{"id":5550,"date":"2018-02-06T15:05:33","date_gmt":"2018-02-06T15:05:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.santagostino.it\/magazine-psiche\/?p=5550"},"modified":"2025-10-12T19:17:02","modified_gmt":"2025-10-12T19:17:02","slug":"opd-2-diagnosi-psicoterapia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.santagostino.it\/magazine-psiche\/opd-2-diagnosi-psicoterapia\/","title":{"rendered":"OPD-2: come fare diagnosi in psicoterapia"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400;\">Gli studi sull\u2019efficacia della psicoterapia mostrano sempre pi\u00f9 come sia utile utilizzare strumenti diagnostici vicini all\u2019esperienza concreta del paziente e del clinico, che consentano l\u2019utilizzo di un linguaggio comune e condiviso dai vari indirizzi. L\u2019OPD-2 va proprio in questa direzione, e per questo \u00e8 stato scelto dal Centro Medico Santagostino come cornice di riferimento per i primi colloqui clinici. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00c8 cosa nota, in psicoterapia, che un buon inquadramento del caso clinico costituisce uno degli elementi di maggiore aiuto per pianificare il trattamento. Per questo motivo esistono numerosi sistemi di classificazione dei disturbi psichici, suddivisibili in due macro-categorie: i sistemi di tipo \u201ccategoriale\u201d e quelli di tipo \u201cdimensionale\u201d.<\/span><\/p>\n<h2>La classificazione categoriale<\/h2>\n<p><a class=\"content-cta\" href=\"https:\/\/www.santagostino.it\/it\/psico\/percorso-psicoterapia-adulti?utm_source=Psiche&amp;utm_medium=direct&amp;utm_campaign=CTA_Psiche_OPD_2_diagnosi\">Prenota una seduta<\/a><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">I sistemi per decenni pi\u00f9 famosi e ancora oggi utilizzati, come il <\/span><b>DSM<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> e l\u2019<\/span><b>ICD<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, sono di tipo <\/span><b>categoriale<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, ossia basati sul concetto di \u201cpresenza o assenza\u201d dei sintomi caratteristici dei vari disturbi. Questi sistemi hanno avuto e hanno tuttora il merito di favorire il clinico nell\u2019orientarsi con facilit\u00e0 nell\u2019universo dei disturbi mentali, oltre ad aver permesso a milioni di persone di dare un nome al proprio disagio e avere accesso a cure e assistenza, ma portano con s\u00e9 alcuni innegabili limiti. Uno tra tutti quello di fregiarsi del principio di <\/span><b>ateoreticit\u00e0<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, ossia l\u2019assenza di una teoria di riferimento, che renderebbe i sistemi di classificazione per categorie \u201cneutrali\u201d e accessibili a tutti: questa scelta di fatto va in contrasto con quanto dimostrato da moltissimi studiosi (di stampo costruttivista, ma non solo), che sostengono oggi come sia impossibile osservare o raccogliere dati senza avvalersi di un paradigma o di un programma di ricerca condiviso. <\/span><\/p>\n<h2><b>La classificazione dimensionale<\/b><\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Per questo motivo negli ultimi decenni si \u00e8 assistito allo sviluppo e alla crescita di sistemi di classificazione di tipo <\/span><b>dimensionale<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, ossia basati su una valutazione delle variazioni quantitative (cio\u00e8 dell\u2019intensit\u00e0 dei sintomi) su diverse dimensioni \u2013 per esempio la cognizione, la percezione o la personalit\u00e0 \u2013 lungo un <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">continuum <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">da normalit\u00e0 a patologia (come gi\u00e0 accade per i Disturbi dello spettro autistico nel DSM 5, l\u2019ultima versione di un sistema storicamente categoriale). I sistemi dimensionali, per la maggior parte caratterizzati da una cornice di riferimento psicodinamica, hanno il vantaggio di distinguere i livelli di gravit\u00e0 di una psicopatologia, ma hanno a volte lo svantaggio di risultare di difficile comprensione, rendendo ostico il dialogo tra clinici e la comparazione tra disturbi. <\/span><\/p>\n<h2>La diagnosi operazionalizzata<\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il <\/span><a href=\"https:\/\/www.francoangeli.it\/Ricerca\/Scheda_libro.aspx?CodiceLibro=1226.19\"><b>sistema OPD (Diagnosi Psicodinamica Operazionalizzata)<\/b><\/a><span style=\"font-weight: 400;\">, sviluppato da un gruppo di psichiatri e psicoterapeuti tedeschi negli anni novanta e attualmente alla sua seconda edizione, \u00e8 stato sviluppato in Italia dal <\/span><a href=\"http:\/\/www.gruppozoe.it\/\"><b>Gruppo Zoe di Milano<\/b><\/a><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0e nasce dalla volont\u00e0 di superare tutti i limiti sopracitati, unendo i punti di forza delle due tipologie di sistemi diagnostici. Esso infatti si pone l\u2019obiettivo di ampliare le classificazioni puramente descrittive dei disturbi psichici, integrandole con alcune dimensioni psicodinamiche fondamentali per la descrizione degli individui, ponendo tuttavia attenzione a far dialogare tra loro le diverse correnti teoriche e tenendo in grande considerazione il contributo di discipline quali la psicoterapia cognitiva e le neuroscienze. Fondamentale, inoltre, risulta il concetto di <\/span><b>operazionalizzazione dei costrutti<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, ossia la loro descrizione attraverso \u201cpunti di ancoraggio\u201d (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">anchor points<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">) che permettano di assegnare al paziente un punteggio su ciascuna dimensione basato su descrizioni fenomeniche, vicine cio\u00e8 al piano dell\u2019osservazione clinica. <\/span><\/p>\n<h2>Diagnosi e piano di trattamento<\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nel passaggio dalla prima alla seconda versione, il sistema OPD si \u00e8 trasformato da manuale diagnostico a manuale diagnostico e per la <\/span><b>pianificazione del trattamento<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, volto quindi a valutare anche il processo e il <\/span><b>cambiamento in psicoterapia<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. OPD-2 osserva infatti alcune aree specifiche di funzionamento mentale, e in esso i problemi individuati diventano i <\/span><b>foci<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> dell\u2019intervento: la diagnosi si pone quindi al servizio della clinica, come in una sorta di acceleratore che costringe il clinico a soffermarsi su aspetti che emergerebbero in una fase successiva della terapia, focalizzandosi invece su di essi fin da subito. Ci\u00f2 rende possibile formulare, oltre che una diagnosi, una prima ipotesi valida di piano terapeutico, basandosi tuttavia sull\u2019idea di un <\/span><b>monitoraggio continuo<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> dell\u2019andamento del percorso, con anche una possibile riformulazione delle ipotesi diagnostiche. In virt\u00f9 di queste caratteristiche, il sistema risulta particolarmente vantaggioso all\u2019interno di una struttura come il Centro Medico Santagostino, dove si svolgono una media di 70 primi colloqui a settimana e l\u2019uniformit\u00e0 di trattamento e inquadramento, basata su costrutti validati e trasversali, \u00e8 fondamentale. Il <\/span><b>\u201cmetodo Santagostino\u201d<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> prevede inoltre che il clinico che svolge il primo colloquio crei un \u201cset\u201d di informazioni poi usate da un altro collega (colui che condurr\u00e0 la terapia): per questo la condivisione e la comunicabilit\u00e0 di quanto osservato sono cos\u00ec importanti. <\/span><\/p>\n<h2><b>I quattro assi<\/b><\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il sistema si compone di quattro assi cos\u00ec intitolati: <\/span><\/p>\n<ul>\n<li><strong>Esperienza di malattia e presupposti per il trattamento<\/strong><\/li>\n<li><strong>Relazioni interpersonali<\/strong><\/li>\n<li><strong>Conflitti<\/strong><\/li>\n<li><strong>Struttura<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">seguiti da un quinto asse, <\/span><b><i>Disturbi mentali e psicosomatici<\/i><\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, relativo alla formulazione di una diagnosi nosografico-descrittiva secondo DSM-5 o ICD-10, per rendere pi\u00f9 chiare e comunicabili le descrizioni di ciascun paziente.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">I primi quattro assi, formulati ciascuno da un gruppo di lavoro indipendente e caratterizzati da una parte teorica e da numerosi esempi clinici, sono cos\u00ec riassumibili:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li style=\"font-weight: 400;\"><span style=\"font-weight: 400;\">il primo, <\/span><b><i>Esperienza di malattia e presupposti per il trattamento<\/i><\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, parte da un <\/span><b>modulo generale<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> riguardante le teorie del paziente sulle cause della sua patologia e sul trattamento per essa pi\u00f9 adeguato, nonch\u00e9 le strategie di <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">coping <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">(ossia le modalit\u00e0 di adattamento a una situazione stressante) da lui utilizzate per farvi fronte. Oltre a questo modulo, la cui compilazione \u00e8 obbligatoria, ne sono presenti altri tre, facoltativi e utilizzabili a seconda della situazione e delle specifiche esigenze: il modulo <\/span><b>psicoterapia <\/b><span style=\"font-weight: 400;\">(che distingue tra i pazienti che desiderano e risultano indicati per un trattamento psicoterapico e quelli che si oppongono o in questo momento non ne trarrebbero vantaggio), quello <\/span><b>forense<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> e quello sulle <\/span><b>dipendenze<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Il sistema \u00e8 aperto e in continua evoluzione: un gruppo di ricercatori cileni, per esempio, sta sviluppando un modulo dell\u2019asse I relativo alla violenza domestica. L\u2019asse I \u00e8 particolarmente rilevante per la formulazione di un percorso terapeutico individualizzato e condiviso con il paziente, nell\u2019ottica di una sempre maggior personalizzazione dei trattamenti. <\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\"><span style=\"font-weight: 400;\">il secondo asse, <\/span><b><i>Relazioni interpersonali<\/i><\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, valuta le diverse modalit\u00e0 relazionali disfunzionali del paziente, utilizzando quattro vertici osservativo-esperienziali:<br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">&#8211; come il paziente percepisce ripetutamente gli altri nei suoi confronti;<br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">&#8211; come il paziente percepisce ripetutamente se stesso;<br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">&#8211; come gli altri percepiscono ripetutamente il paziente nei loro confronti;<br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">&#8211; come gli altri percepiscono se stessi nei confronti del paziente.<\/span><br \/>\nTali vertici contribuiscono alla definizione della <b>\u201cFormulazione dinamica relazionale\u201d<\/b>, \u00a0ossia del <b>pattern relazionale ripetitivo disfunzionale<\/b> del paziente, il cui contenuto prende spunto dal <a href=\"http:\/\/web.comhem.se\/u22779327\/14\/Benjamin74.pdf\">modello di Lorna Benjamin,<\/a> con due assi ortogonali che rappresentano le dimensioni dell\u2019affiliazione (amore-odio) e dell\u2019interdipendenza (dipendenza-indipendenza).<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\"><span style=\"font-weight: 400;\">il terzo asse, <\/span><b><i>Conflitti<\/i><\/b> <b><i>intrapsichici<\/i><\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, permette di valutare i differenti conflitti osservabili nel paziente. Questo \u00e8 probabilmente l\u2019ambito in cui \u00e8 pi\u00f9 visibile quanto la \u201cmanovra di operazionalizzazione\u201d dei costrutti renda concetti di derivazione tipicamente psicodinamica e complessi &#8211; quali i conflitti &#8211; vicini all\u2019esperienza concreta di clinico e paziente e per questo pi\u00f9 comprensibili, oltre che attendibili e riproducibili. Tra i conflitti individuati dal sistema troviamo per esempio <\/span><b>il conflitto di autostima, il conflitto di colpa e quello di identit\u00e0<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Per ciascuno viene valutata la presenza e il grado di significativit\u00e0 che esso assume nel paziente, attraverso una scala dimensionale con punteggi da 0 (Assente) a 3 (Presente e molto significativo). \u00c8 possibile assegnare un punteggio di 9 se la dimensione non risulta valutabile per lo specifico paziente. <\/span><\/li>\n<li style=\"font-weight: 400;\"><span style=\"font-weight: 400;\">il quarto asse, <\/span><b><i>Struttura<\/i><\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, permette di formulare un\u2019ipotesi sul grado di integrazione della struttura di personalit\u00e0 del paziente, considerata idealmente lungo un <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">continuum <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">che va dal versante nevrotico a quello psicotico. Tale valutazione \u00e8 resa possibile dall\u2019osservazione di quattro differenti dimensioni, ciascuna declinata in una componente riferita verso il s\u00e9 e in una verso gli altri (l\u2019\u201doggetto\u201d). Le quattro dimensioni sono:<br \/>\n<\/span><b>&#8211; Capacit\u00e0 cognitive <\/b><span style=\"font-weight: 400;\">(percezione del s\u00e9 e dell\u2019oggetto)<br \/>\n<\/span><b>&#8211; Regolazione della relazione<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> (autoregolazione e regolazione della relazione con l\u2019oggetto)<br \/>\n<\/span><b>&#8211; Comunicazione<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> (interna e con il mondo esterno)<br \/>\n<\/span><b>&#8211; Attaccamento<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> (agli oggetti interni e a quelli esterni).<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<h2>Il colloquio OPD<\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il <\/span><b>colloquio OPD<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> prevede alcuni <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201cmust have\u201d<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, ai quali i clinici del Santagostino che svolgono le <\/span><a href=\"https:\/\/www.santagostino.it\/magazine-psiche\/2018\/02\/07\/una-psicoterapia-su-misura\/\"><b>prime visite<\/b><\/a><span style=\"font-weight: 400;\"> prestano particolare attenzione. Nella prima fase del colloquio si lascia spazio al paziente affinch\u00e9 si senta libero di esporre il suo problema nel modo per lui migliore, successivamente si indagano gli elementi necessari per indagare le varie aree, infine si ragiona sulla diagnosi psichiatrica. Particolare importanza viene data al racconto del paziente relativo a tre elementi: gli episodi relazionali, la descrizione di s\u00e9, la descrizione dell\u2019oggetto (ossia dei suoi interlocutori significativi).<br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Oltre a fornire delle linee guida diagnostico-cliniche puntuali e approfondite e a offrire indicazioni circa la pianificazione e il monitoraggio del trattamento, il sistema OPD-2 \u00e8 un utile strumento di ricerca e viene utilizzato in diversi ambiti del lavoro clinico, per esempio quello peritale.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Al Santagostino, i clinici che svolgono i primi colloqui seguono un corso dedicato ai principi teorici e alle applicazioni pratiche del sistema OPD-2 e vengono costantemente supervisionati dai professionisti del gruppo Zoe, ossia da coloro che in Italia hanno maggiormente approfondito lo studio e la ricerca su tale sistema.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">OPD-2 costituisce un\u2019ottima guida, favorendo i terapeuti nella scelta di quali aspetti dell\u2019esperienza, del comportamento e del funzionamento psicologico del paziente osservare. Un terreno sempre pi\u00f9 uniforme di confronto e condivisione, malgrado la vastit\u00e0 dell\u2019\u00e9quipe e la presenza di orientamenti teorici diversi, nell\u2019ottica di una pianificazione del trattamento il pi\u00f9 possibile attenta e scientificamente orientata e di una sempre maggior attenzione ai bisogni del singolo individuo. <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La \u201cdiagnosi operazionalizzata\u201d \u00e8 utile anche a pianificare il trattamento<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":5556,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_se_main_payload":"","_se_review":"","_se_options":"","_se_confidence_fields":"","_se_evidence":"","_se_main_type":"","_se_template_id":"","_se_main_name":"","_se_main_code":"","_se_confidence_global":"","_se_review_enabled":"0","_gst_type":"","_gst_payload":"","_gst_conditions":"","footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"temi":[],"typology":[3],"class_list":["post-5550","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psichiatria","percorsi-psicoterapia-adulti","typology-text"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO Premium plugin v25.9 (Yoast SEO v25.9) - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>OPD-2: come fare diagnosi in psicoterapia (il modello Santagostino)<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Studi suggeriscono l&#039;importanza di strumenti diagnostici concreti, con linguaggio condiviso tra diverse discipline. 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