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Pubblicato inSalute

Immunoterapia: cos’è e quali patologie risolve

L’immunoterapia è un trattamento antitumorale che potenzia il sistema immunitario per riconoscere ed eliminare le cellule cancerose. Ecco tipologie ed efficacia.

immunoterapia

L’immunoterapia rappresenta una delle più importanti innovazioni nella lotta contro il cancro degli ultimi decenni. A differenza dei trattamenti tradizionali che attaccano direttamente le cellule tumorali, l’immunoterapia lavora potenziando e indirizzando il sistema immunitario del paziente affinché riconosca ed elimini autonomamente le cellule cancerose. Questa strategia terapeutica ha rivoluzionato il trattamento di numerosi tumori, offrendo nuove speranze a pazienti con malattie precedentemente difficili da trattare.

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Come funziona

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Il sistema immunitario è progettato per riconoscere e distruggere cellule anomale, incluse quelle tumorali. Tuttavia, le cellule cancerose hanno sviluppato meccanismi sofisticati per eludere la sorveglianza immunitaria, permettendo loro di crescere e diffondersi senza essere riconosciute come minacce.

Caratteristica Immunoterapia Chemioterapia
Meccanismo d’azione Stimola il sistema immunitario a combattere il tumore Attacca direttamente le cellule tumorali
Bersaglio Potenzia cellule immunitarie del paziente Cellule in rapida divisione (tumorali e sane)
Tempo per vedere effetti Settimane o mesi (può essere graduale) Giorni o settimane (spesso rapido)
Durata risposta Può essere duratura (anni) anche dopo fine trattamento Spesso limitata al periodo di trattamento
Effetti collaterali tipici Reazioni immuno-correlate (colite, epatite, problemi tiroide) Nausea, caduta capelli, riduzione globuli bianchi
Somministrazione Infusione ogni 2-3 settimane Cicli variabili, spesso più frequenti
Funziona per Non tutti i pazienti (risposta variabile) Maggior parte dei pazienti, efficacia variabile
Può causare perdita capelli Raramente Comunemente

Le cellule tumorali utilizzano diverse strategie di evasione. Alcune modificano i segnali sulla loro superficie che normalmente identificherebbero una cellula come danneggiata o pericolosa, rendendosi praticamente invisibili al sistema immunitario. Altre producono sostanze che sopprimono attivamente la risposta immunitaria, creando un microambiente favorevole alla loro crescita.

Uno dei meccanismi più studiati riguarda i checkpoint immunitari, molecole sulla superficie delle cellule immunitarie che funzionano come freni naturali per prevenire reazioni autoimmuni eccessive. Le cellule tumorali sfruttano questi checkpoint, attivandoli per “spegnere” le cellule immunitarie che potrebbero attaccarle.

L’immunoterapia interviene in diversi modi per superare queste strategie di evasione. Alcuni trattamenti rimuovono i freni del sistema immunitario, permettendo alle cellule immunitarie di riconoscere e attaccare il tumore. Altri potenziano direttamente le cellule immunitarie esistenti o introducono cellule immunitarie geneticamente modificate per riconoscere specificatamente le cellule cancerose.

Alcuni approcci immunoterapici marcano le cellule tumorali in modo che il sistema immunitario le possa identificare più facilmente come bersagli da eliminare. Altri ancora stimolano la produzione di cellule immunitarie specifiche in quantità maggiori o ne migliorano la capacità di raggiungere e infiltrare la massa tumorale.

A differenza della chemioterapia tradizionale, che agisce direttamente sulle cellule in rapida divisione (tumorali e non), l’immunoterapia agisce sul sistema immunitario del paziente, rendendolo più efficace nel riconoscere e combattere il cancro. Questo approccio può offrire risposte più durature, poiché il sistema immunitario sviluppa una “memoria” delle cellule tumorali.

Tipi di immunoterapia oncologica

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Esistono diverse categorie di immunoterapia, ciascuna con meccanismi d’azione specifici e indicazioni particolari.

Gli inibitori dei checkpoint immunitari sono tra le immunoterapie più utilizzate e studiate. Questi farmaci bloccano le molecole checkpoint come PD-1, PD-L1 o CTLA-4, che le cellule tumorali utilizzano per eludere il sistema immunitario. Rimuovendo questi freni, permettono alle cellule T (un tipo di globulo bianco) di attaccare il tumore. Farmaci come pembrolizumab, nivolumab e ipilimumab appartengono a questa categoria e hanno dimostrato efficacia in melanoma, cancro al polmone, rene, vescica e numerosi altri tumori.

La terapia con cellule CAR-T rappresenta un approccio altamente personalizzato. Le cellule T del paziente vengono prelevate, geneticamente modificate in laboratorio per esprimere recettori chimerici per l’antigene (CAR) che riconoscono specificamente le cellule tumorali, moltiplicate e poi reinfuse nel paziente. Questa terapia ha mostrato risultati notevoli in alcune leucemie e linfomi, sebbene rimanga complessa e costosa.

Gli anticorpi monoclonali sono proteine prodotte in laboratorio che possono agire in diversi modi. Alcuni si legano a proteine specifiche sulla superficie delle cellule tumorali, marcandole per la distruzione da parte del sistema immunitario. Altri bloccano segnali di crescita che alimentano il tumore. Rituximab, trastuzumab e cetuximab sono esempi di questa categoria, utilizzati per linfomi, cancro al seno e cancro colorettale.

Le citochine sono proteine che regolano e stimolano l’attività del sistema immunitario. Interferone-alfa e interleuchina-2 sono citochine utilizzate in immunoterapia per potenziare la risposta immunitaria contro alcuni tumori, principalmente melanoma e cancro del rene, sebbene il loro uso sia diminuito con l’avvento di terapie più recenti e meglio tollerati.

I vaccini terapeutici antitumorali sono progettati per stimolare il sistema immunitario a riconoscere e attaccare cellule tumorali specifiche. A differenza dei vaccini preventivi, vengono somministrati dopo la diagnosi di cancro. Il vaccino contro il cancro alla prostata (sipuleucel-T) è un esempio approvato, mentre numerosi altri sono in fase di studio.

I virus oncolotici sono virus modificati geneticamente che infettano e distruggono preferenzialmente le cellule tumorali, risparmiando quelle sane. Oltre all’effetto diretto, la distruzione virale delle cellule tumorali rilascia antigeni che stimolano una risposta immunitaria più ampia contro il tumore.

Tipo Come funziona Esempi farmaci Tumori principali
Inibitori checkpoint Rimuove i “freni” del sistema immunitario Pembrolizumab, Nivolumab, Ipilimumab Melanoma, polmone, rene, vescica
CAR-T Cellule immunitarie modificate geneticamente Tisagenlecleucel, Axicabtagene ciloleucel Leucemie, linfomi
Anticorpi monoclonali Marcano cellule tumorali per distruzione Rituximab, Trastuzumab, Cetuximab Linfomi, seno, colon-rettale
Citochine Stimolano attività immunitaria generale Interferone-alfa, Interleuchina-2 Melanoma, rene
Vaccini terapeutici Insegnano al sistema immunitario a riconoscere tumore Sipuleucel-T Prostata
Virus oncolitici Virus modificati che infettano cellule tumorali Talimogene laherparepvec Melanoma

Somministrazione ed effetti collaterali

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L’immunoterapia viene somministrata attraverso diverse modalità a seconda del tipo specifico di trattamento e del tumore da trattare.

La maggior parte degli inibitori dei checkpoint e degli anticorpi monoclonali viene somministrata per via endovenosa in ambiente ospedaliero o ambulatoriale. Le infusioni richiedono tipicamente da 30 minuti a diverse ore e vengono ripetute a intervalli regolari, spesso ogni 2-3 settimane, per cicli che possono durare mesi o anni a seconda della risposta e della tollerabilità.

La terapia CAR-T richiede un processo complesso: prelievo delle cellule immunitarie tramite leucaferesi, modificazione genetica in laboratorio (che può richiedere settimane), chemioterapia preparatoria per eliminare temporaneamente le cellule immunitarie esistenti, e infine infusione unica delle cellule modificate, seguita da monitoraggio intensivo.

Alcuni trattamenti possono essere somministrati per via sottocutanea, semplificando la procedura e permettendo talvolta l’autosomministrazione a domicilio dopo adeguata formazione.

Gli effetti collaterali dell’immunoterapia differiscono significativamente da quelli della chemioterapia tradizionale. Mentre la chemioterapia causa tipicamente nausea, perdita di capelli e riduzione dei globuli bianchi, l’immunoterapia può causare effetti legati all’iperattivazione del sistema immunitario.

Le reazioni immuno-correlate sono gli effetti collaterali più caratteristici. Poiché l’immunoterapia rimuove i freni del sistema immunitario, questo può occasionalmente attaccare anche tessuti sani, causando infiammazioni in vari organi.

La colite immuno-correlata si manifesta con diarrea, dolore addominale e talvolta sangue nelle feci. La polmonite può causare tosse, difficoltà respiratoria e affaticamento. L’epatite si presenta con alterazione degli enzimi epatici, stanchezza e, nei casi gravi, ittero. Problemi endocrini possono includere disfunzioni della tiroide, ipofisi o pancreas, causando affaticamento, variazioni di peso o alterazioni glicemiche.

Problemi cutanei come rash, prurito e vitiligo sono relativamente comuni ma generalmente gestibili. Reazioni durante l’infusione possono includere febbre, brividi, dolori articolari o reazioni allergiche, tipicamente gestibili con premedicazione.

La maggior parte degli effetti collaterali sono gestibili con trattamenti appropriati, spesso immunosoppressori come corticosteroidi che riducono l’infiammazione senza annullare completamente l’effetto antitumorale dell’immunoterapia. Il monitoraggio regolare attraverso esami del sangue e valutazione clinica permette di identificare precocemente eventuali complicanze.

Un aspetto importante è che gli effetti collaterali possono manifestarsi anche mesi dopo l’inizio o la conclusione del trattamento, richiedendo vigilanza continua e comunicazione tempestiva di nuovi sintomi al team medico.

Considerazioni

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L’immunoterapia non funziona allo stesso modo per tutti i pazienti. La risposta individuale varia significativamente: alcuni pazienti ottengono risposte durature e complete, altri benefici parziali o temporanei, altri ancora non rispondono affatto.

I ricercatori stanno lavorando per identificare biomarcatori predittivi che possano indicare quali pazienti hanno maggiori probabilità di rispondere. L’espressione di PD-L1 nelle cellule tumorali, il carico mutazionale del tumore e la presenza di linfociti infiltranti sono alcuni fattori valutati, sebbene nessuno sia perfettamente predittivo.

La risposta all’immunoterapia può richiedere tempo per manifestarsi. A differenza della chemioterapia, dove spesso si osserva una riduzione rapida del tumore, l’immunoterapia può richiedere settimane o mesi prima che diventino evidenti benefici misurabili. In alcuni casi, il tumore può inizialmente sembrare aumentare di dimensioni (pseudo-progressione) a causa dell’infiltrazione di cellule immunitarie, prima di iniziare a ridursi.

Quando l’immunoterapia funziona, può produrre risposte durature. Alcuni pazienti mantengono il controllo della malattia per anni dopo aver completato il trattamento, suggerendo che il sistema immunitario continui a sorvegliare e controllare eventuali cellule tumorali residue.

L’immunoterapia può essere utilizzata da sola o in combinazione con altri trattamenti come chemioterapia, radioterapia o terapie mirate. Le combinazioni possono aumentare l’efficacia ma anche gli effetti collaterali, richiedendo attenta valutazione del bilancio rischi-benefici.

Il costo dell’immunoterapia è significativo, rappresentando una sfida per i sistemi sanitari e limitando l’accesso in alcune regioni. Tuttavia, l’investimento può essere giustificato dai benefici duraturi in pazienti responsivi.

La ricerca continua a espandere le indicazioni e migliorare l’efficacia dell’immunoterapia. Nuove combinazioni, sequenze terapeutiche ottimizzate e approcci personalizzati basati sulle caratteristiche molecolari del tumore e del paziente rappresentano frontiere promettenti per il futuro.