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Pubblicato inPatologie, Prevenzione e Benessere

La gravidanza

La gravidanza è uno dei momenti più delicati nella vita di un donna. Ecco cosa c’è da sapere, e quali sono le informazioni più importanti per chi aspetta un bambino.

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La gravidanza dura in media 40 settimane, calcolate dal primo giorno dell’ultima mestruazione, ed è considerata a termine tra la 37ª e la 41ª settimana. I controlli seguono un calendario preciso — prima visita entro la 10ª settimana, tre ecografie, esami del sangue e screening prenatale — e in Italia le prestazioni previste dal percorso nascita sono esenti dal ticket. Questa scheda accompagna le tappe principali, dal sospetto di gravidanza al parto, e rimanda agli approfondimenti dedicati a ciascun tema.

La gravidanza è uno dei momenti più delicati nella vita di una donna. Ecco cosa c’è da sapere, e quali sono le informazioni più importanti per chi aspetta un bambino.

Gravidanza: di cosa si tratta?

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La gravidanza è quella condizione fisiologica della donna che inizia con il concepimento del feto e prosegue con il suo sviluppo, fino al parto.

Durante la gestazione, nella donna intervengono cambiamenti fisici e ormonali, dovuti alla crescita del feto, alla formazione della placenta e del liquido amniotico, e delle membrane. I tessuti della gestante trattengono più liquidi e si forma una certa quantità di adipe, che porta a un graduale aumento del peso corporeo.

Anche il seno e le mammelle subiscono cambiamenti, con aumento di volume e l’inizio di una lieve secrezione liquida. È possibile fare una distinzione tra gravidanza:

  • A termine, quando il parto avviene tra la 37ª e la 41ª settimana
  • Pretermine, quando il parto è prematuro e avviene prima della 37ª settimana
  • Protratta, in cui il parto avviene dopo la 42ª settimana.

Quanto peso si prende in gravidanza?

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Non esiste un valore unico: l’aumento di peso raccomandato dipende dal peso di partenza. Nelle donne normopeso l’incremento atteso è di circa 11,5-16 kg; è maggiore in chi parte sottopeso e più contenuto in chi parte in sovrappeso o con obesità, fino a 5-9 kg. Nelle gravidanze gemellari i valori sono più alti.

L’aumento non è distribuito in modo uniforme nel tempo: nel primo trimestre è minimo, anche nullo se la nausea è importante, e diventa più regolare dal secondo. È il ginecologo o l’ostetrica a indicare l’intervallo corretto nel singolo caso.

Quali sono le tappe della gestazione?

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Il periodo della gravidanza può essere suddiviso in base ai momenti più salienti della crescita del bambino, nelle quali intervengono cambiamenti molto importanti non solo per il feto ma anche per la madre. Ecco le tappe principali della gestazione, il cosiddetto calendario della gravidanza:

  • Concepimento: la fase in cui l’ovulo della donna è fecondato dagli spermatozoi e va incontro a una serie di divisioni cellulari, muovendosi verso l’utero, dove aderisce e penetra nell’endometrio. Da questo momento inizia lo sviluppo del feto.
  • 1 – 8 settimane: nell’embrione si formano gli organi principali. La mamma può avvertire nausea, irritabilità, stanchezza e gonfiore al seno
  • 8 – 13 settimane: si differenziano gli organi sessuali nel feto, il corpo della madre inizia a cambiare
  • 13 – 17 settimane: gli organi principali sono formati e da qui in avanti crescono e maturano
  • 17 – 21 settimane: si iniziano ad avvertire i primi movimenti del bambino
  • 21 – 26 settimane: la pancia della gestante inizia a essere di dimensioni notevoli, e si iniziano a sentire le prime contrazioni uterine. In questo periodo il bambino raddoppia di peso e inizia a fare i primi movimenti respiratori.
  • 26 settimane: il bambino inizia a crescere sempre di più
  • 30 – 35 settimane: il bambino inizia lentamente a posizionarsi in attesa del parto
  • 35 – 40 settimane: il bambino raggiunge il completo sviluppo e si assesta nella posizione capovolta, con la testa incanalata nella cavità pelvica.

Quali sono i sintomi della gravidanza?

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Il primo sintomo della gravidanza, e anche quello più affidabile, è il ritardo del ciclo mestruale, almeno nelle donne che hanno un ciclo regolare, e la sua conseguente sospensione. Tra gli altri sintomi più comuni, figurano:

  • Seno gonfio e cambiamenti dei capezzoli
  • Sensazione di stanchezza e fatica
  • Nausea e vomito
  • Mal di testa
  • Sbalzi d’umore
  • Voglie o avversioni per particolari cibi
  • Minzione più frequente.

Nessuno di questi segni, preso singolarmente, conferma una gravidanza: sono tutti aspecifici e compaiono anche nei giorni che precedono la mestruazione.

Come faccio a sapere quando sono rimasta incinta?

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Come abbiamo visto nel paragrafo precedente, i primi mesi della gravidanza sono caratterizzati da alcuni sintomi generici che possono essere dovuti a una varietà di altre cause. Ma come si fa a riconoscere la gravidanza? L’unico modo per avere la certezza di essere incinte è fare il test di gravidanza o sottoporsi agli esami strumentali, come l’ecografia, nell’ambito della visita ginecologica.

Il test urinario da banco è attendibile a partire dal primo giorno di ritardo; eseguito prima può dare un falso negativo. Il dosaggio delle beta-hCG nel sangue è più precoce e permette anche di seguirne l’andamento nel tempo, informazione utile in alcune situazioni cliniche.

Gravidanza: calcolo settimane

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La gravidanza dura in media 40 settimane e la sua durata fisiologica va dalle 37 alle 42 settimane. Per fare il calcolo delle settimane di gravidanza, e determinare approssimativamente la settimana in cui ci si trova e la data del parto, si utilizza come riferimento la data dell’ultima mestruazione.

Alcuni strumenti utili a questo scopo possono essere il regolo ostetrico, uno strumento di misurazione, utilizzato da ginecologi e ostetrici, che consiste in una sorta di goniometro suddiviso in base alle 40 settimane di gestazione. Esistono, inoltre, moltissime App e siti web che permettono di tenere il conto delle settimane, e attraverso le quali è possibile seguire la crescita del feto, registrare i sintomi e i cambiamenti del corpo della madre.

Va tenuto presente che le settimane si contano dal primo giorno dell’ultima mestruazione, non dal concepimento: significa che alla quarta settimana di gravidanza l’embrione ha in realtà circa due settimane di vita. Quando il ciclo è irregolare, la datazione viene corretta con la prima ecografia, che in quella fase è il riferimento più affidabile.

Quali sono le settimane più critiche in gravidanza?

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Il periodo più critico della gravidanza è costituito dalle prime 12 settimane, quando il corpo della gestante inizia a cambiare e nel feto iniziano a formarsi gli organi. Nel primo trimestre, infatti, circa il 15% delle gravidanze si interrompe.

È anche il motivo per cui molte persone scelgono di annunciare la gravidanza dopo il terzo mese. È una consuetudine, non un’indicazione medica: non c’è alcuna ragione clinica per tacere una gravidanza, e condividerla presto significa anche poter contare su un sostegno se qualcosa non va.

A cosa stare attenti nei primi mesi di gravidanza?

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Va detto con chiarezza, perché riguarda il vissuto di molte donne: la grande maggioranza degli aborti spontanei del primo trimestre dipende da anomalie cromosomiche casuali dell’embrione e non è prevenibile. Non è causata da uno sforzo, da un viaggio, da un rapporto sessuale o da qualcosa che si è mangiato. Le raccomandazioni che seguono servono a proteggere la salute della madre e lo sviluppo del bambino, non a “evitare l’aborto”.

In generale, il consiglio di massima è quello di condurre uno stile di vita sano e:

  • Evitare fumo e alcol, per i quali non esiste una quantità considerata sicura
  • Evitare l’uso di farmaci, eccetto quelli prescritti dal medico
  • Avere un’alimentazione sana
  • Riposare e assecondare i propri bisogni fisiologici.

L’acido folico

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È la raccomandazione più importante dell’inizio gravidanza, e va anticipata al periodo in cui si cerca un bambino. L’assunzione di acido folico, alla dose di 0,4 mg al giorno, riduce in modo significativo il rischio di difetti del tubo neurale come la spina bifida.

Va iniziata almeno un mese prima del concepimento e proseguita per tutto il primo trimestre. In presenza di alcune condizioni, come una precedente gravidanza con difetti del tubo neurale, il diabete o l’uso di farmaci antiepilettici, il medico può indicare dosaggi superiori.

Alimentazione e prevenzione delle infezioni

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Alcune precauzioni alimentari servono a prevenire infezioni che possono raggiungere il feto, in particolare toxoplasmosi e listeriosi. Nelle donne non immuni alla toxoplasmosi si raccomanda di:

  • consumare solo carne ben cotta, evitando salumi crudi e carni al sangue
  • lavare accuratamente frutta e verdura
  • evitare latte non pastorizzato, formaggi a latte crudo e a pasta molle con crosta fiorita, pesce crudo e affumicato
  • usare i guanti per il giardinaggio e per la pulizia della lettiera del gatto, meglio se affidata ad altri.

Ulteriori indicazioni pratiche sono raccolte nella scheda sull’alimentazione in gravidanza.

Le vaccinazioni raccomandate

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Due vaccinazioni sono raccomandate durante la gestazione: quella antinfluenzale, in qualsiasi trimestre nella stagione epidemica, e quella contro difterite, tetano e pertosse, da effettuare in ogni gravidanza tra la 27ª e la 36ª settimana, perché protegge il neonato nei primi mesi di vita, quando non può ancora essere vaccinato. I vaccini con virus vivi attenuati, come quello contro morbillo, parotite e rosolia, sono invece controindicati in gravidanza e vanno eventualmente effettuati prima del concepimento.

Quali esami fare in gravidanza?

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Durante la gravidanza, in generale, i controlli sono consigliati una volta ogni mese o ogni mese e mezzo. Questi hanno lo scopo di rilevare eventuali anomalie o malformazioni nel feto, e individuare patologie o alterazioni nella madre che possono essere potenzialmente dannose anche per il bambino. Tra i principali esami da fare in gravidanza figurano:

  • La prima visita ostetrico-ginecologica, da effettuare preferibilmente entro la 10ª settimana
  • Le tre ecografie ostetriche: tra la 6ª e l’11ª settimana, intorno alla 20ª settimana (ecografia morfologica) e intorno alla 30ª settimana
  • Translucenza nucale, consigliata tra l’11ª e la 14ª settimana
  • Esami del sangue: emocromo, gruppo sanguigno e fattore Rh, funzionalità renale ed epatica
  • Test per rosolia, toxoplasmosi, citomegalovirus
  • Test per le infezioni sessualmente trasmissibili (sifilide, HIV, epatite B ed epatite C)
  • Esame completo delle urine e urinocoltura
  • Misurazione della glicemia e, tra la 24ª e la 28ª settimana, la curva da carico per lo screening del diabete gestazionale
  • Tampone vagino-rettale per lo streptococco di gruppo B, tra la 36ª e la 37ª settimana.

Alcuni di questi esami vengono ripetuti a intervalli stabiliti nel corso dei tre trimestri. Il pap-test non fa parte degli esami di screening della gravidanza, ma può essere eseguito in sicurezza se rientra nella scadenza dei controlli periodici.

Scopri il percorso di ostetricia

Diagnosi prenatale

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Uno degli strumenti fondamentali per una gravidanza serena e un sano sviluppo del feto è la diagnosi prenatale. Occorre distinguere due categorie: i test di screening, che stimano una probabilità e non sono diagnostici, e i test diagnostici, invasivi, che danno una risposta certa ma comportano un piccolo rischio di aborto.

Esame Tipo Quando Che cosa dice
Test combinato (translucenza nucale + bitest) Screening 11ª-13ª settimana Stima la probabilità di trisomie 21, 18 e 13
Test del DNA fetale (NIPT) Screening, non invasivo Dalla 10ª settimana Analizza il DNA fetale circolante nel sangue materno; molto accurato per le trisomie più frequenti, ma un risultato positivo va sempre confermato
Villocentesi Diagnostico, invasivo 11ª-13ª settimana Prelievo di tessuto placentare: diagnosi certa di anomalie cromosomiche e genetiche
Amniocentesi Diagnostico, invasivo Dalla 15ª settimana Prelievo di liquido amniotico: diagnosi certa di anomalie cromosomiche e genetiche

Tutti questi esami sono volontari. La scelta se effettuarli, e quali, è personale e va compiuta dopo un colloquio informativo con il ginecologo, che spiega significato, limiti e conseguenze possibili di ciascun risultato.

I disturbi più comuni e quando sono normali

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Molti dei fastidi della gravidanza sono attesi e non indicano un problema: nausea e vomito del primo trimestre, stanchezza, bruciore di stomaco, stitichezza, gonfiore alle gambe, dolore lombare, bisogno frequente di urinare, piccole perdite di sangue dal naso e dalle gengive per la maggiore vascolarizzazione.

Diventano meritevoli di attenzione quando sono sproporzionati: un vomito che impedisce di bere e alimentarsi, un gonfiore comparso all’improvviso a viso e mani, un mal di testa che non passa con il riposo.

Quando contattare subito il ginecologo o il punto nascita. Perdite di sangue dai genitali; perdita di liquido chiaro e continuo; contrazioni regolari e dolorose prima della 37ª settimana; riduzione o assenza dei movimenti fetali dopo la 24ª settimana; mal di testa intenso e persistente, disturbi della vista, dolore alla bocca dello stomaco o gonfiore improvviso di viso e mani, che possono indicare una preeclampsia; febbre alta; dolore o bruciore a urinare; vomito che impedisce di assumere liquidi. In queste situazioni non si aspetta il controllo programmato.

Il percorso nascita e l’esenzione

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In Italia le prestazioni previste dal percorso nascita — visite, ecografie ed esami di screening indicati dalle linee guida ministeriali — sono esenti dal ticket quando prescritte secondo il calendario previsto, sia prima del concepimento sia durante la gestazione. L’esenzione copre anche alcuni accertamenti in caso di gravidanza a rischio.

La gravidanza può essere seguita dal consultorio, dall’ospedale o da uno specialista di fiducia; l’assistenza in gravidanza fisiologica può essere condotta in autonomia dall’ostetrica, con il ginecologo coinvolto quando emergono condizioni che lo richiedono.

In sintesi. Le settimane si contano dall’ultima mestruazione e il termine è tra la 37ª e la 41ª. L’acido folico va iniziato prima del concepimento. Il calendario dei controlli prevede prima visita entro la 10ª settimana, tre ecografie, esami ematici ripetuti e screening prenatale volontario. Sanguinamenti, perdita di liquido, riduzione dei movimenti fetali e sintomi da preeclampsia vanno segnalati subito.

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