presenti, più è probabile che si tratti di streptococco e che il tampone sia utile. Al contrario, placche accompagnate da tosse, raucedine e naso che cola orientano verso una forma virale, che l’antibiotico non cura.

Come capire se si hanno le placche in gola?

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Le placche in gola sono depositi biancastri o giallastri che si formano principalmente sulle tonsille o nella parte posteriore della gola. Sono spesso visibili a occhio nudo e di solito sono accompagnate dai sintomi che abbiamo elencato sopra.

Come capire se sono placche alla gola o tonsillite?

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Le placche alla gola sono depositi visibili, spesso bianchi o giallastri, sulla superficie delle tonsille o della gola. Come descritto, indicano di base un’infezione batterica o virale.

La tonsillite è invece un’infiammazione delle tonsille che si manifesta con gonfiore, arrossamento e talvolta la presenza di pus.

Entrambe le condizioni possono causare febbre, mal di gola e difficoltà a deglutire.

Le placche sono un sintomo che può verificarsi in diverse condizioni, tra cui la tonsillite. Non sempre, tuttavia, la tonsillite è associata alle placche.

Caratteristica Placche alla gola Tonsillite
Segni visibili Chiazze bianche/gialle sulle tonsille Tonsille gonfie, rosse (con o senza placche)
Dolore alla gola Spesso presente, ma variabile Quasi sempre intenso
Febbre Presente in infezioni batteriche/virali Alta (>38°C), soprattutto se batterica
Tonsille gonfie Non sempre Quasi sempre
Linfonodi ingrossati Possibile Molto comune
Raffreddore/tosse Talvolta presente (soprattutto nei virus) Raro (soprattutto se batterica)

Si possono togliere le placche dalla gola?

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È la domanda più frequente, e la risposta è che le placche non vanno rimosse meccanicamente. Non sono uno strato da grattare via: sono l’essudato prodotto dal tessuto infiammato, e scompaiono quando si risolve l’infezione che le ha generate.

Tentare di staccarle con cotton fioc, spazzolino, unghie o altri oggetti provoca sanguinamento, dolore e lesioni della mucosa, e può favorire la diffusione dell’infezione nei tessuti circostanti. Non accelera in alcun modo la guarigione.

Fanno eccezione i tonsilloliti, che sono concrezioni solide incastrate nelle cripte: tendono a staccarsi da soli e i gargarismi possono aiutare, ma anche in questo caso non vanno estratti con oggetti appuntiti. Se sono frequenti e molto fastidiosi, conviene parlarne con l’otorinolaringoiatra.

Cosa fare se si hanno le placche in gola?

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I rimedi per le placche alla gola dipendono dalla loro causa. Per questo è fondamentale sempre affidarsi a un medico specialista prima di intraprendere terapie fai-da-te. A seconda della natura dell’infezione, sarà consigliata una terapia antibiotica, cortisonica-antinfiammatoria oppure antifungina:

  • nei casi in cui l’origine del disturbo sia di tipo batterico, la terapia sarà antibiotica: prevederà cioè l’assunzione di farmaci antibiotici insieme a rimedi per curare la sintomatologia connessa e un periodo di riposo
  • qualora le placche abbiano una causa virale, la terapia prevederà un periodo di riposo per guarire spontaneamente dall’infezione e delle cure per trattare i sintomi che si associano al disturbo. Paracetamolo contro la febbre o farmaci antinfiammatori per il dolore alla gola
  • nel caso in cui l’infezione sia di tipo fungino, la terapia sarà a base di farmaci antimicotici, riposo e rimedi sintomatici.

Quando l’antibiotico viene prescritto, va portato a termine per l’intera durata indicata anche se i sintomi migliorano dopo due o tre giorni: interrompere in anticipo favorisce le ricadute e le resistenze.

Un discorso a parte riguarda le placche in gola derivanti dalla presenza di un cancro alla gola. In queste circostanze, l’iter terapeutico può prevedere dei cicli di radioterapia associata a chemioterapia, oppure l’asportazione chirurgica della massa tumorale abbinata a radioterapia adiuvante, chemioterapia adiuvante oppure a entrambi i trattamenti.

Il primo passo per ottenere una corretta risoluzione del disturbo è sempre quello di sottoporsi a una visita medica.

Come togliere le placche alla gola in modo naturale?

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Il trattamento in caso di placche alla gola deve essere stabilito dal medico, come si è visto, sulla base della causa scatenante.

Per alleviare il malessere provocato dalle placche alla gola, tuttavia, è possibile ricorrere ad alcuni rimedi, che di per sé non sostituiscono la terapia medica:

  • bere molta acqua per mantenere le mucose idratate
  • fare gargarismi con acqua tiepida e sale (circa mezzo cucchiaino in un bicchiere), che riducono il fastidio e aiutano a detergere la mucosa
  • preferire cibi freddi o a temperatura ambiente e di consistenza morbida, che leniscono il dolore
  • umidificare l’ambiente ed evitare il fumo, che irrita ulteriormente la mucosa.

Meglio evitare invece i gargarismi con soluzioni acide, come quelle a base di succo di limone: su una mucosa infiammata tendono ad aumentare il bruciore. I rimedi casalinghi intervengono unicamente sui sintomi e non curano la causa sottostante.

Per quanto tempo si è contagiosi?

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Le forme virali sono contagiose soprattutto nei primi giorni, quando sono presenti febbre e sintomi acuti. Nella faringotonsillite da streptococco, invece, la contagiosità si riduce in modo sensibile dopo circa 24 ore dall’inizio della terapia antibiotica: è il criterio generalmente usato per il rientro a scuola o al lavoro, sempre che la febbre sia scomparsa. Senza terapia, una persona con streptococco può restare contagiosa per settimane.

Valgono nel frattempo le precauzioni abituali: lavarsi spesso le mani, non condividere bicchieri, posate, bottiglie e spazzolini.

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Cosa non mangiare con le placche alla gola?

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Visto che la presenza delle placche alla gola sottende sempre una problematica infettiva-infiammatoria, fare una selezione degli alimenti da consumare può aiutare a gestire meglio il fastidio connesso al disturbo.

Bisogna evitare di mangiare cibi caldi, piccanti, duri da masticare o acidi o aspri e gli alcolici, ovvero tutti quegli alimenti e quelle bevande che potrebbero peggiorare la sensazione di bruciore e indolenzimento che si manifesta in questi casi.

In sintesi. Le placche indicano quasi sempre una faringotonsillite e si risolvono in una-due settimane; non vanno grattate via e l’antibiotico serve solo nelle forme batteriche, su indicazione medica. Le macchie bianche senza febbre e senza dolore sono spesso tonsilloliti, del tutto benigni. Vanno fatte vedere subito le placche che durano oltre due settimane, quelle su un solo lato senza febbre e qualsiasi difficoltà a respirare o a deglutire la saliva.