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Pubblicato inPatologie, Prevenzione e Benessere

La digestione

Grazie alla digestione, il corpo trasforma il cibo in sostanze assimilabili e utilizzabili dal corpo. Come avviene questo processo? E quali organi interessa?

digestione

La digestione è il processo con cui l’organismo scompone il cibo in molecole semplici (zuccheri, aminoacidi, acidi grassi) che può assorbire e utilizzare. Inizia in bocca con la masticazione e la saliva, prosegue nello stomaco e si completa nell’intestino tenue, dove avviene la maggior parte dell’assorbimento; nell’intestino crasso si formano infine le feci. Lo stomaco impiega circa 2-4 ore per svuotarsi dopo un pasto, mentre l’eliminazione dei residui inizia circa 24 ore dopo.

Con la dottoressa Cristina Ogliari, gastroenterologa del Santagostino, vediamo quali organi sono coinvolti, come si svolgono le fasi della digestione, quali enzimi entrano in gioco e da cosa dipendono i tempi.

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Apparato digerente

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I principali organi che costituiscono l’apparato digerente sono:

  • bocca: questo è il punto di ingresso del cibo nel sistema digerente. Qui avviene la masticazione e l’inizio della digestione dei carboidrati grazie all’azione degli enzimi contenuti nella saliva
  • faringe: si tratta di una cavità condivisa sia dal sistema digerente che dal sistema respiratorio. Serve a trasportare il cibo dalla bocca all’esofago
  • esofago: è definibile come un tubo muscolare che trasporta il cibo dalla faringe allo stomaco tramite movimenti muscolari coordinati chiamati peristalsi
  • stomaco: questo organo, a forma di sacco, immagazzina il cibo ingerito e ha una parete muscolare che aiuta nella digestione meccanica e chimica dei nutrienti. Qui avviene anche la produzione di acido cloridrico e degli enzimi digestivi
  • intestino tenue: parte più lunga del tratto digerente e suddivisa in tre sezioni, duodeno, digiuno e ileo. È nel tenue che avviene la maggior parte dell’assorbimento dei nutrienti nel flusso sanguigno
  • intestino crasso: questa invece è la parte finale del tratto digerente che assorbe acqua e sali minerali dai residui di cibo non digeriti, formando le feci. Comprende il cieco, il colon (ascendente, trasverso, discendente e sigmoideo) e il retto
  • ano: è l’apertura inferiore dell’apparato digerente tramite il quale avviene l’eliminazione delle feci.

Che cos’è la digestione?

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La digestione può essere definita come il processo fisiologico attraverso il quale il corpo trasforma gli alimenti ingeriti in sostanze assimilabili e utilizzabili dall’organismo. Questo processo coinvolge l’apparato digerente, un complesso di organi che lavorano in sinergia per scomporre i cibi in particelle più piccole e digeribili.

Quando inizia e finisce la digestione?

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I processi digestivi iniziano nella cavità orale, in cui il cibo è masticato dai denti e miscelato, per mezzo della lingua, con la saliva che contiene enzimi che iniziano a pre-digerire gli alimenti. Tra gli enzimi presenti a questa altezza si segnalano la ptialina (o alfa-amilasi), per la digestione di carboidrati complessi (pasta, pane), e la lipasi linguale per la digestione dei grassi. Quindi il cibo viene deglutito e passa attraverso l’esofago fino allo stomaco. Nello stomaco il cibo viene ulteriormente scomposto grazie all’azione degli enzimi presenti, attivati dall’acidità dei succhi gastrici. Questi enzimi sono la pepsina, che è in grado di digerire le proteine, e la lipasi per la digestione dei grassi.

È bene sottolineare che la digestione nello stomaco è normale solo quando è presente un ambiente acido e quando il cibo è stato ridotto dalla masticazione a particelle molto piccole, di pochi millimetri. Dopo lo stomaco il cibo entra nell’intestino tenue, nel quale avviene la maggior parte della digestione e dell’assorbimento dei componenti alimentari (zuccheri, proteine, grassi) grazie agli enzimi pancreatici e alla bile, che vengono riversati all’interno del lume intestinale dopo ogni pasto. Vengono inoltre assorbiti in questa sede anche alcuni elementi (come il ferro) e le vitamine.

Gli enzimi presenti nell’intestino tenue sono: la lipasi per la digestione dei grassi, le proteasi per la digestione delle proteine e le amilasi per la digestione degli zuccheri. Insieme a questi enzimi viene prodotto dal pancreas, dal duodeno e dal fegato anche il bicarbonato, che aiuta a modificare il pH dell’ambiente neutralizzando l’acidità gastrica e favorendo così l’attivazione degli enzimi digestivi e appunto la digestione. Le sostanze così digerite, cioè scomposte nelle parti fondamentali, vengono quindi assorbite: entrano nel circolo sanguigno (proteine e zuccheri) e nel sistema linfatico (grassi) e vengono distribuite ai vari organi. Il fegato funge da iniziale area di raccolta delle proteine e degli zuccheri: da lì vengono poi inviati agli organi che ne hanno bisogno o immagazzinati per formare delle scorte “utili”. I grassi e le vitamine liposolubili (A, D, E, K) invece, attraverso il sistema linfatico, giungono direttamente ai muscoli e al tessuto adiposo.

Le sostanze di scarto non digeribili come le fibre, insieme all’acqua, vengono invece trasportate nell’intestino crasso, in cui avviene la formazione delle feci. Nell’intestino crasso (colon) avviene principalmente l’assorbimento dell’acqua e di alcuni elettroliti (sodio, potassio).

Cosa succede in ogni tratto dell’apparato digerente

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Tratto Cosa succede Enzimi e sostanze principali
Bocca Masticazione, formazione del bolo, inizio della digestione di amidi e grassi Ptialina (alfa-amilasi salivare), lipasi linguale
Stomaco Rimescolamento del cibo in ambiente acido, inizio della digestione delle proteine Acido cloridrico, pepsina, lipasi
Intestino tenue Maggior parte della digestione e dell’assorbimento di zuccheri, proteine, grassi, ferro e vitamine Lipasi, proteasi e amilasi pancreatiche, bile, bicarbonato, lattasi, saccarasi, maltasi
Intestino crasso Assorbimento di acqua ed elettroliti (sodio, potassio), formazione delle feci –

Quali sono le fasi della digestione?

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La digestione comprende una fase orale, una fase gastrica e una fase pancreatico-duodenale.

  • fase orale, caratterizzata da una digestione:
    • meccanica (masticazione): questa fase inizia nella bocca, dove il cibo viene masticato e sminuzzato dai denti
    • chimica: le ghiandole salivari secernono la saliva, che contiene enzimi come l’amilasi salivare per iniziare la digestione del cibo.

    Il cibo viene ridotto in un bolo, così da essere facilmente deglutito

  • fase gastrica, caratterizzata da una digestione:
    • meccanica: le pareti muscolari dello stomaco si contraggono e mescolano il cibo per aiutare a scomporlo ulteriormente
    • chimica: l’acido cloridrico e la pepsina scompongono le proteine presenti nel cibo
  • fase pancreatico-duodenale: è la fase in cui avviene la maggior parte della digestione e dell’assorbimento dei componenti alimentari (zuccheri, proteine, grassi), grazie agli enzimi pancreatici e alla bile.

Nei testi divulgativi il percorso del cibo viene spesso descritto anche in quattro tappe (ingestione, digestione, assorbimento ed eliminazione): si tratta di una suddivisione diversa dello stesso processo, che segue il cibo dall’ingresso in bocca fino all’espulsione delle scorie.

Quali sono i principali enzimi coinvolti nella digestione?

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I principali enzimi digestivi, le loro funzioni e gli organi da cui sono secreti sono:

  • amilasi: questo enzima aiuta a scomporre i carboidrati (amidi e zuccheri) in molecole più piccole. Viene secreto dalle ghiandole salivari, presenti nella bocca, e dal pancreas
  • proteasi, come pepsina, elastasi, chimotripsina, tripsina. Questi enzimi invece scompongono le proteine in peptidi più piccoli e aminoacidi. La pepsina è secreta dallo stomaco, mentre le altre sono secrete dal pancreas
  • lipasi: aiuta nella digestione e scomposizione dei grassi in acidi grassi e glicerolo. Viene prodotta principalmente dal pancreas
  • lattasi, saccarasi e maltasi: aiutano nella digestione di zuccheri specifici. La lattasi scompone il lattosio, lo zucchero del latte, la saccarasi scompone il saccarosio e la maltasi scompone il maltosio, presente nei cereali. Questi enzimi sono principalmente secreti dalle cellule che rivestono l’intestino tenue.

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Quanto tempo ci vuole per la digestione?

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Una buona digestione si completa in tempi differenti, soprattutto in base a cosa e quanto si è mangiato in un pasto. Bisogna tenere presente che ogni 90-120 minuti il nostro tratto gastroenterico è percorso da un movimento di “pulizia” (complesso motorio migrante) che consente di far progredire il contenuto del lume intestinale ed effettua una funzione “spazzino” di pulizia di eventuali scorie residue. La digestione interrompe questo movimento in una delle sue fasi, pertanto il tempo della digestione dipende anche da quanto l’intestino è “preparato” a ricevere ulteriore cibo. Si può dire che per uno spuntino o un pasto leggero lo stomaco impiega circa 2-3 ore per digerire completamente il cibo, mentre per pasti normali il tempo di digestione si estende alle 3-4 ore. Il cibo ingerito raggiunge il tratto finale dell’intestino tenue in un periodo compreso tra le 6 e le 8 ore. L’evacuazione delle scorie e dei residui non digeribili inizia circa 24 ore dopo la deglutizione e può richiedere alcuni giorni per completarsi.

Tappa Tempi indicativi
Digestione nello stomaco, spuntino o pasto leggero 2-3 ore
Digestione nello stomaco, pasto normale 3-4 ore
Digestione dei grassi 4-6 ore o più
Arrivo del cibo al tratto finale dell’intestino tenue 6-8 ore
Inizio dell’evacuazione dei residui Circa 24 ore, con completamento in alcuni giorni

Perché i cibi grassi si digeriscono più lentamente

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La digestione dei cibi ricchi di grassi ha bisogno di più tempo rispetto a cibi leggeri o meno grassi. Questo perché i grassi richiedono una maggiore attività enzimatica per essere scomposti in molecole più piccole e perché i grassi di per sé attivano un meccanismo di rallentamento della motilità intestinale. Il processo di digestione dei grassi può richiedere da 4 a 6 ore o anche più tempo, a seconda della quantità e del tipo di grasso ingerito.

Cosa può allungare i tempi della digestione

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Il tempo della digestione può essere allungato dalla cattiva masticazione, che impedisce la riduzione degli alimenti in particelle piccole e più facilmente aggredibili dagli enzimi digestivi, e dalla velocità con cui il cibo arriva nello stomaco, che rischia di essere dilatato troppo velocemente e pertanto “bloccato” nella sua attività di rimescolamento delle particelle di cibo. Si raccomanda sempre per questo di masticare a lungo gli alimenti e di introdurre in bocca un boccone di cibo solo dopo aver già deglutito il precedente.

Infine anche l’attivazione del sistema nervoso simpatico (stress, agitazione) può rallentare la digestione, alterando la motilità intestinale e modificando i tempi di digestione degli alimenti. Per questo risulta utile attivare il sistema parasimpatico (“del nervo vago”) prima di alimentarsi, eseguendo alcuni respiri profondi che consentono di rilassare la muscolatura addominale, ossigenare adeguatamente la muscolatura del tratto digestivo che sta per iniziare a lavorare e rallentare il battito cardiaco, favorendo l’afflusso di sangue al tratto digestivo.

Tre abitudini per digerire meglio
Masticare a lungo ogni boccone, fino a ridurre il cibo in particelle molto piccole.
Mettere in bocca un nuovo boccone solo dopo aver deglutito il precedente.
Fare alcuni respiri profondi prima di iniziare il pasto, per favorire il rilassamento e l’afflusso di sangue all’apparato digerente.

Quando la digestione difficile va approfondita

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Sentirsi appesantiti dopo un pasto abbondante o molto grasso è normale. Quando invece la digestione è spesso lenta o faticosa si parla di cattiva digestione o dispepsia, un disturbo che merita una valutazione, così come dolore addominale ricorrente associato a cambiamenti dell’alvo, tipico della sindrome dell’intestino irritabile.

Quando rivolgersi al gastroenterologo
È opportuno consultare il medico se i disturbi digestivi sono frequenti o persistenti, oppure se si associano a difficoltà a deglutire, vomito ripetuto, sangue nelle feci o feci nere, calo di peso non voluto, anemia.