- Cosa c’entra il fuoco di sant’Antonio con la demenza?
- Lo studio che ha cambiato le carte in tavola
- Come funziona la protezione?
- Shingrix: il vaccino di nuova generazione
- Anche il vaccino antinfluenzale riduce il rischio di Alzheimer
- A chi è consigliata la vaccinazione contro l’herpes zoster?
- Conclusioni: prevenire oggi per proteggere il cervello domani
Due vaccini comuni – quello contro il fuoco di sant’Antonio (herpes zoster) e quello antinfluenzale – stanno emergendo come strumenti inaspettati nella prevenzione della demenza. I dati della ricerca più recente sono sorprendenti: chi si vaccina potrebbe ridurre il rischio di sviluppare demenza fino al 40%. Ecco cosa dice la scienza.
Cosa c’entra il fuoco di sant’Antonio con la demenza?
↑ topL’herpes zoster, comunemente detto fuoco di sant’Antonio, è causato dalla riattivazione del virus varicella-zoster, lo stesso responsabile della varicella nell’infanzia. Dopo la guarigione, il virus non scompare: rimane latente nei gangli nervosi per decenni. In età avanzata, quando le difese immunitarie si indeboliscono, può risvegliarsi e provocare la dolorosa eruzione cutanea lungo i nervi che caratterizza la malattia.
Si stima che circa il 50% degli adulti abbia il virus in forma latente e che 1 persona su 3 dopo gli 80 anni svilupperà il fuoco di sant’Antonio.
Quello che però non tutti sanno è che la riattivazione del virus non causa solo dolore localizzato. Può innescare una risposta infiammatoria sistemica che coinvolge anche il cervello, e questa infiammazione cronica è da tempo sospettata di contribuire allo sviluppo di forme di demenza.
Lo studio che ha cambiato le carte in tavola
↑ topPer anni i ricercatori hanno sospettato un legame tra la vaccinazione contro l’herpes zoster e un minor rischio di demenza, ma è stato difficile escludere i fattori confondenti: chi si vaccina tende anche ad avere migliore accesso alle cure, livello d’istruzione più alto, stile di vita più attento.
A risolvere il problema ci ha pensato uno studio pubblicato nel 2025 sulla rivista Nature – una delle più autorevoli al mondo in campo scientifico – sfruttando una circostanza unica in Galles.
Nel 2013, le autorità sanitarie gallesi stabilirono che il vaccino Zostavax fosse accessibile solo a chi era nato dopo il 2 settembre 1933. Una soglia rigida, basata sulla data di nascita – non sullo stile di vita, né sulle condizioni di salute. Questo ha permesso ai ricercatori di confrontare due gruppi di persone praticamente identici, separati solo da pochi giorni di nascita, ma con una diversa probabilità di vaccinazione.
I risultati, ottenuti analizzando 280.000 persone seguite per sette anni, sono stati netti:
I vaccinati hanno mostrato una riduzione del 20% del rischio di sviluppare demenza rispetto ai non vaccinati.
Il risultato è stato confermato anche analizzando le cause di morte per demenza in Inghilterra, eliminando così possibili distorsioni legate alla diagnosi clinica.
📖 Leggi lo studio originale su Nature
Come funziona la protezione?
↑ topIl meccanismo alla base di questa protezione non è ancora del tutto chiarito, ma la spiegazione più accreditata punta sull’infiammazione.
La riattivazione del virus herpes zoster scatena una risposta immunitaria intensa, che può coinvolgere anche il sistema nervoso centrale. L’infiammazione cronica di basso grado è considerata uno dei principali motori dello sviluppo della demenza, in particolare dell’Alzheimer. Vaccinandosi, si riduce il rischio che il virus si riattivi e, con esso, si limita questa risposta infiammatoria dannosa per il cervello.
Nello studio gallese, gli effetti protettivi più marcati sono stati osservati in due categorie:
- Le donne, che notoriamente hanno una risposta immunitaria più reattiva
- Le persone con malattie autoimmuni o allergie, gruppi in cui il sistema immunitario è già in uno stato di maggiore attivazione
Questo supporta ulteriormente l’ipotesi infiammatoria: più il sistema immunitario tende a “esagerare”, più la prevenzione della riattivazione virale sembra fare la differenza.
Shingrix: il vaccino di nuova generazione
↑ topIl vaccino utilizzato nello studio gallese è Zostavax, nome commerciale del vaccino a virus vivo attenuato che è stato progressivamente sostituito da Shingrix – nome commerciale del vaccino di nuova generazione contro l’herpes zoster, disponibile anche in Italia.
Shingrix è un vaccino adiuvato a subunità ricombinante, somministrato in due dosi a distanza di 2-6 mesi. Rispetto a Zostavax, offre:
- Un’efficacia superiore nel prevenire il fuoco di sant’Antonio (oltre il 90% anche negli ultra-70enni)
- Una protezione più duratura nel tempo
- La possibilità di essere somministrato anche alle persone immunocompromesse, che con Zostavax non potevano vaccinarsi
I dati preliminari suggeriscono che Shingrix possa essere ancora più protettivo di Zostavax anche nei confronti del rischio demenza. La comunità scientifica attende ora studi di conferma.
Anche il vaccino antinfluenzale riduce il rischio di Alzheimer
↑ topL’herpes zoster non è l’unico vaccino a mostrare un effetto protettivo sul cervello. Il 16 giugno 2026 è stata pubblicata sugli Annals of Internal Medicine – una delle riviste mediche più autorevoli al mondo – una systematic review e meta-analisi che consolida le evidenze sul legame tra vaccinazione antinfluenzale e riduzione del rischio di demenza. Il dato che emerge dall’analisi complessiva della letteratura è netto: oltre 20 revisioni sistematiche, condotte su quasi 100 milioni di partecipanti in diverse parti del mondo, convergono nella stessa direzione.
📖 Leggi la meta-analisi su Annals of Internal Medicine
Uno degli studi inclusi nell’analisi, condotto dalla McGovern Medical School dell’UTHealth Houston (Bukhbinder, Schulz et al.) e pubblicato su Neurology, ha esaminato circa 160.000 ultrasessantacinquenni confrontando l’efficacia del vaccino a dose standard con quella del vaccino ad alto dosaggio — la formulazione pensata per gli anziani, in cui la risposta immunitaria tende a essere più debole. I risultati mostrano una protezione graduata:
- Vaccino antinfluenzale a dose standard: riduzione del rischio di Alzheimer di circa il 40% rispetto a chi non si vaccina
- Vaccino antinfluenzale ad alto dosaggio: riduzione del rischio di ulteriore 55% rispetto alla dose standard
L’effetto protettivo risulta più marcato nelle donne rispetto agli uomini, e si mantiene per almeno due anni dopo la vaccinazione.
Numeri simili emergono da altri studi precedenti: la vaccinazione annuale ripetuta per 3 anni consecutivi era già stata associata a una riduzione del 20% del rischio di demenza nei 4-8 anni successivi; con 6 anni consecutivi di vaccinazione, la riduzione arrivava al 40%.
Per fare un confronto, anche altri vaccini comuni hanno mostrato effetti simili:
- Vaccino tetano/difterite/pertosse: -30%
- Vaccino anti-pneumococcico: -27%
- Vaccino herpes zoster (vecchio tipo): -25% dopo 8 anni
Il meccanismo non è ancora del tutto chiarito, ma gli autori ipotizzano una doppia azione: prevenire infezioni che scatenano infiammazione cerebrale, e addestrare il sistema immunitario a gestire più efficacemente le placche amiloidi, il cui accumulo è associato all’Alzheimer.
📖 ANSA — Dal vaccino antinfluenzale un possibile freno all’Alzheimer
A chi è consigliata la vaccinazione contro l’herpes zoster?
↑ topIl vaccino Shingrix è raccomandato dal Ministero della Salute e dall’EMA a:
- Tutti gli adulti a partire dai 50 anni di età
- Le persone di qualunque età con sistema immunitario indebolito (trapianti, terapie immunosoppressive, HIV, ecc.)
La vaccinazione è particolarmente importante per chi non ricorda di aver fatto la varicella da bambino, ma anche per chi l’ha avuta: il virus rimane latente nell’organismo di quasi tutti gli adulti e può riattivarsi in qualsiasi momento.
È possibile vaccinarsi contro l’herpes zoster anche se si è già stati colpiti da un episodio di fuoco di sant’Antonio in passato, per ridurre il rischio di recidive.
Scopri il servizio di vaccinazione al Santagostino →
Conclusioni: prevenire oggi per proteggere il cervello domani
↑ topLa demenza è una delle sfide sanitarie più importanti del nostro tempo: in Italia circa 1,4 milioni di persone ne sono affette, e i farmaci disponibili possono rallentarne il decorso ma non prevenirla né curarla in modo definitivo.
Proprio per questo, l’evidenza emergente sul ruolo protettivo dei vaccini – in particolare di Shingrix contro l’herpes zoster e del vaccino antinfluenzale – rappresenta una novità di grande valore. Si tratta di strumenti già disponibili, sicuri, e con un profilo rischio-beneficio ampiamente dimostrato.
La prevenzione, ancora una volta, si conferma come la strategia più efficace. E ora sembra che proteggere il proprio organismo dalle infezioni significhi anche, in parte, proteggere il proprio cervello.
Fonti scientifiche:
- Influenza vaccination and risk of dementia: a systematic review and meta-analysis — Annals of Internal Medicine, 2026
- A natural experiment on the effect of herpes zoster vaccination on dementia — Nature, 2025
- Influenza vaccination is associated with a reduced incidence of Alzheimer’s disease — Journal of Alzheimer’s Disease
- Fondazione Umberto Veronesi — Il vaccino contro herpes zoster protegge dalla demenza?
- Healthdesk — Vaccino contro il fuoco di sant’Antonio taglia il rischio demenza
- ANSA — Dal vaccino antinfluenzale un possibile freno all’Alzheimer
- Fortune Italia — Demenza e Alzheimer, un aiuto potrebbe arrivare da vaccini già in uso da anni