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Pubblicato inPatologie

Ictus

L’ictus è un danno a carico del tessuto cerebrale, oppure la necrosi di una sua porzione, causato da un afflusso insufficiente di sangue in una area del cervello.

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Che cos’è l’ictus?

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Il termine ictus indica un danno al cervello che avviene in modo improvviso. Può essere causato dalla mancanza di apporto di ossigeno, dovuta all’interruzione dell’afflusso di sangue, e si parla di ischemia. O può essere conseguenza di una emorragia, ovvero della rottura di un vaso sanguigno.

Le cellule cerebrali colpite vanno incontro a sofferenza e possono danneggiarsi in modo irreversibile. Può essere una condizione rapidamente invalidante e, nei casi più gravi, potenzialmente fatale.

I sintomi coinvolgono spesso una specifica parte del corpo, ad un lato del viso o un arto. La terapia dipende dal tipo di ictus e dalla rapidità dell’intervento: prima si interviene, maggiori sono le possibilità di recupero del tessuto cerebrale.

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Incidenza

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Secondo i dati della SIIA (Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa) In Italia ogni anno si verificano tra i 196.000 e i 200.000 ictus, di cui circa l’80% sono nuovi episodi e il 20% recidive, con un tasso di incidenza che cresce con l’età e colpisce soprattutto gli over 65.

Circa il 75% dei casi interessa persone oltre i 65 anni e l’ictus è tra le principali cause d’invalidità e morte nel Paese. Entro il primo mese dall’evento la mortalità può raggiungere il 20–30% dei casi e oltre il 40–50% entro il primo anno, mentre una larga parte dei sopravvissuti presenta disabilità persistenti che influiscono sulla qualità di vita.

Tipi di ictus

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I tipi di ictus si distinguono in base al meccanismo che causa il danno cerebrale:

  • ictus ischemico: è la forma più frequente e rappresenta circa l’80–85% dei casi. Si verifica quando un’arteria che porta sangue al cervello si occlude, spesso a causa di un trombo o di un embolo. L’occlusione impedisce l’arrivo di ossigeno a una porzione di cervello, determinando la sofferenza delle cellule. Un esempio correlato è l’attacco ischemico transitorio (TIA), in cui i sintomi sono temporanei ma rappresentano un importante campanello d’allarme.
  • ictus emorragico: rappresenta circa il 15–20% dei casi ed è causato dalla rottura di un vaso sanguigno con conseguente emorragia cerebrale. Il sangue che fuoriesce comprime il tessuto circostante, provocando un danno diretto e spesso più grave rispetto all’ictus ischemico.

Cosa succede se una persona ha un ictus?

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I primi sintomi dell’ictus compaiono all’improvviso e non devono mai essere sottovalutati. Riconoscerli rapidamente permette di agire in tempo e ridurre il danno cerebrale. Un metodo semplice per identificarli è la regola FAST, utilizzata a livello internazionale.

Segnale Cosa osservare
F – Face (Faccia) Un lato del viso può apparire cadente o intorpidito. Chiedere alla persona di sorridere aiuta a verificare se il movimento è simmetrico
A – Arms (Braccia) Debolezza o perdita improvvisa di forza a un braccio. Chiedere di sollevare entrambe le braccia può mostrare se una scende involontariamente
S – Speech (Linguaggio) Linguaggio confuso, rallentato o incomprensibile, con difficoltà a parlare o a comprendere ciò che viene detto
T – Time (Tempo) Il tempo è fondamentale: se si sospetta un ictus, chiamare immediatamente il 112

Ad altri sintomi possono aggiungersi disturbi della vista, vertigini, perdita di equilibrio, difficoltà a camminare e forte mal di testa improvviso, soprattutto nelle forme emorragiche. Questi segnali sono veri e propri indicatori di un’emergenza medica.

Che differenza c’è tra un ictus e un’ischemia?

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L’ischemia è la riduzione o l’interruzione del flusso di sangue in un tessuto. L’ictus ischemico è quindi una forma specifica di ischemia che colpisce il cervello. Il TIA è un’ischemia transitoria, con sintomi reversibili, ma aumenta significativamente il rischio di un ictus vero e proprio.

Che cos’è che provoca l’ictus?

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Le cause dell’ictus sono strettamente legate alle malattie cardiovascolari e a specifici fattori di rischio, spesso modificabili.

Fattore di rischio Descrizione
Ipertensione arteriosa
È il fattore di rischio più importante: valori elevati di pressione arteriosa danneggiano nel tempo le pareti dei vasi cerebrali
Fumo di sigaretta
Favorisce l’aterosclerosi e aumenta la probabilità di trombosi ed embolie
Diabete mellito
Contribuisce al danno vascolare e accelera i processi aterosclerotici
Cardiopatie
In particolare la fibrillazione atriale, che favorisce la formazione di coaguli nel cuore
Dislipidemie
Alti livelli di colesterolo aumentano il rischio di occlusione dei vasi
Età avanzata Il rischio cresce con l’età e aumenta in modo significativo dopo i 65 anni

Uno stile di vita corretto, che includa attività fisica regolare e controllo dei fattori di rischio, può ridurre l’incidenza di ictus.

Diagnosi di ictus

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La diagnosi è un processo urgente che inizia già in pronto soccorso. Il percorso diagnostico implica:

  • l’esame obiettivo dei sintomi e dei segni
  • l’anamnesi, che permette al professionista la valutazione sia dei sintomi che degli eventuali fattori di rischio
  • esami del sangue.

La diagnosi prevede anche diversi esami strumentali quali:

Cosa fare in caso di ictus?

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In caso di sospetto ictus non bisogna aspettare che i sintomi migliorino. È imperativo chiamare immediatamente il 112 e fare in modo che la persona venga trasportata il più rapidamente possibile in una stroke unit, un reparto specializzato nella gestione dell’ictus. Ogni minuto conta, perché il danno al cervello aumenta con il passare del tempo.

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Trattamenti e terapie

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I trattamenti dell’ictus variano in base al tipo e alla tempestività dell’intervento. L’obiettivo è limitare il danno al tessuto cerebrale e favorire il recupero funzionale.

  • Ictus ischemico: prevede trombolisi endovenosa per sciogliere il coagulo, trombectomia meccanica nei casi selezionati
  • Ictus emorragico: controllo della pressione arteriosa, eventuale intervento neurochirurgico.

La fase di recupero prevede

  • riabilitazione motoria, logopedica e cognitiva
  • controllo dei fattori di rischio per prevenire recidive.

Il recupero può essere parziale o completo, a seconda dell’estensione del danno e della rapidità delle cure. Un percorso riabilitativo personalizzato è essenziale per migliorare la qualità di vita dopo un ictus.