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Pubblicato inPrincipi attivi e farmaci

I farmaci per il reflusso gastroesofageo

I farmaci per il reflusso agiscono in modi diversi per controllare l’acidità gastrica. Guida alle tipologie disponibili, come funzionano e quando usarli.

farmaci per il reflusso

I farmaci per il reflusso gastroesofageo rappresentano uno strumento importante per controllare i disturbi legati alla risalita dell’acido dallo stomaco verso l’esofago. Esistono diverse categorie di medicinali, ciascuna con un meccanismo d’azione specifico. La scelta del farmaco più adatto dipende dalla frequenza e dall’intensità dei disturbi, e dovrebbe sempre avvenire su indicazione medica.

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Gli antiacidi: sollievo rapido

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Gli antiacidi sono farmaci da banco che neutralizzano l’acido già presente nello stomaco. Contengono sali basici come carbonato di calcio, idrossido di magnesio o idrossido di alluminio che reagiscono chimicamente con l’acido cloridrico riducendone l’acidità.

Il principale vantaggio è la rapidità d’azione: forniscono sollievo nel giro di pochi minuti. Per questo sono indicati per episodi occasionali di bruciore o per un sollievo immediato in attesa che altri farmaci facciano effetto. L’efficacia è però limitata nel tempo, da 30 minuti a 2 ore circa.

Si presentano in compresse masticabili, bustine di granulato o sospensioni liquide. Possono essere assunti al bisogno, dopo i pasti o prima di coricarsi. Alcuni contengono anche alginato, che forma una barriera fisica sul contenuto gastrico impedendo la risalita dell’acido.

Gli H2 antagonisti: riduzione della produzione acida

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Gli H2 antagonisti riducono la produzione di acido gastrico bloccando i recettori H2 sulle cellule dello stomaco. Iniziano a fare effetto dopo 30-60 minuti e la loro azione dura 6-12 ore a seconda del principio attivo.

Tra i più utilizzati ci sono ranitidina, famotidina e nizatidina. Alcuni sono disponibili da banco a dosaggi ridotti, mentre dosaggi più elevati richiedono prescrizione. Sono indicati per disturbi di entità lieve o moderata, sia per episodi acuti sia come terapia di mantenimento a breve termine.

Si assumono generalmente prima dei pasti o prima di coricarsi per prevenire i disturbi notturni. Offrono un’azione più duratura degli antiacidi ma sono meno potenti degli inibitori della pompa protonica.

Gli inibitori della pompa protonica: la massima efficacia

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Gli inibitori della pompa protonica (IPP) sono i farmaci più efficaci nella riduzione dell’acido gastrico. Bloccano direttamente la pompa protonica, l’enzima responsabile della secrezione acida finale.

I principi attivi più comuni sono omeprazolo, lansoprazolo, pantoprazolo, esomeprazolo e rabeprazolo. Non agiscono immediatamente: impiegano 2-3 giorni per raggiungere la massima efficacia. Una volta attivi, offrono una soppressione acida potente fino a 24 ore con una singola dose giornaliera.

Si assumono una volta al giorno, al mattino a digiuno, 30-60 minuti prima di colazione. Questa tempistica è fondamentale per ottimizzare l’efficacia. Le compresse non vanno masticate o frantumate.

Oltre a controllare i sintomi, gli IPP favoriscono la guarigione di erosioni o infiammazioni dell’esofago. A basso dosaggio sono disponibili da banco per trattamenti brevi, mentre dosaggi elevati e terapie prolungate richiedono prescrizione medica.

I farmaci procinetici: migliorare la motilità

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I procinetici migliorano la motilità gastrointestinale, accelerando lo svuotamento dello stomaco e dell’esofago. Favorendo il transito del contenuto gastrico, riducono la possibilità di reflusso e possono aumentare il tono dello sfintere esofageo inferiore.

Sono particolarmente indicati quando il reflusso è associato a rallentato svuotamento gastrico o quando i disturbi si manifestano dopo i pasti. Spesso vengono usati insieme ad altri farmaci per un approccio combinato. Si assumono prima dei pasti principali e richiedono prescrizione medica.

Come scegliere il farmaco appropriato

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Per episodi occasionali di bruciore, un antiacido può essere sufficiente. Se i disturbi si presentano alcune volte alla settimana, un H2 antagonista offre una protezione più duratura. Quando i disturbi sono quotidiani, intensi o persistenti, sono necessari gli IPP.

In alcuni casi può essere necessario combinare farmaci diversi: un IPP per la soppressione acida di base e un antiacido al bisogno, oppure associare un IPP a un procinetico quando è presente anche un problema di motilità.

Durata del trattamento

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I cicli di terapia con H2 antagonisti o IPP durano tipicamente 4-8 settimane. Al termine, se i disturbi sono sotto controllo, si può valutare la sospensione graduale. In alcuni casi può essere necessaria una terapia di mantenimento a lungo termine con IPP a dosaggio ridotto, sempre concordata con il medico.

Un approccio alternativo è la terapia on demand, in cui si assume il farmaco solo quando compaiono i sintomi. È importante non interrompere bruscamente una terapia con IPP prolungata, poiché può verificarsi un aumento temporaneo della produzione acida.

Modalità di assunzione

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Gli antiacidi si assumono dopo i pasti o al bisogno. Gli H2 antagonisti 30-60 minuti prima dei pasti o prima di coricarsi. Gli IPP al mattino a digiuno, 30-60 minuti prima di colazione. I procinetici 15-30 minuti prima dei pasti.

Quando consultare il medico

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È importante consultare il medico quando i disturbi sono frequenti, persistono nonostante l’automedicazione, o quando si rende necessario l’uso continuativo di farmaci per periodi superiori alle 2 settimane. Il medico potrà prescrivere la terapia più appropriata e programmare eventuali accertamenti diagnostici.