- Che cos’è l’ernia del disco cervicale?
- Cause dell’ernia del disco cervicale
- Sintomi dell’ernia del disco cervicale: come riconoscerli
- Diagnosi dell’ernia del disco cervicale
- Trattamenti e terapia dell’ernia cervicale: farmaci, fisioterapia e rimedi
- Intervento chirurgico per l’ernia del disco cervicale
- Domande frequenti (FAQ) sull’ernia del disco cervicale
- Quando preoccuparsi per un’ernia cervicale?
- Quanto tempo ci vuole per guarire da un’ernia cervicale?
- L’ernia cervicale può guarire senza intervento?
- Quali sono i rischi dell’intervento chirurgico per ernia cervicale?
- L’ernia cervicale può causare vertigini e mal di testa?
- Si può fare sport con un’ernia cervicale?
- L’ernia cervicale è ereditaria?
Che cos’è l’ernia del disco cervicale?
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Le vertebre cervicali, tra le più piccole della colonna vertebrale, costituiscono il rachide cervicale, ovvero l’asse di sostegno del collo e della testa. La colonna cervicale è composta da 7 vertebre (da C1 a C7), separate tra loro da 6 dischi intervertebrali che fungono da ammortizzatori e consentono la flessibilità del collo.
Come nel caso di altri tipi di ernia, si può verificare lo spostamento del disco, in questo caso cervicale, che può avvenire medialmente e lateralmente a causa della rottura dell’anulus fibroso, l’impalcatura che ha la funzione di contenere e di proteggere il nucleo centrale del disco (nucleo polposo). Quando l’anulus si fessura, il nucleo polposo fuoriesce dalla sua sede e può comprimere le radici nervose o il midollo spinale adiacenti, generando la sintomatologia tipica.
In base al tipo di compromissione discale, si possono distinguere:
- ernia contenuta: l’anulus fibroso non si deforma completamente e non vi è fuoriuscita del nucleo
- ernia protrusa: una protuberanza del disco invade il canale vertebrale
- ernia espulsa o migrata: il nucleo polposo fuoriesce completamente dall’anulus, invadendo la zona circostante.
Si distingue inoltre tra ernia molle (erniazione del solo nucleo polposo, tipica dei traumi) ed ernia dura (con formazione di escrescenze ossee dette osteofiti, legata a degenerazione cronica). I livelli più frequentemente colpiti sono C5-C6 e C6-C7, che insieme rappresentano circa il 90% dei casi.
Cause dell’ernia del disco cervicale
↑ topLe cause dell’ernia cervicale sono molteplici e spesso interconnesse. Tra i principali fattori scatenanti troviamo:
- degenerazione del disco legata all’età: con il passare degli anni, i dischi intervertebrali perdono acqua e flessibilità, diventando più fragili e soggetti a rotture. L’ernia cervicale è più frequente tra i 30 e i 50 anni
- traumi: colpi diretti al collo, il cosiddetto colpo di frusta (frequente negli incidenti stradali), cadute e urti violenti durante attività sportive possono causare la rottura dell’anulus fibroso
- posture scorrette: mantenere posizioni errate per molte ore, soprattutto durante l’uso prolungato di computer, smartphone e tablet (la cosiddetta “tech neck”), aumenta lo stress meccanico sui dischi cervicali. Ad esempio, lavorare per ore con il monitor troppo basso o guardare il telefono con il capo flesso in avanti sottopone il rachide cervicale a carichi eccessivi
- sollecitazioni ripetute nel tempo: microtraumi ripetuti, come quelli che subiscono autisti professionisti, operai edili o chi pratica sport di contatto, logorano progressivamente i dischi
- sollevamento scorretto dei pesi: caricare il peso sulla colonna anziché sugli arti inferiori può esercitare pressione eccessiva sui dischi cervicali
- predisposizione genetica: una familiarità per patologie discali o una conformazione congenita del canale vertebrale più stretto (stenosi congenita) possono aumentare il rischio di sviluppare ernie cervicali
- debolezza muscolare e dei legamenti: una muscolatura cervicale poco tonica offre meno supporto alla colonna, favorendo il sovraccarico dei dischi
- sovrappeso: l’eccesso ponderale aumenta la pressione globale sulla colonna vertebrale, incluso il tratto cervicale.
Sintomi dell’ernia del disco cervicale: come riconoscerli
↑ topI sintomi principali dell’ernia del disco cervicale possono essere riassunti in:
- dolore cervicale (cervicalgia), spesso irradiato a spalla, braccio e mano (cervicobrachialgia)
- formicolio e intorpidimento a carico del braccio, della mano o di specifiche dita
- debolezza muscolare dell’arto superiore, con difficoltà nei movimenti quotidiani
- rigidità del collo, con limitazione dei movimenti
- dolore tipo scossa elettrica o bruciante, facilmente localizzabile lungo il percorso del nervo compresso
- sintomi di mielopatia (nei casi di compressione midollare): goffaggine delle mani, rigidità alle gambe, perdita di equilibrio, urgenza minzionale.
La sintomatologia varia in base alla localizzazione dell’ernia. Le ernie mediane, ovvero quelle in cui l’erniazione è rivolta indietro lungo la linea mediana, causano una compressione sul midollo spinale che si può manifestare con segni di mielopatia. Fra questi, ad esempio, troviamo intorpidimento delle mani, goffaggine, debolezza a carico del braccio e della mano, rigidità delle gambe, perdita di equilibrio, urgenza ad urinare e, nei casi più gravi, disturbi a carico degli sfinteri.
Le ernie laterali causano, invece, una compressione sulla radice nervosa che si manifesta con dolore e/o deficit radicolare. Di solito, infatti, il paziente riporta un dolore cervicale irradiato alla spalla, alla scapola e al braccio a seconda del livello interessato.
In particolare, sulla base della divisione delle 7 vertebre cervicali si possono individuare 3 livelli di irradiazione:
- a livello C6-C7 il dolore si irradia sul margine postero/laterale dell’avambraccio e al dito medio della mano; può verificarsi una riduzione della forza muscolare a livello del tricipite, che si manifesta con difficoltà nell’estensione dell’avambraccio
- a livello C5-C6 il dolore si irradia sul margine laterale dell’avambraccio, sul dorso della mano, sul pollice e sull’indice
- a livello C4-C5 si verifica una compromissione del muscolo deltoide, che si manifesta con una difficoltà a sollevare e piegare il braccio.
Sintomi pseudo-neurologici dell’ernia cervicale
↑ topOltre ai sintomi radicolari classici, l’ernia cervicale può accompagnarsi a una serie di disturbi pseudo-neurologici che spesso disorientano il paziente e possono essere confusi con altre patologie. Tra questi:
- vertigini e sbandamenti: la tensione muscolare cervicale e la compressione delle strutture nervose possono alterare la percezione dell’equilibrio, generando capogiri e instabilità posturale
- cefalea cervicogenica: un mal di testa persistente che origina dalla regione cervicale e si irradia verso la nuca, le tempie e talvolta la zona frontale
- acufeni (ronzii e fischi alle orecchie): le tensioni muscolari cervicali possono influenzare le strutture vicine all’orecchio, generando pseudo-acufeni
- disturbi visivi: visione offuscata, sensibilità alla luce o sensazione di “vista stanca” possono accompagnare la sofferenza cervicale
- nausea: in alcuni pazienti la compressione cervicale può provocare episodi di nausea associata alle vertigini
- sensazione di gambe molli o deboli: pur non essendo direttamente causata dall’ernia, è un sintomo legato a riflessi neurologici derivanti dalle forti tensioni muscolari cervicali.
È importante sottolineare che questi disturbi sono generalmente legati alla sofferenza muscolare e posturale del tratto cervicale piuttosto che alla compressione diretta dell’ernia. La loro presenza richiede comunque una valutazione specialistica approfondita per escludere altre patologie.
Diagnosi dell’ernia del disco cervicale
↑ topSvolgere una diagnosi accurata per l’ernia del disco cervicale richiede in genere un processo in 3 fasi:
- esaminare la storia medica del paziente (anamnesi), comprese eventuali condizioni croniche, lesioni pregresse o anamnesi di dolore alla schiena o al collo e informazioni sui sintomi attuali
- svolgere un esame fisico, con la palpazione per identificare qualsiasi caso di gonfiore o dolore al collo, controllare l’ampiezza di movimento, nonché eventuali segni di deficit neurologici nelle braccia, come problemi di riflessi, intorpidimento e/o debolezza. Il test di Spurling (compressione assiale con rotazione della testa) può riprodurre il dolore radicolare e orientare la diagnosi
- prevedere uno studio di imaging:
- risonanza magnetica nucleare (RMN): è l’esame di scelta, in grado di visualizzare con alta qualità l’ernia del disco, lo stato dei tessuti molli e eventuali zone di sofferenza midollare
- TAC cervicale: fornisce maggiori informazioni sulla componente ossea, utile per identificare osteofiti e calcificazioni
- elettromiografia (EMG): esame neurofisiologico utile nei casi dubbi o in presenza di ernie multiple, per discriminare tra ernie sintomatiche e asintomatiche.
Va ricordato che le ernie asintomatiche sono frequenti nella popolazione adulta: è fondamentale correlare sempre i risultati degli esami con i sintomi clinici prima di considerare interventi invasivi.
Trattamenti e terapia dell’ernia cervicale: farmaci, fisioterapia e rimedi
↑ topUn’ernia del disco cervicale è in genere più dolorosa quando si sviluppa per la prima volta o durante le riacutizzazioni intermittenti. Il trattamento iniziale è generalmente sempre effettuato mediante terapie conservative. La maggior parte dei casi di dolore da ernia del disco cervicale può essere gestita con successo con trattamenti non chirurgici.
Se il dolore al collo è grave o si irradia al braccio o alla mano, si consiglia di:
- astenersi da attività faticose, come il lavoro fisico o lo sport
- evitare movimenti specifici che peggiorano il dolore, come girare la testa da un lato
- modificare le posizioni del sonno, ad esempio cambiando il cuscino e/o dormendo sulla schiena invece che sul fianco o sulla pancia
- eventualmente utilizzare un collare morbido cervicale per 2-3 settimane (non oltre, per evitare l’atrofizzazione della muscolatura).
Terapia farmacologica
↑ topLa terapia farmacologica si basa sull’utilizzo di:
- farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS): per ridurre infiammazione e dolore
- farmaci miorilassanti: per sciogliere le contratture muscolari associate
- analgesici: per il controllo del dolore
- cortisonici: nei casi di dolore più intenso e resistente.
Può essere utile, inoltre, anche un ciclo di ozonoterapia o infiltrazioni peridurali di cortisone e anestetico locale per ridurre l’infiammazione radicolare.
Trattamenti fisioterapici per l’ernia cervicale
↑ topPassata la fase acuta, è consigliabile impostare un trattamento fisioterapico strutturato. La fisioterapia per l’ernia cervicale si articola generalmente in due fasi:
Fase 1 – Riduzione del dolore e dell’infiammazione
- tecarterapia: produce calore endogeno che attiva i meccanismi autoriparatori, rilassa la muscolatura contratta e riduce l’infiammazione. Particolarmente indicata in caso di cervicobrachialgia, contratture antalgiche e sindromi discali. Un ciclo prevede generalmente circa 10 sedute
- laserterapia ad alta potenza (Laser Yag): agisce in profondità con effetto antinfiammatorio, analgesico e biostimolante sui tessuti danneggiati
- terapia manuale e osteopatica: trazioni cervicali delicate, glide cervicale laterale e mobilizzazioni delle radici nervose per alleviare la compressione. Sono da evitare le manipolazioni vertebrali ad alta velocità, soprattutto in presenza di radicolopatia
- magnetoterapia: favorisce l’irrorazione vascolare e la ripolarizzazione cellulare, con azione antidolorifica e antinfiammatoria.
Fase 2 – Riabilitazione e prevenzione delle recidive
- rieducazione posturale globale (metodo Mézières): è uno dei trattamenti più efficaci per ottenere risultati duraturi. Mira a riallungare la catena muscolare posteriore e a ristabilire l’equilibrio posturale dell’intera colonna vertebrale, prevenendo le recidive. Prevede sedute settimanali per almeno 2-3 mesi
- esercizi di rinforzo muscolare: programmi mirati per i flessori profondi del collo, il trapezio inferiore e il gran dentato, per stabilizzare il rachide cervicale
- ginnastica posturale: esercizi per correggere gli atteggiamenti posturali errati e mantenere la colonna in una posizione fisiologica durante le attività quotidiane
- kinesiterapia: recupero graduale dell’ampiezza dei movimenti, dell’elasticità e della forza muscolare del tratto cervicale.
Intervento chirurgico per l’ernia del disco cervicale
↑ topNel caso in cui tutte le terapie conservative provate (generalmente per un periodo di 5-6 mesi) non portino sollievo, o in presenza di deficit neurologici gravi o progressivi, mielopatia o dolore intrattabile, va presa in considerazione come soluzione l’intervento chirurgico.
L’obiettivo dell’intervento chirurgico per un’ernia del disco cervicale è rimuovere il disco danneggiato e garantire che la radice del nervo e il midollo spinale siano decompressi. Questa procedura può alleviare il dolore radiante e prevenire la progressione dei deficit neurologici, come formicolio, intorpidimento e debolezza muscolare degli arti superiori.
L’intervento viene generalmente eseguito con tecnica microchirurgica con l’utilizzo del microscopio operatorio. Attraverso un’incisione su una piega del collo sul livello interessato, scollando i vari piani si raggiunge il piano vertebrale. Si procede quindi all’asportazione del disco intervertebrale e della sua parte erniata; una volta svuotato il disco si inserisce uno spaziatore, detto cage, nello spazio fra le due vertebre. In alternativa, può essere impiantata una protesi discale artificiale che preserva la mobilità del tratto cervicale.
Il paziente, dopo l’intervento, viene dimesso il giorno successivo e può riprendere subito una vita normale, evitando ovviamente sforzi eccessivi ed indossando un collarino per 30 giorni. La fisioterapia post-operatoria viene avviata precocemente per stabilizzare la colonna cervicale. Il pieno ritorno alle attività normali avviene generalmente entro 6 settimane.
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Domande frequenti (FAQ) sull’ernia del disco cervicale
↑ topQuando preoccuparsi per un’ernia cervicale?
↑ topL’ernia cervicale richiede una valutazione medica urgente quando il dolore è accompagnato da deficit di forza progressivo a braccio o mano, intorpidimento persistente delle dita, difficoltà nella deambulazione, perdita di equilibrio, disturbi del controllo degli sfinteri o debolezza alle gambe. Il dolore intenso al collo e al braccio, pur essendo molto fastidioso, non è di per sé un segnale di allarme se non è accompagnato da deficit neurologici.
Quanto tempo ci vuole per guarire da un’ernia cervicale?
↑ topNella maggior parte dei casi, la fase acuta dura 2-3 settimane, dopodiché il dolore tende a diminuire progressivamente. Con un adeguato trattamento conservativo (fisioterapia e farmaci), i sintomi si risolvono generalmente entro 6-8 settimane. Tuttavia, possono verificarsi riacutizzazioni nei mesi successivi. Raramente i sintomi superano i 6 mesi di durata, anche se il disco potrebbe non guarire completamente.
L’ernia cervicale può guarire senza intervento?
↑ topSì, nella grande maggioranza dei casi l’ernia cervicale si gestisce con successo mediante terapie conservative: fisioterapia, farmaci, rieducazione posturale e modifiche dello stile di vita. L’intervento chirurgico è riservato ai casi resistenti al trattamento conservativo prolungato o ai pazienti con deficit neurologici gravi e progressivi.
Quali sono i rischi dell’intervento chirurgico per ernia cervicale?
↑ topL’intervento di discectomia cervicale con tecnica microchirurgica è generalmente sicuro e con buoni tassi di successo. Come ogni procedura chirurgica, comporta rischi generali (infezione, sanguinamento, reazione all’anestesia) e rischi specifici, tra cui possibili lesioni nervose, disfagia transitoria (difficoltà a deglutire nei giorni successivi), raucedine temporanea e, raramente, instabilità del segmento operato. La scelta tra cage (fusione vertebrale) e protesi discale influenza la mobilità residua del tratto cervicale.
L’ernia cervicale può causare vertigini e mal di testa?
↑ topSì, vertigini, sbandamenti e cefalea sono sintomi frequentemente associati alla sofferenza cervicale. Tuttavia, sono generalmente legati alle contratture e alla rigidità muscolare del tratto cervicale piuttosto che alla compressione diretta dell’ernia sulle strutture nervose. Una corretta fisioterapia e rieducazione posturale può migliorare significativamente questi disturbi.
Si può fare sport con un’ernia cervicale?
↑ topNella fase acuta è necessario evitare l’attività sportiva, in particolare sport di contatto, sollevamento pesi e attività che sollecitano il collo. Superata la fase acuta e con il via libera dello specialista, è consigliato riprendere gradualmente con attività a basso impatto come nuoto (preferibilmente a dorso), camminata, yoga e pilates, che possono contribuire al rinforzo della muscolatura di sostegno della colonna. Sono da evitare movimenti bruschi del collo e carichi eccessivi sulla colonna vertebrale.
L’ernia cervicale è ereditaria?
↑ topEsiste una componente di predisposizione genetica: la familiarità per discopatie e la conformazione anatomica del canale vertebrale possono aumentare il rischio. Tuttavia, i fattori ambientali e comportamentali (postura, traumi, stile di vita) giocano un ruolo altrettanto importante, se non predominante, nell’insorgenza dell’ernia cervicale.