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Sifiloma, cos’è e come si manifesta

Il sifiloma è un’ulcera che si può sviluppare nella zona dei genitali o della bocca nello stadio iniziale della sifilide, malattia sessualmente trasmissibile causata dal batterio Treponema Pallidum

Il sifiloma è un’ulcera che può comparire nell’area dei genitali o della bocca durante il primo stadio della sifilide, una malattia sessualmente trasmissibile causata dal batterio Treponema Pallidum.

Questa malattia, oltre che attraverso un rapporto sessuale non protetto con una persona infetta, può essere trasmessa tramite il contatto diretto con il sifiloma. Per la diagnosi di sifilide ci si avvale principalmente dei test sierologici per la ricerca degli anticorpi sviluppati contro il batterio. 

Una diagnosi precoce è importante per iniziare tempestivamente un trattamento antibiotico che può evitare complicanze più gravi.

Vediamo allora in che cosa consiste l’esame, quando viene prescritto e come interpretare i suoi risultati.

Quali sono i primi sintomi della sifilide?

Le prime manifestazioni sintomatiche della sifilide possono comparire in un arco di tempo che va da 10 a 90 giorni dal contagio

Il sifiloma, ovvero un’ulcera che può svilupparsi nell’area dei genitali, dell’ano e della bocca può comparire proprio durante la prima fase dell’infezione, detta sifilide primaria. Esso è caratterizzato da un colore rosso scuro e si presenta come una lesione dura al tatto e nodulare. 

Nonostante il sifiloma guarisca in modo spontaneo nell’arco di tre-sei settimane dalla sua comparsa, la sifilide prosegue nel suo decorso se non tempestivamente trattata. I sifilomi possono comparire anche in altre aree differenti da quelle genitali, ma questa fattispecie è assai più rara. In questo caso, le lesioni si presentano meno dure al tatto, ma più dolorose.

Quanti stadi ha la sifilide?

Sono diversi gli stadi attraverso i quali si può sviluppare la sifilide. Oltre allo stadio primario, caratterizzato dalla comparsa dei sifilomi, ve ne sono altri:

  • Stadio secondario, si può entrare in questa nuova fase dell’infezione dalle due alle otto settimane dopo il contagio. La sifilide si manifesta con eruzioni cutanee in forma di macchie rosate sulla cute. 
    Queste possono avere forma varia e interessare il tronco in un primo momento e, successivamente, anche gli arti, ma non il volto. Tipicamente, queste manifestazioni cutanee hanno localizzazione sul palmo delle mani o sulla pianta dei piedi. A questi sintomi che interessano la pelle si possono associare anche linfonodi duri, indolenti e mobili. In questa fase dell’infezione sono possibili anche febbre e mal di gola, dolori alle ossa e disturbi gastrointestinali
  • Stadio latente, caratterizzato da assenza di sintomatologia e può durare fino a due anni
  • Stadio tardivo (Sifilide terziaria), che si presenta anche a 10-30 anni dal contagio nel caso in cui la patologia non sia stata trattata tempestivamente e in maniera adeguata. L’infezione, in questa fase e nei casi più gravi, può colpire il sistema nervoso centrale, l’apparato cardiovascolare e provocare anche il decesso in assenza di trattamento

Quando l’infezione è già presenta alla nascita si parla di sifilide congenita. Quest’ultima può essere precoce, quando i primi sintomi compaiono entro i primi due anni di vita del neonato o tardiva, quando le manifestazioni cliniche si palesano dai due anni in su.

Quando e perché viene prescritto il test della sifilide?

Il test della sifilide viene prescritto per diagnosticare l’eventuale infezione da Treponema Pallidum. L’esame può essere richiesto in presenza dei sintomi tipici della malattia nel caso in cui si sospetti di essere entrati in contatto con il batterio o attraverso rapporti sessuali occasionali non protetti o, ancora, nell’eventualità in cui al proprio partner sia stata diagnosticata la sifilide.

A prescindere dalla presenza o meno della sintomatologia associata all’infezione, il test della sifilide può essere prescritto dal medico:

  • A pazienti che sono sotto trattamento per patologie sessualmente trasmissibili
  • Durante la gravidanza
  • A persone che hanno comportamenti sessuali considerati a rischio
  • A soggetti che hanno contratto il virus dell’Hiv
  • A pazienti che sono stati trattati per la sifilide e di cui si voglia accertare la completa guarigione

Qual è il campione richiesto?

Il tipo di campione necessario per condurre il test della sifilide dipende dallo stadio dell’infezione. Per effettuare il test sierologico è sufficiente un campione di sangue venoso. Il campione può essere prelevato anche dalle ulcere che si manifestano nello stadio primario della malattia. Se l’infezione, infine, si trova nella sua fase latente e si sospetta un interessamento del sistema nervoso centrale (neurosifilide), si può procedere con una rachicentesi, ovvero un prelievo del liquido cefalorachidiano, noto anche come liquido cerebrospinale.

Come ci si prepara all'esame?

Il test della sifilide non richiede alcuna preparazione specifica.

Come si scopre di avere la sifilide?

Esistono diverse tipologie di esami e test grazie ai quali è possibile avere una diagnosi di sifilide. Ecco quali sono i principali:

  • Test non treponemico, ovvero quello capace di rilevare anche gli anticorpi non diretti specificatamente al batterio Treponema Pallidum. Questo test ha il vantaggio di essere particolarmente sensibile e lo svantaggio di poter incorrere in un risultato falsamente positivo, in quanto può rivelare anticorpi che si sviluppano in presenza di altre malattie che non siano la sifilide. Per questa ragione, un eventuale risultato positivo va confermato con test treponemici, specifici per gli anticorpi diretti contro il batterio della sifilide
  • Reagina plasmatica rapida (Rpr), utile in caso di monitoraggio dei trattamenti terapeutici contro la sifilide. In presenza di un risultato positivo del test treponemico può confermare un’infezione attiva nell’organismo
  • Venereal disease research laboratory, effettuato su campioni di liquido cerebrospinale in caso si sospetti neurosifilide
  • Test sierologici treponemici per gli anticorpi specifici del Treponema. Tuttavia, siccome questi anticorpi rimangono nell’organismo per tutta la vita, sono necessari test non treponemici per accertare che l’infezione sia ancora attiva oppure no, in presenza di una positività al test treponemico

La sifilide può anche essere identificata tramite diagnosi diretta con microscopia in campo oscuro (raschiamento dell’ulcera e analisi su vetrino del campione raccolto) e test molecolare (prelievo di materiale genetico del batterio).

Come si guarisce dalla sifilide?

La sifilide può essere adeguatamente trattata tramite terapia antibiotica, se possibile con penicillina preferibilmente. Più lo stadio dell’infezione è precoce, maggiori saranno le probabilità di curare efficacemente la sifilide. Le infezioni in stadi avanzati, al contrario, possono richiedere trattamenti terapeutici più lunghi. La fase primaria e quella secondaria sono gli stadi in cui questa patologia infettiva è più facilmente trasmissibile.